01/08/2026
La memoria storica che manca a molti che oggi magari gridano remigrazione. Grazie a Cronache Ribelli per ricordarci delle discriminazioni subite da molti italiani e dai loro familiari in Europa.
«Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati (italiani) che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s'ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell'operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l'ex guitto italiano». A parlare così era James Schwarzenbach, leader di una delle formazioni della destra svizzera, che nel 1970 promosse un referendum con lo scopo di espellere 300.000 lavoratori dal paese elvetico. Più della metà erano italiani.
La proposta fu respinta, ma non cambiarono certo le durissime leggi nate per limitare i ricongiungimenti familiari. «Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d'una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello.» Così Schwarzenbach si riferiva alle mogli e ai figli dei lavoratori italiani, che a partire dal secondo dopoguerra erano emigrati in Svizzera. Uomini costretti a lavori usuranti e pericolosi, che furono l’autentico carburante della miracolosa crescita svizzera di quegli anni. Una crescita pagata anche con un numero immenso di morti bianche. Insomma gli italiani lavoravano e morivano in Svizzera, ma dovevano farlo senza le proprie famiglie. L’alternativa, illegale, era assumere le mogli come domestiche e tenere i figli reclusi nelle proprie dimore.
I cosiddetti bambini nascosti, costretti a passare infanzia e adolescenza nascondendosi tra le mura domestiche, in rigoroso silenzio e senza neppure potersi avvicinare alla finestre. Troppa la paura di essere scoperti, puniti e cacciati dal lavoro e dal Paese.
Si calcola che almeno trentamila figli di emigrati italiani abbiano vissuto in queste condizioni. Per loro parrocchie e associazioni di migranti organizzavano ritrovi e scuole clandestine, per loro si aprivano le porte degli orfanotrofi di frontiera quando, scoperti dalle autorità venivano rispediti oltre confine.
Bimbi vittime di leggi ingiuste e di un odio che attraversa il tempo e lo spazio.