Biblioteca Cai Albenga

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Biblioteca Cai Albenga Biblioteca "Don Umberto Barbera" CAI - Albenga Oltre 4500 schede catalogate. Una sezione di un centinaio di volumi dedicata alla micologia.

Biblioteca specializzata dal 1954, anno di fondazione della Sottosezione CAI di Albenga, fa parte del Sistema Documentario dei beni culturali del Club Alpino Italiano, denominato CAISiDoc, che ha come referenti la Biblioteca Nazionale CAI, il Museo Nazionale della Montagna di Torino e il Coordinamento nazionale di BiblioCai. Monografie, periodici, manuali, carte topografiche, materiale multimediale attinente la cultura, la frequentazione, la tutela dell'ambiente montano e pubblicazioni che testimoniano storia e tradizioni popolari radicate sul territorio. "Fondo Giuseppe Garimoldi":
circa 500 volumi da metà Ottocento agli anni '70 del Novecento, oltre alle pubblicazioni del Club Alpino Italiano dalla fondazione. "Biblioteca Rifugio Mongioie", un centinaio di libri consultabili presso il rifugio di proprietà della Sezione CAI di Albenga. Link al catalogo:
https://caisidoc.it/biblioteche-cai/biblioteca-don-umberto-barbera-cai-sezione-di-albenga

Dal 26/10/2016 la "Biblioteca Don Umberto Barbera" e la piccola "Biblioteca Rifugio Mongioie" della Sezione CAI di Albenga sono ufficialmente iscritte all'Anagrafe ICCU:
Istituto centrale per il catalogo unico delle biblioteche italiane. Le schede sono consultabili ai seguenti indirizzi:
http://anagrafe.iccu.sbn.it/opencms/opencms/ricerche/dettaglio.html?id_biblioteca=17744
http://anagrafe.iccu.sbn.it/opencms/opencms/ricerche/dettaglio.html?id_biblioteca=17745

Servizi: consultazione, prestito, fotocopie, scansioni.

03/11/2026

La dinastia dei Perotti guide del Monviso:
diversi furono poi negli anni i valligiani che intrapresero la carriera di guida alpina, ma fra tutti c'è un cognome che rappresenta un binomio inscindibile con il Monviso: è quello dei Perotti, i componenti della famiglia di Crissolo che per decenni rappresentarono un sicuro punto di riferimento per chi voleva conoscere il Monviso; esplorarono la montagna in tutti i suoi anfratti, compreso le grotte che si aprono ai suoi piedi.
Il primo ad imparare l'arte di scalare le montagne fu Giovanni, attivo già nell'ultimo quarto dell'Ottocento, poi vennero i suoi due figli Claudio e Giuseppe.
Claudio detto anche Farina, che era anche il soprannome della sua famiglia, fu certamente uno dei più ardimentosi e forti, accompagnò sul Monviso moltissimi alpinisti e apri numerose nuove in compagnia del fratello Giuseppe detto Pin.
Claudio, nato nel 1864, è salito 550 volte in vetta al Viso come normalmente viene abbreviato il Monviso. Nel 1897 fece parte della squadra che ha scortato il Duca degli Abruzzi nella seconda salita invernale del Viso. Nel 1905 Farina ha iniziato la gestione Perotti del rifugio Quintino Sella (appena costruito), ininterrotta fino al 1976, quando è passata ai Tranchero, ancora oggi gestori del Sella.

I figli di Claudio sono tre: Giovanni (nato nel 1899), 640 volte in vetta al Viso, raggiunto per la prima volta a 5 anni in una gerla sulle spalle del padre; Quintino, così chiamato perché nato in rifugio (nel 1906); Claudio junior (1918) detto Visolotto, purtroppo scomparso alle Rocce Founs nel 1939.

Quintino, 749 volte in vetta al Viso, ha gestito il rifugio Sella fino al 1976, quando ha terminato anche l’attività di guida. E’ scomparso nel 1990. È forse il più rappresentativo dei Perotti (ma gli altri non scherzano affatto): soprannominato dai francesi Il pipistrello, per la sua leggiadria sia su roccia che su ghiaccio, a lui si devono alcune prime di rilievo, come la salita (agosto 1936) del Canale Perotti, una delle uscite superiori del Ghiacciaio pensile sulla parete nord del Monviso.

Se non altrimenti impegnato, Quintino trascorreva l’intera stagione estiva al rifugio Sella, con ritmi da vero montanaro. Ad eccezione della domenica, accompagnava i clienti ogni giorno di tempo buono, tornando in rifugio per pranzo. Nel pomeriggio scendeva con la mula a Crissolo per far provviste e risaliva per cena. Prima di spegnere le luci, nella cucinetta accoglieva, per quattro chiacchiere di montagna, gli amici presenti: da Ernesto Bano a Michele Riva, a don Natale Gottero, a Germano Coccolino e mille altri. Una specie di cenacolo, alla buona ma “eletto” fra personaggi che davano del “tu” al Re di Pietra.

Il figlio di Quintino, Aldo, ha imboccato altre strade, pur essendo salito, da giovane, una decina di volte sul Viso. Laureato, è impegnato nella realtà operativa della Val Po: è stato Sindaco di Crissolo – ora è Vice Sindaco – e Presidente della Comunità Montana. Ma non ha abbandonato l’attività alle falde del Re di Pietra: la famiglia gestisce il rifugio Albergo Pian del Re, costruito nel 1874 su iniziativa del Comune di Crissolo, ma divenuto privato nel 1909 grazie al nonno Claudio (Farina).

Nell’intero massiccio del Viso si registrano 36 prime ascensioni compiute dai vari Perotti: un vero attestato di fedeltà e di grande amore per le montagne di casa.

In questa bellissima foto rovinata dal tempo, ma mai dal ricordo. Claudio Perotti (Farina) in vetta al Monviso con il figlio Giovanni di cinque anni, agosto 1904.
Archivio ©️Aldo Perotti.

03/11/2026

MountResilience, progetto Horizon Europe coordinato da UNIMONT, sviluppa soluzioni per la resilienza climatica delle montagne europee.

29/10/2026

Nel 1929, Ermenegildo Zegna cominciò a piantare alberi sulle montagne sopra la sua fabbrica di lana, nel Biellese, quando quasi nessuno parlava di sostenibilità come la intendiamo oggi.

Aveva fondato il suo lanificio a Trivero nel 1910. L'azienda cresceva, i tessuti raggiungevano nuovi mercati e avrebbe potuto concentrare ogni risorsa sulla produzione.

Invece guardò le montagne che circondavano la fabbrica e decise che meritavano un futuro diverso.

Fece avviare un grande progetto di riforestazione. Nel corso degli anni furono messe a dimora circa 500.000 piante, tra conifere, rododendri, azalee e ortensie.

Non era soltanto una questione estetica. Zegna voleva valorizzare il territorio in cui vivevano i suoi lavoratori, migliorare il paesaggio e creare un rapporto più stretto tra la comunità e la montagna.

Ma gli alberi, da soli, non bastavano.

Se la montagna doveva diventare un luogo da vivere e conoscere, bisognava anche renderla accessibile.

Così, nel 1938, iniziò la costruzione della Panoramica Zegna, una strada di circa 26 chilometri attraverso le montagne biellesi. I lavori furono interrotti dalla Seconda guerra mondiale, ripresero nel 1947 e raggiunsero Bielmonte nei primi anni Cinquanta.

Immaginate cosa significasse allora: costruire una strada in quota, tra pendii e boschi, con l'obiettivo di avvicinare le persone a un territorio che per molti era difficile da raggiungere.

Non si trattava semplicemente di collegare due punti sulla carta. Era un modo per cambiare il rapporto tra una comunità e il luogo in cui viveva.

La visione di Zegna andava oltre i cancelli del lanificio. Il paesaggio, secondo questa idea, non era qualcosa di separato dall'attività economica, ma una parte essenziale della vita collettiva.

E c'è un particolare che rende questa storia ancora più interessante: il progetto non si concluse con la scomparsa del suo ideatore.

Ermenegildo Zegna morì nel 1966, ma il lavoro sul territorio proseguì attraverso le generazioni successive. Nel 1993 nacque ufficialmente l'Oasi Zegna, trasformando quell'impegno in un progetto strutturato di valorizzazione ambientale.

Oggi l'area si estende per circa 100 chilometri quadrati tra boschi, sentieri, pascoli e montagne. È liberamente accessibile e comprende anche Bielmonte, località conosciuta per le sue attività all'aria aperta.

Nel 2014 il FAI le ha conferito il proprio patrocinio, riconoscendone il valore nella tutela e nella valorizzazione del paesaggio.

Naturalmente, non bisogna trasformare questa vicenda in una favola perfetta. La riforestazione modifica gli ecosistemi, e anche i boschi piantati dall'uomo richiedono una gestione attenta, soprattutto oggi, con il cambiamento climatico e le nuove sfide per la biodiversità.

Proprio per questo, l'Oasi continua a lavorare sulla cura del patrimonio forestale e sull'equilibrio ambientale.

La lezione più interessante, allora, non è che un industriale abbia risolto ogni problema della montagna.

È che abbia investito in qualcosa che non poteva restituirgli un risultato immediato. Un albero impiega anni per crescere. Un bosco attraversa generazioni. Una strada può durare molto più a lungo di chi l'ha voluta.

Ermenegildo Zegna produceva tessuti destinati a diventare abiti. Ma sulle montagne di casa sua contribuì a costruire qualcosa che non si poteva vendere al metro: un paesaggio da lasciare a chi sarebbe arrivato dopo.

500.000 piante, una visione.

26 chilometri per avvicinare le persone alla montagna.

Un'eredità che continua a crescere anche dopo la morte del suo fondatore.
In breve:
— Nel 1929 Ermenegildo Zegna avviò la riforestazione delle montagne sopra Trivero, con circa 500.000 piante messe a dimora nel corso degli anni.

— La Panoramica Zegna cominciò a essere costruita nel 1938 e raggiunse Bielmonte nei primi anni Cinquanta.

— Nata ufficialmente nel 1993, l'Oasi Zegna si estende oggi per circa 100 km² ed è liberamente accessibile.

27/10/2026

Dieci tiri sulla parete ovest del Sasso Cavallo, difficoltà fino al 7c+ e 7b obbligatorio. La via è stata aperta in 5 giornate.

23/10/2026

🏔️ 163 anni di storia, passione e amore per la montagna!

Il 23 ottobre 1863, al Castello del Valentino di Torino nasceva il Club Alpino Italiano, grazie all'intuizione di Quintino Sella e di un gruppo di appassionati.

Da quel giorno, generazioni di soci e volontari hanno contribuito a costruire una storia fatta di alpinismo, cultura, conoscenza e tutela dell'ambiente montano.

Oggi il CAI Torino celebra le proprie radici e guarda al futuro, con lo stesso spirito di chi, 163 anni fa, ha dato inizio a questa straordinaria avventura. 💙

👉 Leggi l'articolo:
https://www.caitorino.it/montievalli/2026/10/23/i-163-anni-del-cai-torino/

21/10/2026

I resti del quaderno della vetta occidentale del C***o Grande del Gran Sasso sono stati trovati da Vincenzo Brancadoro, del CAI L’Aquila.

19/10/2026

CHIUSURA ALTA VIA DEL SALE AI MEZZI MOTORIZZATI
Da oggi (19 ottobre) l'Alta Via del Sale Limone-Monesi è chiusa al transito dei mezzi motorizzati come previsto dal regolamento di fruizione.
La strada bianca rimane però aperta alle biciclette. Segnaliamo che ieri ha chiuso la stagione di accoglienza 2026 anche il rifugio Don Barbera alla Colla dei Signori.

19/10/2026

Indirizzo

Rione Risorgimento 22
Albenga
17031

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