05/06/2026
IL DDL VALDITARA È LEGGE. E ORA?
Ora ci saranno scuole che rinunceranno a organizzare incontri sull'educazione alle relazioni per evitare contestazioni e i percorsi educativi diventeranno più fragili, più difficili da costruire, più facili da cancellare.
Ora alcunə insegnanti eviteranno di affrontare certi temi per non essere accusatə di fare ideologia.
Ora parole come consenso, rispetto, stereotipi, autodeterminazione e violenza saranno argomenti da sorvegliare anziché strumenti di crescita.
Il ddl Valditara è stato approvato in Senato e questo significa che una ragazza potrebbe non trovare mai uno spazio in cui sentir dire che il consenso deve essere libero, attuale e revocabile.
Significa che un ragazzo potrebbe continuare a pensare che controllare il telefono della partner sia una forma di amore, che la gelosia sia una prova di interesse, che insistere davanti a un rifiuto sia normale.
Significa lasciare che ragazze e ragazzi continuino a costruire gran parte delle proprie conoscenze sulle relazioni, sulla sessualità e sul consenso attraverso i social network, la pornografia online e modelli culturali spesso fondati sul possesso, sul controllo e sulla disuguaglianza.
Perché i temi che questa legge prova a limitare non scompariranno. Semplicemente verranno affrontati altrove. E spesso peggio.
Quest'anno le operatrici del Centro Antiviolenza Marielle Franco hanno incontrato centinaia di studenti e studentesse nelle scuole del territorio. Alla Casa delle Donne TFQ abbiamo costruito il percorso “Crescere senza stereotipi”, coinvolgendo bambinə, famiglie, insegnanti e cittadinanza in un lavoro collettivo sulla prevenzione della violenza e sulla valorizzazione delle differenze.
Non parliamo quindi per principio, ma per esperienza. E l'esperienza ci dice che nei centri antiviolenza emergono con sempre maggiore frequenza situazioni di violenza sessuale che coinvolgono ragazze giovanissime. Ci dice che studenti e studentesse chiedono con forza spazi in cui poter discutere di relazioni, identità, emozioni, consenso e conflitto. Ci dice che la violenza si combatte imparando a riconoscere i propri confini e quelli altrui, mettendo in discussione stereotipi e modelli culturali che normalizzano controllo, possesso e sopraffazione.
Per questo non accetteremo che la prevenzione della violenza di genere venga sacrificata sull'altare di crociate ideologiche.
Continueremo a fare quello che abbiamo fatto finora: a entrare nelle scuole che sceglieranno di aprire spazi di confronto, a lavorare con studenti, studentesse, insegnanti e famiglie, a costruire strumenti per riconoscere la violenza prima che si manifesti nelle sue forme più estreme.
Questa legge dovrà fare i conti con tutte le persone che ogni giorno, nelle scuole, nei centri antiviolenza, nelle associazioni, nei consultori, nelle famiglie e nei territori, continueranno a scegliere la conoscenza contro la paura, la libertà contro il controllo, l'educazione contro il silenzio.