13/05/2026
Pace, solidarietà, giustizia, difesa dei diritti umani, nonviolenza.
Ci sono parole che, se non accompagnate dalla presenza, corrono il rischio di restare vuote.
Le pronunciamo nei luoghi del volontariato e nelle relazioni che costruiamo ogni giorno.
Ma è nei momenti più duri che ci chiedono non solo di essere pronunciate, ma di far loro spazio, di essere abitate.
Ci sono momenti storici in cui queste parole chiedono di diventare realtà.
Distruzione, morte di civili, negazione dei diritti, infanzia privata del futuro.
Continuare la nostra vita come se tutto questo non ci riguardasse significherebbe tradire l’idea stessa di umanità che diciamo di difendere.
Nel nostro stare dentro il presidio permanente per la Palestina c’è una scelta che nasce anche dalla nostra storia e dai principi che il MoVimento di Volontariato Italiano porta avanti da anni.
Il MoVI ci ha insegnato che la pace non è neutralità, non è distanza.
La pace è una scelta concreta e collettiva.
È scegliere da che parte stare.
Essere volontari e volontarie significa stare dalla parte dell’umanità, della convivenza, del dialogo e della pace.
Aderire a un presidio per la Palestina significa affermare con forza che ogni vita umana ha lo stesso valore e che la pace non è un tema astratto, ma una responsabilità concreta, quotidiana e collettiva.
“Il volontariato è scuola di solidarietà, partecipazione e pace”: continuiamo a crederlo, oggi più che mai.
Ieri il presidio è diventato un luogo di incontro e di scambio.
Persone di passaggio si sono fermate, hanno fatto domande, si sono sedute con noi.
C’erano bambinə, ragazzə, giovani e adulti. C’è chi è rimasto pochi minuti, chi molto di più, ma ognunə ha lasciato qualcosa.
Insieme abbiamo realizzato adesivi, ma per qualche ora quello spazio è diventato uno spazio umano, attraversato da voci, mani, racconti e presenze.
Ed è in momenti come questi che ci rendiamo conto di quanto possa essere potente sentirsi comunità.