01/14/2026
L’UTEN ricorda Pier Paolo PASOLINI
In ricorrenza del 50°esimo anniversario della morte di Pier Paolo Pasolini (1975-
2025), il Presidente UTEN Cesareo PUTIGNANO e la Coordinatrice delle attività
didattiche Sandra LUISI hanno ricordato, nella sede dell’Associazione, il poeta, lo
scrittore, il cineasta, l’intellettuale poliedrico, con cinque conversazioni mirate a
conoscere più da vicino le sue origini, le opere, i suoi film e le controverse
vicissitudini personali, culturali, politiche, artistiche e morali, vissute quasi sempre
da protagonista solitario e assai discusso.
La riflessione su Pasolini, fondata essenzialmente su documenti, frammenti di opere
e spunti critici d’ogni sorta, è stata strutturata e condotta dal prof. Sabato
PETTINATO, Socio e Docente Uten, con la collaborazione dialogica di Danica
PETTINATO, sua figlia. I numerosi “corsisti” hanno, sostanzialmente, partecipato ad
una riflessione culturale e storica più attenta del panorama del nostro dopoguerra e
delle attese sociali degli anni del boom economico, periodo in cui si sviluppò la
letteratura neorealista italiana con i suoi memorabili film.
Si è trattato, quindi, non solo di una narrazione essenziale di quel passato non
troppo lontano da noi, ma di un contatto nuovo e senza pregiudizi col pensiero
complesso di Pasolini.
Si è constatato chiaramente che in quello squarcio di secolo, da lui vissuto, in bilico
tra un passato disastroso da dimenticare e un mondo nuovo tutto da pensare e da
costruire, egli aveva cercato inutilmente di porre all’attenzione di una società in
cerca di spazi nuovi, questioni vere e laceranti, ponendo se stesso come strumento
di analisi e imponendosi dialetticamente con la sua arte e con l’insolito orgoglio che
lo caratterizzava, su chi gestiva la cultura e il potere, ad ogni livello.
Si è visto, tuttavia, che quel suo “grido nel deserto”, veritiero e irriguardoso verso
tutti, concentrato soprattutto negli Scritti Corsari , ma anche in altre opere e in
numerosi articoli giornalistici, comprese le interviste televisive e lo scambio
epistolare con amici e personalità, anche religiose, quel suo bisogno di
chiarificazione ad ampio raggio culturale, non ebbe fortuna, al contrario, dopo la sua
tragica morte il personaggio Pasolini fu presto dimenticato, sia come poeta e
intellettuale che come cineasta.
L’Italia, si sa, aveva altre sfide prossime e cocenti da affrontare, il terrorismo, con la
conseguente pianificazione dell’assalto allo Stato ad opera delle Brigate Rosse e
della morte della democrazia, conquistata in Italia con il sangue.
Eppure, si trattava, come sottolineò Alberto Moravia nell’orazione funebre, dinanzi
al feretro del suo più caro amico, di uno dei pochi, grandi poeti del ‘900, e che la
morte violenta riservata a Pasolini, rappresentava un’espressione indegna e
disonorevole per l’intera collettività nazionale.
Si capisce bene che aprire una finestra conoscitiva su Pasolini non poteva che partire
delle sue origini famigliari, della sua “nascita” alla poesia, con accanto la madre,
maestra elementare, dal valore antropologico e linguistico del dialetto del territorio
che lo vide fanciullo ( Poesie a Casarsa) , e successivamente dalla conversione
ideologica al comunismo, tra entusiasmo e disillusione ( Le Ceneri di Gramsci) .
Particolare impegno speculativo per Pasolini fu quello riservato agli “ultimi”, in un
mondo che galoppava verso traguardi nuovi indefinibili, l’umanità senza regole delle
borgate romane, realtà tutta da scoprire, da inseguire nei suoi meandri vitali,
lontanissimi dal sentire borghese, un micromondo, che fu materia di alcuni dei suoi
romanzi tra cui Ragazzi di vita e Una vita violenta, e da alcuni film tra cui Accattone,
Mamma Roma, Vangelo secondo Matteo, Uccellacci e uccellini, ecc.
Ci si è soffermati sul significato profondo del Sentimento del sacro in Pasolini, per
nulla identificabile con il potere della Chiesa e le espressioni e le esposizioni
ritualistiche delle religioni. Il suo era un sentimento più intimo, più cosmico,
sicuramente più puro ed innocente rispetto alla fede storicamente tramandata in un
Dio troppo lontano.
In quella dimensione religiosa lui diceva di non credere.
Si è parlato anche della sua omosessualità, una realtà intima, personale che egli
difendeva a viso aperto perché espressione della sua umana naturalità, e dei suoi
amori, più o meno noti, non solo nel suo giro culturale, ma anche nell’opinione
pubblica.
Si è visto come il suo pensiero libero si scontrò fin da giovane con una certa
letteratura ufficiale e stantia, con una certa politica borghese, imposta e
omologante, e con un certo procedere dell’evoluzione dei costumi, dei mass-media,
asserviti al vorticoso richiamo del consumismo, e di una scuola dell’obbligo che lui
definiva insignificante e generalista, incapace di custodire valori e linguaggi,
appiattita, secondo il suo pensiero, su elementi culturalmente inutili, per non dire,
dannosi.
Sono stati tanti gli argomenti della sua visione del mondo confrontati con l’attuale
vivere e sentire quotidiano.
Gli stessi film, quasi tutti censurati perché ritenuti moralmente impresentabili,
avevano in lui una lettura assai diversa, rappresentavano lo sguardo sulla realtà
profonda dell’uomo, sulla vita, sulla morte, sull’amore, sul dolore, sulla rabbia,
sull’inganno, sull’abuso e su ogni altra tentazione istintuale che gravita padrona
sotto il cielo.
Si è visto che il successivo rifugio di Pasolini nel Mito , in nuovi codici comunicativi, e
nel ricorso ad un linguaggio metaforico delle sceneggiatura di alcuni suoi film, tra cui
Edipo Re, Medea e Uccellacci e Uccellini, che vide, quest’ultimo, Totò protagonista
sublime, rappresentava una nuova indagine speculativa del mistero e del dolore
umano, ben diverso da quello espresso dagli uomini e donne delle borgate romane,
figli di nessuno.
Il Vangelo secondo Matteo, si è detto, rappresenta il canto della rivoluzione mistica
(lui la vedeva come rappresentazione marxista) del Cristo uomo e di tutti gli altri
“cristi” che gridano giustizia in un mondo profondamente ingiusto, fatto di
sottoproletari perduti in un’esistenza indecifrabile e senza futuro a cui è negata ogni
forma di promessa di luce e di dignitosa sopravvivenza e di futuro.
In conclusione, dalla rilettura dei numerosi documenti analizzati è sembrato che
Pasolini, volesse quasi parlare alla nostra società; infatti, è palese agli occhi di tutti,
quanto spazio diffuso sia stato riservato quest’anno a Pasolini dalla stampa, nei
convegni di studiosi illuminati, da molte università, anche straniere, e dalle
trasmissioni televisive di ogni collocazione ideologica.
Si è parlato, tuttavia, non tanto delle ragioni della sua morte violenta di quel tragico
2 novembre del ’75 (assassinio non ancora del tutto chiarito), quanto di alcuni
principi e visioni del mondo da lui espressi, che appaiono oggi “profetici” in
relazione a quel modernismo aggressivo che invase la società dei consumi di allora,
seminando acriticamente il dolce-amaro del progresso (che lui non definì mai
progresso) e un decadimento lento e disumano dei valori profondi del nostro
passato, nobile (a suo dire) e purtroppo irripetibili in questa nostra società,
aggrovigliata mortalmente in un incomprensibile egoismo, che sa di immaturità e
che, in tutta sincerità, occorre aggrapparsi alla speranza, credere davvero che
qualcosa di serio cambi...presto.