10/10/2026
La sindrome da alienazione parentale non esiste. Nessuna classificazione diagnostica internazionale l’ha mai accolta: l’American Psychiatric Association l’ha lasciata fuori dal DSM-5 e dalla revisione DSM-5-TR, l’Organizzazione mondiale della sanità dall’ICD-11. La Corte di cassazione ne ha definito "pseudoscientifico" il fondamento (ordinanza 9691/2022). "Per la psicologia italiana il punto è chiuso da tempo: in quarant’anni nessuna evidenza ha trasformato l’alienazione parentale in una diagnosi", Lo scrive il Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi in una lettera aperta al Ministro della Giustizia Carlo Nordio, ai presidenti dei Tribunali per i minorenni, al Consiglio Nazionale Forense e al Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio.
La lettera, promossa dal Comitato Pari Opportunità e firmata dalla presidente del CNOP Maria Antonietta Gulino e dalla coordinatrice CPO e Segretaria nazionale Francesca Schir, conferma e sottolinea le parole pronunciate in Senato dal Guardasigilli il 18 giugno scorso: "non vi è alcuno spazio per la cosiddetta alienazione parentale", teoria che il Ministro ha definito antiscientifica. Gli psicologi condividono questa posizione e aggiungono la voce che compete loro, quella della comunità scientifica.
Il nodo più grave è l’uso del costrutto nei procedimenti per l’affidamento, dove opera contro le donne. La letteratura internazionale ne ha misurato l’effetto: l’accusa di alienazione, quando viene accolta dal giudice, quasi triplica la probabilità che una madre che ha denunciato violenza perda l’affido. "Il meccanismo si ripete identico. La denuncia della madre viene rovesciata in prova della sua ostilità; il gesto di proteggere figlie e figli da un padre violento viene riletto come “alienazione”. Ciò genera vittimizzazione secondaria, e ferisce due volte: la donna che ha denunciato e il minore che alla violenza ha assistito".
Stesso discorso per i trattamenti di riunificazione forzata, che separano il minore dal genitore protettivo, quasi sempre la madre. "Di questi interventi non esiste prova di efficacia, e il consenso degli esperti è che producano danno", scrive il CNOP.
Il CNOP chiede che si metta fine agli interventi di riunificazione coatta disposti in sede giudiziaria, che "i colloqui del consulente tecnico con i minori siano sempre videoregistrati e depositati agli atti, con la stessa garanzia già prevista per l’ascolto del giudice" e che "la paura verso un genitore violento non venga trattata come un sintomo da correggere o riparare". Per la propria parte si impegna perché la formazione degli psicologi escluda la PAS e ogni costrutto che vi si richiami, e perché nessuna consulenza tecnica o perizia lo sostenga.
"Raccogliamo l’apertura del Ministro a ricevere contributi. Il nostro, come psicologhe e psicologi, sta in una frase: la scienza che rappresentiamo non riconosce l’alienazione parentale", conclude il Consiglio Nazionale.