Atelier per la Pace - Arese

Atelier per la Pace - Arese promozione di attività di volontariato sul territorio e oltre il confine per la pace di tutti.

Periodo post maratona, rimangono le emozioni dell'evento e la maglietta che i nostri atleti continuano ad indossare per ...
18/04/2026

Periodo post maratona, rimangono le emozioni dell'evento e la maglietta che i nostri atleti continuano ad indossare per il loro allenamento!

Grazie a voi per il grande entusiasmo e di continuare a raccontare dell'Atelier intorno a voi!

Anche l'associazione prosegue con le sue attività:
- oggi colletta alimentari all'Eurospin di Arese
- entro fine mese carico del tir per l'Ucraina.

18/04/2026

Insieme si fa di più!
Grazie per la partecipazione e per il sostegno!

Bluserena
Wizz Air Milano Marathon

Atelier per la Pace alla Milano Relay Marathon: racconto e ringraziamenti!Una giornata speciale, preparata con sei mesi ...
14/04/2026

Atelier per la Pace alla Milano Relay Marathon: racconto e ringraziamenti!

Una giornata speciale, preparata con sei mesi di lavoro, attenzione ai dettagli e tanto entusiasmo… e finalmente vissuta insieme!

Domenica 12 aprile la nostra associazione ha partecipato alla Milano Marathon – Charity Program, uno delle gare di corsa più importanti dell’anno a Milano, con 29 corridori, organizzati in 7 staffette e un maratoneta.

Tra le staffette, gruppi aziendali, squadre di giovani (super) sportivi e runner del territorio: un mix bellissimo di energie, storie e motivazioni che hanno reso questa esperienza ancora più significativa.

Il sabato abbiamo allestito il nostro gazebo e, al termine della gara, abbiamo accolto i nostri atleti con un pensiero personalizzato e il desiderio di condividere emozioni, fatica e sorrisi.

E anche il cielo è stato dalla nostra parte: niente pioggia, proprio come nelle nostre 19 spedizioni… quasi un segno che ci accompagna!

Ogni traguardo è stato una gioia: tanta energia spesa, ma anche tanta speranza che nasce e si diffonde, insieme alla consapevolezza che le nostre attività possono arrivare sempre più lontano.

Vogliamo condividere alcune righe del messaggio di ringraziamento scritto da un nostro corridore:

“Quando si corre per una vera buona causa, anche la fatica diventa piacevole: non sono più i polmoni a cercare aria, ma il cuore a darci la spinta per andare avanti. Oggi non abbiamo solo percorso chilometri, ma tessuto una trama di speranza.”

Grazie di cuore a tutti: corridori, volontari, sponsor e sostenitori.

La raccolta fondi collegata alla maratona continua: il nostro obiettivo è acquistare uno spazio che ci permetta di dare stabilità alle attività e far crescere nuovi progetti di solidarietà.
Continuiamo a correre insieme… per la pace!

https://www.retedeldono.it/progetto/corri-con-noi-la-pace

A volte basta una mail letta al momento giusto per fare la differenza.Martedì è arrivata una richiesta per un deambulato...
27/03/2026

A volte basta una mail letta al momento giusto per fare la differenza.

Martedì è arrivata una richiesta per un deambulatore e, fortunatamente, siamo riusciti a rispondere subito. Questa mattina uno dei tre dispositivi che avevamo in box è stato consegnato agli assistenti sociali del Comune.

È in momenti come questi che il volontariato mostra il suo valore più autentico: andare controcorrente rispetto a un mondo sempre più individualista. Fare rete, invece di fare da soli, ci permette di affrontare meglio le difficoltà e di costruire un benessere non solo concreto, ma anche psicologico. Sapere di poter contare sugli altri ci rende più forti e ci aiuta ad aiutare meglio chi si affida a noi.

Anche se in questo periodo siamo fermi per la mancanza di uno spazio di raccolta, il nostro impegno non si ferma. Continuiamo a cercare una soluzione (https://www.retedeldono.it/it/milano-marathon -air-milano-marathon-awards

Invitiamo tutti a coinvolgere più persone possibili nella nostra raccolta fondi legata alla maratona di Milano!

Lo scopo è l'acquisto di una sede che ci permette attività continue (ora totalmente ferme).

Ci sono premi extra per le associazioni che si attivano di più nella raccolta! Proviamo ad essere una di queste!
Potete trovare tutte le informazioni nel link sopra.

Qua sotto il link della nostra raccolta fondi:

https://www.retedeldono.it/progetto/corri-con-noi-la-pace e, soprattutto, a restare presenti e attenti ai bisogni del territorio.

Insieme si può fare davvero la differenza.

16/03/2026

https://www.retedeldono.it/it/milano-marathon -air-milano-marathon-awards

Invitiamo tutti a coinvolgere più persone possibili nella nostra raccolta fondi legata alla maratona di Milano!

Lo scopo è l'acquisto di una sede che ci permette attività continue (ora totalmente ferme).

Ci sono premi extra per le associazioni che si attivano di più nella raccolta! Proviamo ad essere una di queste!
Potete trovare tutte le informazioni nel link sopra.

Qua sotto il link della nostra raccolta fondi:

https://www.retedeldono.it/progetto/corri-con-noi-la-pace

Grazie Ringraziamo di cuore il giornalista Domenico Vadalà per l'attenzione che ci riserva.
01/03/2026

Grazie
Ringraziamo di cuore il giornalista Domenico Vadalà per l'attenzione che ci riserva.

Le intenzioni del martedì, 25 febbraio 2026A quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, cari amici che pregate,in...
27/02/2026

Le intenzioni del martedì, 25 febbraio 2026

A quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, cari amici che pregate,in questo triste anniversario non scriverò nulla ma copierò semplicemente tre post scritti da amici sui social. Solamente tre tra tanti.
Nel frattempo vi ringrazio di cuore per le vostre preghiere incessanti, perché sono convinta che il fatto che siamo ancora così tanti e stiamo bene, almeno per quanto possibile, sia dovuto al potere della preghiera.

1. Sono già quattro anni…
Quattro anni fa è bastata una sola mattina perché il mondo che conoscevamo crollasse come un castello di carte. Tutti ricordano dov'erano e cosa stavano facendo in quelle ore quando la routine del caffè mattutino e della preparazione per andare a scuola ha improvvisamente perso ogni senso. Il cambiamento non è stato graduale ma immediato e brutale. Ciò che la sera prima sembrava un problema enorme, il giorno dopo era diventato insignificante.
Proprio quattro anni fa abbiamo preso la decisione più difficile della nostra vita: abbiamo lasciato la nostra casa, il nostro passato e tutte le comodità per salvare ciò che è davvero insostituibile: noi stessi.
Ci sono momenti in cui ci rendiamo conto che tutta la nostra vita entra in una sola auto. Abbiamo chiuso la porta dietro di noi come se nulla di ciò che era rimasto dentro casa avesse più alcun valore. Rispetto alla libertà di mio marito e alla sicurezza dei miei figli gli oggetti avevano davvero perso ogni valore. Non ci siamo voltati indietro: abbiamo solo proseguito verso l’ignoto, con una sola valigia e la speranza nel cuore. Tuttavia la lotta non è finita oltre il confine, è rimasta dentro di noi, nella vita di tutti i giorni. Ogni mattina inizia con quella sensazione di essere “spaccati” che solo chi l’ha vissuta può capire: il sollievo di essere al sicuro e il dolore silenzioso per aver lasciato il luogo dove una parte del nostro cuore è rimasta per sempre.
All’inizio andavamo a letto ogni sera pensando che forse il giorno successivo sarebbe finito tutto e saremmo potuti tornare a casa, poi, con il passare dei mesi, questa speranza è lentamente e dolorosamente svanita. Abbiamo dovuto imparare a non aspettare più ma a vivere dove il destino ci aveva portato.
Ricostruire una vita da zero, adattarsi a un nuovo sistema e allo stesso tempo sostenere psicologicamente i bambini, affinché non sentissero quell’immenso vuoto che provavamo noi, tutto questo non è stato facile.
Eppure, a distanza di quattro anni, vedo chiaramente che è stata la mano di Dio a portarci proprio qui e a farci accogliere con tanto affetto. Abbiamo imparato la lezione più importante: la casa non è fatta di muri, la casa è dove si viene accolti con amore e dove ci si può sentire al sicuro con la propria famiglia.
Quattro anni sono un periodo lungo per cercare di mettere nuove radici, ma troppo breve per dimenticare ciò che abbiamo perso.

2. Non sono passati quattro anni: mi sono stati portati via quattro anni
Quattro anni fa, il giorno prima della guerra, questa era l’ultima foto sul mio telefono: un cielo soleggiato, sereno, pre-primaverile.
Non avremmo mai pensato che il giorno dopo ci saremmo svegliati con lo scoppio di una guerra nel nostro Paese, dove stavamo facendo crescere nostro figlio e dove immaginavamo di trascorrere tutta la nostra vita. Non dimenticherò mai quell’alba, quando arrivavano senza sosta le notizie e dovevamo scrivere l’inconcepibile: in Ucraina è scoppiata la guerra. La routine professionale ci ha “guidato” le mani: abbiamo scritto meccanicamente, pubblicato e poi aggiornato…
Poi però in prima persona abbiamo dovuto guardare in faccia la realtà: svegliare la famiglia, fare i conti con le conseguenze e cercare di riflettere con lucidità su tutto ciò che era cambiato nel tempo di un’alba.
Di quel mattino non potrò mai dimenticare il mio volto, che non avevo mai visto così nello specchio, il dolore al petto mentre guardavo mio figlio che dormiva ancora spensierato e non dimenticherò nemmeno lo sguardo di mia madre che comunicava tutto ciò che allora non osavamo ancora dire.
Molti dicono che sono passati quattro anni dall’inizio della guerra ma non è vero: la guerra ci ha portato via quattro anni della nostra vita, quattro anni, 1462 giorni e migliaia di ore che avremmo potuto trascorrere in modo molto diverso.
In quattro anni potevamo viaggiare per il mondo, costruire una casa, allargare la famiglia, abbellire la nostra casa, stare insieme ai nostri familiari, ai nostri amici… in una parola: potevamo vivere!
Invece da quattro anni non facciamo altro che perdere: abbiamo perso relazioni, opportunità, esperienze, tante piccole gioie.
Quattro anni fa eravamo ancora completi, la mia famiglia poteva sedersi a tavola tutte le sere per cenare insieme, senza che per questo fosse un giorno speciale. Da quasi sei mesi anche mio padre è un soldato e da allora,quando può dare la buonanotte a suo nipote diventa un momento speciale.
Vogliamo solo che finisca, che le notizie non parlino più di accuse reciproche, ma di conclusione del conflitto. Mentre lassù si scambiano parole strategiche, noi quaggiù cerchiamo di sopravvivere, sentendo che le nostre forze stanno diminuendo, che l’energia interiore che finora ci ha sostenuto nei giorni difficili inizia a scarseggiare.

3. Quattro anni fa siamo stati catapultati in questo incubo…
Quattro anni fa ho scritto qui: “Cari amici, cari conoscenti, in Transcarpazia la situazione è tranquilla, stiamo bene e speriamo che continui così. Preghiamo per la pace!”
Ieri sono stato al funerale di un militare: hanno seppellito il padre di uno dei miei giovani scout, era scomparso da quasi un anno e ora è stato ritrovato il suo corpo.
È stato profondamente sconvolgente vedere il dolore della famiglia e dei parenti. Molti dei miei ex studenti, dei miei conoscenti vicini e lontani, sono già stati sepolti o non sono ancora stati ritrovati. Sono centinaia di migliaia le vedove, gli orfani, i genitori che hanno perso i propri figli, milioni le persone che ogni giorno si preoccupano per i loro mariti, figli e padri che prestano servizio nell’esercito. Sono famiglie distrutte, padri che da anni non possono abbracciare i loro figli, ragazzi che non possono tornare nella casa dei propri genitori. I funerali sono celebrati senza i membri maschi della famiglia. Ci sono uomini che da quattro anni non osano lasciare le loro case per paura dei rapimenti mascherati da reclutamento o di pestaggi fino alla morte. Ci sono leader politici che non vogliono la fine della guerra per un sogno imperialista o per sete di potere e ci sono politici corrotti e ladri che si arricchiscono senza scrupoli grazie alla guerra.
Potrei continuare, ma non sono nemmeno sicuro che avrei dovuto scrivere quanto sopra.
Ma il messaggio scritto quattro anni fa, grazie a Dio, è — si spera — ancora attuale:
“Cari amici, cari conoscenti, in Transcarpazia la situazione è tranquilla, stiamo bene e speriamo che continui così. Preghiamo per la pace!

22/02/2026
UN CHILO DI BENE E TANTI COLORI : EDUCARE ALLA PACE ATTRAVERSO LA SOLIDARIETÀ.Si è conclusa con la spedizione del 20 feb...
21/02/2026

UN CHILO DI BENE E TANTI COLORI : EDUCARE ALLA PACE ATTRAVERSO LA SOLIDARIETÀ.

Si è conclusa con la spedizione del 20 febbraio l’iniziativa di solidarietà promossa dall’Atelier per la Pace in collaborazione con la Caritas di Mukachevo, grazie al collegamento diretto con Katarina Pajerska, operatrice Caritas slovacca impegnata,tra altre cose, nella distribuzione degli aiuti sul territorio ucraino. Come era già accaduto nelle precedenti spedizioni in tanti hanno portato al punto di raccolta generi di prima necessità: cibo, abbigliamento, scarpe, prodotti per l'igiene personale, pannolini e pannoloni ma anche giocattoli Per questa spedizione però si è deciso di rendere la raccolta ancora più ricca e significativa coinvolgendo ancor di più la comunità aresina attraverso il passaparola e la diffusione di volantini che invitavano ciascuno a partecipare con un gesto semplice ma concreto: donare “un chilo di bene”. Un’espressione simbolica che si è tradotta in una raccolta abbondante di generi alimentari, un aiuto reale, destinato a famiglie che vivono una situazione di grande difficoltà. Anche una classe quinta del Liceo Falcone e Borsellino di Arese ha accolto la proposta della raccolta viveri: gli studenti e i loro docenti si sono attivati con entusiasmo riempiendo 14 scatole.
Oltre ai beni di prima necessità, sono stati richiesti anche dei disegni fatti dai bambini. Nei giorni precedenti la spedizione, cuori, stelle, arcobaleni e messaggi colorati sono stati preparati e poi applicati ai pacchi. Due famiglie con i loro bambini, pennarelli in mano, hanno partecipato direttamente al lavoro di preparazione e addirittura anche una scuola dell’infanzia di Marnate, ha contribuito con entusiasmo inviando i propri elaborati.
Semplici scatoloni sono stati così trasformati in segni visibili di attenzione e speranza, carichi della gioia e della serenità dei bambini.
Non si è trattato solo di un gesto solidale, ma di un vero e proprio percorso educativo. L’obiettivo è stato quello di coinvolgere la comunità, fin dai più piccoli, in un’esperienza concreta di responsabilità e partecipazione. Trasformare una situazione difficile e dolorosa in un momento di attività positiva, condivisa, carica di speranza. Educare alla pace significa anche questo: imparare che di fronte alla sofferenza non si resta fermi, ma si risponde con gesti semplici e costruttivi.
Cosi anche il 20 febbraio, giovani e meno giovani hanno collaborato al trasporto dei pacchi nell’area predisposta per la preparazione dei bancali. Con impegno e spirito di servizio, gli scatoloni sono stati sistemati in 10 bancali e caricati su un tir diretto verso il confine tra l'Ungheria e l’Ucraina. Attraverso la Caritas di Mukachevo, gli aiuti arriveranno a chi ne ha bisogno.
In ogni pacco spedito non ci sono soltanto beni di prima necessità, ma anche un messaggio chiaro: una comunità che si educa alla solidarietà, che sceglie di trasformare la preoccupazione in impegno e la fatica in speranza. I colori dei bambini raccontano che anche nei momenti più complessi è possibile costruire qualcosa di buono, insieme. Piccoli gesti che speriamo riescano
a costruire qualcosa di buono, insieme e a portare luce anche a chilometri di distanza.

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