20/07/2026
Come si lascia andare, come si saluta tutto quello che abbiamo passato insieme durante il MadeInTerraneo Fest?
Non vorremmo, ma è necessario e dobbiamo farlo proprio perché è insito nella natura stessa di un festival.
Festival, festa: siamo lì. Non siamo in un tempo ordinario e quotidiano, ma ci troviamo “sulla soglia”, anzi, oltre la soglia del tempo normale. È un momento festivo che ricrea e rinsalda. La festa nasce proprio per questo: per potersi ritrovare e rinvigorire i legami e i valori che ci uniscono come membri di una collettività attraverso la condivisione. E noi abbiamo scelto di condividere con la nostra comunità spettacoli, concerti, libri, attività sociali, momenti di meditazione... tutto, ogni singola cosa. Nella festa ci si può permettere di non essere ciò che si era prima e, magicamente, una volta finita, si scopre di essere qualcosa che non si è mai stati.
Per questo deve finire. Per potersi ritrovare nuovi e diversi quando riparte il tempo normale.
Ora quel tempo ordinario è ripartito, fuori dal Fest, ma dentro ci portiamo tantissimo: siamo ancora in preda a un’effervescenza collettiva che lavorerà in noi per molto tempo. Ci nutriamo ancora di un’euforia che significa proprio “portarsi bene”, essere pieni di bene.
È così perché abbiamo ascoltato quanto l’accoglienza sia qualcosa di prettamente umano, grazie a Saverio Tommasi e Francesco Malavolta; abbiamo capito che il mondo è pieno di fiori fragili e che dovremmo imparare a vederli con grazia e cura, con Storia di Nico; abbiamo scoperto che ci si può ritrovare in città, in estate e all’ora di pranzo, per scambiarsi oggetti e vestiti, condividendo un bel momento insieme.
Abbiamo compreso come un terremoto scuota non solo la terra, ma intere esistenze, grazie a Questa è casa mia. Abbiamo viaggiato attraverso i luoghi dell’anima con le musiche e le parole cantate in Genova di tutta la vita. Ci siamo confrontati con il concetto di mito e con la caducità dell’esistenza umana grazie a Club 27. Abbiamo ricucito insieme i resti di un disastro ambientale che potrebbe essere quello della Valle del Sacco o di qualsiasi altro luogo, con Mani di Sarta. Abbiamo scoperto la potenza di un corpo libero che si muove, grazie a Maddalena Scardi e alla sua danza-teatro.
Abbiamo visto il Parco della Rimembranza pieno ogni sera, a ogni spettacolo. E ancora: abbiamo ballato e cantato ai concerti, fatto yoga insieme, letto libri con i bambini.
Questo è quello che possiamo riassumere a parole del MadeInTerraneo Fest. Molto, moltissimo altro è impossibile da descrivere.
Come la felicità e l’incredulità nel vedere le persone emozionarsi con noi e più di noi.
Come la vostra riconoscenza, che ha permesso al Fest di esistere.
Come la voglia incredibile di dedicarci già a immaginare di nuovo questa festa, nel futuro.
Come il ritrovarci con tante splendide persone a correre qua e là per la città, per far sì che questa festa potesse essere davvero di tutti e per tutti (le vedete in foto, non sono bellissime?).
Sì, il tempo della festa finisce, ma ci fa un dono incredibile da custodire nel quotidiano. E in quel quotidiano dobbiamo continuare a pensarla e ad aspettarla: proprio mentre ci pensiamo, il sorriso torna per quello che abbiamo vissuto e per quello che sappiamo torneremo a vivere.
Qualcuno ha definito il MadeInTerraneo Fest “il festival delle idee” ed è una definizione che ci piace tantissimo, perché sono proprio le idee a permetterci di avere una prospettiva diversa sulle cose e sulla città.
Perché «il teatro è una scuola di pianto e di riso e una tribuna libera dove gli uomini possono mettere in evidenza morali vecchie o equivoche, e spiegare con esempi vivi le eterne leggi del cuore e del sentimento umano”, diceva Garcia Lorca.
Ora è il momento di farci ve**re nuove idee, perché il MadeInTerraneo Fest 2026 è finito (ma continueremo a parlarne ancora per un po’, perdonateci…) e il MadeInTerraneo Fest 2027 va già pensato e realizzato.
Lo faremo per voi: perché la cultura si fa per chi sceglie di viverla insieme. Non per altri.
Al MadeInTerraneo Fest 2027.