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21/10/2026
La nostra delegazione a Marzabotto, al pranzo organizzato da ANPI, con la sindaca Valentina Cuppi, una sindaca di straor...
04/10/2026

La nostra delegazione a Marzabotto, al pranzo organizzato da ANPI, con la sindaca Valentina Cuppi, una sindaca di straordinaria bravura

04/10/2026
03/10/2026

LA RESISTENZA NELL’ARETINO È PARTITA DA PONINA.
In questo casolare, IL ROCOLO nei pressi di Ponina, si ritrovarono e fondarono LA TEPPA, con al vertice LICIO NENCETTI: fu la prima formazione partigiana dell’aretino.

All'indomani dell'8 settembre 1943, Licio Nencetti, da Lucignano, raggiunse insieme ad alcuni compagni la campagna di Ponina. Erano a conoscenza della sensibilità antifascista di Don Tarquinio Mazzoni e che non avrebbero trovato l’ostilità della popolazione.
Si dice che il campanile della Chiesa de Il Santo Ponina fu il deposito delle armi della squadra volante La Teppa.
Don Tarquinio Mazzoni dopo la Liberazione fu nominato presidente del Comitato Comunale di Liberazione Nazionale (CCLN) e primo sindaco di Capolona (dovette dimettersi quasi subito per la sua condizione di prelato).

PER NON DIMENTICARE.

La foto è di alcuni anni fa.

27/09/2026

Ha venticinque anni, due lauree e una condanna. Ha distribuito un opuscolo contro il fascismo, stampato a sue spese.

Lo hanno preso, processato e sbattuto in carcere. È la prima volta. Non sarà l’ultima.

Si chiama Alessandro Giuseppe Antonio Pertini. Lo chiameranno Sandro. E passerà i prossimi quindici anni della sua vita tra una cella e l’altra.

Nel 1926 organizza la fuga clandestina di Filippo Turati in Francia. Lo porta in salvo attraversando il Mediterraneo di notte, insieme a Carlo Rosselli e Ferruccio Parri.

Poi resta in Francia. Lui che ha due lauree fa il muratore, l’imbianchino, il manovale. Lavora con le mani perché le sue idee lo hanno reso un fuggiasco nel suo stesso paese. Ma non riesce a stare lontano dall’Italia. Ha bisogno di tornare. Ha bisogno di lottare.

Rientra con documenti falsi nel 1929. Lo prendono quasi subito. Lo condannano a undici anni di reclusione a Santo Stefano, un’isola nel Tirreno. Una roccia in mezzo al mare dove il regime mandava quelli che non riusciva a piegare.

A Santo Stefano si ammala gravemente. I suoi amici, terrorizzati, convincono sua madre ad intervenire. La donna, che conosce il figlio e gli ha giurato di non farlo mai, alla fine cede e chiede la grazia a Mussolini.

Quando Pertini lo scopre le scrive una lettera: “Ti considero morta per ciò che hai fatto”. La tiene senza posta per due mesi. È esasperato.

Ma poi gli arriva una lettera dei suoi amici di Savona: “Sandro, tu la stai ammazzando questa povera vecchia. Lei rispondeva no, non devo farla la domanda di grazia perché il mio Sandro non vuole, gliel’ho promesso, gliel’ho giurato, voglio essere degna di lui”.

Se ne pentirà per il resto della vita.

Sconta sette anni, poi il confino a Ponza, poi Ventotene. Non firma mai niente. Non chiede mai la grazia. Quando gli propongono una dichiarazione di sottomissione al regime in cambio della libertà, rifiuta. Ogni volta, rifiuta.

Nel 1943, Mussolini cade e Pertini torna libero dopo quattordici anni. Non perde un giorno: entra nella Resistenza.

Viene catturato dai tedeschi insieme a Saragat. Lo rinchiudono a Regina Coeli. Lo condannano a morte. La sentenza non viene eseguita perché le Brigate Matteotti organizzano un’evasione: scampa alla fucilazione per un soffio.

Si sposta nel Nord Italia occupato dai nazisti. Organizza la lotta partigiana. Il 25 aprile 1945 è a Milano e proprio lui, con un intervento entrato nella storia, proclama l’insurrezione a Radio Milano Libera: “Cittadini, lavoratori! Sciopero generale contro l’occupazione tedesca, contro la guerra fascista, per la salvezza delle nostre terre, delle nostre case, delle nostre officine. Come a Genova e Torino, ponete i tedeschi di fronte al dilemma: arrendersi o perire”.

Ha quarantanove anni. Non ha mai tradito le sue idee.

Nel 1978, a ottantadue anni, viene eletto Presidente della Repubblica con 832 voti su 995.

Da Presidente esulta come un ragazzino sugli spalti del Bernabeu quando l’Italia vince i Mondiali del 1982. Gioca a scopone sull’aereo del ritorno con Zoff, Bearzot e Causio. Perde, se la prende con Zoff, poi lo richiama per chiedergli scusa.

Gli italiani lo adorano anche perché è l’esatto contrario del protocollo.

Ma Pertini non è solo l’uomo dei Mondiali. È l’uomo che dice: “Dietro ogni articolo della Costituzione stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza”.

Che dice: “Questa democrazia l’abbiamo conquistata col sangue e la galera”.

Che dice: “Tutte le idee vanno rispettate. Il fascismo, no. Non è un'idea. È la morte di tutte le idee. L'unico modo di intendere il fascismo è combatterlo”.

E quando lo dice, ogni parola pesa il doppio.

Il 24 febbraio 1990 Sandro Pertini muore nel suo appartamento. Ha novantré anni. L’Italia piange come non piangeva da tempo.

Alla fine del suo mandato la maggioranza degli italiani lo avrebbe voluto ancora Presidente. Indro Montanelli, che non era certo un socialista, scrisse: “Non è necessario essere socialisti per amare Pertini. Qualunque cosa egli dica o faccia, odora di pulizia, di lealtà e di sincerità”.

Questo era Sandro Pertini. Nasceva oggi.

Domani, mercoledì 23 settembre, la nostra sede di via Leone Leoni 18 sarà aperta dalle 16,00 alle 18,00 e resterà aperta...
22/09/2026

Domani, mercoledì 23 settembre, la nostra sede di via Leone Leoni 18 sarà aperta dalle 16,00 alle 18,00 e resterà aperta tutti i mercoledì con lo stesso orario, per il rinnovo dell'iscrizione ANPI 2026 e per conoscere la nostra attività e le nostre iniziative. Vi aspettiamo.

In realtà la scadenza è il 15 settembre. Firmiamo.
13/09/2026

In realtà la scadenza è il 15 settembre.
Firmiamo.

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Arezzo
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