Tua e le Altre

Tua e le Altre La violenza sulle donne rappresenta non soltanto una grave violazione dei diritti umani, ma contribuisce anche a minare il tessuto sociale in cui si manifesta.

Una ricerca dell’ISTAT, condotta nel 2006, evidenzia come il fenomeno della violenza contro le donne sia in esponenziale aumento: in Italia più di 6 milioni di donne di età compresa tra i 16 e i 70 anni ha, infatti, dichiarato di essere stata vittima di violenza. Inoltre la violenza è la prima causa di morte per le donne tra i 15 e i 44 anni. Il dato maggiormente preoccupante è che il 96% dei casi

non vengono denunciati. Il fenomeno non è relegato in specifici contesti territoriali o culturali, ma è presente in ogni paese, in ogni classe sociale ed in ogni cultura. In Valtellina, sempre secondo questa inchiesta, la percentuale di donne che denuncia l’accaduto è minima rispetto agli standard regionali. Nasce così l'esigenza, nel 2008, di costituire l'Associazione di volontariato "Tua e le altre": per fare gradualmente emergere il fenomeno ancora sommerso della violenza sulle donne e, nello stesso tempo, contrastarlo con risorse adeguate. L'associazione si compone di un'équipe caratterizzata da diverse figure professionali: operatrici volontarie formate presso la CADMI di Milano (casa donne maltrattate), assistenti sociali, psicologi, avvocati, educatori professionali, tecnici dei servizi sociali, a.s.a, operatore shiatzu. Il progetto iniziale prevedeva la nascita di una struttura residenziale, "Casa delle rose", che accogliesse le donne al suo interno ma, attraverso diverse rilevazioni del bisogno sul territorio valtellinese, l'Associazione ha deciso di dare vita, oltre che ad una residenza, anche ad un Centralino Antiviolenza (tel. 0342 660216). Questo servizio (aperto il lunedì e il martedì dalle ore 10.00 alle ore 14.00) si caratterizza per essere un primo ed immediato strumento di contatto per tutte le donne che cercano ascolto, orientamento, aiuto o desiderano semplicemente avere informazioni sul fenomeno della violenza contro le donne e sui vari servizi presenti sul territorio. Il primo colloquio telefonico apre la strada per successivi colloqui "filtro" con la donna, che saranno effettuati presso la sede dell'Associazione, durante i quali figure esperte e professionali potranno valutare con la donna diverse strade alternative alla violenza subita. In seguito ai primi colloqui “filtro” la donna, a seconda delle esigenze e dei bisogni emersi, potrà usufruire gratuitamente di:
Sostegno psicologico
Consulenza legale
Terapia di gruppo
Accompagnamento ai servizi del territorio (Servizi sanitari, Servizi sociali, Forze dell’ordine, Tribunale, ecc.) Sedute di massaggio Shiatzu e sedute di rilassamento
Allontanamento dalla figura maltrattante attraverso temporanea residenza in struttura
Progetti educativi individualizzati

Ad oggi le donne che hanno contattato almeno una volta l’associazione sono state 118, residenti in provincia e non. Tra queste 90 hanno proseguito con colloqui e consulenze gratuite da parte di volontari esperti dell’associazione e 7 hanno trascorso un certo periodo di tempo presso la struttura residenziale (Casa delle rose), seguendo un progetto individuale e personalizzato. Tutti i membri dell’associazione lavorano come volontari offrendo gratuitamente la loro professionalità e disponibilità. L’equipe dell’associazione si compone di:

Presidente
Vicepresidente
Membri del direttivo
psicologhe
assistenti sociali
avvocati
educatrice professionali
tecnico dei servizi sociali
massaggiatrice shatzu

La maggior parte degli operatori ha seguito un corso formazione presso il CADMI di Milano (“casa delle donne maltrattate”). In generale i volontari che operano presso l’associazione svolgono diversi compiti e, nella loro specificità, contribuiscono ad offrire una visione complessa della donna e della sua situazione. Le figure dello psicologo e dell’avvocato si occupano primariamente del supporto psicologico e della consulenza legale, trovando spunti e suggerimenti nel lavoro delle altre figure (professionali e non) che fanno parte dell’associazione le quali hanno la possibilità di osservare e conoscere la donna nella quotidianità e durante momenti e occasioni più specifici (“filtri”, relazione con la rete parentale e amicale, relazione con i servizi, ricerca del lavoro ecc…).

“Tua e le altre” è iscritta all’albo regionale delle associazioni, dei movimenti e delle organizzazioni femminili, all’albo delle associazioni di volontariato regionale e all’albo della Provincia di Sondrio; fa parte e collabora inoltre attivamente con il gruppo dei centri antiviolenza della Lombardia. Si presenta come:
Centro d’accoglienza (di primo e di secondo livello) e di pronto intervento per donne, sole o con minori a carico, che necessitano di un luogo dove riparare temporaneamente (“Casa delle rose”)
Centro di ascolto mediante il Centralino Antiviolenza e colloqui individuali

Colloqui individuali (filtri)
Per le donne che si rivolgono alla nostra associazione sono previsti dei primi incontri di conoscenza con i volontari della struttura. Questi colloqui (definiti “filtri”) hanno la precisa finalità di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili sulla donna e la sua situazione: questo per poter effettuare un’ “analisi del rischio” e una rilevazione delle reali esigenze e bisogni di quest’ultima. Vengono inoltre fornite informazioni su ciò che offre l’associazione, nonché sulle risorse e i servizi presenti sul territorio. Solitamente tali colloqui vengono seguiti da due operatori: ciò consente di sviluppare una maggiore attenzione sulla comunicazione verbale e non verbale della donna, nonché un rapido confronto su quanto emerso durante l’incontro. Gli operatori si pongono in un atteggiamento d’ascolto non giudicante che, nel rispetto dei suoi tempi, consente alla donna di aprirsi gradualmente e portarla a comprendere le sue reali necessità (che non sempre coincidono con le richieste con cui si è inizialmente rivolta all’associazione). In base alle caratteristiche e alla situazione della donna il numero di filtri può variare. Questo serve: agli operatori per valutare quanto la donna sia consapevole della gravità o meno della sua

situazione, alla donna per comprendere quanto e come desideri realmente uscire dal suo disagio e intraprendere un percorso di aiuto. Le informazioni raccolte vengono poi condivise in micro-equipe in cui si valutano gli interventi futuri da attivare con e per la donna (sostegno psicologico, consulenza legale, inserimento in struttura ecc…). I filtri vengono effettuati principalmente durante il primo periodo di conoscenza della donna, ma possono essere svolti, qual’ora ne emergesse la necessità, anche in itinere. In questi casi i “filtri”
hanno la finalità di aiutare la donna ad esternare il proprio disagio con l’aiuto di un operatore con il quale ha gradualmente costruito una relazione di fiducia. Sostegno psicologico
Le donne che subiscono violenza sperimentano un profondo senso di insicurezza, si sentono indifese e vivono nella costante paura di sbagliare. Non solo la letteratura scientifica suggerisce che le vittime di violenza possono sviluppare veri e propri quadri psicopatologici, particolarmente rilevanti da un punto di vista clinico. Assai frequenti sono la riduzione della stima di sé, i sintomi ansioso-depressivi, i disturbi del sonno, i disturbi alimentari, i sintomi psicosomatici. In alcuni casi, può essere addirittura formulata la diagnosi di “disturbo post-traumatico da stress”: tale quadro, tipico delle persone che si sono trovate a fronteggiare un evento particolarmente minaccioso per la propria incolumità fisica e per la propria stessa esistenza, si caratterizza per una sintomatologia molto invalidante (evitamento delle situazioni associate al trauma, elevata attivazione fisiologica, deflessione del tono dell’umore, flashbackecc…). Qualunque sia la sintomatologia sviluppata dalla vittima dell’abuso, è evidente che essa interferisce significativamente con la sua vita sociale, familiare e lavorativa e che essa impedisce di mobilitare tutte le proprie risorse per affrontare in modo funzionale la situazione critica. Per questa ragione, è importante non sottovalutare tali difficoltà; nell’eventualità in cui il quadro descritto sia particolarmente rilevante, è inoltre necessario pianificare un adeguato intervento psicoterapico. Uscire da una situazione di violenza può essere estremamente difficile. Molte delle vittime affermano di sentirsi assolutamente impotenti e di non vedere alcun tipo di soluzione al proprio problema. Il primo passo importante e non scontato è di riconoscere di essere vittima di una situazione di violenza ed accettare i vissuti e le emozioni negative che ne derivano. In secondo luogo, è necessario comprendere come la richiesta di aiuto non rappresenti un segnale di incapacità o debolezza, bensì un’opportunità di confrontarsi con professionisti in grado di indirizzare, di valorizzare le risorse individuali e di rendere la persona in grado di individuare strategie funzionali per fronteggiare non solo la situazione attuale ma anche il proprio futuro. Il sostegno psicologico permette proprio questo; elaborare i propri vissuti e diventare consapevole che tollerare la violenza ha costi elevati sull’equilibrio psicofisico e per questo è meglio parlarne. Si accompagna la donna a trovare la strada migliore per uscire da questa situazione, si accompagna la donna a diventare consapevole di ciò che le sta accadendo. Si da voce alla sua sofferenza. Gli aspetti più complessi da affrontare con le donne sono quelli della violenza coniugale e che spesso la donna è vittima ,oltre che della violenza stessa, anche del c.d “CICLO DELLA VIOLENZA”. Ci sono diversi modi per entrare in questo discorso e noi lo stiamo facendo in modo graduale, ascoltando le donne e garantendo loro la riservatezza e l’anonimato. Il sostegno psicologico costituisce un supporto fondamentale nelle situazioni di disagio emotivo ed esistenziale legato a momenti critici della vita ed è inoltre un utile strumento di cura in condizioni di carenza affettiva e relazionale, in quanto consente lo strutturarsi di nuove modalità relazionali. In particolare pone attenzione a:
• accoglienza della donna e ascolto empatico della storia che racconta;
• analisi della domanda e della motivazione per cui la persona ha deciso di contattare l’Associazione;
• accompagnamento della donna nel diventare consapevole della situazione
• ridefinizione ed elaborazione del problema
• accompagnamento della donna a cogliere i propri punti di forza e benessere proprio e, se presenti, dei propri figli;
• definizione degli obiettivi futuri;
• collegamenti con le risorse del territorio;
• programmazione rispetto alla necessità di ulteriori contatti. Consulenza legale
All'interno dell'Associazione operano avvocatesse che, a richiesta, forniscono informazioni in materia di diritto di famiglia, matrimoniale ed extrafamiliare per dare alla donna maggiore conoscenza dei suoi diritti e degli strumenti giuridici che possono tutelarla meglio. Tale consulenza è gratuita. L’intervento consiste inizialmente in colloqui informativi in cui le donne possono ottenere le prime informazioni sulla propria situazione giuridica, nonché una visione generale su eventuali iniziative legali e relative conseguenze. Partendo dal tipo di richiesta di aiuto delle donne, e dalle aspettative che ripongono nel sistema giudiziario, vengono individuate le diverse modalità con cui le donne possono affrontare un percorso giudiziario di uscita dalla violenza. La descrizione delle diverse modalità con cui può essere affrontato l’iter processuale avviene sia per l’ambito penale dei reati contro la persona, il maltrattamento, l’abuso sessuale, sia per l’ambito civile nei percorsi di separazione, consensuale o giudiziale.
È prevista quindi un’assistenza delle donne in un difficile iter processuale diretto, il più delle volte, alla separazione, al distacco dal coniuge maltrattante, e, purtroppo più raramente, alla denuncia per reati penali. Infatti la vera difficoltà delle donne che hanno subito violenza è quella di denunciare i fatti all’Autorità Giudiziaria. Tuttavia, per avere un intervento diretto ed efficace della Magistratura è necessario che la persona che ha subito violenza presenti una denuncia/querela alla Procura della Repubblica o presso un commissariato di Polizia o una Stazione dei Carabinieri, anche se, bisogna sottolineare che i nostri tempi processuali non consentono di rappresentare una risposta effettiva al bisogno di giustizia che viene invocato. Accompagnamento ai servizi del territorio (Servizi sanitari, Servizi sociali, Forze dell’ordine, Tribunale, ecc.) La donna che si rivolge all’associazione ha la possibilità di avere un ulteriore supporto attraverso un accompagnamento da parte dei volontari presso i vari servizi del territorio. Ciò consente alla donna di acquisire una maggiore sicurezza che le permetterà in futuro di affrontare in autonomia tali incontri. Sedute di massaggio shatzu
Lo shatzu è una disciplina energetica Giapponese, anche se le sue radici affondano nella Medicina Tradizionale Cinese. Il trattamento shatzu consiste nell’effettuare pressioni lungo i meridiani energetici e serve a rilassare e decontrarre il corpo per metterlo così in condizione di auto rigenerarsi. Si ritiene importante e positivo proporre tale tecnica alle donne che subiscono violenza in prevalenza per due motivi:
lo stato emotivo di una persona che ha un disagio porta a tensioni fisiche: con lo shatzu si cerca di distendere il corpo così da facilitare anche un rilassamento mentale
attraverso il massaggio si vuole offrire la possibilità alla donna di sperimentare attraverso le mani di un altro sensazioni di benessere e non soltanto di malessere

Allontanamento dalla figura maltrattante attraverso temporanea residenza in struttura
La donna viene accolta temporaneamente presso la struttura “casa delle rose” quando:
in seguito ai primi “filtri” si rileva una particolare situazione di pericolo per la sua incolumità
le forze dell’ordine, , la Procura, i servizi… richiedono all’associazione un inserimento
Nel momento in cui la donna viene inserita l’associazione attiva una serie di risorse:
Avvisa le forze dell’ordine per garantire la protezione
Comunica l’inserimento al comune di residenza della donna, all’ufficio di piano di riferimento e al servizio tutela minori se accompagnata da figli minori. Gli operatori effettuano un primo colloquio “filtro” dove viene specificato il regolamento della struttura (vedi allegato)
Si organizzano i primi turni notturni in cui gli operatori saranno presenti per garantire una maggiore protezione della donna. (la presenza notturna si protrae fino a quando l’equipe lo ritiene necessario, solitamente per la prima settimana). Dopo il primo mese d’osservazione l’equipe costruisce un progetto educativo individualizzato condiviso con la donna e con il servizio territoriale di riferimento. Progetti educativi individualizzati
Il lavoro svolto dall’équipe prevede la costruzione di progetti educativi individualizzati con e per la donna (si allega scheda utilizzata per la costruzione di un progetto educativo). Nei casi in cui si prevede una temporanea residenza presso la nostra struttura, dopo un primo mese di osservazione, gli operatori condividono con la donna un progetto individualizzato


caratterizzato da finalità e obbiettivi specifici che mirino ad un graduale accompagnamento verso una fuoriuscita dalla situazione di disagio ed una ripresa in carico della propria vita. In base alle
esigenze e caratteristiche della donna il progetto può avere una durata variabile da 1 a 9 mesi. Questo può prevedere anche: sostegno nella gestione dei rapporti con la rete parentale e amicale, accompagnamento nell’orientamento e ricerca della casa e del lavoro, programmazione di colloqui psicologici, sedute di rilassamento e shatzu, incontri con i servizi e le diverse risorse presenti sul territorio . Ogni progetto educativo è flessibile e può subire variazioni, riduzioni o ampliamenti, in seguito a continue valutazioni e verifiche effettuate in itinere. Si prevede che il progetto sia costruito e condiviso con i servizi sociali del territorio che mettono in campo le loro risorse e competenze. Data la titolarità e la presa in carico della donna, tale condivisione dovrebbe avvenire sia a livello educativo che a livello economico. Qual’ora la donna accolta presso la struttura sia accompagnata da figli minori si prevedono degli interventi a sostegno della genitorialità e della relazione madre-figlio.

Indirizzo

Via Garibaldi N. 64
Ardenno
23011

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