Associazione Kalyanamitta - APS

Associazione Kalyanamitta - APS Associazione di promozione sociale per la meditazione e lo studio del Buddhismo, per tutti, dovunque siano, on-line e in presenza.

𝗥𝗜𝗙𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗦𝗨𝗟 𝗦𝗢𝗥𝗚𝗘𝗥𝗘 𝗘 𝗦𝗩𝗔𝗡𝗜𝗥𝗘I primi spettatori dei film si gettavano a terra vedendo un treno avanzare sullo scherm...
20/06/2026

𝗥𝗜𝗙𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗦𝗨𝗟 𝗦𝗢𝗥𝗚𝗘𝗥𝗘 𝗘 𝗦𝗩𝗔𝗡𝗜𝗥𝗘
I primi spettatori dei film si gettavano a terra vedendo un treno avanzare sullo schermo, convinti che fosse reale. Noi oggi sorridiamo, ma facciamo lo stesso con il film del nostro corpo: lo prendiamo per un oggetto solido e immutabile, mentre è un flusso continuo di sensazioni che nascono e svaniscono. Un graffio del gatto che compare e si rimargina, un fastidio che va e viene: imparare a vedere il corpo come processo, e non come cosa da afferrare, è ciò che ci rende liberi.

Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 19 giugno 2026.
Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.


Riflessioni sul sorgere e svanire: il corpo non è un oggetto fisso, ma un processo che nasce, muta e svanisce in ogni istante.

𝗠𝗘𝗗𝗜𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗨𝗟𝗟𝗘 𝗣𝗢𝗦𝗜𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗢𝗥𝗣𝗢Camminare, stare in piedi, sedersi, sdraiarsi: dentro le posizioni più ordinarie de...
20/06/2026

𝗠𝗘𝗗𝗜𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗨𝗟𝗟𝗘 𝗣𝗢𝗦𝗜𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗢𝗥𝗣𝗢
Camminare, stare in piedi, sedersi, sdraiarsi: dentro le posizioni più ordinarie del corpo possiamo trovare una porta verso la consapevolezza. In questa pratica osserviamo il corpo fermo, poi in leggero movimento, poi di nuovo immobile, fino a sentire come ogni postura nasce, cambia e svanisce. Impariamo perfino a cogliere l'impulso a muoverci un attimo prima che il corpo lo segua. Un esercizio semplice e diretto, adatto anche a chi inizia.

Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 19 giugno 2026.
Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.


Meditazione sulle posizioni del corpo: osserviamo il corpo in piedi e seduti per sentire come ogni postura nasce, muta e svanisce.

𝗥𝗜𝗙𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗦𝗨𝗜 𝗤𝗨𝗔𝗧𝗧𝗥𝗢 𝗘𝗟𝗘𝗠𝗘𝗡𝗧𝗜 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗢𝗥𝗣𝗢Dov'è la barriera tra noi e una pesca, se senza mangiarla moriremo? Tra noi e ...
13/06/2026

𝗥𝗜𝗙𝗟𝗘𝗦𝗦𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗦𝗨𝗜 𝗤𝗨𝗔𝗧𝗧𝗥𝗢 𝗘𝗟𝗘𝗠𝗘𝗡𝗧𝗜 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗢𝗥𝗣𝗢
Dov'è la barriera tra noi e una pesca, se senza mangiarla moriremo? Tra noi e il ruscello, il sole, il vento? Il corpo è fatto della stessa terra, acqua, fuoco e aria del resto del mondo, e va reintegrato di continuo: i confini ce li poniamo da soli. In una fotografia il corpo c'è; guardando il film intero vediamo un processo che appare, muta e svanisce, come l'acqua di un fiume. E quando smettiamo di aggrapparci, rimane una coscienza luminosa e in pace.

Riflessioni di Dharma registrate da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 12 giugno 2026.

Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.



Riflessioni sui quattro elementi del corpo: dov'è il confine tra noi e il mondo, se il corpo è fatto della stessa terra, acqua, fuoco e aria?

𝗠𝗘𝗗𝗜𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗨𝗜 𝗤𝗨𝗔𝗧𝗧𝗥𝗢 𝗘𝗟𝗘𝗠𝗘𝗡𝗧𝗜 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗢𝗥𝗣𝗢Le ossa del nostro cranio e le rocce di una montagna sono la stessa terra. Il ...
13/06/2026

𝗠𝗘𝗗𝗜𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗦𝗨𝗜 𝗤𝗨𝗔𝗧𝗧𝗥𝗢 𝗘𝗟𝗘𝗠𝗘𝗡𝗧𝗜 𝗗𝗘𝗟 𝗖𝗢𝗥𝗣𝗢
Le ossa del nostro cranio e le rocce di una montagna sono la stessa terra. Il sangue nelle vene e la pioggia sono la stessa acqua. Il calore del corpo e quello del sole sono lo stesso fuoco. In questa meditazione attraversiamo il corpo quattro volte, una per ciascun elemento, scoprendo che il confine tra noi e il mondo è molto meno netto di quanto crediamo. E che lasciare andare ciò che comunque cambia porta una libertà leggera e piena di pace.

Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 12 giugno 2026.

Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.


Meditazione sui quattro elementi del corpo: terra, acqua, fuoco e aria dentro e fuori di noi, senza confine, senza possesso.

🧘‍♂️✨ Quante volte, davanti a una difficoltà, l’unico istinto è forzare una soluzione o scappare via? ✳️ La pratica dell...
09/06/2026

🧘‍♂️✨ Quante volte, davanti a una difficoltà, l’unico istinto è forzare una soluzione o scappare via?

✳️ La pratica della presenza ci interpreta un’alternativa potente: Khanti, la pazienza. Non come rassegnazione passiva, ma come la capacità profonda di restare con ciò che c’è, senza forzare e senza fuggire.

☀️ Domenica 14 giugno ci prendiamo una pausa dalla frenesia quotidiana per un’intera giornata dedicata alla pratica. Un tempo lungo in cui il silenzio può depositarsi e la mente ha finalmente lo spazio per acquietarsi, senza fretta.

🗓️ Il Programma in sintesi:
➡️ Quando: Domenica 14 giugno, dalle ore 10:00 alle 17:00.
➡️ Dove: Presso la "Casa di Pietro", Via Sforzesca 12, 00075 Lanuvio (RM) oppure Online.
➡️ Cosa faremo: Alterneremo meditazioni sedute, meditazioni camminate nel giardino e riflessioni di Dhamma. Alle 13:00 faremo un pranzo al sacco insieme.
➡️ Guida il ritiro: Sirimedho Stefano De Luca.

📌 La giornata è aperta a tutti i soci: non serve alcuna esperienza precedente di meditazione.

🛑 Informazioni utili per i partecipanti:

➡️ Cosa portare: Abiti comodi e il proprio pranzo al sacco.
➡️ Materiali: L'associazione mette a disposizione dei cuscini e tappetini da meditazione, ma chi vuole può tranquillamente portare i propri.
➡️Online: Per i soci che non possono essere presenti fisicamente, sarà attiva la connessione streaming.

🔗 COME ISCRIVERSI:
➡️ Scrivici a [email protected].
➡️ Visita la pagina dedicata sul nostro sito (link in bio)

La paziente accettazione è il sommo ardore.» – Dhammapada 184

La chiglia di uno yacht è simile a una pinna immersa sott'acqua che impedisce al vento di spingere l'imbarcazione di lat...
08/06/2026

La chiglia di uno yacht è simile a una pinna immersa sott'acqua che impedisce al vento di spingere l'imbarcazione di lato e le consente di navigare controvento. La chiglia contiene la zavorra, che conferisce stabilità alla barca, e per questo è una buona metafora dell'equanimità, come lo è anche un pilastro profondamente infisso nel terreno. La sua immobilità non dipende soltanto dal materiale di cui è fatto; altrettanto importante è la profondità alla quale esso sprofonda nel terreno. Allo stesso modo, la forza dell'equanimità dipende da quanto essa è radicata nella saggezza.
I venti mondani che sferzano la mente non cessano mai di soffiare. Tuttavia, grazie alla presenza mentale e alla saggezza, perdono il potere di trascinarci qua e là. L'equanimità ci offre una zavorra e un ancoraggio. Vedendo che il guadagno è inseparabile dalla perdita, lo status sociale dalla perdita di status, il piacere dal dolore e la lode dalla critica, smettiamo di attribuire loro un'importanza eccessiva nella vita. Quando non siamo più ossessionati da ciò che è instabile, la mente stessa diventa più stabile.
Comprendendo che tutte le cose mutano in base a cause e condizioni, non ci esaltiamo quando le circostanze sono favorevoli né cadiamo nello sconforto quando non lo sono. Non si tratta di scegliere deliberatamente di mantenere uno stato mentale equilibrato; piuttosto, l'equilibrio e la serenità sorgono spontaneamente quando la presenza mentale e il samādhi sono permeati dalla saggezza.
Un'altra immagine: un grande elefante bianco guarda in basso e vede dei cuccioli rabbiosi che gli mordicchiano le zampe. L'elefante avverte qualcosa, ma è un "qualcosa" che equivale quasi a niente. E continua a camminare, imperturbato.

Ajahn Jayasāro, 6 giugno 2026

Il Buddha attribuì le cause immediate del suo risveglio a due fattori: uno sforzo incessante e l’insoddisfazione nei con...
02/06/2026

Il Buddha attribuì le cause immediate del suo risveglio a due fattori: uno sforzo incessante e l’insoddisfazione nei confronti delle realizzazioni già conseguite.
L’incostanza è il grande ostacolo di molti praticanti. Periodi di intenso impegno seguiti da periodi di impegno scarso o nullo producono poco oppure nessun progresso duraturo. Ciò può dipendere da fattori inevitabili, come una malattia, oppure responsabilità familiari o professionali, ma può anche accadere che i periodi di intensa pratica comportino un tale sforzo che, al loro termine, la mente reagisca come se tutto quel duro lavoro meritasse una pausa ricreativa.
Tuttavia il principio "lavora duramente, divertiti intensamente" finisce per rendere tutto più difficile. Un giardiniere può smettere di strappare le erbacce, fare una pausa e poi riprendere il lavoro; un chirurgo nel bel mezzo di un’operazione non può farlo. La pratica del Dhamma somiglia molto più a un intervento chirurgico che al diserbare. L'importante è mantenere una costanza stabile. Cercate di praticare con una costanza sostenibile, da poter intensificare periodicamente.
Einstein una volta disse che, se avesse trovato un ago in un pagliaio, avrebbe continuato a cercarne altri. Questo è il tipo di insoddisfazione di cui parlava il Buddha. L’insoddisfazione per le proprie realizzazioni non è perfezionismo. Essa include un lucido apprezzamento per i risultati raggiunti. È il rifiuto di abbandonare un compito non ancora concluso o di lasciarsi distrarre dai frutti dei propri successi. È una devozione incrollabile che spinge a proseguire il cammino fin dove è possibile arrivare.

Ajahn Jayasāro, 30 maggio 2026

𝗠𝗘𝗗𝗜𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜 𝗚𝗘𝗡𝗧𝗜𝗟𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗩𝗘𝗥𝗦𝗢 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗥𝗣𝗢La gentilezza può cominciare dal luogo più vicino e più trascurato: il nostro co...
30/05/2026

𝗠𝗘𝗗𝗜𝗧𝗔𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘 𝗗𝗜 𝗚𝗘𝗡𝗧𝗜𝗟𝗘𝗭𝗭𝗔 𝗩𝗘𝗥𝗦𝗢 𝗜𝗟 𝗖𝗢𝗥𝗣𝗢

La gentilezza può cominciare dal luogo più vicino e più trascurato: il nostro corpo. In questa meditazione lasciamo riposare il corpo, ammorbidiamo le tensioni con il respiro e lo riconosciamo per quello che è, terra, acqua, fuoco e vento, la stessa materia di ogni altro essere. Da questo riconoscimento nasce un augurio di salute e benessere che si allarga a chi amiamo, agli sconosciuti, a chi ci mette in difficoltà, fino a tutti gli esseri.

Meditazione guidata registrata da Sirimedho Stefano De Luca nel gruppo di meditazione dell'Associazione Kalyanamitta il 29 maggio 2026.
Se vuoi partecipare agli incontri, vai sul nostro sito, sezione Partecipa / Gruppi di meditazione.


Meditazione di gentilezza verso il corpo: offrire benessere e cura riconoscendo la materia fragile che ci rende uguali a ogni essere.

Nei sutta, gli insegnamenti del Buddha su cāganussati (ricordo della generosità) non pongono tanto l’accento sul ricorda...
27/05/2026

Nei sutta, gli insegnamenti del Buddha su cāganussati (ricordo della generosità) non pongono tanto l’accento sul ricordare i singoli atti di generosità quanto sul contemplare la meraviglia di possedere la virtù della generosità. Nell'AN 6.10* il Buddha dice a Mahānāma:
«I nobili discepoli ricordano la loro generosità in questo modo: "Che fortuna! Che fortuna davvero! In mezzo alle persone ossessionate dalla macchia della possessività, sono stabile nella mia dimora priva di quella macchia, liberamente generoso, di mano aperta, trovando gioia nel distacco, devoto alla beneficienza, trovando gioia nel dare e nel condividere"».
Il Buddha prosegue dicendo che riflettere sulla generosità in questo modo offre una tregua temporanea dalle contaminazioni, stabilizzando così la mente e infondendole ispirazione nel Dhamma. Afferma che la contentezza che nasce dal ricordare la generosità si trasforma in gioia, tranquillità, beatitudine e samādhi.
“Così un nobile discepolo dimora in equilibrio tra la gente non equilibrata, imperturbabile tra la gente turbata”.
La parola che ho tradotto sopra come 'fortuna' è 'lābha' o guadagno. Pertanto, l'esclamazione potrebbe anche essere resa come: “Che guadagno!”. L'avarizia e la possessività possono aiutarci ad accumulare ricchezze materiali, ma ci rendono poveri di spirito. Apprezzare appieno il valore della libertà da quel tipo di povertà può fornire le basi per realizzazioni sempre più profonde.

Ajahn Jayasāro, 26 maggio 2026

*AN: Aṅguttara Nikāya, la Raccolta dei Discorsi in Progressione [NdT]

La tradizione Theravāda adotta un approccio piuttosto modesto e realistico nei confronti dell'aiuto al prossimo. Mentre ...
26/05/2026

La tradizione Theravāda adotta un approccio piuttosto modesto e realistico nei confronti dell'aiuto al prossimo. Mentre il voto del Bodhisattva* afferma con coraggio: «Gli esseri che soffrono sono innumerevoli; io prometto di salvarli tutti», i Theravāda sono più cauti. Essi dicono: «Gli esseri che soffrono sono innumerevoli; cercherò di contribuire ad alleviare la sofferenza, ovunque possibile, nel miglior modo possibile».

Entrambi gli approcci riconoscono la sfida che devono affrontare tutti coloro che desiderano fare del bene nel mondo: come si fa ad andare avanti quando, guardando il quadro generale, nessuna azione sembra fare molta differenza?

L'approccio Theravāda si basa sull'accettazione del fatto che, sebbene comprendiamo che vi siano innumerevoli esseri che migrano attraverso i regni dell'esistenza senza inizio, tutto ciò che possiamo mai conoscere come esperienza diretta è ciò che sta accadendo qui, proprio ora, in questo corpo e in questa mente. L'unica cosa di cui possiamo assumerci la responsabilità è questo momento presente. Impariamo quindi a stabilire la consapevolezza nel momento presente, nostra unica realtà. E facciamo del nostro meglio, in ogni momento successivo, per noi stessi e per gli altri, perché tra i due non esiste un vero conflitto.

Ajahn Jayasāro, 5 gennaio 2021 riproposto il 23 maggio 2026.

‘* Nel Buddhismo Mahāyāna, il bodhisattva è colui che rimanda la propria liberazione finale per aiutare il prossimo, mosso da una profonda compassione [NdT]

Indirizzo

Via Tor Paluzzi , 85
Albano Laziale
00041

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