Filef Melbourne

Filef Melbourne Not-for-profit organisation based in NAARM-Melbourne.

FILEF, federation of Italian migrant workers & families, it's a political, cultural and social hub connecting Australia and Italy.

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28/07/2026

🤗💘 we have really been feeling the love lately!!! from the shoutouts in Allora! to the wonderful comments on our posts from anonymous profiles 🫶🏼 plus want to thank everyone who came to our pastasciutta antifascista film night 🍝 our next film - Pasqualino Settebellezze - is in two weeks 🗓️ see you there!!! 🫡🚩

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05/07/2026

📽️🗣️ we’re keeping up the momentum of our FILEF film nights and screening four movies across July, August & September 🫶🏼 first up we’ll be commemorating the fall of the fascist regime with I 7 Fratelli Cervi and channeling the spirit of their family by serving nu bellu piattu di pastasciutta 🍝 please come and celebrate with us, as always, at Democritus League 💘

04/07/2026
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02/07/2026

🗣️ this Saturday 4th July from 11am - 4pm come to Collingwood Town Hall and celebrate 50 years of 3CR 855AM 🫶🏼🥰 it’s been a YEAR since 3CR have welcomed our return to their platform, where we have been able to spread our alternative voice ❤️‍🔥 come see us at our FILEF stall where we’ll have a plethora of archives for people to explore 📜 it’s also an opportunity it’s to find out about all the other amazing programs on 3CR and spread the intercultural solidarity ✊🏼🚩 CI VEDIAMO LÌ COMPAGNI 🗣️

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23/06/2026

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C'è un pezzo di Calabria ai vertici della politica tedesca. Luigi Pantisano, 46 anni, architetto, è stato eletto leader della Linke, uno dei principali partiti della sinistra tedesca. È il primo italo-tedesco a guidare un partito in Germania: un traguardo che entra nella storia.

Le sue radici stanno in un paese della costa ionica, Cariati Marina, vicino a Cirò. Da lì, negli anni Sessanta, partirono i suoi genitori: due fra le migliaia di calabresi che presero la valigia di cartone e raggiunsero la Germania come "Gastarbeiter", i lavoratori ospiti chiamati a far girare le fabbriche del boom. Lui è nato lì, in Germania, ma l'infanzia l'ha vissuta in Calabria insieme ai fratelli.

Davanti agli oltre 500 delegati riuniti al congresso di Potsdam, Pantisano non ha nascosto da dove viene. Anzi, ne ha fatto la sua bandiera: "Sono figlio di lavoratori immigrati di famiglia italiana. I miei genitori hanno lavorato duramente per permettere a me e ai miei fratelli un futuro migliore. Ho imparato da loro a combattere".

È la storia di tante famiglie del Sud: si parte con poco, si lavora il doppio, e una generazione dopo i figli arrivano dove i padri non avrebbero osato immaginare. Pantisano è entrato nel Bundestag nel 2025 e oggi guida un partito che i sondaggi danno in crescita. Ma quando parla delle sue origini, il tono resta quello del ragazzo cresciuto fra i vicoli di un paese calabrese, con negli occhi il sacrificio dei genitori.

Una storia che la Calabria può raccontare con orgoglio: le sue radici, ovunque vadano, restano profonde.

Fonte: Gazzetta del Sud

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18/06/2026

this is a post promoting our next film night on Friday 27 June but also a collation of all the good food, people and pets that grace FILEF member’s lives.. . honestly you would be really silly not to come hang out with us… buona notte x

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15/06/2026

😭🫶🏼 amazing weekend with our amazing community ✨💛 some beautiful yarns after our film screening of I Cento Passi on Saturday, followed by wholesome dancing and singing at the Sunday merenda fundraiser for the wonderful Rosa & her team Rosa Voto Ustrale 💃🏻 complimenti!!! 🎉

La lotta contro il fascismo continuahttps://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1561227532039365&id=100044563983825
11/06/2026

La lotta contro il fascismo continua

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1561227532039365&id=100044563983825

Ieri sera questa grande artista che di nome fa Paola Cortellesi, in piazza del Quirinale, davanti al Presidente della Repubblica e in faccia - lasciatemelo dire - a Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, ha tenuta delle orazioni più alte degli ultimi anni sul vero e autentico senso della Festa della Repubblica.

Lo ha fatto facendo i nomi e i cognomi delle DONNE che questa Repubblica hanno contribuito a costruirla e a renderla possibile.

C’è voluta lei per fare quei nomi di grandi donne italiane, perché il governo della prima donna Presidente del Consiglio se n’era dimenticato.

"Ottant'anni fa nasceva la Repubblica Italiana.
Nacque dalla lotta partigiana degli uomini e delle donne della resistenza, Nacque da una scheda piegata in una cabina elettorale, un gesto semplice e insieme rivoluzionario. Dal voto di un popolo che usciva stremato dalla guerra, dalla dittatura, dalla fame e dal lutto.

E nacque, per la prima volta, anche dal voto delle donne. Dopo aver potuto esprimere la loro preferenza nelle elezioni amministrative di marzo, il 2 e il 3 giugno del 1946 le italiane entrarono nei seggi per partecipare a pieno titolo alla scelta tra monarchia e repubblica e all'elezione dell'assemblea costituente.

Finalmente, almeno lì dentro, la loro voce aveva lo stesso peso di quella di chiunque altro. Prima di quel momento la maggior parte delle donne italiane era cresciuta dentro un'idea precisa di subordinazione e obbedienza. Sotto il regime fascista le donne non erano soltanto escluse dalla vita pubblica ma furono progressivamente ricondotte anche per legge a un unico ruolo considerato naturale: moglie, madre, custode del focolare.

La propaganda fascista celebrava la maternità come missione patriottica: dare figli alla nazione. Ma dietro quella retorica c'era un progetto di limitazione dell'autonomia femminile. Alle donne fu proibito di dirigere scuole medie e superiori, di insegnare materie considerate di alto profilo, come filosofia e storia nei licei.

L'istruzione di bambini e ragazze fu orientata verso lavori donneschi, ovvero mansioni domestiche. Gli studi superiori e le professioni intellettuali venivano altamente sconsigliati. E nel caso in cui una studentessa avesse avuto l'arroganza di proseguire gli studi, avrebbe comunque trovato tasse universitarie raddoppiate rispetto a quelle degli studenti.

Accanto alle norme, anche gli scritti ideologici del tempo teorizzavano la subordinazione femminile.

In questi passaggi del volume ‘Politica della famiglia’ del 1938, scritto dall'economista fascista Ferdinando Loffredo, affiora, a voler pensar male, un certo pregiudizio misogino, seppur velatamente accennato tra le righe: ‘La indiscutibile minor intelligenza della donna ha impedito di comprendere che la maggiore soddisfazione può essere da essa provata solo nella famiglia’.

E ancora: ‘Il lavoro femminile crea nel contempo due danni: la mascolinizzazione della donna e l'aumento della disoccupazione maschile’.

In sintesi è: ‘Vengono a rubarci il lavoro’. Questo concetto, devo dire, va ancora fortissimo. È un jolly da giocarsi a seconda delle categorie. Allora erano le donne.

Eppure, in questo oscuro scenario di disuguaglianza, ci furono ragazze giovanissime che decisero di ribellarsi. In un momento storico in cui dissentire non consisteva nel pubblicare una storia su Instagram, ma voleva dire mettere a rischio la propria vita.

Adottarono un nome di battaglia, come misura di sicurezza per sé e per i compagni, e si unirono alle circa 300.000 persone impegnate nella resistenza contro il nazifascismo.

Teresa Vergalli, nome di battaglia Annuska, staffetta, a 16 anni andava in bicicletta con i messaggi nascosti nelle trecce e una piccola rivoltella nel reggipetto per uccidersi qualora fosse caduta nelle mani dei naz*sti. Non ne ebbe bisogno e dopo la guerra girò per le campagne con il facsimile della scheda elettorale per mostrare alle braccianti come apporre il proprio voto su questo misterioso ma importantissimo documento.

Tina Anselmi aveva 17 anni quando fu costretta ad assistere all'impiccagione di 31 prigionieri in piazza. Decise di unirsi alla resistenza. Dedicò poi tutta la sua vita alla tutela dei diritti civili e sociali delle donne.

Irma Bandiera venne catturata da una squadra fascista e seviziata in ogni modo possibile per giorni affinché rivelasse informazioni sui propri compagni. Non lo fece. Venne accecata e uccisa da una raffica di mitra e il suo corpo fu esposto pubblicamente perché tutti vedessero qual era la fine che toccava ai nemici del regime. Aveva 29 anni.

Molte di quelle ragazze erano adolescenti. Molte di quelle ragazze erano adolescenti, non avevano ancora il diritto di lavoro, ma stavano già scegliendo il futuro dell'Italia. E quella scelta aveva un prezzo reale. Il carcere, la tortura, la morte.

Alcune partigiane, finita la guerra, entrarono persino nell'assemblea costituente. Nilde Iotti, che aveva partecipato alla resistenza nei gruppi di difesa della donna, divenne una delle 21 donne costituenti e anni dopo la prima presidente della Camera.

Teresa Mattei, partigiana a 20 anni, contribuì alla scrittura dell'articolo 3 della Costituzione, quello che sancisce l'uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge.

Ma accanto a queste figure straordinarie c'era la moltitudine silenziosa delle donne comuni, quelle piegate dal lavoro fin dall'infanzia, indottrinate alla sottomissione, destinate nei casi migliori a una vita di obbedienza e nei peggiori a subire ogni sopruso, che avevano allevato i figli nella fame, sotto i bombardamenti, lavorato nei campi, fatto code interminabili per un pezzo di pane e poi contribuito a ricostruire un paese devastato dalla guerra.

Insomma: quelle che non sarebbero finite nei libri di storia e che raramente sono state ringraziate. Proviamo a immaginare cosa abbia significato per quei milioni di donne essere finalmente considerate cittadine, non più soltanto madri o mogli, ma persone. Titolari di una volontà politica e di diritti, essere convocate attraverso il voto a partecipare alle decisioni che riguardavano il futuro collettivo.

Si saranno percepite come gocce nel mare o come parte attiva di qualcosa di più grande? Con quale emozione avranno vissuto quel momento?

La giornalista Anna Garofalo raccontò così quei giorni: "Le schede che ci arrivano a casa e ci invitano a compiere il nostro dovere hanno un'autorità silenziosa e perentoria. Le rigiriamo tra le mani e ci sembrano più preziose della tessera del pane. Abbiamo tutti nel petto un vuoto da giorni d'esame. Ripassiamo mentalmente la lezione, quel simbolo, quel segno, una crocetta accanto a quel nome. Stringiamo le schede come biglietti d'amore. Le conversazioni che nascono tra uomini e donne hanno un tono diverso, da pari".

Da pari. Con quel gesto nasceva la promessa di una repubblica fondata sulla dignità e sull'uguaglianza.

La promessa di un paese in cui si potesse parlare liberamente, di sentire scegliere chi governa, partecipare alla vita pubblica senza paura.

Una nazione in cui le donne potessero finalmente studiare, lavorare, votare, candidarsi, amministrare i propri beni, costruire il proprio destino fuori dall'obbedienza imposta.

L'effettiva parità salariale, la libertà di camminare sole la sera o di separarsi da un compagno violento senza temere per la propria incolumità. Ecco, queste ultime promesse non sono state ancora mantenute.

Dobbiamo lavorarci.

Dico ‘dobbiamo’ perché se è vero che la sovranità appartiene al popolo, allora ogni cittadino può e deve fare la sua parte. Molto è cambiato da allora. Ma la storia recente ci mostra con brutale chiarezza quanto velocemente il mondo possa cambiare. E quel diritto conquistato 80 anni fa continua a ricordarci che la democrazia non è qualcosa di scontato e che ogni libertà esiste perché qualcuno ha avuto il coraggio di pretenderla.

Oggi, festeggiare gli 80 anni della Repubblica Serve a tenere bene a mente quanto sia prezioso vivere in democrazia, che nessun tiranno decida per noi. Serve a ricordare da dove veniamo, a onorare il coraggio di uomini e donne che hanno combattuto per la nostra libertà e a impegnarci ogni giorno a meritarla.

Irma Bandiera, prima di essere fucilata a 29 anni, fece in tempo a scrivere una lettera indirizzata a sua madre: "Ditele che sono caduta perché quelli che verranno dopo di me possano vivere liberi come l'ho tanto voluto io stessa".

Quelli dopo di lei siamo noi".

STRAORDINARIA!

Compagni! It's Radiothon time! Tune into  855AM this Wednesday 10 June at 6.30pm for our radiothon special! We are celeb...
07/06/2026

Compagni! It's Radiothon time!

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