22/07/2026
ROTARY CLUB ACQUI TERME – BRACHETTO D’ACQUI E ASTI ROSE’:
IL FUTURO PASSA DALL’APERITO E DALLA MIXOLOGY
ACQUI TERME. Non più soltanto il vino delle grandi occasioni o del dessert. Il Brachetto d'Acqui vuole diventare protagonista dell'aperitivo, della mixology e dei locali frequentati dai giovani. È questa la sfida emersa dalla prima conviviale del Rotary Club di Acqui Terme sotto la presidenza di Maria Adele (Dede) Norando, ospitata nella cornice del prato delle cantine Cuvage, dove si è parlato del futuro delle principali denominazioni del territorio. Aprendo la serata, Norando ha voluto sottolineare il contributo che Paolo Ricagno e il figlio Stefano, entrambi soci molto attivi del club e incisivi ex presidenti del Rotary acquese, hanno dato negli anni alla crescita della viticoltura locale e alla valorizzazione delle sue eccellenze.
A prendere per primo la parola è stato Paolo Ricagno, presidente del Consorzio Tutela Vini d'Acqui da ventotto anni, che ha ripercorso l'evoluzione del Brachetto, dagli anni del boom alle difficoltà del nuovo secolo. «Questo vino ha generato una ricchezza enorme per il territorio», ha ricordato. «Poi il mercato è cambiato, ma oggi vediamo segnali incoraggianti. Le mode vanno e vengono e il Brachetto sta tornando.» Secondo Ricagno, una leva importante sarà rappresentata dall'Asti Rosé, che per disciplinare deve contenere una quota di Brachetto compresa tra il 15 e il 30 per cento. Una scelta che crea nuove opportunità per i produttori e rafforza l'intera filiera. Ma il rilancio passa soprattutto da un cambio di immagine. «Dobbiamo smettere di pensare al Brachetto solo come vino da dessert. Deve diventare un aperitivo, un vino da spiaggia, da vacanza, da convivialità. Se serve, anche con ghiaccio e cannuccia. L'importante è che entri nelle abitudini di consumo delle nuove generazioni.» Il Consorzio (più volte è stato ricordato il ruolo di Paola Baldi, pr del Consorzio) ha già avviato questa estate campagne promozionali nei villaggi turistici e negli stabilimenti balneari, mentre guarda con interesse ai mercati internazionali. «In Cina siamo arrivati troppo presto, quasi trent'anni fa. Oggi invece il Brachetto sta andando molto bene. A novembre partiremo anche per l'India: sono mercati che richiedono tempo, ma bisogna esserci.»
Accanto alla promozione, cambia anche il prodotto. Stefano Ricagno, presidente del Consorzio dell'Asti Docg e brand ambassador di Cuvage, ha illustrato come le moderne tecniche enologiche consentano oggi di produrre Asti e Brachetto in versioni extra dry, brut ed extra brut, mantenendo intatto il patrimonio aromatico delle uve Moscato e Brachetto. «Il Brachetto conferisce una componente tannica che riequilibra naturalmente la dolcezza del Moscato», ha spiegato. «È un vino “nuovo”, pensato per accompagnare tutto il pasto e non soltanto il dessert.» Grande attenzione è stata dedicata anche alla mixology, l'arte di creare Cocktail unici e personalizzati , combinando ingredienti in modo creativo per ottenere sapori e presentazioni eccezionali, considerata uno strumento strategico per intercettare nuovi consumatori.
A raccontare il punto di vista dei bartender è stato Luigi Barberis, titolare, tra l’altro, del Caffè degli Artisti di Acqui Terme, da anni impegnato nella valorizzazione dei prodotti del territorio attraverso la miscelazione. «Moscato e Brachetto sono perfetti per i cocktail», ha affermato. «Sono aromatici, facili da utilizzare e permettono di creare drink a bassa gradazione, proprio quello che oggi cercano molti giovani.» Ma la vera sfida, secondo Barberis, non riguarda soltanto il vino. «Il nostro concorrente non è più il bar della piazza accanto. Oggi competiamo con Netflix, con Deliveroo, con il divano di casa. Per convincere le persone a uscire dobbiamo offrire qualcosa in più: esperienze, musica, eventi, incontri.» È la filosofia che ispira anche le iniziative organizzate nei suoi locali e nelle strutture del territorio, dove degustazioni, aperitivi e serate a tema diventano occasioni per raccontare non solo un'etichetta, ma un'intera comunità. A una domanda diretta sul fatto che i giovani abbiano smesso o meno di bere, Barberis ha risposto: “bevono in modo diverso. I giovani sono oggi più consapevoli e informati rispetto alle generazioni precedenti, anche grazie al telefono e alla possibilità di cercare informazioni sui social e online”.
Stefano Ricagno ha sottolineato. «Abbiamo un territorio straordinario, ricco di aziende, ristoranti, strutture ricettive e vini di qualità. Dobbiamo imparare a raccontarlo meglio, facendo sistema.»
Il messaggio lanciato dalla prima conviviale del nuovo anno rotariano va dunque oltre il bicchiere. Il futuro del Brachetto, dell'Asti e dell'Acqui Rosé si giocherà certamente nei vigneti e nelle cantine, ma anche nei cocktail bar, negli eventi, nell'enoturismo e nella capacità di trasformare un vino in un'esperienza. Perché oggi, più che vendere una bottiglia, occorre raccontare un territorio.
Nelle foto: Maria Adele Norando con Paolo Ricagno, Stefano Ricagno con Luigi Barberis