I costumi riproducono fedelmente quelli dei nostri antenati, sono stati realizzati sulla scorta di oleografie del pittore Filippo Balbi della scuola napoletana, vissuto nella città di Alatri nella seconda metà dell'800,
e sono caratterizzati da:
Per le donne, la sottana per lo più bianca o a colori vivaci (gli giacc’) è corta e lascia vedere le gambe calzate dalla ciocia. Ciò che copre la ciociara
al petto e alle spalle è il busto. Sotto, nell’estate, non ha che la camicia chiusa al collo ed ai polsi. Nell’inverno porta, sopra la camicia, la camiciola di lana e lo sciallino a colori. In testa ha la mantila, ossia un panno bianco, guarnito di merletto, che ricade dietro fino a toccare le spalle. Elementi di abbellimento sono i "curagli", bei vezzi di corallo e lunghi pendenti (orecchini in oro lunghi dodici cm con perle terminali). Le donne ciociare erano molto rinomate per allevare i piccoli delle famiglie nobili, infatti erano delle ottime nutrici. Richiestissime e vezzeggiate, erano inconfondibili quando indossavano quelle ampie gonne bianche, arricchite da balze di diversi colori a testimonianza delle casate presso le quali “prestavano servizio” e dall’immancabile bustino, prevalentemente di velluto nero, a sorreggere le fonti di nutrizione dei lattanti
Nel vestiario maschile, il calzone è di panno nero o blu. E’ corto e giunge sul ginocchio a coprire i fermagli delle strenghe della ciocia. Intorno alla vita, i calzoni sono stretti da una lunga fascia bianca, la quale finisce a grandi fiocchi ricamati quasi al fianco sinistro (sono anche di colore più vivace). Notevole è il panciotto rosso scarlatto (o verde o blu) con due file di bottoni. La giacchetta è corta. Indossa spesso il cappello di feltro e un fazzoletto intorno al collo. Durante gli spettacoli, il gruppo utilizza molti attrezzi della vita contadina: gli tin’ in cui le ragazze mimano danzando, la spremitura dell'uva dopo la vendemmia, “gli canistr”, gli uigli, la igliara, la zappa, la cugna,gli strummul’….