TRIEST NGO

TRIEST NGO :: The Human Rights, Civil and Economic Development Initiative for the Free Territory of Trieste.

Trump vuole abbassare il prezzo del diesel negli Usa e mette pressione sull’Europa: liberate le vostre riserve o rischia...
05/10/2026

Trump vuole abbassare il prezzo del diesel negli Usa e mette pressione sull’Europa: liberate le vostre riserve o rischiate lo stop alle esportazioni americane.

Il G7 risponde sbloccando nuovi barili, mentre anche la Cina frena le vendite all’estero. E il diesel diventa un nuovo terreno di scontro, con l’Europa stretta tra dipendenza energetica e Paesi sempre più concentrati sulle proprie scorte.

https://it.insideover.com/politica/usa-europa-braccio-di-ferro-sulle-scorte-e-le-esportazioni-di-diesel.html

𝗖𝗢𝗖𝗘𝗔𝗡𝗜 𝗘 𝗜𝗟 𝗗𝗘𝗦𝗧𝗜𝗡𝗢 𝗠𝗔𝗡𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗧𝗥𝗜𝗘𝗦𝗧𝗘𝗔𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲 𝟭𝟵𝟰𝟱: 𝗰𝗲𝘁𝗻𝗶𝗰𝗶, 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘀𝘁𝗶 𝘀𝗹𝗼𝘃𝗲𝗻𝗶, 𝗪𝗲𝗵𝗿𝗺𝗮𝗰𝗵𝘁 𝗲 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝟮𝟰–𝟰𝟴 𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘃𝗿...
05/10/2026

𝗖𝗢𝗖𝗘𝗔𝗡𝗜 𝗘 𝗜𝗟 𝗗𝗘𝗦𝗧𝗜𝗡𝗢 𝗠𝗔𝗡𝗖𝗔𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗧𝗥𝗜𝗘𝗦𝗧𝗘

𝗔𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲 𝟭𝟵𝟰𝟱: 𝗰𝗲𝘁𝗻𝗶𝗰𝗶, 𝗮𝗻𝘁𝗶𝗰𝗼𝗺𝘂𝗻𝗶𝘀𝘁𝗶 𝘀𝗹𝗼𝘃𝗲𝗻𝗶, 𝗪𝗲𝗵𝗿𝗺𝗮𝗰𝗵𝘁 𝗲 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝟮𝟰–𝟰𝟴 𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗽𝗼𝘁𝘂𝘁𝗼 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗰𝗼𝗿𝘀𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗧𝗶𝘁𝗼.

▪ 𝗔𝗣𝗥𝗜𝗟𝗘 𝟭𝟵𝟰𝟱. 𝗧𝗥𝗜𝗘𝗦𝗧𝗘 𝗡𝗢𝗡 È 𝗔𝗡𝗖𝗢𝗥𝗔 𝗖𝗔𝗗𝗨𝗧𝗔.
La IV Armata jugoslava corre verso la città. Gli anglo-americani avanzano dall'Italia. Tra i due eserciti non ci sono settimane: ci sono ormai 𝗼𝗿𝗲.

▪ 𝟭𝟯 𝗘 𝟮𝟯 𝗔𝗣𝗥𝗜𝗟𝗘: 𝗔 𝗖𝗢𝗖𝗘𝗔𝗡𝗜 𝗔𝗥𝗥𝗜𝗩𝗔 𝗨𝗡𝗔 𝗣𝗥𝗢𝗣𝗢𝗦𝗧𝗔 𝗦𝗢𝗥𝗣𝗥𝗘𝗡𝗗𝗘𝗡𝗧𝗘.
Secondo la testimonianza dello stesso prefetto, i capi serbi anticomunisti propongono di 𝗱𝗶𝗳𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝗧𝗿𝗶𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗮 𝗳𝗶𝗮𝗻𝗰𝗼 𝗱𝗲𝗴𝗹𝗶 𝗶𝘁𝗮𝗹𝗶𝗮𝗻𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼 𝗹𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗲 𝗱𝗶 𝗧𝗶𝘁𝗼.

▪ 𝗖𝗢𝗖𝗘𝗔𝗡𝗜 𝗣𝗢𝗡𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗖𝗢𝗡𝗗𝗜𝗭𝗜𝗢𝗡𝗘.
Vuole che riconoscano preventivamente l'italianità indiscutibile della Venezia Giulia. I serbi rispondono che la questione territoriale dovrà essere decisa alla conferenza di pace.
𝗖𝗼𝗰𝗲𝗮𝗻𝗶 𝗿𝗶𝗳𝗶𝘂𝘁𝗮.

▪ 𝗘𝗣𝗣𝗨𝗥𝗘 𝗡𝗢𝗡 𝗦𝗜 𝗧𝗥𝗔𝗧𝗧𝗔𝗩𝗔 𝗦𝗢𝗟𝗧𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗨𝗢𝗠𝗜𝗡𝗜 𝗜𝗡 𝗙𝗨𝗚𝗔.
Nel Litorale si trovavano migliaia di militari serbi e sloveni anticomunisti. Alcuni reparti stavano già combattendo contro le forze di Tito e venivano utilizzati dai tedeschi per tentare di chiudere i varchi aperti nell'avanzata jugoslava.

▪ 𝗔𝗟𝗟𝗘 𝗦𝗣𝗔𝗟𝗟𝗘 𝗗𝗜 𝗧𝗥𝗜𝗘𝗦𝗧𝗘 𝗦𝗜 𝗖𝗢𝗠𝗕𝗔𝗧𝗧𝗘 𝗨𝗡𝗔 𝗕𝗔𝗧𝗧𝗔𝗚𝗟𝗜𝗔 𝗩𝗘𝗥𝗔.
Il 97° Corpo tedesco cerca di arrestare l'avanzata della IV Armata nell'area di Ilirska Bistrica. Drapšin aggira lo schieramento attraverso l'Istria e da oriente. 𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼 𝗱𝗶𝘃𝗲𝗻𝘁𝗮 𝗶𝗹 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗲𝗰𝗶𝘀𝗶𝘃𝗼.

▪ 𝗣𝗢𝗜 𝗔𝗥𝗥𝗜𝗩𝗔 𝗚𝗘𝗢𝗙𝗙𝗥𝗘𝗬 𝗖𝗢𝗫.
L'ufficiale d'intelligence della 2ª Divisione neozelandese incontra presso Mossa le forze serbe ripiegate oltre l'Isonzo. Quello che vede non è una massa allo sbando: descrive uomini disciplinati, equipaggiati e dotati di armi automatiche.
𝗨𝗻 «𝗲𝘀𝗲𝗿𝗰𝗶𝘁𝗼», 𝗻𝗼𝗻 𝘂𝗻𝗮 𝗯𝗮𝗻𝗱𝗮 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗴𝗶𝗮𝗻𝗶.

▪ 𝟯𝟬 𝗔𝗣𝗥𝗜𝗟𝗘: 𝗧𝗥𝗜𝗘𝗦𝗧𝗘 𝗜𝗡𝗦𝗢𝗥𝗚𝗘.
Il CLN combatte nelle strade mentre entra in azione anche l'organizzazione comunista legata alla resistenza slovena. Ma le forze cittadine non possono fermare da sole un'armata regolare in avanzata.

▪ 𝟭° 𝗠𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢: 𝗔𝗥𝗥𝗜𝗩𝗔𝗡𝗢 𝗟𝗘 𝗙𝗢𝗥𝗭𝗘 𝗝𝗨𝗚𝗢𝗦𝗟𝗔𝗩𝗘.

▪ 𝟮 𝗠𝗔𝗚𝗚𝗜𝗢: 𝗔𝗥𝗥𝗜𝗩𝗔𝗡𝗢 𝗜 𝗡𝗘𝗢𝗭𝗘𝗟𝗔𝗡𝗗𝗘𝗦𝗜.

▪ 𝗖𝗛𝗨𝗥𝗖𝗛𝗜𝗟𝗟 𝗨𝗦Ò 𝗨𝗡'𝗜𝗠𝗠𝗔𝗚𝗜𝗡𝗘 𝗖𝗛𝗘 𝗗𝗜𝗖𝗘 𝗧𝗨𝗧𝗧𝗢.
Gli jugoslavi erano arrivati per primi. Ma gli occidentali erano giunti ancora «in time to put his foot in the door»: in tempo per «mettere un piede nella porta».
Il 30 aprile Churchill aveva scritto a Truman che bisognava, se possibile, arrivare a Trieste per primi. Non ci riuscirono.
𝗠𝗮 𝗶𝗹 «𝗽𝗶𝗲𝗱𝗲 𝗻𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮» 𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃ò 𝘀𝗼𝗹𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗱𝗼𝗽𝗼 𝗹𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗲 𝗷𝘂𝗴𝗼𝘀𝗹𝗮𝘃𝗲.

▪ Ed è qui che la domanda diventa inevitabile: 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝘂𝘁𝗼 𝘀𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗶𝗯𝗶𝗹𝗶 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗶𝗲 𝗮𝗹𝗹'𝗮𝘃𝗮𝗻𝘇𝗮𝘁𝗮 𝗱𝗶 𝗧𝗶𝘁𝗼 𝗮𝘃𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗼 𝗰𝗼𝗺𝗯𝗮𝘁𝘁𝘂𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗴𝘂𝗮𝗱𝗮𝗴𝗻𝗮𝗿𝗲 𝘁𝗲𝗺𝗽𝗼?
Non occorreva distruggere la IV Armata.
𝗡𝗼𝗻 𝗼𝗰𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘃𝗮 𝘀𝗰𝗼𝗻𝗳𝗶𝗴𝗴𝗲𝗿𝗲 𝗧𝗶𝘁𝗼. 𝗢𝗰𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲𝘃𝗮 𝗿𝗶𝘁𝗮𝗿𝗱𝗮𝗿𝗹𝗼.

▪ Nessuno può dimostrare che sarebbe bastato. Nessuno può riscrivere ciò che accadde. Ma possiamo vedere quanto fosse sottile il margine fra due sequenze completamente diverse degli avvenimenti:

𝗡𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁à 𝗳𝘂𝗿𝗼𝗻𝗼 𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗰𝗰𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶 𝗮 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗧𝗶𝘁𝗼 𝗴𝗶à 𝗮 𝗧𝗿𝗶𝗲𝘀𝘁𝗲.
𝗖𝗼𝗻 𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶𝗾𝘂𝗮𝘁𝘁𝗿'𝗼𝗿𝗲 𝗱𝗶 𝗿𝗶𝘁𝗮𝗿𝗱𝗼 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗮𝘃𝗮𝗻𝘇𝗮𝘁𝗮 𝗷𝘂𝗴𝗼𝘀𝗹𝗮𝘃𝗮, 𝗮𝘃𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗽𝗼𝘁𝘂𝘁𝗼 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝗧𝗶𝘁𝗼 𝗮 𝘁𝗿𝗼𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗰𝗰𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗶 𝗴𝗶à 𝗱𝗮𝘃𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗮 𝗧𝗿𝗶𝗲𝘀𝘁𝗲.

▪ 𝗙𝗼𝗿𝘀𝗲 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗳𝗼𝗿𝘇𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲𝗿𝗼 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮𝘁𝗲.
𝗙𝗼𝗿𝘀𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝘀𝘂𝗹𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗳𝗶𝗻𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝗶𝗱𝗲𝗻𝘁𝗶𝗰𝗼.
𝗠𝗮 𝗳𝗼𝗿𝘀𝗲 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗯𝗯𝗲 𝗯𝗮𝘀𝘁𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼.
𝗘 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗮𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲 𝟭𝟵𝟰𝟱, 𝗶𝗻𝘁𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗮 𝗧𝗿𝗶𝗲𝘀𝘁𝗲, 𝘂𝗻 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗼 𝗽𝗼𝘁𝗲𝘃𝗮 𝘃𝗮𝗹𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗶𝗻𝗲.



▪ 𝗟𝗮 𝗿𝗶𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗽𝗹𝗲𝘁𝗮, 𝗰𝗼𝗻 𝗱𝗼𝗰𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶, 𝘁𝗲𝘀𝘁𝗶𝗺𝗼𝗻𝗶𝗮𝗻𝘇𝗲, 𝗰𝗮𝗿𝘁𝗼𝗴𝗿𝗮𝗳𝗶𝗮 𝗲 𝗳𝗼𝗻𝘁𝗶 𝗻𝗲𝗹𝗹'𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗼:
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https://www.triest-ngo.org/it/coceani-e-il-destino-mancato-di-trieste/

Oggi Crosetto ha accolto con tutti gli onori quella guerrafondaia e russofoba di Kaja Kallas. Tranquilli, non hanno parl...
03/10/2026

Oggi Crosetto ha accolto con tutti gli onori quella guerrafondaia e russofoba di Kaja Kallas. Tranquilli, non hanno parlato di pace, ma di guerra, missioni militari in giro per il mondo e riarmo.

A proposito di riarmo, oggi il governo ha varato uno scostamento di bilancio di 14 miliardi per comprare le armi.

Per chi non lo sapesse, lo scostamento, in questo caso, significa indebitare gli italiani per altri 14 miliardi di euro. E non lo fanno per i servizi, gli ospedali, le strade o le scuole. No, lo fanno per le armi.

E nel frattempo ridono. Guardate in faccia Kaja Kallas e Guido Crosetto come sono felici. Divertiti. Sorridenti. Il tutto mentre gli italiani soffrono. Senza vergogna!

Giuseppe Salamone

03/10/2026

🟥 2 OTTOBRE 1943: CARESANA IN FIAMME, LA BARBARIE NAZIFASCISTICA E L'ECCIDIO DI ZAZID

«Cinquantadue case bruciate a Mačkolje e dodici giovani trucidati a freddo: il terrore dell'occupazione tedesca e dei collaborazionisti nostrani contro i villaggi sloveni del Carso.»

Il 2 ottobre 1943, nell'ambito delle devastanti offensive incendiarie condotte dalle truppe germaniche e dai loro servi fascisti subito dopo l'armistizio, il villaggio sloveno di Mačkolje (Caresana), nel comune di San Dorligo della Valle, venne avvolto dalle fiamme per la seconda volta nella sua storia, dopo il primo incendio squadrista del maggio 1921.
Preavvisati dalla guardia paesana — il sedicenne Dalko che correva gridando "Arrivano i tedeschi!" —, molti uomini riuscirono a nascondersi nei boschi per sfuggire ai rastrellamenti. I soldati nazisti, infuriati per la presenza del Comitato di Liberazione Nazionale e per il massiccio appoggio della popolazione alla lotta partigiana, prima catturarono tre paesani e poi, nel pomeriggio, diedero sistematicamente fuoco all'abitato, distruggendo 52 case e riducendo sul lastrico intere famiglie, costrette a dormire all'aperto tra le rovine.
La risposta della comunità fu immediata: quella stessa notte di terrore, undici giovani del posto decisero di prendere la via dei monti e unirsi ai partigiani. Ma il giorno seguente, sull'altopiano di Lipnik nei pressi di Zazid, la colonna venne intercettata insieme a due ex soldati italiani di rientro dall'esercito.
I tredici uomini vennero passati per le armi a freddo. Solo uno di loro, Rudolf Olenik, ferito a una gamba e nascosto tra i cespugli, riuscì a salvarsi miracolosamente per raccontare al paese la spietata esecuzione dei suoi compagni.
L'incendio di Caresana e la strage di Zazid testimoniano la ferocia dell'occupante e la resistenza incrollabile delle popolazioni slovene del litorale contro il nazifascismo.
Nessun oblio per i martiri di Caresana, per le vittime di Zazid e per i combattenti sloveni.
Nessun perdono per gli incendiari nazisti, per le camicie nere e per i traditori della Resistenza.

𝗜𝗟 𝗚𝗢𝗩𝗘𝗥𝗡𝗢 𝗠𝗔𝗚𝗬𝗔𝗥 𝗘 𝗟’𝗘𝗨𝗥𝗢𝗣𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗦𝗜 𝗖𝗛𝗜𝗨𝗗𝗘: 𝗗𝗔 𝗧𝗥𝗜𝗘𝗦𝗧𝗘 𝗔 𝗕𝗘𝗟𝗚𝗥𝗔𝗗𝗢Due infrastrutture. Due direttrici strategiche. E una d...
01/10/2026

𝗜𝗟 𝗚𝗢𝗩𝗘𝗥𝗡𝗢 𝗠𝗔𝗚𝗬𝗔𝗥 𝗘 𝗟’𝗘𝗨𝗥𝗢𝗣𝗔 𝗖𝗛𝗘 𝗦𝗜 𝗖𝗛𝗜𝗨𝗗𝗘: 𝗗𝗔 𝗧𝗥𝗜𝗘𝗦𝗧𝗘 𝗔 𝗕𝗘𝗟𝗚𝗥𝗔𝗗𝗢

Due infrastrutture. Due direttrici strategiche. E una domanda: che cosa sta cambiando nella collocazione geopolitica dell’Ungheria?

• 𝗧𝗥𝗜𝗘𝗦𝗧𝗘 – Il nuovo governo ungherese ha avviato una verifica sulla sostenibilità finanziaria, tecnica e commerciale del progetto Adria Port, lo sbocco marittimo ungherese progettato nell’area dell’ex Aquila.

• 𝗕𝗘𝗟𝗚𝗥𝗔𝗗𝗢–𝗕𝗨𝗗𝗔𝗣𝗘𝗦𝗧 – Viene rimessa in discussione anche una delle infrastrutture simbolo della penetrazione economica cinese nell’Europa centro-orientale.

• 𝗗𝗨𝗘 𝗣𝗥𝗢𝗚𝗘𝗧𝗧𝗜, 𝗨𝗡𝗔 𝗦𝗢𝗟𝗔 𝗚𝗘𝗢𝗚𝗥𝗔𝗙𝗜𝗔 – Trieste collega l’Ungheria al Mediterraneo; Belgrado-Budapest costituisce un asse verso i Balcani e le grandi direttrici eurasiatiche.

• 𝗜𝗟 𝗖𝗔𝗠𝗕𝗜𝗢 𝗣𝗢𝗟𝗜𝗧𝗜𝗖𝗢 𝗔 𝗕𝗨𝗗𝗔𝗣𝗘𝗦𝗧 – L’Ungheria di Péter Magyar guarda nuovamente verso Bruxelles. Ma il possibile prezzo geopolitico potrebbe essere il ridimensionamento dei collegamenti costruiti negli anni di Orbán verso Mediterraneo, Balcani ed Eurasia.

• 𝗘 𝗧𝗥𝗜𝗘𝗦𝗧𝗘? – Per il porto triestino la questione va ben oltre un singolo investimento: riguarda il suo possibile ruolo di sbocco marittimo dell’Europa centrale e, in particolare, dell’economia ungherese.

𝗧𝗥𝗜𝗘𝗦𝗧𝗘–𝗕𝗨𝗗𝗔𝗣𝗘𝗦𝗧–𝗕𝗘𝗟𝗚𝗥𝗔𝗗𝗢: tre città, ma soprattutto una direttrice geopolitica.
Se vengono meno alcuni dei suoi anelli, cambia la geografia economica dell’intera regione.

𝗟’𝗔𝗥𝗧𝗜𝗖𝗢𝗟𝗢 𝗖𝗢𝗠𝗣𝗟𝗘𝗧𝗢:
Il governo Magyar e l’Europa che si chiude: da Trieste a Belgrado, Budapest smonta i corridoi verso l’Eurasia.
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L’Unione Europea ha salutato la vittoria di Péter Magyar come il ritorno dell’Ungheria nell’alveo della democrazia liberale. Ma a guardare…

CHI ATTACCA CHIEditoriale di Marco Travaglio 01 ottobre 2026In mancanza di droni freschi per foraggiare la “guerra ibrid...
01/10/2026

CHI ATTACCA CHI

Editoriale di Marco Travaglio

01 ottobre 2026

In mancanza di droni freschi per foraggiare la “guerra ibrida” di Putin, il Giornale Unico titola che la Russia minaccia la Nato con le atomiche. In realtà il Cremlino ha sì scritto di esser pronta a usare “l’intero arsenale di armi a sua disposizione”, ma per “difendere” ciò che è suo in base agli accordi di Potsdam del 1945: la regione di Kaliningrad, l’exclave russa staccata dal resto della Federazione, pinzata fra Lituania, Polonia e mar Baltico.

Kaliningrad è la Könisberg fondata nel 1255 dai Cavalieri teutonici, poi capitale della Prussia orientale, città natale di Kant (il filosofo della pace perpetua), devastata nel 1944 dalle bombe inglesi, strappata dall’Armata rossa ai nazisti nel 1945, ribattezzata in onore del bolscevico Kalinin e quartier generale della Flotta del Baltico sovietica (è l’unico porto che in quel mare non ghiaccia tutto l’anno).

Nel 1991, col crollo dell’Urss e l’indipendenza delle Repubbliche baltiche, Kaliningrad si ritrova isolata dal resto della Russia e la situazione si aggrava quando la Nato ingloba Estonia, Lettonia e Lituania che – aspramente russofobi per ragioni storiche – iniziano a discriminare le minoranze russe (oltre un quarto del popolo lettone, il 24% di quello estone e l’8% di quello lituano): limiti all’uso della lingua e caccia ai simboli della vittoria sul nazismo.

L’escalation si acuisce con la guerra in Ucraina. Basta sentir parlare l’estone Kaja Kallas, rappresentante della politica estera Ue, che sogna “una Russia più piccola e divisa in tanti Stati”.

Nel 2026 parte l’offensiva su Kaliningrad. Il 19 maggio il ministro degli Esteri lituano, Budrys, dichiara: “Dobbiamo dimostrare ai russi che possiamo penetrare la piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad.

La Nato ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave”. Il 18 agosto la Nato avvia un’esercitazione militare di quattro giorni intorno a Kaliningrad simulando un assedio: manovre terrestri e navali, cieli sbarrati da decine di caccia intercettori e sistemi di disturbo elettronici.

Il 15 settembre il ministro degli Esteri estone Tsahkna butta lì: “Potremmo semplicemente occupare Kaliningrad”. “Potremmo” nel senso di “armiamoci e partite”: l’esercito estone non potrebbe occupare neppure un pollaio e la guerra alla Russia agognata dai Baltici dovremmo farla noi.

Infatti la Lituania, per trascinarci in guerra, passa a El Mundo un falso report della Cia su inesistenti piani russi per attaccare Italia, Spagna e Francia. E il 22 settembre il Parlamento lituano modifica la Costituzione per rimuovere il divieto di installare sul territorio basi militari straniere e armi di distruzione di massa: cioè testate nucleari americane puntate su Kaliningrad. Ossia contro la Russia. Secondo voi, chi sta minacciando chi?

Il Fatto Quotidiano
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La Russia ha messo in guardia la NATO dal tentare di isolare Kaliningrad, affermando che una simile iniziativa potrebbe ...
29/09/2026

La Russia ha messo in guardia la NATO dal tentare di isolare Kaliningrad, affermando che una simile iniziativa potrebbe provocare un confronto militare diretto.

Mosca ha dichiarato di disporre di armi sufficienti a difendere l'exclave russa e di essere pronta a utilizzare il proprio arsenale qualora i Paesi della NATO tentassero di separare la regione dal resto della Russia.

L'avvertimento è arrivato dall'Ambasciata russa in Belgio, che gestisce i contatti diplomatici di Mosca con la NATO.

L'ambasciata ha riferito di aver espresso le proprie preoccupazioni al Segretariato internazionale della NATO e al ministero degli Esteri belga. «Abbiamo comunicato al Segretariato internazionale della NATO e al ministero degli Esteri belga le nostre posizioni di principio, alla luce della politica aggressiva portata avanti dalla leadership della NATO e dai suoi Paesi membri», ha dichiarato l'ambasciata russa, secondo quanto riportato dall'agenzia russa TASS.

«Abbiamo avvertito che questo approccio sconsiderato e irresponsabile aumenta in modo significativo i rischi di un confronto militare diretto con il nostro Paese», si legge inoltre nella dichiarazione.

Kaliningrad è un territorio russo affacciato sul Mar Baltico, separato geograficamente dal resto della Russia dagli Stati che lo circondano.

La regione si trova tra Polonia e Lituania, entrambi membri della NATO, rendendo la sua posizione particolarmente delicata dal punto di vista strategico sia per Mosca sia per l'Alleanza Atlantica.

Il nuovo avvertimento russo arriva circa un mese dopo un'esercitazione aerea della NATO nel nord-est della Polonia, nelle vicinanze di Kaliningrad.

NATO 3.0: L'EUROPA COME CARNE DA CANNONELe recenti dichiarazioni di Mark Rutte, segretario generale della NATO, hanno sq...
26/09/2026

NATO 3.0: L'EUROPA COME CARNE DA CANNONE

Le recenti dichiarazioni di Mark Rutte, segretario generale della NATO, hanno squarciato il velo della retorica atlantista, rivelando senza giri di parole il vero volto della cosiddetta "NATO 3.0". Parlando dall'Iowa, cuore dell'America profonda, Rutte ha spiegato agli europei ciò che Washington pensa da tempo: “il Medio Oriente è il vostro cortile", arrangiatevi. E per farlo, tagliate pensioni e welfare e comprate più armi.

Il messaggio è di una chiarezza brutale. Rutte ha descritto il Medio Oriente come "il cortile di casa dell'Europa" e non degli Stati Uniti, sostenendo che la guerra contro Teheran era "necessaria" ma che Washington ha dovuto lanciarla perché gli europei non avevano abbastanza capacità per farlo da soli. La conclusione è agghiacciante: in futuro, da una NATO più forte gli Usa otterranno che siano gli europei a sporcarsi le mani nelle guerre decise da Washington.

Ma il punto più scandaloso riguarda i soldi. Rutte ha sostenuto che il peso dentro l'alleanza è ingiusto perché i membri europei “spendono troppo in pensioni e welfare", mentre Washington deve dedicare risorse alle armi. Ha definito l'aumento della spesa per la difesa dal 2 al 5 per cento del PIL un "elemento di equità". Tradotto: smantellare lo stato sociale europeo per finanziare l'apparato militare-industriale che serve agli Usa per mantenere il proprio dominio globale.

Le sue parole arrivano in un momento di forte attrito. La guerra statunitense-israeliana contro l'Iran ha spaccato i membri europei: la Spagna ha negato l’utilizzo delle proprie basi, Germania e Regno Unito hanno definito il conflitto "non la nostra guerra".

Da Stoccolma arriva un monito che dovrebbe essere raccolto in tutta Europa. La giornalista svedese Kris Forsne denuncia che "la NATO, creata come alleanza difensiva, è diventata aggressiva e bellicosa" e si è espansa fino ai confini russi. Il collega Mikael Willgert paragona la situazione alla Seconda guerra mondiale: "Cercano di fare in modo che gli europei si distruggano a vicenda".

Un'Europa che si arma fino ai denti, che taglia il welfare per comprare armi, che si assume il compito di combattere le guerre USA, è un'Europa che si avvia verso la catastrofe. La voce di chi non si rassegna a diventare carne da cannone per gli interessi statunitensi esiste, ma il tempo per ascoltarla stringe.

(Fonte: L’Antidiplomatico)

La Russia chiede formalmente al Segretario generale delle Nazioni Unite l'apertura di un'inchiesta internazionale sui fa...
26/09/2026

La Russia chiede formalmente al Segretario generale delle Nazioni Unite l'apertura di un'inchiesta internazionale sui fatti di Bucha.

Per chi avesse dimenticato Bucha è la false flag ideata principalmente dai servizi inglesi per impedire che nel marzo del 2022 a Istanbul si concretizzasse il piano di pace tra Russia e Ucraina.

Durante l'incontro a margine dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il Ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov ha consegnato al Segretario Generale dell'ONU, António Guterres, un rapporto accusatorio sugli eventi di Bucha, richiedendo un'indagine approfondita da parte del Segretariato dell'organizzazione.

Secondo quanto dichiarato dal Ministero degli Esteri di Mosca, e riportato dall'agenzia TASS, il documento si intitola "Eredi di Goebbels: falsificazione degli eventi di Bucha e sanguinose messe in scena del regime di Kiev" ed è stato redatto dal Tribunale pubblico internazionale presieduto da Maxim Grigoryev, membro della Camera Civica russa.

Il dossier punta a contestare la ricostruzione dei fatti diffusa dalle autorità ucraine.
Nel corso del colloquio, il capo della diplomazia russa ha sollecitato formale richiesta al Segretariato delle Nazioni Unite affinché conduca un esame dettagliato sugli avvenimenti, sostenendo che l'episodio sia stato orchestrato da Kiev con il supporto dei Paesi della NATO.

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