Rifugio Miletta

Rifugio Miletta Rifugio, CRAS e molto altro in difesa dei diritti degli animali. CF 5x1000: 94070470037 Rifugio Miletta non augura morte, malattie, malanni, incidenti a nessuno.
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Per aiutare gli animali con Rifugio Miletta
Paypal: https://paypal.me/rifugiomiletta (oppure [email protected])
IBAN: IT93R0501801000000017196304 intestato a Rifugio Miletta ETS

Rifugio Miletta è un’organizzazione no-profit, antispecista, che si prende cura di animali in difficoltà e promuove una cultura del rispetto dei loro diritti. Presso il Rifugio, asini, cavalli, mucche, capre, cani,

gatti, uccelli e altri ospiti, convivono liberamente e pacificamente. Rifugio Miletta ha per finalità la protezione e la promozione dei diritti degli animali e la diffusione presso l’opinione pubblica di un modello di convivenza fondato sull’empatia e sul riconoscimento degli animali come soggetti di diritti: il diritto alla vita, alla libertà ed alla non sofferenza. Per visitare Rifugio Miletta, scopri le date delle visite guidate: http://www.rifugiomiletta.org/visitare-il-rifugio/

Rifugio si trova ad Agrate Conturbia (NO) in via Visconti, 31 ter. Prima di scriverci, controlla la pagina delle domande frequenti: https://www.rifugiomiletta.org/faq/

Disclaimer e commenti
Rifugio Miletta è contro la violenza, non solo fisica ma anche verbale. L’associazione Rifugio Miletta è responsabile esclusivamente di quanto postato in pagina con l’account ufficiale, non di quanto scritto nei commenti dagli utenti. Rifugio Miletta augura un pizzico di empatia in più a tutti :)

Cerchiamo una persona da inserire a supporto del team di cura degli animali selvatici ricoverati al CRAS gestito da Rifu...
13/06/2026

Cerchiamo una persona da inserire a supporto del team di cura degli animali selvatici ricoverati al CRAS gestito da Rifugio Miletta.

Le mansioni riguardano in particolare la pulizia delle sale di degenza, delle ciotole e delle strutture di degenza.

Contratto a tempo determinato di 2 mesi.
Impegno di 40 ore settimanali.
Inquadramento: V livello CCNL Associazioni Confimprese Italia.
Retribuzione iniziale: 1.438,22 euro lordi mensili per 14 mensilità, oltre alle maggiorazioni previste dal contratto per il lavoro nei fine settimana e nei giorni festivi.
Disponibilità e partenza immediata.

Non è previsto alloggio, quindi è indispensabile essere in grado di raggiungere la sede in autonomia e senza difficoltà.

I giorni di riposo non coincidono con il sabato e la domenica e il lavoro si svolge anche nei giorni festivi.

Prima di candidarsi è importante aver compreso bene chi è Rifugio Miletta, di che cosa si occupa l’associazione e quali compiti richiede concretamente questa posizione.

Chiediamo quindi di leggere con attenzione tutte le informazioni contenute nel post: anche questo fa parte della selezione.

Grazie per il tuo interesse verso Rifugio Miletta. Questa candidatura riguarda una posizione di supporto alle attività di pulizia del CRAS di Rifugio Miletta, nel periodo più intenso dell’anno. La candidatura deve essere presentata personalmente dalla persona interessata alla posizione e non da ...

Ibis sacro, il comunicato che finge di parlare a nome della scienzaPatto per il Nord, che si presenta come movimento pol...
09/06/2026

Ibis sacro, il comunicato che finge di parlare a nome della scienza

Patto per il Nord, che si presenta come movimento politico organizzato, ha diffuso un comunicato sugli ibis sacri nel Novarese e nel Vercellese che diversi quotidiani locali ha pubblicato integralmente.

https://www.buongiornonovara.com/ibis-sacro-quando-lideologia-prevale-sulla-realta-a-pagare-sono-i-cittadini/

Conviene dirlo subito, per non concedere scorciatoie a nessuno: il conflitto esiste. A Novara esistono colonie visibili, deiezioni, alberi fortemente imbrattati, pulcini morti a terra non raccolti in tempi adeguati, odori, disagio per chi frequenta il parco. Negarlo sarebbe sciocco, ma è proprio qui che comincia il problema: una cosa è riconoscere un conflitto di coabitazione, altra cosa è trasformarlo in un’operazione politica che somma fastidio urbano, agricoltura, biodiversità e igiene in un unico blocco emotivo, così da far apparire l’abbattimento non come una scelta tra le altre, ma come l’unica risposta seria, adulta, razionale.

Il comunicato di Patto per il Nord fa esattamente questo: parte da fatti reali, li seleziona, li dispone in un ordine retorico molto preciso e poi li consegna al lettore come se parlassero da soli. Ma non parlano da soli, parlano dentro una lingua politica che conosciamo bene: ordine, decoro, buon senso, interesse collettivo, fine dell’ideologia. È il lessico con cui si presentano come neutrali scelte che neutrali non sono mai.

Nessuno mette in discussione il dato normativo. L’ibis sacro è inserito tra le specie esotiche invasive di rilevanza unionale nel quadro del regolamento europeo 1143 del 2014, e in Italia esiste un Piano di gestione nazionale approvato dal Ministero dell’Ambiente. Ma un quadro normativo non esaurisce il problema, e soprattutto non lo rende automaticamente giusto sul piano politico, ecologico o morale. Le norme non scendono dal cielo, sono il prodotto di rapporti di forza, interessi, priorità, pressioni e visioni del mondo. Trattarle come se coincidessero con la verità scientifica è già, di per sé, una manipolazione.

Ed è qui che il comunicato comincia a incrinarsi, perché se davvero si vuole invocare la scienza, allora la scienza va letta per intero, non in modo selettivo. Uno dei lavori più citati su questo tema, firmato da Loïc Marion e pubblicato nel 2013, basato su quattordici anni di studio nella principale area francese di introduzione, conclude che nella fase studiata il regime alimentare dell’ibis sacro era composto soprattutto da invertebrati, che l’espansione numerica recente fu favorita soprattutto dal gambero della Louisiana, che i vertebrati erano prede accidentali e che, in quel contesto, nessuna specie di uccelli risultava realmente minacciata; lo stesso lavoro definiva scientificamente contestabile l’inserimento dell’ibis sacro tra le cento specie più invasive d’Europa.
Dall’altra parte esistono autori, come Pierre Yésou, che hanno sostenuto una lettura più allarmata e più favorevole a interventi forti. Questo significa una cosa molto semplice: la letteratura non parla con una sola voce. Significa che non siamo davanti a una verità scientifica compatta che solo gli ideologici si ostinano a negare ma siamo davanti a un campo controverso, nel quale alcuni studiosi insistono sugli impatti e altri li ridimensionano in modo consistente.

La questione italiana, poi, meriterebbe ancora più prudenza di quella usata da Patto per il Nord. Nel Piano nazionale richiamato dagli enti pubblici si legge, per esempio, che in Italia non risultava documentata predazione su uova o pulcini di altre specie nidificanti nello stesso sito; che gli esperimenti condotti in colonie miste con nidi artificiali e uova non avevano mostrato interesse o capacità predatoria dell’ibis su quelle uova; che i danni economici noti erano pochi e circoscritti; che sul piano sanitario non emergevano particolari rischi legati all’aumento numerico e all’espansione di areale della specie. Sono passaggi che non cancellano il problema, ma lo ridimensionano rispetto al tono apocalittico del comunicato. E soprattutto mostrano quanto sia arbitrario fondere in un unico allarme ciò che appartiene a piani diversi: il fastidio urbano, la gestione del verde pubblico, la biodiversità, il danno agricolo, l’igiene.

Qui bisogna essere molto chiari: pn parco sporco di guano è un problema; un’area temporaneamente meno fruibile è un problema; pulcini morti a terra che non vengono raccolti in tempi adeguati sono un problema serio, anche sul piano della percezione pubblica. Ma nessuna di queste cose autorizza da sola il salto concettuale che il comunicato compie con disinvoltura, cioè trasformare il disagio urbano in prova piena di una minaccia ecologica complessiva e, da lì, in legittimazione dell’uccisione come risposta di buon senso. È precisamente questo il passaggio politico che va smontato.

Perché il cuore del loro testo non è scientifico. È ideologico nel senso più pieno del termine. Basta leggere come usano certe parole: le associazioni che dissentono vengono liquidate come “meramente ideologiche”, l’abbattimento viene travestito da “decisione”, l’interesse di alcune categorie viene promosso a “interesse collettivo”, il fastidio viene ribattezzato evidenza, la preoccupazione sanitaria viene evocata senza dimostrarla, il buon senso viene fatto coincidere con il controllo cruento. È un impianto già visto: prendere un problema reale, selezionare i dati che lo rendono più duro, omettere quelli che lo complicano, e infine presentare la soluzione più semplice, cioè uccidere, come l’unica che abbia senso.

Ma uccidere non è sinonimo di serietà, e non lo diventa soltanto perché lo si scrive in un comunicato con tono fermo.

Chiunque conosca davvero il tema sa che la mitigazione non violenta dei conflitti esiste, richiede lavoro, organizzazione, manutenzione e spesso costa più fatica politica del fucile. Esistono misure di esclusione fisica e barriere, gestione degli attrattivi, modifiche puntuali dell’habitat, dissuasori non letali, scaring techniques, gestione arboricolturale e potature fuori stagione riproduttiva, reti di esclusione in contesti specifici, delimitazioni temporanee intelligenti, raccolta rapida dei pulli morti, pulizia regolare, informazione chiara ai cittadini, manutenzione dei luoghi urbani che riduca gli attrattivi e renda governabile la convivenza. Il manuale europeo sulla gestione dei vertebrati invasivi parla esplicitamente di misure letali e non letali, comprese barriere fisiche; la letteratura e le linee di gestione dei danni da uccelli richiamano habitat modification, exclusion, tree pruning e deterrenza; ISPRA stessa ha pubblicato materiale sui laser come alternativa non letale in alcuni contesti di allontanamento avifaunistico. Questo non significa che ogni strumento vada bene ovunque e sempre. Significa però che il ventaglio delle possibilità non si esaurisce affatto nel colpo di fucile o nel disturbo delle colonie.

Il vero punto politico, quindi, è questo: quale idea di convivenza vogliamo sostenere. Se il criterio diventa che l’essere umano è l’unico abitante legittimo dello spazio urbano, allora ogni presenza animale visibile, rumorosa, sporchevole o poco ornamentale verrà letta come abuso. Se invece si accetta che il mondo non è stato costruito per il solo comfort umano, allora il conflitto va affrontato per quello che è: non una guerra da vincere, ma una coabitazione da governare. A volte con limitazioni temporanee, a volte con spese di manutenzione, a volte con riorganizzazioni degli spazi, a volte con misure tecnologiche o gestionali che riducano l’impatto senza trasformare l’eliminazione in riflesso automatico.

Questo, naturalmente, è molto più difficile che pubblicare un comunicato contro gli “ideologici”. Richiede amministrazioni capaci, tecnici seri, competenti, preparati, volontà di spesa, manutenzione costante, educazione pubblica, e soprattutto un cambiamento mentale: smettere di considerare l’animale un usurpatore del nostro spazio e cominciare a pensare che il nostro spazio è già, da molto tempo, il risultato di una sottrazione. Anche quando la presenza di una colonia crea disagio, resta questo il punto da cui partire. Non perché i cittadini debbano essere lasciati soli nel fastidio, ma perché la risposta non può consistere sempre e soltanto nell’eliminare il vivente che si vede.

Patto per il Nord, in fondo, non sta soltanto parlando di ibis. Sta parlando di un modello di società in cui il conflitto con il non umano viene letto come intralcio da rimuovere, e in cui la politica si presenta come difesa dei territori mentre in realtà difende una sola idea di territorio: quello ridotto a spazio di uso umano, produttivo, pulito, ordinato, disponibile. È una visione coerente con una lunga tradizione politica che mette al centro categorie, interessi, consenso e gerarchie di utilità. Non c’è nulla di sorprendente in questo. La sorpresa, semmai, sarebbe trovare in un simile impianto il coraggio di dire che gli animali non sono comparse tollerate finché non disturbano, ma coabitanti di un mondo che non appartiene soltanto a noi.

Chi oggi usa il disagio reale dei cittadini per chiedere più abbattimenti finge di scegliere tra ideologia e realtà. La scelta vera è un’altra: tra una politica che trasforma ogni conflitto in bersaglio e una politica che prova, con scienza, tecnologia, manutenzione e intelligenza, a rendere possibile la convivenza. La prima strada è quella più antica, più facile e più povera. La seconda è la sola che non scambi il potere di uccidere per il diritto di governare.

Quando trovate un uccellino in difficoltà, la prima domanda non dovrebbe essere “cosa gli do da mangiare?”, ma “devo int...
07/06/2026

Quando trovate un uccellino in difficoltà, la prima domanda non dovrebbe essere “cosa gli do da mangiare?”, ma “devo intervenire oppure no?”.

E, se devo intervenire, “come lo metto in sicurezza senza peggiorare la situazione?”.

Perché nutrire un animale selvatico non è semplice, non è intuitivo e non si improvvisa con quello che si ha in casa. Ogni specie ha esigenze diverse, ogni età richiede alimenti, quantità e frequenze diverse, ogni condizione clinica cambia le priorità. A volte il cibo non è la prima cosa da dare. A volte, nel momento sbagliato, può diventare proprio ciò che lo condanna.

Le competenze si acquisiscono studiando, lavorando con animali selvatici, facendo volontariato in un CRAS, osservando chi ha esperienza, imparando le procedure, sbagliando il meno possibile e capendo perché certe cose non si fanno.

Non basta una pagina trovata online. Non basta un commento sui social. Non basta la buona volontà.

Se trovate un uc***lo che pensate sia in difficoltà, chiamate il CRAS competente per la zona in cui vi trovate.

Se siete nel nostro territorio di intervento, chiamateci al 346 313 2222, seguite le indicazioni che vi daremo e, se l’animale va preso, portatelo al centro il prima possibile.

Noi ci siamo, ma ogni ora passata a “provare qualcosa” in casa può rendere molto più difficile salvarlo.

Aiutare, spesso, significa non pasticciare. E far arrivare l’animale il prima possibile a chi può occuparsene nel modo giusto.

Questa mattina, 3 giugno, siamo state chiamate per una daina investita ad Agrate Conturbia.Probabilmente era stata colpi...
03/06/2026

Questa mattina, 3 giugno, siamo state chiamate per una daina investita ad Agrate Conturbia.

Probabilmente era stata colpita durante la notte e lasciata a lato strada. Quando siamo arrivate era vigile, ma non riusciva a reggersi bene sulle zampe. Si era trascinata lontano dalla carreggiata, cercando un punto in cui nascondersi.

Abbiamo sospettato subito una frattura del bacino. E abbiamo capito che era gravida.

Alla radiografia ed ecografia hanno confermato tutto: frattura del bacino e gravidanza avanzata. Con una frattura di quel tipo, il piccolo non sarebbe mai potuto nascere naturalmente.

Le possibilità erano pochissime, tutte rischiose. L’eutanasia era l’alternativa concreta. I veterinari hanno valutato che il parto potesse essere vicino e hanno deciso di tentare un taglio cesareo per provare a far nascere il piccolo e salvare anche la madre.

Il team del dott. Di Graci è stato bravissimo: dopo circa due ore di intervento, il piccolo respirava e la madre era sopravvissuta alla chirurgia.

Li abbiamo riportati al centro entrambi ipotermici. Il piccolo è stato messo subito nel riscaldatore donato dal Sig. Achille e dalla Sig.ra Simona, uno strumento che, ancora una volta, ha fatto la differenza nel momento esatto in cui serviva.

La madre è stata sistemata in un box, dove la stiamo monitorando mentre smaltisce l’anestesia. Anche lei è ipotermica e la stiamo mantenendo al caldo con pad termici sotto una coperta pesante.

Adesso inizia la parte più incerta.

I prossimi giorni saranno delicati per entrambi: un intervento del genere, su un animale selvatico investito, gravido, fratturato, ipotermico e sotto stress, non permette facili entusiasmi.

Però oggi sono vivi.

Non è un miracolo, ma il risultato di una catena che ha funzionato: una persona che ha visto e ha chiamato, un soccorso rapido, veterinarie e veterinari capaci, strumenti adeguati, sostenitrici e sostenitori che permettono di finanziare tutto questo.

Non sappiamo ancora come andrà, ma oggi, per questa daina e per il suo piccolo, esiste una possibilità.

Se non possiamo garantire alimentazioni, cure e monitoraggio, accogliere più animali diventa irresponsabile.In questo pe...
30/05/2026

Se non possiamo garantire alimentazioni, cure e monitoraggio, accogliere più animali diventa irresponsabile.

In questo periodo entrano sempre più animali selvatici. Molti sono pulli, piccoli uccelli che devono essere alimentati molto spesso, con tempi, quantità e modalità corrette. Non basta avere buona volontà, non basta “dare da mangiare”: bisogna sapere cosa dare, come darlo, ogni quanto farlo, come modificare l’alimentazione man mano che crescono, come osservare le feci, il peso, il comportamento, la risposta alla crescita e tutti quei segnali che permettono di capire se stanno procedendo nella direzione giusta o se qualcosa non va.

Per i prossimi tre mesi abbiamo bisogno di pagare persone formate che possano occuparsene per turni lunghi, anche otto ore consecutive. Il volontariato mensile c’è (Elena, Nicole, Ortensia... siete fantastiche, non sappiamo come ringraziarvi), i posti sono pieni, eppure non basta.

Se non riusciamo a coprire queste ore, il problema non è solo organizzativo: diventa etico. Perché accogliere animali senza poter garantire le cure necessarie non è soccorso, è illusione.

Per questo abbiamo bisogno di nuove sostenitrici e nuovi sostenitori.
La quota minima è 5 euro al mese, ma il valore reale è la continuità: sapere che quelle ore di cura potranno esserci anche domani, dopodomani, per tutta la stagione.

Se vuoi farne parte, trovi link nel primo commento.

E se sei già sostenitrice o sostenitore, grazie. Il tuo sostegno è già dentro ogni ora di cura che riusciamo a garantire.

𝐂𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚 𝐝𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐟𝐟 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐑𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐌𝐢𝐥𝐞𝐭𝐭𝐚Rifugio Miletta cerca una persona da inserir...
28/05/2026

𝐂𝐞𝐫𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚 𝐝𝐚 𝐢𝐧𝐬𝐞𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐧𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐬𝐭𝐚𝐟𝐟 𝐝𝐞𝐥 𝐫𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐑𝐢𝐟𝐮𝐠𝐢𝐨 𝐌𝐢𝐥𝐞𝐭𝐭𝐚

Rifugio Miletta cerca una persona da inserire nel lavoro quotidiano di cura degli animali domestici salvati dallo sfruttamento.

Non si tratta di un lavoro leggero, né di un’esperienza da idealizzare. È un lavoro fisico, concreto, scandito da attività da svolgere ogni giorno in una sequenza precisa, al mattino e al pomeriggio, con attenzione, costanza e senso di responsabilità.

Gli animali rifugiati non sono in attesa di essere trasferiti altrove o destinati ad altro. Sono animali che resteranno con noi per tutta la vita. Per questo la priorità è il loro benessere, non alleggerire la fatica di chi lavora inventando scorciatoie o semplificazioni personali.

Il lavoro comprende, tra le altre cose, la pulizia dei box, la gestione del letame, la preparazione e distribuzione della paglia pulita, la distribuzione delle integrazioni, la pulizia accurata degli abbeveratoi prima del riempimento e la gestione corretta degli spazi destinati agli animali più fragili, debilitati o con patologie croniche. Alcuni animali devono restare in spazi specifici e non possono essere mescolati ad altri. Quando viene spiegato che una cosa va fatta in un certo modo, va fatta in quel modo.

Cerchiamo quindi una persona che sappia lavorare con affidabilità, continuità e rispetto delle procedure, anche quando il lavoro è ripetitivo o faticoso. Gli animali non hanno bisogno di creatività nell’esecuzione delle mansioni, ma di precisione, attenzione e capacità di comprendere che tempi, modi e ordine del lavoro incidono direttamente sulla salute e sulla qualità della loro vita.

Il ritmo del lavoro cambia con le stagioni. In inverno si termina prima perché il buio arriva prima. In estate la pausa centrale è più lunga, ma si finisce comunque con il buio.

Il lavoro non si ferma con il maltempo o con il caldo: gli animali devono essere seguiti ogni giorno, con la pioggia, con il sole forte, con il freddo e, quando capita, anche con la neve.

È indispensabile poter raggiungere la sede in autonomia. Il rifugio si trova in una zona non servita dai mezzi pubblici, quindi è necessario essere automuniti e indipendenti negli spostamenti.

Rifugio Miletta non è un’azienda tradizionale e non è una realtà che possa permettersi sprechi. Quando l’associazione riesce, investe per migliorare strutture e mezzi, ma le risorse arrivano dalle donazioni e vanno gestite con responsabilità, perché servono prima di tutto per garantire agli animali cure, cibo, spazi adeguati e continuità.

Cerchiamo una persona che abbia chiaro tutto questo e che, proprio per questo, senta di poter fare bene questo lavoro.

Se vuoi candidarti: https://forms.gle/i8CYgGLv4gL6E8Bt5

Cervo di Berbenno: è peggio di quello che pensavate. Peggio.Dal protocollo di intervento di recupero sugli animali selva...
27/05/2026

Cervo di Berbenno: è peggio di quello che pensavate. Peggio.

Dal protocollo di intervento di recupero sugli animali selvatici della Provincia di Sondrio: "Qualora le condizioni e il comportamento dell’animale siano tali da non garantire la sicurezza dell’operatore e la pubblica incolumità, l’operatore è preventivamente autorizzato a intervenire con l’abbattimento immediato dell’animale, anche prima dell’arrivo del veterinario ASL." https://servizi.provincia.so.it/AttiVisualizzatore/download/allegato/1943497?fId=1943498&sbustato=true

Cioè, il cervo di un anno di Berbenno non è morto perché non c’erano alternative, è stato ucciso da un agente della Polizia Provinciale perché il sedativo non arrivava... non si capiva chi doveva portarlo 🤷‍♀️

𝐈𝐦𝐛𝐚𝐫𝐚𝐳𝐳𝐚𝐧𝐭𝐞.

Se volete vi facciamo un corso su come far arrivare un sedativo prima di una fucilata.

L'articolo completo: https://www.sondriotoday.it/cronaca/berbenno-cervo-abbattuto-ss-38-polizia-provinciale.html

A proposito del giovane cervo ucciso con una fucilata a Berbenno, vicino a Sondrio, perché si era rifugiato in una picco...
26/05/2026

A proposito del giovane cervo ucciso con una fucilata a Berbenno, vicino a Sondrio, perché si era rifugiato in una piccola corte affacciata su una strada statale.

Un mese fa abbiamo soccorso un giovane cervo investito sulla Strada Statale 32, una strada molto trafficata che attraversa il territorio tra il sud e il nord della provincia di Novara.
Chi lo aveva investito non si era fermato.
Il cervo, ferito e spaventato, si era rifugiato a lato della strada.

La situazione era rischiosa: durante l’avvicinamento avrebbe potuto scappare in mezzo alla carreggiata, mettendo in pericolo sé stesso e le persone in transito.

Con la collaborazione della Polizia Locale e dei Carabinieri abbiamo chiuso circa 300 metri di strada statale… per meno di un minuto.
Sono bastati pochi secondi per catturarlo in sicurezza.

Non è stato ucciso nessuno, non serviva una fucilata. Servivano competenza, coordinamento, esperienza e la volontà di considerare quel cervo un individuo da soccorrere, non un problema da eliminare.

La morte del giovane cervo di Berbenno è una morte inutile. Non inevitabile, inutile. E proprio per questo fa ancora più rabbia: perché dimostra che troppo spesso, quando un animale selvatico entra nello spazio umano, la prima risposta non è il soccorso, ma l’eliminazione.

La differenza non la fa la fortuna ma il modo in cui si decide di intervenire: un animale selvatico in difficoltà non deve essere “risolto”, deve essere soccorso.

Nelle ultime settimane il carico di lavoro è ulteriormente aumentato e dobbiamo inserire un’ulteriore persona nello staf...
24/05/2026

Nelle ultime settimane il carico di lavoro è ulteriormente aumentato e dobbiamo inserire un’ulteriore persona nello staff che si occupi, in modo costante e affidabile, della pulizia delle voliere, dell’alimentazione degli animali ospitati nelle voliere e di altre attività operative legate alla gestione quotidiana del Centro di Recupero per Animali Selvatici.

Non stiamo cercando qualcuno che voglia semplicemente “stare con gli animali”, ma una persona capace di lavorare con attenzione, continuità e senso di responsabilità in un luogo in cui il modo in cui fai le cose, il tempo che impieghi e la precisione con cui segui una procedura possono incidere direttamente sulla vita o sulla morte di molti animali.

Lavorare in un CRAS significa anche questo: routine, fatica fisica, pulizia, ordine, alimentazioni da eseguire correttamente, osservazione, capacità di seguire indicazioni precise e capacità di lavorare bene anche quando il ritmo è alto e le emergenze non mancano.

Cerchiamo quindi una persona che sia:
• affidabile e concreta
• capace di seguire procedure senza inventare scorciatoie
• attenta ai dettagli e costante nel lavoro
• in grado di comprendere la responsabilità reale del ruolo
• disponibile a lavorare in un contesto operativo intenso, soprattutto nella stagione più impegnativa
• in grado di raggiungere il centro in autonomia, 5 giorni su 7

Il contratto iniziale sarà a tempo determinato di 3 mesi, full time. Se la collaborazione funziona bene e la persona si dimostra davvero adatta al ruolo, il rapporto potrà essere rinnovato.

Per quanto riguarda la retribuzione, nel modulo di candidatura ti chiediamo di indicare quale sia la tua esigenza economica minima mensile netta: se sostenibile per l’associazione, ne terremo conto.

Se vuoi candidarti: https://forms.gle/2XD4pv9KTgqsmhDJ7

Questo lavoro è fisicamente impegnativo e la responsabilità delle vite che accudiamo fa in modo che non possa essere affrontato in modo superficiale.

Indirizzo

Via Visconti 31 Ter
Agrate Conturbia
28010

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