TRIEST NGO

TRIEST NGO :: The Human Rights, Civil and Economic Development Initiative for the Free Territory of Trieste.

A Caserta, un Ucraino, è stato arrestato per aver ucciso a botte una persona senza fissa dimora. Ho visto il video del p...
24/08/2026

A Caserta, un Ucraino, è stato arrestato per aver ucciso a botte una persona senza fissa dimora. Ho visto il video del pestaggio ed è qualcosa di subumano.

Guido, la persona pestata, è morta in ospedale dopo tre giorni di agonia. Eppure per questa vicenda non vedo indignazione a reti unificate, né da quelli che parlano di remigrazione tantomeno dall'altra parte, che omettono scientemente di dire che l'assassino è Ucraino.

Qualche giorno fa in provincia di Livorno è stata aggredita una ragazza Russa, perché Russa, per mano di Ucraini. Adesso Guido è stato pestato ed ammazzato da un Ucraino.

Eppure, in queste vicende, la nazionalità degli aggressori e degli assassini viene subdolamente mascherata. Immaginate se gli aggressori fossero stati Russi o Iraniani cosa avrebbero combinato a reti unificate...

Giuseppe Salamone

Ma guarda.. 12 anni or sono.
22/08/2026

Ma guarda.. 12 anni or sono.

Guardate con molta attenzione questa foto: sono i tifosi israeliani dell'Hapoel Tel Aviv ieri sera a Bergamo.Centinaia d...
21/08/2026

Guardate con molta attenzione questa foto: sono i tifosi israeliani dell'Hapoel Tel Aviv ieri sera a Bergamo.

Centinaia di torce accese mentre in Italia, per quelle tifoserie che fanno queste cose, partono DASPO, denunce e divieti, con annesse perquisizioni stringenti prima di entrare allo stadio. Ma i tifosi israeliani, magicamente, possono entrare con centinaia di fumogeni e utilizzarli del tutto indisturbati.

Per l'occasione, però, hanno vietato le bandiere palestinesi allo stadio. Quindi, se tanto mi dà tanto, un centinaio di bandiere sono più pericolose di un centinaio di torce. Sono ridicoli!

Inoltre c'erano due elicotteri che da giorni sorvegliavano Bergamo, centinaia di forze dell'ordine dispiegate (anche a protezione dei tifosi israeliani), persone perquisite a caso, divieti stradali, cestini rimossi, perquisizioni a tappeto all'ingresso dello stadio e i tappi delle bottiglie rimossi.

Però, in tutto ciò, i tifosi israeliani sono entrati allo stadio con centinaia di torce. Perché si sa, ormai, le regole valgono solo per alcuni. Nello sport come nel diritto internazionale. Che schifo!

Giuseppe Salamone

19/08/2026
⚠️ Strage di Vergarolla (18 agosto 1946)  Anatomia documentaria di una strage senza colpevoli accertati — Abstract di si...
18/08/2026

⚠️ Strage di Vergarolla (18 agosto 1946)
Anatomia documentaria di una strage senza colpevoli accertati —

Abstract di sintesi dell'articolo ITA - EN:

Il Fatto Storico

🔘Oggi, 18 agosto 2026, ricorre l’ottantesimo anniversario della strage di Vergarolla. Il 18 agosto 1946, sulla spiaggia di Pola gremita di famiglie, atleti e bagnanti, esplose un deposito di residuati bellici ancora carichi di esplosivo: morirono almeno 63–65 persone, fra cui numerosi bambini.

☑️Gli autori non sono mai stati identificati. La deflagrazione avvenne in coincidenza con le gare natatorie della Coppa Scarioni per il 60° anniversario della società Pietas Julia, gremite di bagnanti, atleti e famiglie.

☑️Ciò che i documenti non consentono di affermare. Dopo ottant’anni, attribuire con sicurezza la strage all’OZNA, ai servizi jugoslavi, a gruppi italiani o a qualunque altro soggetto non costituisce una posizione storiografica più coraggiosa: significa affermare più di quanto consentano i documenti. L’inchiesta alleata accertò la natura intenzionale dell’esplosione, ma concluse indicando come responsabili “person or persons unknown”. Il fascicolo dell’Allied Control Commission, composto da 78 fotogrammi e oggi integralmente consultabile, non contiene alcuna attribuzione all’OZNA. La successiva informativa britannica su Giuseppe Kovacich costituisce una pista d’intelligence seria, non la prova della sua partecipazione né di un ordine jugoslavo. Chi presenta una qualsiasi di queste ipotesi come fatto accertato può non conoscere la documentazione oppure può scegliere deliberatamente di deformarla. Dopo che le fonti sono state rese accessibili e analizzate, continuare a presentare un’ipotesi come verità accertata non è più semplice ignoranza: è una scelta consapevole.

Punti Fermi della Ricostruzione Documentaria

L'analisi rigorosa delle fonti coeve (italiane, britanniche, croate e slovene) evidenzia quattro tesi documentate:

1) Deposito pericoloso: Sulla spiaggia era collocato un deposito eterogeneo di residuati navali ancora carichi di alto esplosivo.

2) Assenza di spolette: Gli ordigni erano stati disinnescati dai normali dispositivi di accensione, ma contenevano ancora le cariche esplosive (rendendo fortemente improbabile una detonazione accidentale nelle condizioni ordinarie).

3) Detonazione dolosa: L'inchiesta militare aleata concluse che l'esplosione fu provocata intenzionalmente da persona/e ignote («wilfully set off»).

4) Omessa custodia: Il materiale rimase liberamente accessibile, non recintato efficacemente né presidiato in un'area ad altissima frequentazione civile.

Tipologia degli Ordigni e Responsabilità Amministrativa

▪️Contrariamente alla formula memorialistica tradizionale («28 mine antisbarco italiane con 9 tonnellate di tritolo»), gli inventari e i documenti britannici attestano un deposito composito (circa 15–20 bombe di profondità tedesche o miste, oppure 3 testate di siluro, 4 cariche di TNT e 5 generatori fumogeni recuperati durante le bonifiche).

▪️Nonostante i sopralluoghi del Governo Militare Alleato (GMA) e la dichiarazione del Comune di Pola di avere ripetutamente segnalato il pericolo, il sito non fu posto in sicurezza, configurando una chiara responsabilità amministrativa nella mancata custodia e prevenzione.

Bilancio Reale delle Vittime

▪️Le cifre memorialistiche e pubblicistiche che indicano 100–116 morti non trovano riscontro nei registri anagrafici e cimiteriali. Le fonti dell'epoca e i registri di sepoltura documentano con certezza almeno 63–65 morti (il memoriale di Pola riporta 64 nomi identificati). I morti documentabili quindi sono 63–65 e, anche adottando la stima più prudenzialmente estesa, non risultano significativamente più di 70.

Contesto Geopolitico e Indagini sui Responsabili

▪️Contesto geopolitico: L'episodio si inserisce durante la Conferenza di Pace di Parigi (luglio-ottobre 1946).

▪️L'assegnazione di Pola alla Jugoslavia era già politicamente delineata e la raccolta delle opzioni di esodo era già avviata (12 luglio 1946); la strage accelerò drasticamente decisioni già in corso, pur non essendone l'origine causale esclusiva.

▪️Esito delle inchieste: L'indagine della Venezia Giulia Police Force e il rapporto del brigadiere Erskine conclusero formalmente contro «person or persons unknown». Non è provato chi predispose l'innesco né la catena di comando.

▪️Pista OZNA / Servizi jugoslavi: Un'informativa dell'intelligence britannica del 19 dicembre 1946 riportava l'accusa contro Giuseppe Kovacich, ritenuto legato all'OZNA. Tale pista è storicamente e operativamente plausibile, ma rimane un'ipotesi investigativa non suffragata da prove giudiziarie, ordini scritti o riscontri forensi diretti.

▪️Piste alternative: Le ipotesi di incidente fortuito, responsabilità monarchico-fasciste o anticomuniste jugoslave risultano scarsamente sostenute o del tutto speculative.

Conclusioni Storiografiche e Riferimenti Documentali

La storiografia critica evidenzia la necessità di separare i fatti accertati dalle distorsioni propagandistiche e memorialistiche: Vergarolla rimane una strage dolosa impunita, con un'accertata negligenza nella custodia da parte delle autorità alleate e un quadro indiziario serio ma non definitivamente provato in merito alla matrice jugoslava.

Fonti di riferimento: Documentazione declassificata britannica e alleata (WO 204, fascicoli Allied Control Commission), registri locali di stato civile e cimiteriali, stampa coeva, studi storici di M. Dukovski, Tea Čonč, G. Dato e altri.

Link all'articolo con dati e fonti completo:
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https://www.triest-ngo.org/it/5215/

English version: https://www.triest-ngo.org/5272/

La NATO deve definire delle "linee rosse" nei confronti della Russia a causa della crescente minaccia che Mosca rapprese...
17/08/2026

La NATO deve definire delle "linee rosse" nei confronti della Russia a causa della crescente minaccia che Mosca rappresenta per l'alleanza. Lo ha dichiarato l'ex Segretario alla Difesa statunitense ed ex direttore della CIA, Leon Panetta, in un'intervista al quotidiano Bild.

Secondo Panetta, la Russia continua a mettere alla prova le capacità di difesa della NATO, in particolare la disponibilità dell'Occidente a rispettare i propri obblighi di difesa reciproca. Panetta ha sottolineato che l'alleanza deve dimostrare a Mosca "che un'azione militare contro gli Stati europei è inaccettabile".

🇵🇱 VARSAVIA ROMPE IL TABÙ: «CON BANDERA, KIEV NON ENTRA NELL’UE»Non l’ha detto Putin.Non l’ha detto Lavrov.E nemmeno uno...
13/08/2026

🇵🇱 VARSAVIA ROMPE IL TABÙ: «CON BANDERA, KIEV NON ENTRA NELL’UE»

Non l’ha detto Putin.
Non l’ha detto Lavrov.

E nemmeno uno di quei terribili “bot russi” che, secondo i nostri fact-checker da salotto, spuntano ogni volta che qualcuno pone una domanda scomoda.

Lo ha detto Władysław Kosiniak-Kamysz, vicepremier e ministro della Difesa polacco:
«Con Bandera sullo stendardo, l’Ucraina non entrerà nell’Unione europea».

Lo stesso ministro che, nella medesima intervista, ha ribadito di essere orgoglioso dell’aiuto fornito dalla Polonia all’Ucraina.

Dunque sarà difficile archiviarlo come pericoloso agente del Cremlino.

Kosiniak-Kamysz ha definito un “errore fatale” la decisione di Zelensky di intitolare un’unità militare agli “eroi dell’UPA” e ha ricordato un principio elementare: non si può pretendere di entrare in una comunità politica costruendo contemporaneamente il proprio pantheon nazionale attorno a figure e movimenti che riaprono le ferite dei Paesi membri.

La Polonia non dimentica i civili polacchi massacrati in Volinia e Galizia orientale da reparti dell’UPA. E non accetta che quella memoria venga cancellata soltanto perché oggi risulta politicamente scomoda.

Pi.Pi. e Ca.Ca., invece, non se ne sono accorti.

Probabilmente erano troppo impegnati a distribuire patenti di europeismo per trovare anche il tempo di leggere la storia. Quella vera, non quella già riassunta e impaginata nei comunicati di Bruxelles.

Perché se Varsavia ricorda i propri morti è “nazionalismo”; se Kiev glorifica l’UPA è “complessità storica”; se qualcuno osa sollevare il problema diventa immediatamente “propaganda russa”.

Comodo.

L’Ucraina può essere sostenuta contro la Russia senza concederle anche l’immunità storica.

L’Europa, se vuole essere una comunità di valori, non può avere la memoria regolata da un interruttore: accesa per i crimini dei nemici, spenta per quelli degli alleati.

Varsavia ha posto la domanda.
Pi.Pi. e Ca.Ca., quando finiranno di lucidare il patentino europeo, forse si accorgeranno anche della risposta.

Dal canale TELEGRAM Don Chisciotte

Sembra una barzelletta, invece è la politica finanziaria dell'Unione Europea. Le prime tranche del nuovo prestito da 90 ...
12/08/2026

Sembra una barzelletta, invece è la politica finanziaria dell'Unione Europea.
Le prime tranche del nuovo prestito da 90 miliardi di euro all'Ucraina stanno già partendo, ma la Commissione Europea ammette di non essere oggi in grado di determinare quale sarà il costo complessivo degli interessi né di fornire una ripartizione dell'onere tra i singoli Stati membri.

E per il 2027 non è ancora possibile stabilire se saranno sufficienti le risorse previste dal bilancio europeo.

Il meccanismo è surreale: l'UE prende in prestito denaro sui mercati finanziari, pagando interessi, e mette 90 miliardi a disposizione di Kiev, con i costi finanziari che possono essere coperti dal bilancio europeo. In altre parole, il debito viene contratto oggi, mentre il conto finale resta ancora da quantificare.

E parliamo di cifre enormi: 60 miliardi sono destinati indicativamente alla difesa e all'industria militare ucraina, altri 30 miliardi al sostegno economico e di bilancio.

Tre Paesi hanno almeno deciso di chiamarsi fuori: Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia non partecipano agli obblighi finanziari del prestito. Gli altri 24, invece, vanno avanti.

Intanto il sostegno complessivo fornito dall'UE e dagli Stati membri all'Ucraina e agli ucraini dall'inizio del conflitto ha raggiunto 216,7 miliardi di euro.
E ora arrivano altri 90 miliardi di debito comune.

La domanda, a questo punto, è semplicissima: in quale banca un consiglio di amministrazione approverebbe un'operazione da 90 miliardi senza essere ancora in grado di dire con precisione quanto costerà e come sarà distribuito il conto?

Ma a Bruxelles evidentemente si può fare. Tanto i soldi sono dei contribuenti.

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