16/08/2026
PUNIZIONE LATENTE
Quante volte avete sentito dire: Il mio cane è bravissimo finché ci sono io, poi basta voltarsi, uscire di casa e lasciare il cane solo per qualche minuto e tutto cambia, sale sul tavolo, insegue il gatto, ruba il cibo oppure scava in giardino, ha davvero imparato quel comportamento oppure ha imparato soltanto a non farlo in vostra presenza?
Qui che entra in gioco un concetto tanto discusso quanto poco compreso: la punizione latente.
La punizione latente è un principio di apprendimento nel quale il cane associa la conseguenza spiacevole al comportamento e non alla presenza del proprietario, è proprio questa caratteristica che la distingue da molte altre forme di correzione.
Se il cane collega la conseguenza alla persona, eviterà quel comportamento solo quando quella persona sarà presente, se invece collega la conseguenza al comportamento stesso, è molto più probabile che lo eviti anche quando nessuno lo osserva, questo meccanismo rientra nei principi del condizionamento operante, secondo cui le conseguenze influenzano la probabilità che un comportamento si ripeta.
Con quali strumenti si può ottenere una punizione latente?
È importante chiarire un punto, la punizione latente non è uno strumento è un principio di apprendimento e nel corso degli anni sono stati utilizzati diversi mezzi nel tentativo di ottenere questo effetto, tra cui:
Il collare elettrico, probabilmente l’esempio più conosciuto. È doveroso precisare che il suo utilizzo è oggi fortemente punitivo e, in Italia, si configura il reato di maltrattamento animale, personalmente non lo utilizzo e non ne consiglio l’uso.
Le recinzioni elettroniche, che si basano sul medesimo principio associando una conseguenza al superamento di un determinato confine.
Le cosiddette trappole ambientali, ad esempio un oggetto che cade facendo rumore quando il cane sale su un mobile, così che la conseguenza sembri derivare dall’ambiente e non dall’intervento diretto del proprietario.
Le conseguenze naturali, quando è l’ambiente stesso a rendere sconveniente un comportamento.
Quindi, non dobbiamo discutere lo strumento, ma comprendere come avviene l’apprendimento, un esempio concreto:
un cane che sale sul tavolo della cucina per rubare il cibo, ogni volta che il proprietario lo sorprende lo sgrida, risultato?
Il cane smetterà di salire sul tavolo?
Forse, oppure aspetterà semplicemente che il proprietario esca di casa, in questo caso il cane non ha imparato che salire sul tavolo è sconveniente, ha imparato che è sconveniente farlo davanti al proprietario, questa è una differenza enorme.
Se parlo di punizione latente non significa sostenere la violenza o l’uso indiscriminato di strumenti coercitivi, ma semplicemente comprendere un principio fondamentale dell’apprendimento, la comprensione che un comportamento si acquisisce o si estingue e non significa approvare qualsiasi mezzo utilizzato per ottenere quel risultato.
Il rinforzo positivo invece è uno strumento straordinario per insegnare nuovi comportamenti e costruire collaborazione ma quando il comportamento è fortemente auto-rinforzante rincorrere un animale, rubare il cibo, inseguire una bicicletta, la domanda resta, come si fa a convincere il cane a non farlo anche quando il proprietario non c’è?
È una domanda tecnica.
Mauro Bragagnini
Tematiche del corso tecnici educatori del binomio uomo cane