27/02/2026
Le intenzioni del martedì, 25 febbraio 2026
A quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, cari amici che pregate,in questo triste anniversario non scriverò nulla ma copierò semplicemente tre post scritti da amici sui social. Solamente tre tra tanti.
Nel frattempo vi ringrazio di cuore per le vostre preghiere incessanti, perché sono convinta che il fatto che siamo ancora così tanti e stiamo bene, almeno per quanto possibile, sia dovuto al potere della preghiera.
1. Sono già quattro anni…
Quattro anni fa è bastata una sola mattina perché il mondo che conoscevamo crollasse come un castello di carte. Tutti ricordano dov'erano e cosa stavano facendo in quelle ore quando la routine del caffè mattutino e della preparazione per andare a scuola ha improvvisamente perso ogni senso. Il cambiamento non è stato graduale ma immediato e brutale. Ciò che la sera prima sembrava un problema enorme, il giorno dopo era diventato insignificante.
Proprio quattro anni fa abbiamo preso la decisione più difficile della nostra vita: abbiamo lasciato la nostra casa, il nostro passato e tutte le comodità per salvare ciò che è davvero insostituibile: noi stessi.
Ci sono momenti in cui ci rendiamo conto che tutta la nostra vita entra in una sola auto. Abbiamo chiuso la porta dietro di noi come se nulla di ciò che era rimasto dentro casa avesse più alcun valore. Rispetto alla libertà di mio marito e alla sicurezza dei miei figli gli oggetti avevano davvero perso ogni valore. Non ci siamo voltati indietro: abbiamo solo proseguito verso l’ignoto, con una sola valigia e la speranza nel cuore. Tuttavia la lotta non è finita oltre il confine, è rimasta dentro di noi, nella vita di tutti i giorni. Ogni mattina inizia con quella sensazione di essere “spaccati” che solo chi l’ha vissuta può capire: il sollievo di essere al sicuro e il dolore silenzioso per aver lasciato il luogo dove una parte del nostro cuore è rimasta per sempre.
All’inizio andavamo a letto ogni sera pensando che forse il giorno successivo sarebbe finito tutto e saremmo potuti tornare a casa, poi, con il passare dei mesi, questa speranza è lentamente e dolorosamente svanita. Abbiamo dovuto imparare a non aspettare più ma a vivere dove il destino ci aveva portato.
Ricostruire una vita da zero, adattarsi a un nuovo sistema e allo stesso tempo sostenere psicologicamente i bambini, affinché non sentissero quell’immenso vuoto che provavamo noi, tutto questo non è stato facile.
Eppure, a distanza di quattro anni, vedo chiaramente che è stata la mano di Dio a portarci proprio qui e a farci accogliere con tanto affetto. Abbiamo imparato la lezione più importante: la casa non è fatta di muri, la casa è dove si viene accolti con amore e dove ci si può sentire al sicuro con la propria famiglia.
Quattro anni sono un periodo lungo per cercare di mettere nuove radici, ma troppo breve per dimenticare ciò che abbiamo perso.
2. Non sono passati quattro anni: mi sono stati portati via quattro anni
Quattro anni fa, il giorno prima della guerra, questa era l’ultima foto sul mio telefono: un cielo soleggiato, sereno, pre-primaverile.
Non avremmo mai pensato che il giorno dopo ci saremmo svegliati con lo scoppio di una guerra nel nostro Paese, dove stavamo facendo crescere nostro figlio e dove immaginavamo di trascorrere tutta la nostra vita. Non dimenticherò mai quell’alba, quando arrivavano senza sosta le notizie e dovevamo scrivere l’inconcepibile: in Ucraina è scoppiata la guerra. La routine professionale ci ha “guidato” le mani: abbiamo scritto meccanicamente, pubblicato e poi aggiornato…
Poi però in prima persona abbiamo dovuto guardare in faccia la realtà: svegliare la famiglia, fare i conti con le conseguenze e cercare di riflettere con lucidità su tutto ciò che era cambiato nel tempo di un’alba.
Di quel mattino non potrò mai dimenticare il mio volto, che non avevo mai visto così nello specchio, il dolore al petto mentre guardavo mio figlio che dormiva ancora spensierato e non dimenticherò nemmeno lo sguardo di mia madre che comunicava tutto ciò che allora non osavamo ancora dire.
Molti dicono che sono passati quattro anni dall’inizio della guerra ma non è vero: la guerra ci ha portato via quattro anni della nostra vita, quattro anni, 1462 giorni e migliaia di ore che avremmo potuto trascorrere in modo molto diverso.
In quattro anni potevamo viaggiare per il mondo, costruire una casa, allargare la famiglia, abbellire la nostra casa, stare insieme ai nostri familiari, ai nostri amici… in una parola: potevamo vivere!
Invece da quattro anni non facciamo altro che perdere: abbiamo perso relazioni, opportunità, esperienze, tante piccole gioie.
Quattro anni fa eravamo ancora completi, la mia famiglia poteva sedersi a tavola tutte le sere per cenare insieme, senza che per questo fosse un giorno speciale. Da quasi sei mesi anche mio padre è un soldato e da allora,quando può dare la buonanotte a suo nipote diventa un momento speciale.
Vogliamo solo che finisca, che le notizie non parlino più di accuse reciproche, ma di conclusione del conflitto. Mentre lassù si scambiano parole strategiche, noi quaggiù cerchiamo di sopravvivere, sentendo che le nostre forze stanno diminuendo, che l’energia interiore che finora ci ha sostenuto nei giorni difficili inizia a scarseggiare.
3. Quattro anni fa siamo stati catapultati in questo incubo…
Quattro anni fa ho scritto qui: “Cari amici, cari conoscenti, in Transcarpazia la situazione è tranquilla, stiamo bene e speriamo che continui così. Preghiamo per la pace!”
Ieri sono stato al funerale di un militare: hanno seppellito il padre di uno dei miei giovani scout, era scomparso da quasi un anno e ora è stato ritrovato il suo corpo.
È stato profondamente sconvolgente vedere il dolore della famiglia e dei parenti. Molti dei miei ex studenti, dei miei conoscenti vicini e lontani, sono già stati sepolti o non sono ancora stati ritrovati. Sono centinaia di migliaia le vedove, gli orfani, i genitori che hanno perso i propri figli, milioni le persone che ogni giorno si preoccupano per i loro mariti, figli e padri che prestano servizio nell’esercito. Sono famiglie distrutte, padri che da anni non possono abbracciare i loro figli, ragazzi che non possono tornare nella casa dei propri genitori. I funerali sono celebrati senza i membri maschi della famiglia. Ci sono uomini che da quattro anni non osano lasciare le loro case per paura dei rapimenti mascherati da reclutamento o di pestaggi fino alla morte. Ci sono leader politici che non vogliono la fine della guerra per un sogno imperialista o per sete di potere e ci sono politici corrotti e ladri che si arricchiscono senza scrupoli grazie alla guerra.
Potrei continuare, ma non sono nemmeno sicuro che avrei dovuto scrivere quanto sopra.
Ma il messaggio scritto quattro anni fa, grazie a Dio, è — si spera — ancora attuale:
“Cari amici, cari conoscenti, in Transcarpazia la situazione è tranquilla, stiamo bene e speriamo che continui così. Preghiamo per la pace!