27/07/2025
È importante per le famiglie conoscere questi dati per difendere i propri figli ❤️
*Rischiava di essere internata con la forza in un manicomio per bambini. Invece rimane a casa con i suoi genitori.*
_Importante decisione della Corte di Appello di Torino: l’uso della forza per prelevare un Minorenne dalla sua casa non può essere attuato. Tanto più quando viene attivato un Progetto di Sostegno Familiare._
Una recentissima ordinanza della sezione per i minorenni della Corte di appello di Torino, segna importanti progressi nell’individuazione dei princìpi che guidano la tutela minorile.
I princìpi che si evincono dal provvedimento recepiscono le importanti affermazioni che l’I.N.Pe.F. – Istituto Nazionale di Pedagogia Familiare – la sua Presidente e i suoi legali di riferimento vanno sostenendo da anni.
In primo luogo, la decisione avalla la scelta della ragazza interessata e dei suoi genitori di farsi supportare dall’I.N.Pe.F. e dalla Prof.ssa Palmieri, nell’ambito di un progetto di sostegno familiare improntato ai criteri e agli strumenti tecnico-professionali della Pedagogia Familiare. Il progetto è stato predisposto e condiviso come alternativa rispetto a quello inizialmente previsto dal tribunale minorile, che prevedeva tra l’altro il collocamento della ragazza in una casa famiglia, soluzione sempre rifiutata dalla minorenne.
In secondo luogo, la Corte d’appello ha accolto la tesi della difesa della famiglia, secondo cui l’allontanamento coattivo della ragazza dai genitori non può essere attuato, trattandosi, come ormai costantemente ritenuto dalla Corte di Cassazione, di una soluzione estrema e strettamente temporanea, che si presta a fronteggiare soltanto situazioni di pericolo imminente, specifico, grave e comprovato.
In definitiva, a fronte di un chiaro e manifesto rifiuto della ragazza e in assenza di un rischio per la sua incolumità fisica, non può essere disposto né comunque attuato il prelievo forzoso, tantomeno quando la famiglia abbia aderito consensualmente ad un progetto di sostegno familiare, anche privatamente e alternativo rispetto all’intervento pensato dal servizio sociale e dal Tribunale.
Significativo il commento della Prof.ssa Palmieri, fondatrice della Pedagogia Familiare e presidente dell’I.N.Pe.F.: _“Quando si ascoltano i Bambini e le Famiglie, spesso troviamo già all’interno delle loro stesse parole le risposte che cercavamo e le soluzioni da percorrere. Ciò che conta, oggi, è che la Minore sia salva e, insieme a lei, la sua Famiglia. Ma la portata della Sentenza va ben oltre la storia che l’ha originata; perché diventa la Speranza di Salvezza per migliaia di altri Bambini e Famiglie in Italia e nel Mondo. Perché se nel nostro Paese rappresenta un Precedente Giuridico, nel resto del Mondo si traduce in un Modello. Nostro è il compito di diffonderne i contenuti e la portata enorme. Infatti, come è arrivata a deflagrare le prassi locali, scardinando di fatto quello che abbiamo nominato non a caso «Sistema Piemonte», può aprire un varco all’interno di tutti gli altri Sistemi che replicano il meccanismo di una Filiera che solo ieri appariva impossibile da spezzare. Questa Sentenza, che afferma la necessità di non porre in atto alcuna violenza, alcun uso della forza né costrizione nel prelevare i Minori, salverà migliaia di Bambini. A noi il compito di portarne l’eco il più lontano possibile e più capillarmente possibile.”._
Sulla stessa linea si pone l’avvocato Francesco Morcavallo, difensore della madre della ragazza nel giudizio minorile: _“Non è più tollerabile il regresso di alcuni tribunali rispetto a princìpi ben applicati dalla Corte d’appello di Torino: è fondamentale l’ascolto del minorenne interessato, le cui opinioni devono essere tenute nella debita considerazione e preferite ad ogni soluzione di tipo impositivo; i progetti ritagliati sulle esigenze della famiglia e sul consenso dei suoi componenti devono prevalere sulla prospettiva di interventi imposti dall’amministrazione e dal giudice; il prelievo coattivo del minorenne, che rifiuti in modo espresso l’allontanamento dall’abitazione familiare, non può essere legittimamente disposto e, se disposto, non può essere attuato, poiché l’intervento della forza pubblica non si può tradurre, secondo le direttive generali del nostro ordinamento a base costituzionale e secondo i dettami della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo recepiti dalla Corte di cassazione, nell’esercizio di violenza sui minorenni e, in generale, sui componenti della famiglia. È sempre più chiara la centralità che assumono, nel sistema ordinamentale, le direttive proprie della Pedagogia Familiare: valorizzazione e tutela delle risorse personali e familiari; protezione della libertà e di un consapevole consenso rispetto alle proposte assistenziali; orientamento costante al sistema, nazionale e internazionale, dei diritti fondamentali della persona.”._
Condividiamo questo importante risultato perché è lo stesso che può aiutare migliaia di bambini a rischio di essere allontananti con la forza.
Redazione Cronaca Sociale