24/03/2026
𝐌𝐚𝐮𝐫𝐢𝐳𝐢𝐨 𝐏𝐚𝐠𝐚𝐧𝐞𝐥𝐥𝐢: "𝐈𝐥 𝐩𝐮𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐞̀ 𝐜𝐚𝐦𝐛𝐢𝐚𝐫𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐨, 𝐦𝐚 𝐟𝐚𝐫 𝐟𝐮𝐧𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐫𝐞 𝐦𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐜𝐢𝐨̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐠𝐢𝐚̀ 𝐞𝐬𝐢𝐬𝐭𝐞"
⚖️ “È stata una presa di coscienza civica”. Silvia Cecchi, già sostituto procuratore e oggi tra i volti del Comitato Giusto dire No, commenta la vittoria al referendum sulla giustizia.
A Pesaro il clima è quello di una mobilitazione che, almeno per chi l’ha vissuta sul territorio, ha qualcosa di più di un semplice risultato elettorale.
E infatti il racconto che arriva dalle voci della magistratura locale riguarda non solo un voto, ma un segnale politico e culturale forte. Silvia Cecchi descrive questa “presa di coscienza” come “un’onda” che si è alzata dal basso, fatta di incontri nei quartieri, nelle frazioni, nei luoghi più piccoli. “La gente partecipava, chiedeva, si interrogava. Non è stata una battaglia di partito, ma una difesa dello Stato di diritto. È la scoperta di cittadini che vogliono difendere ancora la Costituzione. È stata una presa di coscienza civica”.
⚖️ E se da un lato c’è la soddisfazione, dall’altro non manca la consapevolezza che i problemi restano.
Maurizio Paganelli, giudice del lavoro, tra i coordinatori del comitato Giusto dire No Marche, non nasconde la soddisfazione: “È un risultato che ci rende felici”. Ma precisa: “La giustizia è ancora lenta, c’è tanto da migliorare”.
Per Paganelli il punto non è cambiare tutto, ma far funzionare meglio ciò che già esiste: “Bisogna utilizzare bene gli strumenti che abbiamo, mantenendo ferme le garanzie dei diritti previste dalla Costituzione”.
Sulla stessa linea Sabrina Carbini, magistrato civile del tribunale di Pesaro. “È un segnale che ci hanno lanciato i cittadini: credono ancora nella magistratura”, sottolinea.
Un risultato che, secondo lei, “ci solleva”, ma che non cancella i problemi: “Ci sono storture, cose da migliorare. Le riforme si possono fare, ma con metodi diversi, con dibattiti lunghi, come avvenne per la Costituzione”.
Il nodo, per molti, è proprio il metodo. Non lo strappo, ma il confronto. Non la scorciatoia referendaria, ma un percorso condiviso. “È una vittoria della Costituzione, non dei magistrati”, commenta Carbini, indicando il cuore della lettura che sta emergendo in queste ore.
⚖️ E c’è un altro elemento che torna in tutte le dichiarazioni: la partecipazione. Cecchi parla di “esperienza commovente”, di un’Italia che “non è omologata agli slogan” e che ha saputo stare “al di sopra dei colpi bassi della campagna elettorale”.
Una mobilitazione che, secondo lei, “somiglia a quella resistenziale”, proprio perché trasversale e non legata agli schieramenti.
Alla fine, tra entusiasmo e prudenza, resta un dato: la riforma si ferma, ma il tema resta aperto. E lo sanno anche i magistrati. “La magistratura dovrà essere all’altezza di questa scelta”, avverte Silvia Cecchi".
Su Il Resto del Carlino di Pesaro
Pesaro - Il Resto del Carlino