31/08/2026
Voci dal Film Festival della Lessinia 4/6
CIMBRI: ORFANI MA CONSAPEVOLI
Dopo i primi interventi (post 1, 2 e 3) al convegno del 23 agosto scorso: "La lingua madre: radici e prospettive", al Film Festival della Lessinia, è stata la volta di Alberto Castaldini, vice presidente del CURATORIUM CIMBRICUM VERONENSE (I Cimbri dei XIII Comuni) con il suo approccio filosofico: "Orfani ma consapevoli. La lingua madre dei Cimbri fra uso perduto e svolta iconica”.
Constatando che l’umanità nel corso della propria storia ha perso la capacità di comprendere moltissime lingue, per avere la garanzia della loro sopravvivenza si dovrebbe mettere a punto un sistema di trasmissione capace di superare i secoli. Nel caso della lingua cimbra, come di altre minoritarie, questa madre è stata snaturata e i “figli” l’hanno conseguentemente persa di vista. Se la lingua muore, come muoiono tutte le madri, si rimane orfani. E tuttavia, in uno scenario sconfortante che fa pensare a una resa definitiva rispetto alla sua totale estinzione, l’annuncio luttuoso è comunque una presa d’atto che produce consapevolezza. Il che è preferibile alla totale ignoranza di molti nei confronti delle proprie radici culturali e linguistiche e rappresenta un argine all’orfanità. Il filosofo prussiano di fine ‘700 Johann Gottfried Herder, individuò nelle manifestazioni creative, tra cui il linguaggio, la coscienza di un popolo e la manifestazione della sua anima. E dunque cosa potrebbe risvegliare l’anima assopita della lingua cimbra? La proposta è quella di una “svolta iconica”, ovvero l’utilizzo di un segno, in questo caso l’immagine, più immediatamente percepibile, per significare una lingua perduta. Citando Martin Heidegger e la sua opera Linguaggio e terra natia, Castaldini ricorda che la lingua madre (e il dialetto) sono la madre della lingua, l’origine viva da cui le cose prendono l’esistenza. E il problema del nostro tempo è la sconnessione della lingua madre dalla terra natia. La svolta iconica (cfr. Gottfried Boehm) potrebbe essere la via per rendere visibili le parole, perché non nega la centralità del linguaggio, la espande. Se la lingua non è udibile può essere visibile. In fondo ogni biografia di bambino inizia con le immagini, prima che con le parole. Occorre individuare una relazione significante che non lasci spazio a dissensi interpretativi ma che comunichi la parola facendola risuonare come una poesia. E si potrebbe iniziare dai vocaboli della fede che è sempre stata indice di partecipazione al creato, e dell’ambiente stesso, con i suoi toponimi e fitonimi, ritrovando quelle connessioni che ci dicono che tutto è collegato e che noi ne siamo parte.
4 - continua