22/07/2026
Parliamo ancora del progetto di riforma della legge 157/92, perché anche l'ISPRA è stata ascoltata dalla Camera dei Deputati.
Il parere dell'organo tecnico-scientifico dello Stato, competente in materia di fauna selvatica, conferma che molte delle modifiche previste dalla riforma NON sono coerenti con gli obiettivi di tutela della biodiversità e degli ecosistemi. Le criticità riguardano quanto già emerso: il ritorno dei richiami vivi, l'eliminazione del limite al termine della stagione venatoria, il ridimensionamento del ruolo dell'ISPRA, la trasformazione delle aziende faunistico-venatorie in aziende agri-turistico-venatorie, l'uso di nuovi strumenti di caccia e molto altro.
Eppure, leggendo i commenti delle associazioni venatorie, le osservazioni dell'organo tecnico dello Stato vengono semplicemente ignorate. Del resto, non è la prima volta che trattano le valutazioni dell'ISPRA come un intralcio, più che come un contributo scientifico.
Anzi, ripetono che finalmente questa legge parlerà di gestione della fauna, quasi che finora ci si fosse limitati a vietare la caccia. Ma non è mai stato così. La legge 157 ha sempre previsto anche la gestione, come parte integrante della protezione: monitoraggi, interventi sugli habitat, prevenzione dei danni e controllo delle popolazioni quando necessario. La protezione della fauna non è mai stata sinonimo di immobilismo.
Aggiungere oggi la parola gestione serve soprattutto a costruire una narrazione. Quasi si cercasse una legittimazione della caccia, evidentemente percepita come sempre meno accettabile dalla gran parte della società.
Il cacciatore viene così descritto come un "bioregolatore", chiamato a concorrere alla tutela della biodiversità e dell'ecosistema. Se fosse davvero questa la priorità, ci si aspetterebbe richieste da parte del mondo venatorio per rafforzare ricerca, monitoraggi, basi scientifiche, sanzioni deterrenti contro il bracconaggio. Invece si chiedono stagioni di caccia più lunghe, maggiore mobilità, meno limiti, meno sanzioni e un ruolo sempre più marginale per l'ISPRA. Così è difficile sostenere che si voglia concorrere alla conservazione della natura.
Del resto, non è un mistero chi abbia ispirato questa riforma. Sono le stesse associazioni venatorie a ringraziare perché molte delle richieste avanzate negli anni sono entrate nel disegno di legge.
Il Parlamento, però, è chiamato a rappresentare l'interesse generale, il bene comune. I primi segnali di ripensamento sono arrivati da Forza Italia. Ci auguriamo che altri parlamentari di maggioranza abbiano il coraggio di fare altrettanto.
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