21/07/2025
L’aggressione del governo siriano a Suwayda: cosa sapere per prendere posizione
[17 luglio 2025]
Secondo l’Osservatorio siriano per i diritti umani negli ultimi giorni nella regione di Suwayda, nel sud della Siria, sono morte 310 persone a causa dell’aggressione del governo nei confronti delle istituzioni locali e della popolazione. Questi fatti fanno tornare alla mente i due distinti massacri perpetrati dal governo siriano in una regione diversa, quella costiera, a Natale e ai primi di marzo. I fatti di Suwayda sono tanto più gravi, se osservati da occidente, poiché si inseriscono in un contesto di piena legittimazione statunitense ed europea alle forze che continuano a commettere questi crimini in Siria. Rappresentano l’ennesimo monito ai mezzi d’informazione e al pubblico italiani a non occuparsi di Siria unicamente in presenza di episodi di violenza, poiché questi ultimi risultano incomprensibili se l’informazione non segue l’evoluzione del paese in modo costante. Un brutale attacco governativo contro la popolazione di una città del paese viene presentato in Italia in queste ore, in modo inaccettabile, come “conflitto settario”. Si tratta invece di un conflitto politico e, come per tutti i conflitti politici di questo mondo, l’unico gesto che può incarnare una postura di amicizia internazionale è, a seguito della comprensione del contesto, una chiara presa di posizione.
Due governi controllano due parti della Siria
Cominciamo dunque a ricostruire questo contesto. Dall’8 dicembre, data della caduta del regime di Assad, due governi distinti esercitano autorità su due regioni del paese: l’Amministrazione democratica autonoma (DAA), con sede a Ain Issa, nel nord del paese, e il Governo di transizione (STG), con sede a Damasco nel sud. La prima controlla la Siria che si trova grosso modo sul lato sinistro dell’Eufrate, mentre a destra dell’Eufrate esercita il suo controllo l’STG. La DAA, nonostante sia più piccola, controlla gran parte delle risorse agricole, idriche ed energetiche. Possiede un sistema di autogoverno consolidato e stabile e la situazione al suo interno è pacifica, se si esclude la persistente insurrezione armata dello “Stato islamico” o Daesh nel deserto orientale di Deir el Zor. E’ difesa dalle Forze siriane democratiche (SDF) che secondo stime informate si aggira intorno agli 80.000 combattenti tra donne e uomini. Il secondo non ha un ordinamento giuridico chiaro, è affetto da sparizioni, omicidi e violenze su base quotidiana sul proprio territorio. Il suo governo è ora responsabile del terzo eccidio di massa in pochi mesi. Le sue forze armate, completamente maschili, potevano contare a marzo su circa 40.000 persone.
Il massacro di Suwayda è iniziato dopo che, tra l’11 e il 12 luglio, gruppi armati provenienti dall’area di Der el-Zor, a nord di Suwayda e ai confini con la DAA, hanno attaccato la comunità locale. Tali gruppi sono stati descritti come “beduini”, ma si tratta di una caratterizzazione superficiale: non tutti i beduini del deserto siriano sono coinvolti in questi avvenimenti, e sarebbe sbagliato identificare un’intera componente della società siriana con questi gruppi. Gli stemmi che alcuni dei responsabili degli attacchi portavano sulle uniformi, d’altra parte, rimandavano secondo testimoni al simbolo utilizzato da Daesh. Non è dato sapere con certezza quali siano le esatte affiliazioni di questi gruppi, né se abbiano agito in modo autonomo. Quel che è certo è che Daesh è quotidianamente impegnato in combattimenti e scontri con le SDF e la DAA a nord, mentre già in passato ha tentato di impadronirsi della città di Suwayda a sud. L’esito di questi attacchi è stato il tentativo del governo di occupare la città (con la scusa di “riportare l’ordine”) e l’intervento militare israeliano (con la scusa di “proteggere i drusi” che in maggioranza abitano a Suwayda). Dati questi sviluppi, non si può escludere che, come in altr contesti, gruppi che esibiscono simboli salafiti possano agire anche come mercenari.
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[Aggiornamento: Tra il 17 e il 18 luglio migliaia di persone – tutti uomini – si sono radunate nei dintorni di Suwayda per attaccarla. Benché alcuni gruppi abbiano rivendicato la loro appartenenza tribale in varie regioni della Siria, tra loro è stata accertata la presenza di molto militanti islamisti vicini alle formazioni che sostengono il governo. Quest'ultimo ha attuato un embargo totale nei confronti di Suwayda tagliando i rifornimenti di elettricità, cibo, medicinali e connessione internet, e ha aperto i propri checkpoint al passaggio degli aggressori, che Al-Shaara ha definito "eroici" in un discorso televisivo. Il 18 e il 19 luglio queste bande hanno occupato villaggi già abbandonati dalla popolazione (circa 80.000 sfollati secondo il SOHR) dando fuoco alle case. Sostenendo di voler vendicare alcune famiglie beduine a loro volta sfollate, e liberare "2000 beduini in staggio dei drusi" hanno attaccato la città, spesso condividendo video di crimini o brandendo armi da taglio come scimitarre ed asce. Ciononostante non sono riusciti a occupare la città, che è stata efficacemente difesa dalle forze locali. Queste ultime hanno chiesto al governo un cessato il fuoco e hanno accettato il ritorno delle forze governative in città. Sebbene fino alla notte del 19 continuassero gli scontri, il governo ha dichiarato il 20 luglio che gli aggressori "eroici" erano stati convinti dalle sue forze ad abbandonare Suwayda. Questi sviluppi sono stati agevolati dal monito USA a Israele e non intervenire nuovamente, e a un cessate il fuoco tra Siria e Israele con mediazione USA e giordana.]
Nella foto: combattenti di Suwayda