25/06/2026
Michelangelo, 24 anni, (Mirko all’anagrafe, nome che aveva cambiato proprio per il rifiuto del padre) è stato ucciso dal padre in un pomeriggio qualsiasi, ma dopo anni di vessazioni, denigrazioni e attacchi. La colpa del ragazzo, agli occhi del padre era essere suo figlio ed essere omosessuale: una incompatibilità da punire con spari di fucile.
Uccisi, lui e la madre, che aveva accolto il ragazzo e gli era rimasta vicino. Per questo, anche lei colpevole e da punire.
Eppure Michelangelo aveva denunciato: quattro volte. Per quattro volte aveva chiesto aiuto, restando inascoltato.
Le posizioni di chi nega l’esistenza di una violenza strutturale e diffusa basata sul pregiudizio omotransfobico, promuovono l’odio e lo legittimano.
Oggi nel nostro paese c’è chi considera legittimo rifiutare un ragazzo, un figlio, perchè è gay, chi pensa sia giusto “sbarazzarsi di lui”.
Il problema non è la vergogna o la paura, ma il desiderio dilagante di cancellazione delle persone. Le persone gay, lesbiche, bisessuali, transgender e non binarie però esistono e la loro visibilità non può avere dei costi così alti: il rifiuto, la compromissione degli affetti, dei percorsi di studio, lavoro e salute, l’incolumità, la vita.
Alla politica chiediamo una risposta netta di condanna della violenza, chiediamo le tutele che uno stato di diritto deve a tutti i suoi cittadini. Chiediamo la promozione di una cultura che non cancella le persone lgbtqia+, ma le riconosce e le accompagna contro ogni abuso. 🌈