BAC BAC - Associazione Culturale

BAC BAC - Associazione Culturale RACCOGLIAMO IDEE, PROGETTI E PROPOSTE PER COSTRUIRE UNA NUOVA AGRIGENTO

AGRIGENTO PRIDE 2026Il Pride nasce come manifestazione per rivendicare diritti, visibilità e pari dignità per le persone...
24/08/2026

AGRIGENTO PRIDE 2026

Il Pride nasce come manifestazione per rivendicare diritti, visibilità e pari dignità per le persone LGBTQ+, ma nel tempo è diventato anche un momento di riflessione più ampio sul valore dei diritti civili, delle politiche di inclusione e del rispetto delle differenze.

Le sue radici affondano nelle proteste contro le discriminazioni e la marginalizzazione e, per questo, conserva una forte dimensione di impegno civile, oltre che celebrativa.

L’arrivo di un Pride ad Agrigento può essere letto in questa prospettiva: non soltanto come un evento dedicato a una specifica comunità, ma come un segnale della volontà di portare nel dibattito pubblico temi legati ai diritti, alla convivenza e alla partecipazione sociale.

Agrigento Pride 2026 è la prima edizione del Pride organizzata nel capoluogo agrigentino. L’evento è previsto per sabato 29 agosto 2026, con il raduno in piazza Pirandello alle ore 18:00. Alle ore 19:00 prenderà il via il corteo, che attraverserà via Atenea, Porta di Ponte, piazza Marconi e .....

MADDALUSA E I CONFINI DEL PARCO DDELLA VALLE DEI TEMPLILETTERA APERTA AL SINDACO DI AGRIGENTO
23/08/2026

MADDALUSA E I CONFINI DEL PARCO DDELLA VALLE DEI TEMPLI
LETTERA APERTA AL SINDACO DI AGRIGENTO

LETTERA APERTA AL SINDACO DI AGRIGENTO Caro Michele Sui confini del Parco Archeologico e sul destino delle case abusive edificate in zona “A”, l’Area Progressista non può essere decisa e univoca nel dibattito interno quanto imprecisa e nebulosa nel contesto pubblico. Ad oggi, sul tema si regi...

AREE PEDONALI E RINATURALIZZATE IN CENTRO STORICO? POSSIAMO FARLO SUBITO?Ad Agrigento l’auto privata sembra insostituibi...
30/07/2026

AREE PEDONALI E RINATURALIZZATE IN CENTRO STORICO?
POSSIAMO FARLO SUBITO?

Ad Agrigento l’auto privata sembra insostituibile come mezzo di trasporto.
Lo scenario europeo, invece, va in direzione opposta. Quasi tutte le città, in particolare quelle che custodiscono i luoghi e gli elementi architettonici più preziosi, si muovono verso una mobilità ecologicamente sostenibile, con l’impiego di infrastrutture che massimizzano il trasporto pubblico penalizzando il traffico privato, escludendolo quasi del tutto dalle zone centrali.

In questa direzione che vanno le cosiddette “Smart city”. Le “città intelligenti”, infatti, si qualificano proprio per una politica della mobilità che coniuga ambientalismo, risparmio energetico e riqualificazione del tessuto urbano.
Peraltro, la trasformazione verso una sostenibilità ecologica delle città è un’emergenza imposta dai cambiamenti climatici, ormai accelerati e dalle conseguenze disastrose: siccità, desertificazioni, inondazioni, scioglimento delle calotte polari e innalzamento del livello dei mari; ed è chiaro agli studiosi che l’economia basata sui combustibili fossili è al tramonto.

Bisogna quindi attrezzarsi, e anche velocemente, per traghettare le nostre comunità caotiche ed inquinate verso nuove forme intelligenti dell’abitare, con città infrastrutturate per una mobilità ecologica, innovativa e dotate di tecnologie digitali in grado di migliorare la qualità della vita contrastando i rischi ambientali: sia quelli globali che quelli di prossimità. Quindi, politiche con ricadute immediate sulla riduzione del traffico, la qualità dell’aria, l’inquinamento acustico, l’inquinamento visivo.

Naturalmente ci vuole chiarezza di visione e coraggio per contrastare cattive e consolidate abitudini, difese ad oltranza da chi si attarda a cogliere la necessità di un cambiamento profondo nell’organizzazione, nel modo di vivere le città, di gestire spazi e tempi.
La nuova mobilità deve invertire la scala delle priorità: attenzionare anzitutto le esigenze dei pedoni, per passare poi a quelle dei ciclisti, al trasporto pubblico e, solo in coda, al traffico privato.

Aspettando misure più impattanti sul traffico cittadino, come quelle contenute nel masterplan elaborato del team dell’archittetto Paolo Lattaioli, che ieri è stato consegnato all’amministrazione comunale, dove si fa riferimento ad un sistema integrato di diverse misure (metropolitana di superficie, percorsi meccanizzati, scale mobili, ascensori, piste ciclabili, aree pedonali, mobilità dolce, percorsi pedonali ed altro ancora) che potrebbero cambiare e migliorare profondamente il nostro sistema di mobilità urbana, vorrei lanciare una proposta che, se realizzata, avrebbe il pregio di una quasi immediata realizzazione, ad un costo contenuto, oltre ad essere particolarmente significativa del tipo di città che vorremmo diventasse Agrigento.

Perchè non sperimentare un’ampia zona pedonale nel centro storico che veda interessate piazza Pirandello, via Atenea, la zona di Porta di Ponte, largo Francesco Taglialavoro, via Pirandello, piazza San Francesco e il tratto del Viale della Vittoria che va da piazza Cavour a piazza Marconi?
Se contestualmente si riattivassero i sottopassaggi di piazza Marconi, si rimuovesse l’asfalto attorno ai giardini (parecchio malandati) di Porta di Ponte e magari anche nel primo tratto del Viale fino a Villa Bonfiglio, si creerebbe un ampio percorso pedonale, un grande giardino urbano nel salotto della città. Una lunga “passeggiata” da piazza Pirandello a piazza Cavour e Villa Bonfiglio senza soluzione di continuità.

Naturalmente, facendo tesoro delle esperienze maturate in altre realtà, l’iniziativa dovrebbe essere discussa preventivamente con gli operatori commerciali e presentata assieme ad un cartello di eventi ed attività culturali, da tenere nelle aree pedonalizzate, che possano attrarre visitatori in gran numero.
Vicino a noi, Palermo con il suo centro storico ampiamente pedonalizzato (via Maqueda, piazza Verdi, il Cassaro, Piazza San Domenico, la Vucciria, piazza Bologni ed altro ancora) è un esempio riuscito di rigenerazione urbana, ambientale ed economica.

Facciamolo anche ad Agrigento, magari stando attenti agli effetti indesiderati della turistificazione dei centri storici. Arrivando buon ultimi, abbiamo il vantaggio di poter correggere gli errori e i limiti riscontrati in altre città.

Dopo il disastro dello scempio della villa del Sole, il giardino del Viale sarebbe una parziale compensazione per gli agrigentini, ma soprattutto indicherebbe la strada di rigenerazione e sviluppo urbano che il nuovo governo della città intende seguire.

AREE PEDONALI E RINATURALIZZATE IN CENTRO STORICO?POSSIAMO FARLO SUBITO? Ad Agrigento l’auto privata sembra insostituibile come mezzo di trasporto.Lo scenario europeo, invece, va in direzione opposta. Quasi tutte le città, in particolare quelle che custodiscono i luoghi e gli elementi architetton...

LA CITTA’ DEGLI DEI A PROPOSITO DI VALLE DEI TEMPI E ABUSIVISMO EDILIZIO In queste ultime settimane, con la vicenda dell...
25/07/2026

LA CITTA’ DEGLI DEI
A PROPOSITO DI VALLE DEI TEMPI E ABUSIVISMO EDILIZIO

In queste ultime settimane, con la vicenda della mancata fornitura alle case abusive di contrada Maddalusa del servizio idrico, da parte del gestore consortile Aica, è tornato di attualità il dibattito sui confini del parco archeologico della Valle dei Templi e sulla eventuale sanatoria delle costruzioni abusive edificate fino agli anni ‘80.

Stupenda orrenda città, Agrigento. I greci che la fondarono erano una razza solare che amava guardare il mondo dall’alto delle acropoli. Qui ne eressero una eccelsa sulla rupe Atenea, ai cui piedi, nella valle dei templi, edificarono una città a cui si sale, con il desiderio e la nostalgia, come...

BAC BACUN BLOG, UNA RIVISTA, UN LUOGO D’INCONTROUna comunità di idee, parole e impegno civileCi sono luoghi che non hann...
22/07/2026

BAC BAC
UN BLOG, UNA RIVISTA, UN LUOGO D’INCONTRO

Una comunità di idee, parole e impegno civile
Ci sono luoghi che non hanno mura, eppure riescono a riunire persone, esperienze e visioni del mondo. Bac Bac è uno di questi luoghi.
Nato dall'incontro di donne e uomini profondamente legati alla propria città, Bac Bac è diventato nel tempo uno spazio di confronto libero e appassionato, una casa comune per chi crede che la cultura non sia un lusso riservato a pochi, ma un bene condiviso, capace di migliorare la vita delle persone e delle comunità.

Le sue pagine raccontano Agrigento e la Sicilia, ma guardano anche oltre i confini del territorio. Raccontano la storia e la memoria, le trasformazioni sociali, la politica, la scuola, il paesaggio, la letteratura, l'arte e le sfide del nostro tempo. Ogni articolo nasce dal desiderio di comprendere, di interrogarsi, di mettere in relazione esperienze diverse per costruire uno sguardo più consapevole sul presente.

Bac Bac è soprattutto una comunità di autori e lettori. Persone che hanno scelto di condividere conoscenze, passioni e competenze, animando un dialogo che negli anni ha saputo coinvolgere studiosi, insegnanti, professionisti, scrittori, artisti e semplici cittadini. Voci differenti, talvolta anche distanti, unite però dalla convinzione che il confronto delle idee sia una ricchezza e che la partecipazione sia il fondamento di ogni autentica vita democratica.

In una società attraversata dalla velocità dell'informazione e dalla frammentazione dei rapporti, Bac Bac continua a difendere il valore della riflessione, dell'approfondimento e dell'ascolto. Non offre verità preconfezionate, ma domande, prospettive, occasioni di dialogo. Non cerca il consenso facile, ma la qualità del pensiero e la responsabilità della parola.
Il nome stesso richiama le radici profonde della città, la sua storia millenaria, il legame con una memoria che non appartiene soltanto al passato, ma continua a vivere nel presente e a orientare il futuro. Per questo Bac Bac non è soltanto un blog o una rivista culturale: è un laboratorio permanente di cittadinanza, un luogo di elaborazione collettiva, un invito a guardare la realtà con curiosità, spirito critico e fiducia nelle possibilità del cambiamento.

Oggi, come ieri, Bac Bac continua il suo cammino grazie all'impegno dei suoi animatori e dei suoi collaboratori, custodendo una convinzione semplice e preziosa: una comunità cresce quando coltiva la memoria, alimenta la conoscenza e mantiene aperto il dialogo tra le persone.
Perché le città non sono fatte soltanto di strade, edifici e monumenti. Sono fatte di idee, di relazioni, di cultura. E sono queste, in fondo, le fondamenta più solide su cui costruire il futuro.

—————————————————————————-

Ho chiesto ad un programma di intelligenza artificiale di darmi notizie sulla rivista on line Bac Bac.
In tre secondi ha sfornato questo formidabile pezzo.
Sono impressionato, ma anche un po’ sgomento, dei progressi dell’intelligenza Artificiale e dell’uso che se ne potrà fare prossimamente.

SESSANT’ANNI FA LA FRANA DI AGRIGENTO All’alba del 19 luglio 1966 nella zona occidentale di Agrigento, nei quartieri del...
19/07/2026

SESSANT’ANNI FA LA FRANA DI AGRIGENTO

All’alba del 19 luglio 1966 nella zona occidentale di Agrigento, nei quartieri del Rabato e dell’Addolorata, si manifestarono i primi movimenti franosi con la creazione delle prime fenditure nelle strade.
La frana si sviluppò lentamente e, grazie anche all’allarme lanciato dal netturbino Francesco Farruggia, gli abitanti degli edifici interessati poterono mettersi in salvo prima dei crolli.

Quella del ’66 non fu la prima frana a colpire Agrigento, già nel ’44 e nel ’58 altri due eventi franosi avevano interessato il colle di Girgenti e in particolare la zona della Bibirria, ma si continuò a costruire e ad appesantire la collina con colate di cemento, senza tener conto della fragilità morfologica del territorio.

Dopo la frana, la stampa nazionale puntò i riflettori sulla città, mettendo in evidenza la sbornia edificatoria del secondo dopoguerra, con la costruzione di migliaia di vani in zone franose, in aree archeologiche, spesso senza licenza edilizia o in difformità (si chiedeva l’autorizzazione per un immobile di 4 piani, poi magari se ne costruivano 6/7) e, soprattutto, senza alcun criterio urbanistico (a volte mancava anche l’elementare allineamento dei palazzi: basta vedere il susseguirsi delle costruzioni in via Dante e in via Manzoni).

I nuovi agglomerati appaiono come un insieme casuale di scatoloni di cemento in cui mancano gli elementi fondamentali per una buona qualità urbana: piazze, giardini, ville, aiuole, parcheggi, slarghi, e a volte anche i marciapiedi. Agrigento, agli occhi dell’opinione pubblica, diventa simbolo di disordine urbanistico e di affarismo.

Così si esprimeva Michele Martuscelli, direttore generale dell’Urbanistica, nel consegnare la relazione della Commissione incaricata dal ministro dei lavori Pubblici del tempo, Giacomo Mancini, di effettuare indagini a seguito del movimento franoso: “Gli uomini, in Agrigento, hanno errato, fortemente e pervicacemente, sotto il profilo della condotta amministrativa e delle prestazioni tecniche, nella veste di responsabili della cosa pubblica e come privati operatori. Il danno di questa condotta, intessuta di colpe coscientemente volute, di atti di prevaricazione compiuti e subiti, di arrogante esercizio del potere discrezionale, di spregio della condotta democratica, è incalcolabile per la città”.

di Nino Cuffaro Ricorre tra pochi giorni il 55° anniversario della frana di Agrigento del 1966, un’occasione utile per qualche riflessione sulla evoluzione urbanistica della città. All’alba del 19 luglio 1966 nella zona occidentale di Agrigento, nei quartieri del Rabato e dell’Addolorata, si...

SAN CALO’La domenica mattina mi dedico usualmente ad una oretta di camminata veloce al Viale, con l’illusione di compens...
12/07/2026

SAN CALO’

La domenica mattina mi dedico usualmente ad una oretta di camminata veloce al Viale, con l’illusione di compensare, in questo modo, la sedentarietà che caratterizza la mia quotidianità.

Oggi, però, è la festa di San Calò e osservo con curiosità e buonumore le baracche dei venditori ambulanti con le loro disparate e colorate mercanzie.

Arrivato all’inizio del Viale una scena mi provoca una grande tristezza.

In strada ci sono ancor pochi avventori e i venditori hanno cominciato da poco a sistemare la loro merce. In prossimità dell’ingresso dei sottopassaggi di piazza Marconi, ad appena due passi dalla chiesa di San Calò, un giovane (avrà un’età di circa 25 anni, probabilmente forestiero) con a fianco un bambino di 5/6 anni – suppongo il figlio – sistema per la vendita, nello spazio striminzito del piccolo marciapiede tra il muro del sottopassaggio e la strada, alcuni giocattoli di poco prezzo. Non è fornito neanche di un tavolino, adagia tutto per terra e si siede anche egli sul marciapiede, insieme all’inseparabile bambino.

Evidentemente si tratta di un venditore abusivo, senza licenza e senza autorizzazione all’occupazione del suolo pubblico.

Una pattuglia della Guardia di Finanza si ferma per un controllo, che avrà come esito il sequestro della merce e l’elevazione di un verbale all’improvvisato venditore, il cui volto è in preda ad un incontenibile sconforto.

Provo a immaginare cosa passa nella mente preoccupata del bambino che, sempre vicino a lui, probabilmente non capisce cosa stia avvenendo. Forse si chiederà perché quegli uomini in divisa gli stiano portando via tutti i giocattoli, non avendo loro fatto nulla di male.

Poi, penso alla loro famiglia: forse ci sarà da qualche parte una giovane madre a casa, magari con qualche altro piccolo a cui badare, che aspetta padre e figlio che ritornino con i soldi guadagnati alla festa di San Calò per andare a fare la spesa. Quei 200/300 euro che possono consentire a famiglie in povertà di sfamarsi alla meglio, per qualche settimana.

E ora cosa faranno, senza soldi e senza merce? Come sbarcheranno il lunario?

Il fatto che questa piccola vicenda si consumi nel giorno dedicato a San Calò, protettore dei poveri, dei bisognosi, degli umili, dei malati, di chi soffre, è un ulteriore motivo di mestizia.

Il venditore abusivo, nel suo infinito scoramento, non mostra rabbia verso i rappresentanti della legge: “u capisciu, iddri u so duviri fannu ”.

È vero, però penso anche che il principio di legalità, quando è avulso dal senso della giustizia, rischia di ridursi a una mera osservanza formale delle norme, incapace di cogliere le ragioni umane e sociali che il diritto dovrebbe servire. Il principio di legalità, separato dal senso della giustizia applicato al caso concreto, pertanto, rischia di trasformare il diritto da garanzia di equità a semplice esercizio di potere.

Guardando la scena ho desiderato che i militari chiudessero un occhio. In mezzo a tante bancarelle e tavolini improvvisati, chissà quanta povera gente cerca di sopravvivere, con qualche piccolo commercio, anche priva della regolare licenza di vendita.

A poca distanza dal giovane con bambino, Un altro venditore, un po’ più attrezzato, offre merce più pregiata: piccole statue del Santo Nero. Probabilmente anche lui senza permesso. Infatti, visto l’intervento della Guardia di Finanza, si appresta a riporre la sua merce negli scatoloni di cartone e ad allontanarsi con sollecitudine. I Militari non intervengono in quest’ultimo caso.

Sarà stato per rispetto a San Calò?

La domenica mattina mi dedico usualmente ad una oretta di camminata veloce al Viale, con l’illusione di compensare, in questo modo, la sedentarietà che caratterizza la mia quotidianità. Oggi, però, è la festa di San Calò e osservo con curiosità e buonumore le baracche dei venditori ambulanti...

AGRIGENTO E LA MUNNIZZA. E’ POSSIBILE VENIRNE FUORI?Nei miei ricordi, Agrigento è stata una città abbastanza pulita e de...
04/07/2026

AGRIGENTO E LA MUNNIZZA. E’ POSSIBILE VENIRNE FUORI?

Nei miei ricordi, Agrigento è stata una città abbastanza pulita e decorosa fino agli anni ’80, fintanto che la gestione dei servizi di nettezza urbana è stata in capo all’amministrazione comunale. Con la creazione degli ATO Rifiuti e la privatizzazione del servizio, a partire dagli anni ’90, abbiamo assistito ad un inarrestabile aumento della TARI e parallelamente ad un continuo peggioramento delle condizioni igieniche della città.
Oggi, oltre alla normalità di un servizio di raccolta dei rifiuti scadente, la nuova giunta si trova a fronteggiare anche il problema della carenza di impianti di smaltimento, tema al quale avrebbe dovuto dedicarsi con molta più attenzione la regione siciliana.

Fa senz’altro bene il sindaco a richiamare i cittadini al rispetto dell’ambiente nel conferimento dei rifiuti e a varare misure di controllo più efficaci contro chi abbandona rifiuti in discariche improvvisate o non fa adeguatamente la raccolta differenziata.
Ci sono però due argomenti centrali ai quali non si è fatto cenno in questi giorni di emergenza.

Uno riguarda l’evasione della TARI, l’altro le modalità di esecuzione del contratto di appalto per la raccolta dei rifiuti e la pulizia della città.
Quanto al primo tema, ad Agrigento non ci sono dati precisi sulla elusione ed evasione, ma di sicuro una consistente fetta di cittadini non contribuisce ai costi del servizio. Le analisi storiche effettuate a livello regionale stimano un margine di evasione attorno al 30%, una enormità. Il recupero di questa evasione non dovrebbe essere difficile, vista la possibilità di controlli tramite l’uso incrociato delle banche dati dell‘ufficio anagrafe comunale, del catasto urbano, della camera di commercio. Sono in ballo diversi milioni che potrebbero consentire un miglioramento del servizio e un abbassamento delle tariffe.

L’altro argomento, in tema di pulizia della città, riguarda l’effettiva esecuzione dei servizi previsti dal capitolato di appalto. Un primo dato è significativo: nonostante il servizio non abbia dato segni di miglioramento nel tempo, l’appalto è stato appannaggio negli ultimi 30 anni (praticamente dalla privatizzazione del servizio) di un solo consorzio di imprese. Questo consorzio gestiste in questo momento il servizio in regime di proroga e, visti i precedenti, si può ragionevolmente pensare che risulterà ancora aggiudicatario nell’appalto prossimo. Cosa singolare, il bando di gara per l’aggiudicazione del servizio, che ammonta a circa 150 milioni di euro, è stato approvato nel dicembre scorso dal consiglio di amministrazione della SRR - Società per la Regolamentazione del servizio di gestione Rifiuti - presieduto da Giuseppe Pendolino (che cumulava in quel momento le cariche di sindaco di Aragona, Presidente della Provincia e presidente della SRR ATO 4 Agrigento) pochi minuti prima delle sue dimissioni. Perché tanta fretta nell’approvare un atto così importante ricoprendo ruoli incompatibili che potrebbero inficiare il processo di aggiudicazione dell’appalto? Ricordo, da ultimo, che il presidente Pendolino ha avuto come sponsor determinanti per la sua elezione gli onorevoli Roberto Di Mauro e Riccardo Gallo, oggi indagati per gravi reati contro la pubblica amministrazione: il primo indagato nella vicenda “Appalti e mazzette”, il secondo nell’inchiesta “Corte dei miracoli”.

Fatta questa premessa, passiamo alle questioni che riguardano l’esecuzione del contratto i cui servizi, come da capitolato di ogni appalto pubblico, dovrebbero essere eseguiti a perfetta regola d’arte. Le cose, però, non sembrano andare per il meglio.

l’art.3 del capitolato di appalto prevede lo spazzamento manuale e meccanico e il lavaggio meccanizzato di strade, marciapiedi, piazze ed ogni area pubblica, compresi i cimiteri comunali. Rientrano nel contratto anche la pulizia delle ville e dei giardini, nonché lo scerbamento stradale e lo svuotamento giornaliero dei cestini. Per lo spazzamento meccanico, negli allegati al capitolato, è previsto l’impiego di 3 spazzatrici, che con frequenza diversa (quotidiana nelle aree centrali, settimanale in quelle periferiche e bisettimanale nelle zone marginali) dovrebbero pulire la città. Su questo punto mi pare evidente la scarsa adesione della realtà alla previsione normativa. Lo spazzamento meccanico è una rarità. Ogni tanto si vede una spazzatrice al viale o a San Leone, quasi a fare un passaggio per farsi notare. Peraltro, lo spazzamento meccanico richiederebbe un’organizzazione dei parcheggi a bordo strada che non è mai stata programmata ed attuata: nelle ore in cui è previsto il passaggio della spazzatrice dovrebbe essere vietata la sosta delle auto, per rendere efficace lo spazzamento. Inoltre, molte delle vie periferiche comprese nello stradario dello spazzamento meccanico sono in uno stato di dissesto, piene di buche e avvallamenti, che rendono impossibile l’operatività della spazzatrice.

Lo spazzamento manuale, invece, è concentrato in pochissime strade (via Atenea, Porta di Ponte, il primo tratto del Viale, il lungomare nei periodi estivi), nelle altre zone centrali è molto discontinuo, nelle periferie è oramai insistente: le strade si puliscono grazie al vento e alla pioggia. Anche il lavaggio delle strade è affidato agli eventi atmosferici, essendo quello meccanico quasi inesistente. Magari ci daranno il contentino di lavare il Viale per la ricorrenza di San Calò.

Per coinvolgere l’utenza ad abbracciare sempre più convintamente la raccolta differenziata, l’appaltatore dovrebbe predisporre (art. 6 capitolato), con spese a proprio carico:
• La stampa e distribuzione di materiale informativo
• L’affissione di manifesti
• La distribuzione di locandine nei locali pubblici
• Incontri con la popolazione
• Coinvolgimento delle scuole presenti sul territorio
• Realizzazione di eventi pubblici, come convegni e giornate di studio
• Svolgere azioni per diminuire la produzione dei rifiuti
• Informare sull’auto-compostaggio
• Informare sulla conduzione, l’uso e l’utilità del Centro Comunale di Raccolta
• Istituire un numero verde per l’assistenza agli utenti
Di tutte queste attività, pagate dal comune con il contratto di appalto, poco o nulla è stato realizzato.

È prevista anche l’istituzione di un Osservatorio per i rifiuti di cui dovrebbero far parte personale incaricato della SRR e rappresentanti delle organizzazioni sindacali, delle associazioni dei consumatori e delle associazioni ambientaliste e di volontariato, con lo scopo di monitorare il rispetto dei parametri del servizio offerto e di valutare le osservazioni e i reclami dei cittadini. Oltre all’attività di sorveglianza e controllo sui servizi di igiene urbana, l’Osservatorio si dovrebbe occupare dell’analisi sulla qualità e quantità dei rifiuti prodotti: rifiuti indifferenziati, differenziati, speciali, pericolosi, ingombranti. Si tratta di un organismo molto importante che consente, tramite le organizzazioni coinvolte, una partecipazione democratica e diffusa dei cittadini alla gestione di un servizio cruciale per la vivibilità della città. Di questo osservatorio non si ha alcuna notizia.
Ci sono poi altri diversi altri punti che elenco nel pezzo allegato, per chi avesse voglia di un’analisi più dettagliata.

Un'ultima considerazione.
Tre anni fa, con una delegazione del circolo PD di Agrigento, incontrammo il sindaco Francesco Miccichè e il vicesindaco Aurelio Trupia (responsabile del settore rifiuti) per consegnare un documento in cui venivano evidenziati i punti critici del servizio di nettezza urbana e le mancanze contrattuali. Oltre al documento consegnammo una petizione di centinaia di firme per chiedere risposte su alcuni aspetti centrali del servizio e dei suoi costi (il documento è tra i commenti al post). Ci promisero una pronta risposta. Ovviamente, com’era costume di quella classe politica, non ricevemmo alcun riscontro.
Oggi, il clima politico è cambiato, pertanto, mi auguro che a quelle domande, ancora di stretta attualità, utili per capire com’è stato gestito il servizio di pulizia della città in questi anni, venga dedicata la dovuta attenzione.

di Nino Cuffaro Agrigento non è mai stata così sporca come in questi ultimi anni. La situazione è insostenibile, ne va della vivibilità della città e della salute dei cittadini. Una città che, per il suo patrimonio storico e artistico, può legittimamente aspirare ad essere una delle capitali ...

IL PIANO DELLA MOBILITÀ DELLA CITTÀ DEI TEMPLI Approvato quasi dieci anni fa dal Consiglio Comunale, il Piano Urbano del...
29/06/2026

IL PIANO DELLA MOBILITÀ DELLA CITTÀ DEI TEMPLI

Approvato quasi dieci anni fa dal Consiglio Comunale, il Piano Urbano della Mobilità Sostenibile (PUMS) contiene molte disposizioni innovative.

Se le proposte contenute nel piano trovassero realizzazione, ne verrebbe fuori una città completamente diversa dall’attuale. Avremmo un tessuto urbano più curato e decoroso, strade meno rumorose ed inquinate, maggiore attenzione al patrimonio artistico, una viabilità agevole e più sicura. Insomma, una città sostenibile e molto più vivibile, soprattutto per le persone fragili e per i meno abbienti.
Molti aspetti del PUMS ricalcano soluzioni largamente praticate in moltissimi centri abitati e sono frutto di una sensibilità ambientale oramai radicata da decenni nelle classi dirigenti delle città meglio amministrate.
Mi riferisco alla necessità di limitare il traffico privato a favore dei mezzi pubblici, di collocare i parcheggi fuori dal centro storico, di istituire servizi di car sharing e bike sharing, di ampliare sempre più le aree pedonali e a traffico limitato, di ricorrere alle piste ciclabili e alla mobilità dolce.
Purtroppo, di questo piano non è stato applicato un solo rigo. È soltanto un progetto interessante, che molti neanche conoscono, chiuso nei cassetti del comune di Agrigento.

L’architetto Paolo Lattaioli (artefice del sistema di rigenerazione urbana e mobilità sostenibile della città di Perugia), in virtù del suo smisurato amore per Agrigento, con un gruppo di colleghi perugini ha elaborato (senza alcun compenso) un masterplan sulla viabilità alternativa nella città, che dà concretezza progettuale a molte previsioni contenute nel PUMS, analizzando soprattutto il modo con il quale mettere in relazione le periferie con il centro storico, per dar vita nei prossimi anni a quella che hanno ribattezzato la “Grande Agrigento”.
Lattaioli è stato più volte nella nostra città. Da ultimo, ha presentato i suoi studi su Agrigento nel settembre scorso in un convegno tenuto al Centro Pasolini, mentre nel corso della campagna elettorale è intervenuto in video conferenza ad un incontro sui temi urbanistici e della viabilità organizzato dai ragazzi di Scaro Cafè.

Sarebbe il caso che il sindaco Michele Sodano e l’assessore Maria Miccichè - a cui sono state affidate le deleghe sulla manutenzione urbana, infrastrutture e trasporti, decoro urbano e PUMS – lo contattassero in via ufficiale, per aprire finalmente il capitolo della Mobilità Sostenibile ad Agrigento.

Il 27 gennaio 2017 il Consiglio Comunale di Agrigento ha approvato il PUMS (Piano Urbano per la Mobilità Sostenibile). L’approvazione del piano è un primo passo di fondamentale importanza per l’accesso ai finanziamenti europei, statali e regionali per le infrastrutture a servizio della mobilit...

LA CORTE DEI MIRACOLI Corruzione, appalti pilotati, assunzioni clientelari, consulenze di favore. Un canovaccio che si r...
04/06/2026

LA CORTE DEI MIRACOLI

Corruzione, appalti pilotati, assunzioni clientelari, consulenze di favore. Un canovaccio che si ripete, una modalità di gestione del potere che, comunque, gli agrigentini conoscono bene, per averne sperimentato gli effetti nefasti sulla loro pelle.

Decenni di dominio di una cricca politica inamovibile, hanno creato una rete tentacolare che va dai vertici amministrativi regionali, alla provincia, ai comuni, agli uffici periferici della regione, ai gestori di servizi pubblici; per controllare nomine, incarichi, carriere, forniture, appalti; con il denaro pubblico che lubrifica a dovere i meccanismi di una struttura capillare.

Leggendo, man mano che vengono pubblicati, i vari pezzi della trama giudiziaria che si va dipanando in questi mesi, si viene a conoscenza di un garbuglio fatto di funzioni pubbliche, compiacenze professionali, faccendieri vari, attori economici, ruoli politici, amalgamati in un sistema pervasivo dedito al malaffare.

Questo sistema illegale ha comportato ricadute gravi per i cittadini, che si sono materializzate innanzitutto con servizi scadenti, forniti a caro prezzo. Il marciume, già ben delineato dai fatti acclarati, si è reso responsabile anche di un vero e proprio furto di democrazia, incidendo pesantemente, tramite le clientele i favoritismi e gli imbrogli, nelle scelte del corpo elettorale, impedendo il rinnovo della classe politica.

Gli agrigentini avranno domenica prossima la prima occasione per dire no a questo sistema marcio: potranno votare l’Area Progressista e il candidato sindaco Michele Sodano. Il futuro della città è nelle nostre mani.

(Con Riccardo Gallo, si completa la squadra di inquisiti del centrodestra. Tutti i partiti che lo costituiscono, in questo momento, si trovano con i vertici alle prese con indagini giudiziarie per gravi reati contro la pubblica amministrazione. Il deputato Riccardo Gallo si aggiunge a Roberto Di Mauro, Lillo Pisano, Salvatore Cuffaro, Salvatore Iacolino. Sarebbe ora, pertanto, che nella sinistra agrigentina qualcuno, che è ancora duro di comprendonio, si rendesse finalmente conto che con il ceto politico del centrodestra non si fanno accordi. Lo si combatte, e basta.)

Gli indagati sono complessivamente 12. Ecco chi sono e quali accuse vengono mosse

Indirizzo

Agrigento
92100

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando BAC BAC - Associazione Culturale pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi