02/10/2025
Alla vigilia della festa di San Francesco, il prossimo 4 ottobre, voglio condividere con voi questo ricordo di Padre Mario. Una sera di settembre del 2002, dopo una cena presso il Convento dei Padri Cappuccini per organizzare la festa di San Francesco uscimmo fuori dal refettorio per fumarci una sigaretta. Padre Mario gustava una Malboro e guardava verso il mare; era una serata stupenda, si vedeva nitidamente tutto il litorale Laziale illuminato da migliaia di luci pubbliche e di abitazioni. Alzando lo sguardo verso l'alto una miriade di stelle incorniciava una serata "magica". Dopo qualche minuto, rompo questo silenzio e chiedo: “Padre Mario a cosa stai pensando?”, e dopo qualche secondo, un colpo di tosse per schiarire la voce o per scacciare l'emozione, inizió a parlare. “Oggi è 20 settembre?” mi domanda Padre Mario ed io gli rispondo “si”. Si vede che è emozionato, qualche secondo, poi inizia a raccontare l'inizio di questa avventura sacerdotale nella nostra città. Proprio come oggi nel 1966 in compagnia di mia madre entrai per la prima volta in questo Convento, salii queste scale con il cuore che batteva come un bambino. Vicino al cancelletto di entrata, c'era una corda, la tirai e la campana suonò. Ad aprire venne il padre guardiano Padre Benedetto anche lui di Gavignano come me e questo mi rese più tranquillo. Padre Benedetto, dopo una breve presentazione, mi disse fratello Mario tu, la notte di Natale dirai la messa! Potete capire il mio imbarazzo e soprattutto le mie perplessità, perplessità perché per salire al convento nel 1966, era tutto buio, e ricordo che c'erano due punti di luce pubblica, una a via San Francesco e l'altra a via anfiteatro romano. Dentro di me, pensavo, ma chi viene fin qui, alla messa per la nascita di Gesù e ragionavo, stiamo a settembre sicuramente a dicembre Padre Benedetto cambierà idea. Non fu così, il 24 dicembre alle ore 23:00, il padre Guardiano mi disse, vai Mario apri la chiesa. Mi avviai, dal refettorio alla chiesa rimuginavo ma chi ci può stare a quest'ora, qui tutto scuro e con questo freddo. Con il cuore in gola aprii il portone della chiesa e con mio grande stupore vidi fuori, era pieno di fedeli con le candele accese per illuminare il sagrato. Li capii che quel Convento e Albano sarebbero stati nel mio cuore per tutta la vita.