Coordinamento Donne Italiane di Francoforte e.V.

Coordinamento Donne Italiane di Francoforte e.V. Vuoi saperne di più? Vai al nostro sito ufficiale www.donneitaliane.eu. e di ReteDonne e.V. Nel 2010 il CDI ha fondato ReteDonne e.V.

Il Coordinamento Donne Italiane (CDI) è socio fondatore dell‘iFH Interkulturelles Frauennetzwerk Hessen e.V. Il Coordinamento Donne Italiane (CDI) è un’associazione indipendente, apartitica, aconfessionale e senza fini di lucro. Suo fine è promuovere la partecipazione delle donne con provenienza migratoria, in specie quelle di lingua e cultura italiana, di cui meglio conosce le esigenze, alla vita

sociale, professionale e culturale. A questo scopo il Coordinamento realizza singoli progetti mirati alle pari opportunità. Si propone di sostenere ed allargare sempre più una rete di donne attente ai problemi ed alle risorse dell’interculturalità, di incoraggiare tra esse lo scambio di informazioni ed il rispettivo riconoscimento e appoggio. Intende, quindi, fornire un quadro delle competenze e delle attività delle sue socie, in modo da poter indirizzare chi ha specifici problemi ed interessi. Il Coordinamento, fondato nel 2005, collabora con le istituzioni italiane e tedesche, con le associazioni, le organizzazioni e gli enti, che si identificano con i suoi obiettivi. Nel 2007 il CDI è stato insignito del Premio per l’Integrazione (Hessischer Integrationspreis 2007) del Ministero degli Affari Sociali della Regione Assia per le sue attività volte a favorire l’integrazione e la crescita delle comunità migranti. in collaborazione con l’associazione DICA di Amburgo. Si tratta di un organismo composto da associazioni di italiane residenti all’estero e da singole donne italiane attive nei settori dell’economia, della cultura, della politica e del sociale (www.retedonne.net).

PROSSIMA  INIZIATIVA del Coordinamento a Francoforte. Vi attendiamo!
18/08/2026

PROSSIMA INIZIATIVA del Coordinamento a Francoforte. Vi attendiamo!

06/08/2026

COMUNICATO URGENTE A TUTTE LE SOCIE: LEGGETE E RISPONDETE ALLA MAIL DI LIANA NOVELLI PER UN'IMPORTANTE VOSTRA AZIONE.
Maurella Carbone

Dalla lista di HFR, questo annuncio, di cui riporto l'essenziale per che è interessata/o o conosce eventuali candidate/i...
01/08/2026

Dalla lista di HFR, questo annuncio, di cui riporto l'essenziale per che è interessata/o o conosce eventuali candidate/i

".....wir möchten Sie bitten, den unten stehenden Link zu unserer aktuellen Stellenausschreibung an Ihren Verteiler weiterzuleiten."

(D 211/53.3) Sozialpädagogische Fachkraft (w-m-d) | Bewerbungsportal Kreis Offenbach

Herr Diop
Kreis Offenbach
Fachdienst SGB XII, Asyl und sonstige soziale Leistungen
53.3 Asyl, Raum 1 B 22
Werner-Hilpert-Straße 1
63128 Dietzenbach
Telefon: +49 6074 8180 2155
Telefax: + 49 6074-8180-2912
E-Mail: [email protected]

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La memoria storica che manca a molti che oggi magari gridano remigrazione. Grazie a Cronache Ribelli per ricordarci dell...
01/08/2026

La memoria storica che manca a molti che oggi magari gridano remigrazione. Grazie a Cronache Ribelli per ricordarci delle discriminazioni subite da molti italiani e dai loro familiari in Europa.

«Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati (italiani) che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s'ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell'operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l'ex guitto italiano». A parlare così era James Schwarzenbach, leader di una delle formazioni della destra svizzera, che nel 1970 promosse un referendum con lo scopo di espellere 300.000 lavoratori dal paese elvetico. Più della metà erano italiani.
La proposta fu respinta, ma non cambiarono certo le durissime leggi nate per limitare i ricongiungimenti familiari. «Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d'una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello.» Così Schwarzenbach si riferiva alle mogli e ai figli dei lavoratori italiani, che a partire dal secondo dopoguerra erano emigrati in Svizzera. Uomini costretti a lavori usuranti e pericolosi, che furono l’autentico carburante della miracolosa crescita svizzera di quegli anni. Una crescita pagata anche con un numero immenso di morti bianche. Insomma gli italiani lavoravano e morivano in Svizzera, ma dovevano farlo senza le proprie famiglie. L’alternativa, illegale, era assumere le mogli come domestiche e tenere i figli reclusi nelle proprie dimore.
I cosiddetti bambini nascosti, costretti a passare infanzia e adolescenza nascondendosi tra le mura domestiche, in rigoroso silenzio e senza neppure potersi avvicinare alla finestre. Troppa la paura di essere scoperti, puniti e cacciati dal lavoro e dal Paese.
Si calcola che almeno trentamila figli di emigrati italiani abbiano vissuto in queste condizioni. Per loro parrocchie e associazioni di migranti organizzavano ritrovi e scuole clandestine, per loro si aprivano le porte degli orfanotrofi di frontiera quando, scoperti dalle autorità venivano rispediti oltre confine.
Bimbi vittime di leggi ingiuste e di un odio che attraversa il tempo e lo spazio.

TESSERE RETI è il motto di Retedonne e.V., e tante sono le donne che tessono reti per la PACE!
04/07/2026

TESSERE RETI è il motto di Retedonne e.V., e tante sono le donne che tessono reti per la PACE!

Domani, 21 GIUGNO, da tutta Italia donne e arazzi per la Pace dalle 12 in piazza del Campidoglio. "TESSERE la PACE" è un gesto politico che si moltiplica per le decine e decine di piazze dove si continuerà a "CUSTODIRE il FUTURO" ☮️☮️☮️

In ricordo di Luisa Muraro
04/07/2026

In ricordo di Luisa Muraro

«Muraro, a un certo punto, alla fine degli anni ’90, chiuse la rivista Via Dogana che lei stessa aveva aperto, perché diceva che non capiva dove volessero andare le donne dopo aver rotto il soffitto di cristallo.
Eravamo arrivate alla fine del percorso di emancipazione, le donne conquistavano posizioni prima precluse, però questo protagonismo non assumeva su di sé i valori della libertà femminile.
Vedeva omologazione, non la valorizzazione della . Lei coglieva tutta l’ambiguità del limite superato. Ecco, quello che vedo oggi, prepotente, è proprio il rischio di un femminismo che diventa esaltazione della singolarità, un’emancipazione che diventa un assoluto senza qualità».
Annarosa Buttarelli su27esimaora del Corriere della Sera
Foto La Presse

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