25/10/2019
Gentili sostenitrici, cari sostenitori,
con questo messaggio vi annunciamo con dispiacere, ma piena soddisfazione di aver fatto cose giuste al momento giusto, la chiusura dell’associazione Firdaus.
L’associazione nasce nel 2015 per sopperire alla mancanza di aiuti per le persone che con visto regolare volevano ricongiungersi alle loro famiglie residenti in Ticino.
Abbiamo iniziato raccogliendo fondi per permettere questi ricongiungimenti, abbiamo in seguito ampliato il nostro operato aiutando persone in viaggio sulle diverse rotte migratorie: quella che dall’Italia portava al nord Europa, in un momento in cui ancora doveva verificarsi la stretta alle frontiere che sarebbe arrivata in seguito, sulla rotta balcanica, a Idomeni in Grecia e per quasi due anni nei grandi campi intorno a Salonicco, in Turchia sostenendo famiglie aramaiche, in Giordania, Irak con sostegni puntuali, abbiamo portato aiuto nella grande emergenza dell’estate 2016 a Como. Abbiamo potuto aiutare decine di persone nei modi più diversi: pagando loro l’assistenza giudiziaria, visite mediche, voli aerei, dando loro alimenti freschi, medicine, vestiario, momenti di svago, solidarietà in ogni forma possibile. Oltre 50 volontari sono partiti da tutta la Svizzera ma in particolare dal Ticino in un momento in cui l’Europa tutta voltava le spalle ai migranti.
È difficile quantificare questo bene, potremmo raccontarvi della piccola Salma, affetta da una malattia grave, che adesso vive a Torino con la famiglia e che ha una speranza di vita. Potremmo raccontarvi di una famiglia siriana che viveva in un giardino pubblico in Turchia, che abbiamo sostenuto per oltre due anni, e che un poco alla volta è riuscita a ricostruirsi una vita, a trovare alloggio e aprire un piccolo commercio. Potremmo raccontarvi delle famiglie incontrate durante uno dei momenti più difficili della loro vita, profughi in Turchia o in Grecia che ora vivono in Australia, in Canada, in Europa e che, nonostante le difficoltà stanno piano a piano ricostruendo la loro vita. Pensiamo ai volti delle persone della Sealife, che non incontreremo mai e che, trovandosi in rada, davanti a un porto chiuso, hanno ricevuto cibo e medicinali grazie a una nostra donazione.
Tutto ciò è stato possibile grazie alla vostra preziosa e costante vicinanza.
Quello che però abbiamo constatato negli ultimi anni e in particolare a partire dalla primavera 2017 è un cambiamento strutturale delle forme di accoglienza: è diventato sempre più difficile lavorare in modo costruttivo. È più difficile poter avvicinare i migranti, i volontari rischiano di commettere infrazioni senza neppure esserne consapevoli. La criminalizzazione dell’aiuto umanitario ha di fatto reso sempre più difficile, fino a renderlo impossibile, il nostro lavoro. Il nostro è stato un lavoro volontario, nessuno dell’associazione ha mai beneficiato di un solo franco di donazioni. Lo abbiamo fatto con passione ma le difficoltà crescenti c’impongono una riflessione. Nell’ultimo anno abbiamo ridotto il numero di progetti attivi e praticamente cessato la raccolta fondi.
Abbiamo riflettuto a lungo sul senso del nostro agire e su cosa avremmo ancora potuto fare. Abbiamo continuato ad aiutare puntualmente alcune persone in stato di necessità ma sempre più ci siamo rivolti a progetti nati da altre associazioni e altre persone che pure operano in questo specifico campo umanitario.
Al momento in cui vi scriviamo nella nostra cassa abbiamo un attivo di fr. 12’250.- che a dicembre provvederemo a spartire tra tre associazioni che ci paiono particolarmente meritevoli di sostegno proprio per l’aiuto diretto e concreto verso le persone migranti.
Si tratta del progetto CASA DaRe (Associazione Diritto a Restare) di Bellinzona, presidente Lara Robbiani Tognina. Trovate ogni informazione a questo link:
http://www.associazionedare.ch/
Dell’associazione MAN, Ma Anche Noi, che opera prevalentemente nei Balcani, presidente Nevia Elezovic
Trovate ogni informazione a questo link: https://www.ma-anche-noi.org/
Del progetto ARCOM (Association des réfugié congolais au Maroc) che opera a Rabat, presidente Emmanuel Mbolela.
Trovate ogni informazione a questo link: https://lecourrier.ch/2018/03/18/voyage-aux-portes-de-lenfer/
Abbiamo scelto questi tre progetti, tra i tanti possibili, per la loro concretezza, per l’urgenza dell’aiuto che danno, perché si rivolgono a persone particolarmente fragili e non da ultimo perché conosciamo personalmente le persone di riferimento e abbiamo con ciascuno di loro un rapporto di stima e di amicizia.
Il conto dell’associazione Firdaus sarà operativo fino al 31 dicembre e poi procederemo alla chiusura e alla divisione di ciò che resterà in parti uguali a queste tre associazioni.
Vi siamo molto grate per l’aiuto, il sostegno, l’amicizia che ci avete dimostrato in questi anni, il lavoro fatto ha permesso davvero di aiutare centinaia di persone, persone che probabilmente non conoscerete mai ma che grazie al vostro contributo hanno ricevuto assistenza, ciascuno secondo necessità, in uno dei momenti più bui e difficili della loro vita. Vi auguriamo ogni bene, pace e serenità nei vostri cuori, salute e prosperità a voi e ai vostri cari.
Il bene si moltiplica, ne siamo certi.
Cari saluti,
Lisa Bosia Mirra, presidente
Myriam De Biasi, cassiera
Nicole Augustoni, Membro di Comitato
Diritto a restare