10/03/2025
LEGAMBIENTE ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE
“UNA PIAZZA PER L’EUROPA” di sabato 15 marzo 2025 a Roma
Più rinnovabili, più economia circolare, NO RIARMO, più pace
L’Europa ha svolto un ruolo fondamentale per la tutela dell’ambiente e della salute delle cittadine e dei cittadini dei Paesi membri. Un’identità che rischia di smarrire oggi, se non facciamo sentire con più forza la nostra voce.
Sono state tante le occasioni in cui, grazie all’Europa, il nostro Paese ha imboccato la retta via. È stato così per la gran parte della normativa ambientale, varata grazie al recepimento di direttive europee (dalla produzione di energia da fonti rinnovabili all’efficienza energetica, dall’economia circolare alla lotta allo smog, dall’inquinamento idrico alla promozione delle aree protette, dalla riduzione dell’impatto della plastica monouso alla tutela della biodiversità).
È stato così per le nostre gravi lacune infrastrutturali rispetto agli standard europei, colmate solo grazie alle procedure d’infrazione, grazie alle quali, per fare due esempi tra i tanti, il Comune di Milano decise di realizzare il suo depuratore delle acque reflue nel 2004 e quello di Roma di chiudere la discarica di Malagrotta nel 2013.
È stato così per alcuni cronici problemi ambientali che saranno risolti più velocemente grazie alle condanne della Corte di giustizia europea e al pagamento delle sanzioni, come quelle sulla assenza o carenza di fognature e depuratori in 900 agglomerati urbani, sulle 200 discariche non bonificate, sugli impianti mancanti per la chiusura del ciclo dei rifiuti urbani in Campania, che sono già costate ai contribuenti in Italia quasi 800 milioni di euro. Dovrà essere così anche per la “Terra dei fuochi”, dopo la sentenza della Corte europea dei diritti umani che ha condannato il nostro Paese per decenni di ritardi e omissioni.
L’Europa non ha giocato solo il ruolo di promotrice di normative che vano nella giusta direzione o di “cane da guardia” sulle inadempienze degli Stati membri, ma ha promosso anche iniziative importanti per rilanciare il suo protagonismo nello scenario economico globale. Lo aveva fatto nel 2009 conl’approvazione del Pacchetto europeo energia e clima 20-20-20 (che prevedeva entro il 2020 una riduzione delle emissioni di gas serra del 20% rispetto ai livelli del 1990; un miglioramento dell’efficienza energetica del 20%; il 20% della quota di energia da fonti rinnovabili), con cui assunse l’allora leadership mondiale nella lotta all’emergenza climatica.
Lo ha fatto di nuovo nel 2019, con il varo del Green Deal, un importante piano per la competitività dei Paesi europei sui mercati globali, ancor prima che una strategia per arrivare a zero emissioni nette al 2050. Si tratta, come è noto, di un potente strumento per far recuperare ai Paesi europei il terreno perduto rispetto alla produzione di tecnologie pulite: nell’era della crisi climatica, infatti, chi prima produrrà le soluzioni tecnologiche più innovative ed efficaci davanti ai problemi che affliggeranno sempre di più il Pianeta, occuperà prima degli altri il mercato internazionale e le venderà in tutto il mondo, creando nuova economia e nuovi posti di lavoro. Vale per la produzione di elettricità da fonte rinnovabile, per la filiera della mobilità