03/06/2026
Ciao Bruno. 🕊️
Se ne è andato Bruno Cannellotto, friulano, emigrato, sindacalista, schedato. Una vita intera che racconta la Svizzera del Novecento dall'interno.
Arriva nel 1957, a 19 anni. Viene ingaggiato come stagionale da una ditta edile di Wallisellen. Sui cantieri guadagna meno dei colleghi svizzeri, ma non può protestare: c'è sempre la paura che il padrone non rinnovi il permesso l'anno dopo. Il passaporto deve depositarlo in comune, e lo riottiene solo quando ha pagato tutte le tasse e le spese. Un errore, e la polizia degli stranieri lo rimanda a casa.
Dal 1970 entra a lavorare per il sindacato degli edili di Zurigo, dopo anni di attività spontanea: propaganda nelle fabbriche, sui cantieri, nelle baracche. Diventa segretario e figura di riferimento per generazioni di lavoratori migranti.
Ma lo Stato lo sorvegliava.
Bruno comincia a essere schedato dal 1966, in quanto membro del Club artistico culturale "Michelangelo" di Zurigo. La sua schedatura dura vent'anni, fino al 1986, quando tiene un discorso alla Festa del lavoro in Helvetiaplatz. Nelle carte della polizia si legge: "Cannellotto interviene come oratore." Questo bastava.
Bruno ricorda anche di aver smascherato una spia: un romagnolo che parlava perfettamente il tedesco, sempre presente alle riunioni, che un giorno ritrovò per caso al commissariato mentre traduceva le sue dichiarazioni. "I delatori di origine italiana non erano rari", dice. "L'anticomunismo non era un'esclusiva degli svizzeri."
In un'intervista del 2018 raccontava: "La maggior parte dei lavoratori era stagionale e perennemente sotto ricatto. Era difficile creare gruppi stabili, far crescere persone nel movimento. I funzionari con origini migratorie erano più che altro reclutatori, non strateghi. Quel ruolo era riservato agli svizzeri."
Eppure lui riuscì a firmare un contratto collettivo nel settore delle pulizie.
Alla fine diventa svizzero. Dipinge. Tiene i figli legati alle radici.
Alla domanda "Si sente svizzero?", Bruno rispondeva: "Friulano, italiano, svizzero e zurighese. Quando sono in Svizzera, sono svizzero."
Una vita costruita mattone su mattone, sui cantieri, nelle baracche, nelle sale riunioni, per chi non aveva voce.
Grazie Bruno. 🙏
(Post scritto con l'aiuto della IA)
Bruno Cannellotto (1938-2026) ci ha lasciati. Una figura fondamentale per la comunità italiana in Svizzera e per i lavoratori e le lavoratrici migranti. In Svizzera dal 1957 comincia a lavorare come stagionale sui cantieri. È stato attivo nel PCI, nelle Colonie libere, a Radiolora, nell'APIZ e non da ultimo nel sindacato svizzero, lavorando per anni come segretario sindacale a stretto contatto con la manodopera straniera e i lavoratori stagionali. La sua carriera sindacale è terminata all'interno del sindacato Unia.
Molte le testimonianze che ci ha lasciato sull'epoca delle battaglie migranti, della xenofobia, della polizia degli stranieri e dello statuto di stagionale:
https://www.swissinfo.ch/ita/politica/maccartismo-elvetico-_lo-scandalo-delle-schedature-e-le-paure-legate-al-clima-della-guerra-fredda/45429730
https://unia.ch/it/attualita/articolo/a/14980
https://www.bild-video-ton.ch/bestand/objekt/Sozarch_F_1021-200A_preview
https://www.woz.ch/1650/masseneinwanderung/zurueckhaltung-gilt-nicht
In tua memoria faremo di tutto per vincere l'ennesima iniziativa xenofoba dell'UDC il 14 giugno!