TRIEST NGO

TRIEST NGO :: The Human Rights, Civil and Economic Development Initiative for the Free Territory of Trieste.

📜 12 GIUGNO 1945: IL "GIORNO DELLA LIBERAZIONE" CHE COSTÒ L'ISTRIA.I complessi giochi di potere dietro i 40 giorni di Tr...
12/06/2026

📜 12 GIUGNO 1945: IL "GIORNO DELLA LIBERAZIONE" CHE COSTÒ L'ISTRIA.
I complessi giochi di potere dietro i 40 giorni di Trieste.

Oggi ricorre una data spartiacque per la nostra terra. Il 12 giugno 1945, dopo quaranta giorni di terrore e sequestri notturni, l'esercito jugoslavo di Tito abbandonava Trieste, lasciando il controllo della città alle forze anglo-americane. Ma dietro le celebrazioni di facciata si nasconde una delle pagine più ciniche della diplomazia internazionale.

In questo approfondimento storico analizziamo i retroscena di quel giugno di ottant'anni fa, toccando i punti chiave che la propaganda nazionale di ogni fazione ha sempre cercato di nascondere:

🔴 LA MINACCIA DI TRUMAN E IL CANNONEGGIAMENTO DAL GOLFO – Tito non se ne andò per via diplomatica, ma piegato da un durissimo ultimatum militare. Il presidente USA Harry Truman ordinò il blocco navale e minacciò apertamente di cannoneggiare Trieste dalle sue navi nel golfo, distruggendo le postazioni jugoslave sia se l'esercito di Tito non fosse sfollato subito, sia se avesse tentato di ritornare in città in un secondo momento. A dare il colpo di grazia alle ambizioni jugoslave fu Stalin: il dittatore sovietico, per non compromettere i suoi accordi con gli occidentali, negò il sostegno all'alleato e ordinò a Tito di ritirarsi. Messo alle strette dal cappio navale e dall'abbandono di Mosca, Tito firmò gli Accordi di Belgrado del 9 giugno accettando di ritirarsi da Trieste e dagli "approdi istriani" (Capodistria, Isola, Pirano, Umago, Cittanova, Parenzo, Rovigno. Pola discorso a parte). Ma, a parte Pola, gli Alleati in Istria non vi sbarcarono mai, permettendo agli jugoslavi di rientrarvi 48 ore dopo e cancellando per sempre la secolare presenza veneta.

🔴 LA NEMESI IDEOLOGICA E L'ASSE OZNA-NKVD – A differenza del 1918, nel 1945 Trieste divenne il teatro di uno scontro ideologico globale in cui Russia e Jugoslavia puntavano decise allo sbocco sul Mediterraneo. Le truppe di Tito arrivarono ebre di stalinismo e sete di vendetta per i crimini nazi-fascisti. Il quartier generale di questa repressione fu l'attuale Scuola di Polizia di San Giovanni, dove i vertici della polizia segreta jugoslava (OZNA) operavano fianco a fianco con gli agenti del NKVD sovietico inviati da Mosca.

🔴 PURGA POLITICA, NON PULIZIA ETNICA – Le violenze dei 40 giorni (circa 500 scomparsi a Trieste, tra cui torturatori fascisti ma anche decine di poveri disgraziati e autonomisti) non furono una "pulizia etnica" biologica contro gli italiani, ma una spietata purga politica contro chiunque si opponesse al comunismo. Lo dimostra il contemporaneo Massacro di Bleiburg: 180.000 jugoslavi anticomunisti (cetnici, ustascia, domobranci) sterminati da Tito dopo la riconsegna dei britannici. La commissione mista anglo-slovena ha accertato che ben il 90% di quelle vittime era composto da civili. A differenza degli italiani, loro non ebbero uno Stato amico oltre il confine in cui rifugiarsi.

🔴 IL CINISMO ALLEATO – Agli anglo-americani del destino dei triestini e degli istriani importava poco. Rimasti scioccati dai metodi brutali dell'OZNA, si mossero solo per due ragioni di puro interesse: evitare uno scontro armato con la Jugoslavia (dopo le tensioni sul confine greco) e garantirsi l'uso esclusivo e sicuro del Porto di Trieste, snodo logistico vitale per rifornire le truppe britanniche di stanza in Carinzia e in Europa centrale.

Arrivando al nocciolo della questione, emerge una verità scomoda: sia gli italiani nel 1918 sia gli jugoslavi nel 1945 si comportarono a Trieste da invasori, cioè da stranieri. Entrambi imposero la propria bandiera e la propria ideologia calpestando la specificità, la cultura cosmopolita e il diritto all'autodeterminazione di questo territorio.

👉 Leggi l'articolo completo sul nostro sito per scoprire tutti i nomi, le date e i documenti d'archivio di questo cold case della storia europea.
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https://www.triest-ngo.org/it/12-giugno-1945-il-giorno-della-liberazione-che-costo-listria-i-complessi-giochi-di-potere-dietro-i-40-giorni-di-trieste/



Alessandro Gombač

Per Keir Starter sono inaccettabili le violenze e non il fatto che il profugo sudanese abbia quasi decapitato il cittadi...
10/06/2026

Per Keir Starter sono inaccettabili le violenze e non il fatto che il profugo sudanese abbia quasi decapitato il cittadino inglese.

❗Ecco il problema di base ed ecco perchè finirà molto male.

LE CONSEGUENZE CHE NON TI ASPETTIAmmazzi uno per strada e fai una sceneggiata per passare come la vittima e la polizia t...
10/06/2026

LE CONSEGUENZE CHE NON TI ASPETTI

Ammazzi uno per strada e fai una sceneggiata per passare come la vittima e la polizia ti crede solo grazie ad un clima politico ormai insostenibile.

Pensi d'averla fatta franca ma le vere conseguenze devono ancora arrivare.

Vickrum Digwa non l'ha fatta franca, è stato condannato all'ergastolo.

Non solo.

È diventato il simbolo del male assoluto in UK.

La casa dei suoi genitori è stata assaltata dalla folla inferocita.

Adesso pare che si sia beccato una secchiata di acqua e zucchero bollenti in carcere e probabilmente rimarrà sfigurato e forse anche cieco, a vita.

Attendiamo conferme alla notizia.

In ogni caso Digwa sta pagando il suo crimine, eccome se lo sta pagando.

SIC SEMPER TYRANNIS

🕯️ 10 GIUGNO 1944: IL PRIMO SANGUINOSO BOMBARDAMENTO SU TRIESTE. LA MEMORIA DIMENTICATA.Ottantadue anni fa, la mattina d...
10/06/2026

🕯️ 10 GIUGNO 1944: IL PRIMO SANGUINOSO BOMBARDAMENTO SU TRIESTE. LA MEMORIA DIMENTICATA.

Ottantadue anni fa, la mattina del 10 giugno 1944, il cielo sopra Trieste si riempì del rombo assordante dei quadrimotori americani Boeing B-17 "Fortezze Volanti" e Consolidated B-24 "Liberator" della 15th Air Force statunitense. Partiti dalle basi della Puglia, l'obiettivo strategico era colpire le infrastrutture logistiche e industriali della città, snodo vitale dell'Adriatisches Küstenland (il Litorale Adriatico occupato e amministrato direttamente dal Terzo Reich).

Gli ordigni miravano al porto, ai cantieri navali del San Marco, alle raffinerie di San Sabba e allo scalo ferroviario di Campo Marzio. Ma la precisione millantata dai comandi alleati si tradusse, nei fatti, in una devastazione cieca.

Oltre un centinaio di bombe ad alto potenziale fallirono gli obiettivi militari e si abbatterono con violenza inaudita sui quartieri civili densamente popolati. Il rione operaio di San Giacomo fu letteralmente sventrato. Le case di via della Tesa, via d'Alviano, piazza Sansovino, via Rossetti, via Donadoni, piazza dei Foraggi e via Molin a Vento vennero sbriciolate, seppellendo centinaia di famiglie che avevano cercato rifugio nelle cantine e nelle gallerie, rivelatesi trappole mortali.

Il bilancio finale di quella mattina fu un bollettino di guerra drammatico:

463 vittime accertate (ma stime successive parlano di oltre 400 corpi identificati e decine di dispersi);

Oltre 1.000 feriti;

Interi isolati rasi al suolo e migliaia di sfollati rimasti senza nulla.

Fu il battesimo del fuoco per Trieste, il più grave e sanguinoso bombardamento subito dalla città in tutto il secondo conflitto mondiale. Un trauma collettivo impresso a fuoco nella carne di una generazione.

EPPURE, OGGI, QUESTA RICORRENZA PASSA QUASI INOSSERVATA.

Se si escludono le lodevoli iniziative di storici locali, comitati di quartiere e associazioni indipendenti, il 10 giugno 1944 è stato letteralmente cancellato dall'agenda della memoria istituzionale.

A Trieste non esistono monumenti imponenti dedicati alle vittime dei bombardamenti anglo-americani. Non ci sono cerimonie solenni alla presenza delle massime cariche dello Stato. Non ci sono finanziamenti pubblici milionari per preservarne il ricordo, né programmi scolastici ministeriali dedicati, né campagne mediatiche martellanti a reti unificate ogni anno.

Per altre tragedie e altre narrazioni del Novecento, invece, questa macchina della memoria monumentale e istituzionale esiste, ed è potentissima.

I morti non dovrebbero avere colore politico, e il dolore dei civili non si classifica in base alla bandiera di chi ha premuto il gr*****to o di chi ha sganciato la bomba.

Ma proprio per questa ragione morale diventa impossibile accettare che centinaia di triestini, uccisi dalle bombe di chi poi sarebbe diventato l'alleato geopolitico del dopoguerra, debbano essere trattati come vittime di serie B. Morti "scomodi", la cui memoria è stata sacrificata sull'altare delle convenienze internazionali e della realpolitik occidentale.

La storia non è, e non deve diventare, una graduatoria del dolore in base a quanto una tragedia sia spendibile nel dibattito politico odierno.

Le vittime civili del 10 giugno 1944 meritano dignità e memoria pubblica non perché siano più importanti di altre, ma perché sono parte integrante della stessa identica identità storica di questa città di frontiera.

Una memoria pubblica che seleziona chirurgicamente ciò che è utile ricordare e ciò che è opportuno dimenticare non è più memoria, non è giustizia e non è storia. È pura propaganda. È una scelta politica.

E a Trieste, queste scelte, ormai gridano vendetta da ottantadue anni.

LE DICHIARAZIONI DI KAJA KALLAS E LA REPLICA DI MOSCASolo due cose a questo mondo sono infinite: l'universo e la stupidi...
08/06/2026

LE DICHIARAZIONI DI KAJA KALLAS E LA REPLICA DI MOSCA

Solo due cose a questo mondo sono infinite: l'universo e la stupidità di Kaja Kallas. E se dell'universo non siamo poi così sicuri, sulla frange della diplomazia europea non abbiamo proprio alcun dubbio. Per questa donna estone è davvero un peccato che parli anzi non deve parlare nemmeno quanto è stupida, perché ogni volta che apre bocca spara qualche assurdità.
​Proprio in questi giorni ha stretto i pugni con rabbia e ha presentato la sua lista dei desideri a Putin, chiedendo, tra le altre cose, di limitare le dimensioni dell'esercito russo. Da Mosca è arrivata la risposta. Dicono: "Sì, come no, adesso lo facciamo!"

«Per avviare i negoziati con la Russia in Ucraina, l'Unione Europea chiederà una limitazione delle forze armate russe, compreso il ritiro dalla Transnistria e dall'Ossezia del Sud. Cioè Kaja Kallas ordina a Putin di limitare il suo esercito sul campo? Io lo chiamo un TSO urgente per questa donna.
​Il Ministro degli Affari Esteri, Sergey Lavrov, risponde:
«Non commento dichiarazioni idiote.»

- Kru Lukic -

Stalin avrebbe già bombardato a tappeto i paesi baltici e anche la Polonia.https://x.com/Lukyluke311/status/206324218904...
06/06/2026

Stalin avrebbe già bombardato a tappeto i paesi baltici e anche la Polonia.

https://x.com/Lukyluke311/status/2063242189048586457
"🇷🇺 Mikhail V. Demurin, analista politico, ex diplomatico del Ministero degli Esteri: I leader del nostro Paese, e Vladimir Putin in persona, non si sono ancora resi conto che nessuno intende negoziare con loro altro che i termini (nemmeno le condizioni) della capitolazione?
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- ⚡🇷🇺 San Pietroburgo ancora sotto attacco degli UAV "ucraini" lanciati dai paesi baltici. Nella regione di Leningrado, le difese aeree hanno abbattuto complessivamente 141 droni nemici. Si segnalano cadute di detriti nei distretti di Luga, Volosovo e Lomonosov.
Chiusa al traffico la città insulare di Kronstadt; parziale evacuazione della popolazione civile nel vicino distretto di Lomonosov a causa dell'incendio e detonazione di munizioni in una struttura militare.
Nella notte, i sistemi di difesa aerea hanno abbattuto 376 droni UE/ucraini sulle regioni russe di Belgorod, Bryansk, Kaluga, Kursk, Leningrado, Novgorod, Oryol, Pskov, Rostov, Ryazan, Smolensk, Tver, Tula e Mosca, sulla Repubblica di Crimea, sul Mar d'Azov e sul Mar Nero.
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Sono presi a schiaffi in faccia su tutti i fronti: militare, economico, politico e propagandistico, ma continuano a non comprendere, mostrando una sconcertante disponibilità a porgere l'altra guancia. È doloroso assistere a tutto questo!
Quando capiranno finalmente che siamo in guerra? Che NON esiste una via pacifica per preservare la Russia nella sua forma e caratteristiche attuali, o almeno simili a quelle attuali?
Ne parleranno apertamente? Oppure continueranno a porgere l'altra guancia e, soprattutto, a trascinare con sé anche noi?"

Presentazione del libroTrieste Porto Franco Internazionale. Storia, geopolitica, economia, testimonianze📍 Università di ...
05/06/2026

Presentazione del libro

Trieste Porto Franco Internazionale. Storia, geopolitica, economia, testimonianze

📍 Università di Trieste – Aula A
📅 9 giugno, ore 18:00

Un incontro dedicato alla storia, all'economia e alla dimensione geopolitica del Porto Franco di Trieste, con la partecipazione degli autori del volume.

Ingresso libero.

𝗭𝗘𝗟𝗘𝗡𝗦𝗞𝗬 𝗗𝗘𝗟𝗘𝗡𝗗𝗨𝗠 𝗘𝗦𝗧!San Pietroburgo è stata colpita da massicci attacchi di droni kamikaze ucraini, guidati dalle ante...
03/06/2026

𝗭𝗘𝗟𝗘𝗡𝗦𝗞𝗬 𝗗𝗘𝗟𝗘𝗡𝗗𝗨𝗠 𝗘𝗦𝗧!
San Pietroburgo è stata colpita da massicci attacchi di droni kamikaze ucraini, guidati dalle antennine di 'Starlink' di 'Space X' di Elon Musk, come quell che hanno ucciso i bambini che stavano dormendo a Staroblisk nel Donbass.

I giochi sporchi degli americani non finiscono mai.
Dovevano colpire il 'St. Petersburg Oil Terminal' JSC., ma almeno 50 droni sono stati abbattuti in tutta la zona.
Da oggi al 6 giugno si terrà a San Pietroburgo il 'Forum Economico Internazionale' (SPIEF).
Il maiale di Kiev alza il tiro di continuo e aumenterà l'intensità spinto da inglesi e resto del circo europeo.

Putin deve mettere fine a questo stillicidio, come gli stanno chiedendo i russi. Ogni giorno che passa è un giorno perso per la Russia, per gli ucraini e per il resto degli europei che chiedono la fine del regime nazista di Kiev.

Zelensky non è preoccupato dai pesanti attacchi russi. Se ne frega degli ucraini e dell'Ucraina. Fintanto che sarà armato dall'Occidente continuerà a colpire la Russia e a far distruggere altri pezzi di Ucraina.

Deve essere catturato ed eliminato fisicamente e con lui devono essere colpiti i centri di produzione europei dei droni e delle armi per questi maiali nazisti! Forza Putin!

G. Sardini

Pamela Rabaccio dovrebbe forse informarsi con chi sta parlando prima di dispensare lezioncine sulla «memoria condivisa»....
02/06/2026

Pamela Rabaccio dovrebbe forse informarsi con chi sta parlando prima di dispensare lezioncine sulla «memoria condivisa». L’autore del post che ha criticato sono io.

Nella mia famiglia c’è stato davvero un uomo rapito dai collaborazionisti italiani di Tito durante i quaranta giorni del 1945 a Trieste. Non parlo quindi da telespettatore della loro giornata del ricordo, ma da chi quella ferita la porta nella storia familiare. Per questo mi permetto di dire che sulla differenza tra memoria e scenografia macabra probabilmente ne so qualcosa più di lei.

La memoria dei morti si custodisce con misura, sobrietà e dignità. Non con giganteschi tubi di plastica pieni di corpi sospesi, che sembrano usciti da una distopia horror. Non con installazioni da film post-atomico piazzate davanti a una splendida chiesa neogotica austroungarica. E non con quella retorica da fanfara permanente che trasforma una tragedia in arredamento ideologico urbano.

Non sono il solo ad aver reagito con fastidio. La polemica è stata ripresa da varie testate e la stragrande maggioranza dei commenti esprime disagio o netta repulsione verso quell’obbrobrio estetico, collocato in una delle piazzette più armoniose di Trieste.

Anzi, l’intervento della segretaria provinciale della Lega ha finito per produrre un prevedibile effetto boomerang: sotto la sua presa di posizione pubblica sono apparse quasi esclusivamente critiche al monumento stesso. Segno che il problema non è la “mancanza di rispetto”, ma il fatto che molti triestini considerino quell’installazione semplicemente sproporzionata, lugubre e fuori contesto.

Evidentemente il problema non è la “mancanza di rispetto”, ma il fatto che qualcuno osi dire che il re è n**o. La destra triestina continua purtroppo a comportarsi come certi writers che, convinti di fare arte civile, deturpano muri e scorci storici. Solo che qui, invece della bomboletta, usano tonnellate di plastica e retorica vittimistica.

Il risultato non cambia: si deturpa la città. C’è anche una questione di coerenza. Se la logica è quella della rappresentazione iperrealista dell’orrore, perché non fare allora anche, a beneficio dei turisti, un monumento agli impiccati di via Ghega con manichini appesi realisticamente, visto che dista poche centinaia di metri? Sarebbe accettabile?

O forse ci renderemmo conto che il dolore storico non si mette in scena come un parco tematico della morte?

Del resto, l’estetica mortifera, la teatralizzazione del trauma e l’ossessione per simbologie cadaveriche appartengono da sempre all’immaginario iconografico fascista, nazionalista e autoritario.

Naturalmente, come sempre accade in queste commemorazioni a senso unico, nessuno ricorda mai cosa fece l’italo-fascismo sul confine orientale già dagli anni Venti nei confronti di sloveni e croati: p***ecuzioni, espropri, violenze, villaggi incendiati, deportazioni, campi di concentramento a loro riservati, cancellazione linguistica e culturale. Roba che, mutatis mutandis, ricorda molto da vicino ciò che oggi stanno facendo gli israeliani in Cisgiordania

Ed è irresponsabile alimentarlo in una città complessa come Trieste, dove la memoria dovrebbe aiutare a comprendere, non a tenere vive contrapposizioni permanenti.

A proposito di date: non è un caso che il giorno del ricordo cada il 10 febbraio, anniversario della firma del Trattato di Pace di Parigi del 1947, giorno in cui l’Italia p***e formalmente la sovranità su Trieste e su gran parte della Venezia Giulia. Una data scelta proprio per ricordare anche l’esodo istriano-dalmata. Sarebbe più onesto riconoscerlo apertamente, invece di trasformarla in un rito monodirezionale.

I fatti di quegli anni non appartengono né alla destra né alla sinistra. Ma proprio per questo andrebbero sottratte al monopolio propagandistico di chi le usa da più di vent’anni come unica materia politica a disposizione.

Il punto è che le città vive costruiscono futuro, mentre le classi politiche incapaci amministrano paure, memorie deformate e simboli funerari. E dopo quarant’anni di retorica identitaria, la Lega nord triestina, può forse rivendicare monumenti, polemiche e giornate rituali — ma quali risultati concreti per la città reale?

- Alessandro Gombač -

Anche quest'anno spettacolare
02/06/2026

Anche quest'anno spettacolare

Indirizzo

Via Giulia 74
Trieste
34126

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