12/06/2026
Il valore della memoria (prima ancora del voto)
In questi giorni si parla molto del referendum sullo spostamento del mercato non alimentare. Ma prima di esprimere un giudizio, è necessario ricordare con precisione come siamo arrivati fin qui.
Durante l’emergenza Covid, il mercato fu costretto a lasciare la sua sede storica di Largo Martellotta e Corso Vittorio Emanuele. Non fu una scelta politica, ma una necessità dettata dalle norme sanitarie: in quella collocazione non era possibile garantire il controllo degli accessi, il contingentamento e le misure minime di sicurezza richieste in quel momento.
A questo si aggiungeva, con la progressiva riapertura delle attività e l’avvio della stagione estiva, un ulteriore elemento di complessità: la gestione della compresenza tra i fruitori del mercato e i crescenti flussi turistici nel cuore del paese. Una sovrapposizione di presenze e movimenti che avrebbe reso ancora più complessa la tutela della sicurezza, dell’ordine pubblico e della fruibilità degli spazi.
Per questo motivo, il mercato fu temporaneamente trasferito in Via Popoleto, in una zona periferica, per far fronte all’emergenza.
Terminata la fase emergenziale, si aprì il tema del ritorno. Ma è importante ricordare un dato che troppo spesso viene dimenticato: il mercato in Largo Martellotta e Corso Vittorio Emanuele si è svolto per decenni in un contesto storico, urbanistico e normativo profondamente diverso da quello attuale.
Non parliamo di pochi anni fa, ma di autorizzazioni e assetti consolidati in un’altra stagione amministrativa, quando le norme in materia di sicurezza, viabilità, gestione dei flussi, accessibilità e tutela dell’incolumità pubblica erano molto meno stringenti rispetto a oggi.
Nel corso dei decenni, quel quadro è cambiato radicalmente. E con esso sono cambiate non solo le responsabilità di chi amministra, ma anche quelle di chi è chiamato a firmare atti, autorizzazioni e pareri, assumendosene pienamente il peso sul piano tecnico, amministrativo e giuridico.
Fu in questo contesto che, tra le diverse soluzioni possibili, venne individuata Via Barsento: una sede capace di garantire maggiore disponibilità di parcheggi, una migliore organizzazione logistica e una distanza dal centro tutto sommato contenuta, di appena 500 metri.
Questi sono i fatti.
Eppure, su una vicenda nata da esigenze tecniche e organizzative, è stata costruita una polemica politica strumentale. Si è alimentato il malcontento e si sono fatte promesse elettorali che hanno inciso fortemente sul risultato del voto. Oggi, però, quelle parole si scontrano con la realtà.
E invece di assumersi la responsabilità politica di quanto promesso, si propone un referendum che non riguarda nemmeno il ritorno nei luoghi originari, ma una nuova soluzione: Via Trieste e Trento e Via Cesare Battisti.
Una scelta che presenta problemi evidenti, come la chiusura settimanale di una delle principali arterie cittadine e la separazione del settore alimentare da quello non alimentare, con inevitabili disagi per operatori e cittadini. Di fronte a tutto questo, appare ormai evidente chi oggi stia compiendo una scelta squisitamente politica.
E allora una domanda è inevitabile: dov’è questa tanto proclamata cultura democratica?
Perché chi oggi invoca partecipazione e ascolto ha rifiutato, nei fatti, il confronto. È stato negato lo studio tecnico di progetti che proponevano soluzioni conformi alle norme attuali per il mercato nei luoghi originari.
Non dimentichiamo, inoltre, quante volte sia stato impedito il dibattito sui possibili conflitti di interesse di alcuni membri di questa giunta: questioni che non sono mai state affrontate attraverso specifici ordini del giorno nella loro sede naturale, l’aula consiliare, mortificando così il ruolo democratico delle minoranze.
La democrazia non può essere usata a convenienza. Non può essere evocata per coprire promesse mancate e poi accantonata quando il confronto diventa scomodo.
Per questo, prima del voto, servirebbe una cosa semplice: chiarezza.
E forse, in questo fine settimana di giugno, con l’estate ormai iniziata, con il tempo da dedicare alle famiglie, al lavoro, agli affetti e alla bellezza del nostro territorio, ognuno saprà dare a questa vicenda il peso che realmente merita.