Real Club Ruggero II' d'Hauteville dei Normanni

Real Club Ruggero II' d'Hauteville dei Normanni Fondatore del Regno di Sicilia e del primo Parlamento del mondo, Re di Malta e capo del suo Ordine.

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12/08/2026

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I COMMERCI DEL REGNO DI SICILIA AL TEMPO DEGLI ALTAVILLA E DEGLI HOHENSTAUFEN

- Storia economica siciliana (spigolature) -

“La Sicilia, come risulta dai trattati di commercio ed anche da alcuni documenti, era in rapporti commerciali con i paesi arabi orientali, specie con la Barberia e con l’Egitto, con le coste dell’Italia meridionale, della media e settentrionale, quivi specialmente con Venezia e Genova, e con altri paesi dell’Europa Occidentale, quali la Spagna, la Francia e l’Inghilterra.

E, mentre il commercio interno si svolgeva nei mercati locali, il commercio esterno, esercitato per mezzo di navi, aveva come punto centrale il porto di Messina, che divenne anche il principale porto militare, pur essendo attivi gli altri porti minori, quali quello di Palermo, di Catania, di Siracusa, di Marsala, di Girgenti, di Trapani e così via.” (Ciccaglione)

(continua)

RIFERIMENTI:
- F. Ciccaglione, La vita economica siciliana nel periodo normanno-svevo, Archivio Storico per la Sicilia Orientale (1912)

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16/07/2026

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IL DIRITTO ROMANO ALLA CORTE DI RUGGERO II

- E se lo Ius Commune fosse nato in Sicilia? -

A forza di prendere a martellate la storia e l’identità siciliana parlando di stupidaggini quali “sud”, “mezzogiorno” fino all’aberrante “siciliE” abbiamo completamente perso di vista la raffinatezza e la ricchezza culturale della corte palermitana al tempo di Ruggero II.

Oggi affrontiamo il tema del Diritto Giustinianeo alla corte di Ruggero II e di come questi abbia praticamente gettato le basi, addirittura anticipato il Liber Augustalis del nipote.

Dopotutto Ruggero vestiva come un Imperatore Romano...

“In effetti, la questione circa la diretta conoscenza, e l’utilizzo, dei libri legales giustinianei in Sicilia in un’epoca di poco posteriore la loro riscoperta nell’Italia centro settentrionale e pressoché contemporanea al primo lavoro esegetico su Codice, Digesto e Istituzioni da parte di Irnerio e poi dei quattro dottori della scuola di Bologna, è ancora oggi aperta e dibattuta.

Tra il negazionismo radicale di Léon-Robert Ménager e l’entusiasmo di coloro che proprio presso la corte ruggeriana ipotizzano la nascita dello ius commune, anticipando nello stesso tempo il grande progetto federiciano, una posizione intermedia rivaluta il ruolo svolto da Roma quale luogo di insegnamento e di trasmissione del diritto romano nei secoli VIII e IX, nonché quello dell’Italia meridionale bizantina. D’altra parte, è bene ricordare i legami degli Altavilla con Benevento e Montecassino, dove una conoscenza dei testi giustinianei è certa già alla fine del XI secolo.

Ricerche recenti, inoltre, come quella seguita alla scoperta di Justiniān tafsirān… ‘an qawl, «quaderni di Giustiniano, vecchi», nell’inventario arabo di libri della Palatina del 1160, confermano la presenza a corte di libri di diritto romano, in greco e in latino.” (Bresc / Rognoni)

Ci sono storici (Pennington) che individuano le origini dello Ius Commune proprio alla sfavillante corte di Ruggero.

Allora al posto di indicare la Sicilia con etichette da terzo mondo o di appiccicarla a forza di martellate a paesotti della Lucania o a colossali quartieri popolari della periferia romana, occupiamoci di cose molto ma molto più importanti come quella dello Ius Commune alla corte palermitana.

RIFERIMENTI:
- H. Bresc / C. Rognoni, Diritto e retorica alla corte normanna di Palermo, Mélanges de l’École française de Rome - Moyen Âge, 136/2 | 2024, 539-553

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14/07/2026

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SULLE ORME DEL NONNO, FEDERICO II

- Il Leone e l’Aquila -

Se Federico II è passato alla Storia come un grande legislatore il merito è certamente del suo retaggio siciliano, non esiste Federico II senza la Sicilia e il grande lascito degli Altavilla. Lo stesso Liber Augustalis altro non è che l’incontro tra il Diritto Romano e il Diritto Siciliano.

E se anche non conobbe mai suo nonno Ruggero, Federico, curioso com’era, lo conobbe attraverso lo studio del suo governo.

“L’ordinamento ruggeriano in parte caduto in oblio sotto gli immediati successori (specie nel periodo finale della dinastia normanna) fu ripreso, riassestato e rinforzato da Federico II di Svevia, Re di Sicilia e “Imperatore dei Romani”. Per quanto orgoglioso e fiero della sua qualifica di sempre augusto imperatore, Federico fu ben più grande come Re di Sicilia.” (Marongiu)

Diversi storici (considerandolo ancora più grande del nipote) ritengono che non ci sarebbe stato nessuno “Stupor Mundi” senza Ruggero II...
..E non è stupendo pensare che sia il Vespro Siciliano che la Riforma Costituzionale del 1812 è la difesa di questo grandissimo retaggio ora contro la Mala Signoria ora contro la Rivoluzione?

RIFERIMENTI:
- A. Marongiu, Storia del Diritto Pubblico, Cisalpino-Goliardica, Milano

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14/07/2026

La corona siciliana non è sparita in una battaglia: è stata cancellata con una legge.

Nel 1130 Ruggero II fu incoronato re a Palermo. In quel momento, i domini normanni dell’isola e dell’Italia meridionale vennero riuniti sotto un’unica autorità: nasceva il Regno di Sicilia.

Ma la sua storia non fu una linea dritta. Cambiarono le dinastie, i confini e il peso politico del regno. La corona passò attraverso Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi e Borbone, mentre l’isola continuava a conservare una propria identità giuridica e amministrativa.

Ed è proprio qui che il racconto diventa più interessante. Dire che il regno durò dal 1130 al 1816 è corretto se si parla della continuità del titolo e dell’ente politico. Non significa, però, che per tutti quei secoli la Sicilia sia stata sempre indipendente nello stesso modo.

Dal 1412 il regno entrò nella sfera aragonese e poi sp****la, diventando un vicereame. Aveva ancora istituzioni e regole proprie, ma non godeva più della piena autonomia di uno Stato indipendente. Era una corona con una lunga memoria, anche quando il potere effettivo dipendeva da monarchie più grandi.

Nel 1735 arrivò una nuova svolta: con Carlo di Borbone la Sicilia tornò a essere governata da un re proprio, anche se il Regno di Sicilia e quello di Napoli rimasero due regni distinti, legati dallo stesso sovrano.

Poi arrivò il passaggio decisivo. L’8 dicembre 1816 Ferdinando III unificò giuridicamente i due regni. Nacque il Regno delle Due Sicilie e il Regno di Sicilia smise di esistere come entità separata.

Per questo la sua longevità è sorprendente, ma va capita bene: non è il racconto di uno Stato moderno rimasto identico per quasi sette secoli. È la storia di un nome, di una corona e di un’identità che sopravvissero a cambiamenti politici enormi.

Oggi quelle trasformazioni non si leggono soltanto nei libri. Si incontrano nelle pietre dei castelli normanni, nei palazzi arabo-normanni e nelle città che conservano tracce di stagioni diverse, spesso una sopra l’altra.

Camminarci accanto lascia una sensazione particolare: la potenza di quel regno è finita, ma non è scomparsa del tutto. È rimasta nei luoghi. E forse anche nel fatto che, dopo tanti secoli, stiamo ancora parlando della sua corona.

💁‍♂️ Quel che non sapevi, in breve
👉 1130: incoronazione di Ruggero II a Palermo
👉 1816: nascita del Regno delle Due Sicilie
📚 Fonti: treccani, wikipedia

13/07/2026

PALERMO CITTA' D'AFFARI E DI BANCHE

- XIV Sec. -

Quando parliamo di Palermo, Capitale del Regno di Sicilia, subito pensiamo ai palazzi tutti d'oro della sfavillante corte degli Altavilla, ma Palermo è stata anche un grande centro d'intermediazione commerciale.

Con il Vespro Siciliano, lo sappiamo bene, la Sicilia diventa la patria di numerosi esuli ghibellini e guerrieri catalani (pensiamo agli Almogaveri), ma nel Trecento si registra anche l'afflusso di numerosi uomini d'affari stranieri, principalmente liguri e toscani.

Spigoliamo dalla storiografia:

"Città d’affari, di banca, di corte, città aperta alla frequentazione ed alla penetrazione straniera, Palermo è su scala secolare, un centro di intermediazione fra produzione e commercio, fra economia e finanza pubblica e privata.

Non è dunque un caso che più forte e costante che in altri luoghi di Sicilia fosse in città la presenza e l’insediamento di operatori economici stranieri, né è casuale che tale presenza assuma la anche la forma di un radicamento secolare in città di famiglie e gruppi di origine straniera ai più alti livelli della società urbana.

Si tratta mercanti di medio livello, sovente di origine toscana o ligure, divenuti proprietari di immobili e di fondi agricoli, gestori di imprese zuccheriere, che monopolizzano le cariche finanziarie della città e controllano di fatto gran parte delle attività creditizie e di intermediazione." (Corrao)

Anche la storia dei Florio è iniziata più o meno così, quando questi piccoli commercianti calabresi trovarono in Sicilia la loro America...

RIFERIMENTI:
- P. Corrao, Uomini d’affari stranieri nelle città siciliane del tardo medioevo in “Revista de Historia Medieval, XI (2000)

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22/06/2026

Villa Alliata e Moncada Principe del Sacro Romano Impero e dei Duchi di Pietratagliata già Grassellini poi Alliata e Notarbartolo dei Duchi di Pietratagliata poi Chiaramonte Bordonaro poi Sammaritano ora Villa Alliata Relais & Spa

22/06/2026

GIORGIO D’ANTIOCHIA E IL CALIFFO FATIMITA D’EGITTO AL-HAFIZ

- Spigolature sulla fama di un grande Ammiraglio -

Una delle distorsioni più intollerabili - strumentale a chi vuole capovolgere e snaturare la storia e l’identità siciliana a forza di martellate - è quella di Ruggero II di Sicilia che avrebbe creato e unito questo fantomatico “Sud” facendosi precursore dei Borbone e dei Savoia...

Ruggero II, che vestiva come un Imperatore Romano e aveva una concezione imperiale della Sicilia, guardava all’intero bacino mediterraneo usando sia la forza di una temibile marina militare sia le buone relazioni economiche e commerciali con i vari potentati che si affacciavano sul Mar Mediterraneo.

Giorgio d’Antiochia era un po’ la sintesi di tutto questo; il grande Ammiraglio ma anche il fine diplomatico la cui fama era diffusa in tutti i paesi del Mediterraneo.

La Sicilia di Ruggero II manteneva buone relazioni con l’Egitto fatimita, leggiamo dunque la lettera che il Califfo al-Hafiz scrisse al nostro Re elogiando proprio Giorgio d’Antiochia:

“Voi avete espresso gratitudine verso il nostro vizir, l’emiro, sostegno e appoggio del vostro Stato, forza e gloria del vostro regno, regola dell’autorità, emiro degli emiri.

A colui che è stato formato alla vostra scuola, che si è modellato sulla vostra natura, che è stato educato secondo i vostri metodi, non è negata la riuscita nei propri disegni; né appare sorprendente che il successo accompagni le sue imprese; a lui incombe fare del proprio cuore la sede di una leale devozione e di continuare per tutta la propria vita, dalla mattina alla sera, e dar prova della propria fedeltà.”

Mentre la c.d. “storia del sud” è solo un vicolo cieco stracarico di contraddizioni, conflitti e barbarie (si pensi a come hanno scannato Manfredi e Corradino fino ad arrivare alla Negazione di Dio borbonico-napoletana) la Sicilia di Ruggero II è una Sicilia che dialoga con il mondo e che sa dialogare anche con culture e civiltà molto diverse e molto lontane.

RIFERIMENTI:
- F. Giunta, U. Rizzitano, Terrra senza Crociati, Flaccovio Editore

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