16/03/2026
Referendum: perché votiamo e perché votiamo NO
Posizione dell’Associazione Culturale Il Venerdì Libertario
Il pensiero anarchico classico ha sempre guardato con diffidenza – spesso con aperto rifiuto – agli strumenti della democrazia rappresentativa: elezioni, parlamenti, referendum. Non senza ragioni. Lo Stato resta un apparato costruito per difendere la proprietà, l’ordine sociale esistente e i rapporti di dominio che attraversano la società.
Non abbiamo cambiato idea su questo.
I tribunali, le leggi e gli apparati dello Stato non sono neutrali. Nella loro struttura profonda difendono l’ordine sociale esistente. È una verità che la storia ha confermato più volte.
Ma proprio la storia ci mostra anche un’altra cosa: lo Stato non è un blocco monolitico e immobile. È attraversato da conflitti sociali. Le conquiste delle classi popolari – dal diritto di sciopero alle libertà civili, dal divorzio all’aborto, tanti articoli della Costituzione repubblicana – non sono nate per generosità delle istituzioni, ma dalla pressione delle lotte sociali che hanno costretto lo Stato a riconoscerle.
Quelle conquiste non hanno abolito il capitalismo.
Ma hanno migliorato concretamente la vita di milioni di persone.
Per questo riteniamo sbagliato sostenere che per gli sfruttati “è tutto e sempre uguale”.
Non è indifferente vivere in una società con più diritti o con meno diritti. Non è indifferente se il potere dello Stato si allarga o si restringe. Non è indifferente se si aprono spazi di libertà oppure se vengono chiusi.
Il referendum che si avvicina si colloca dentro questo terreno di conflitto.
Non crediamo che votare possa cambiare il sistema. Non crediamo che le urne possano sostituire le lotte sociali. Non crediamo che la liberazione degli sfruttati verrà dalle istituzioni.
Ma sappiamo anche che rinunciare a intervenire in un conflitto reale significa lasciare campo libero agli avversari.
Per questo invitiamo a partecipare al referendum.
E invitiamo a votare NO.
Non perché pensiamo che il referendum sia lo strumento della trasformazione sociale, ma perché in questo caso il voto può contribuire a fermare un passo indietro, a difendere spazi di libertà e a impedire un ulteriore rafforzamento di logiche autoritarie e repressive.
Per noi il punto resta sempre lo stesso:
la libertà non nasce nelle urne.
Nasce nelle lotte sociali, nell’organizzazione dal basso, nell’autonomia delle persone e dei movimenti.
Ma difendere gli spazi in cui queste lotte possono esistere è parte della stessa battaglia.
Per questo, senza illusioni , andremo a votare e voteremo NO.
Associazione Culturale Venerdì Libertario