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29/08/2026
La storia dei nostri partigiani Taddei e Chittò.Si ringrazia Michele Nardini e La Nazione .
28/08/2026

La storia dei nostri partigiani Taddei e Chittò.
Si ringrazia Michele Nardini e La Nazione .

25/08/2026
Per NON dimenticare. Vi aspettiamo!
25/08/2026

Per NON dimenticare. Vi aspettiamo!

25/08/2026

𝐃𝐨𝐧 𝐆𝐢𝐨𝐯𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐌𝐢𝐧𝐳𝐨𝐧𝐢

Sapeva come sarebbe finita.
L’aveva scritto nel suo diario, mesi prima:

«Ritirarmi sarebbe rinunciare a una missione troppo sacra. A cuore aperto, con la preghiera che spero mai si spegnerà sul mio labbro per i miei persecutori, attendo la bufera, la persecuzione, forse la morte.»

La sera del 23 agosto 1923, ad Argenta, don Giovanni Minzoni rientra in canonica con un giovane parrocchiano. Due squadristi lo aggrediscono alle spalle e gli fracassano il cranio a bastonate. Muore poche ore dopo senza riprendere conoscenza. Aveva trentotto anni.

Era arciprete di Argenta dal 1910. Cappellano militare volontario nella Grande Guerra, medaglia d’argento al valor militare. Tra i braccianti della Bassa ferrarese aveva costruito circoli, scuole popolari, i primi nuclei del sindacalismo cattolico. Quando nel 1921 gli squadristi uccisero ad Argenta il sindacalista socialista Natale Gaiba, fu tra le pochissime voci a denunciarlo pubblicamente. Nel 1923 fondò due riparti di esploratori cattolici: quei ragazzi il fascismo li voleva solo per sé.

Gli esecutori rispondevano alla milizia di Italo Balbo. Nel 1925 il processo di Ferrara li assolse tutti, tra testimoni intimiditi e giornalisti minacciati: uscirono dall’aula portati in trionfo. La condanna arrivò solo nel 1947, ventiquattro anni dopo, e fu subito coperta dall’amnistia. Nessuno scontò un giorno di carcere.

Non aveva un partito né un’arma. Aveva dei ragazzi e una parola pubblica. È bastato.

🔍 La sua biografia: www.anpi.it/biografia/don-giovanni-minzoni

Anpi Ferrara

Strage di Vinca... Fascisti carrarini che insieme ai nazisti uccidono in modi indicibili  bambini, donne,anziani. Questo...
25/08/2026

Strage di Vinca... Fascisti carrarini che insieme ai nazisti uccidono in modi indicibili bambini, donne,anziani. Questo è il fascismo.
Da "Patria Indipendente":
🌹⏳ 𝐕𝐢𝐧𝐜𝐚 (𝐌𝐒), 𝐪𝐮𝐞𝐢 𝐪𝐮𝐚𝐭𝐭𝐫𝐨 𝐠𝐢𝐨𝐫𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐭𝐫𝐚𝐠𝐞 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐟𝐚𝐬𝐜𝐢𝐬𝐭𝐚. 𝟐𝟒–𝟐𝟕 𝐚𝐠𝐨𝐬𝐭𝐨 𝟏𝟗𝟒𝟒. 𝐋𝐞 𝐒𝐒 𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐢𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚𝐧𝐢𝐬𝐬𝐢𝐦𝐢 “𝐌𝐚𝐢 𝐦𝐨𝐫𝐭𝐢”, 𝐢 𝐯𝐨𝐥𝐨𝐧𝐭𝐚𝐫𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐞𝐫𝐨𝐜𝐢𝐚.
Ogni paese incontrato è raso al suolo con le case date alle fiamme e le chiese abbattute. In 1.500, tra tedeschi della 16. SS-Panzergrenadier-Division “Reichsführer-SS”, comandati dal generale Max Simon, e fascisti della XL Brigata Nera “Vittorio Ricciarelli” di Livorno.
Un dispiegamento di forze paragonabile a un’azione militare di teatro bellico contro donne, bambini, anziani. Centosessantacinque morti, civili e anche sacerdoti. Uccisi senza pietà.
Per ben quattro giorni consecutivi durò il massacro, caso unico in tutta la Toscana occupata. Erano forti i partigiani nel territorio, avevano il sostegno della popolazione, della povera gente. E si stavano riorganizzando con la gloriosa Brigata Garibaldi “Ugo Muccini”.
I collaborazionisti italiani furono parte attiva dell’annientamento: si definivano i Mai Morti, facendo vanto della loro crudeltà.
La memoria vigila.



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24/08/2026

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"Si Carlo, hai sentito bene: a Vinca, accanto ai nazisti ci sono anche i repubblichini di Carrara, i fascisti di Apuania. Si conoscono tutti i loro crimini commessi a Vinca e a Bergola Foscalina. Sono veri e propri cagnolini di Hi**er, che però hanno nomi, cognomi e soprannomi italiani.(..) I campi circostanti vengono battuti a palmo a palmo,in una forsennata ricerca di innocenti da abbattere. La ragnatela della Divisione e della Brigata Nera inghiotte Vinca, ma dei partigiani nessuna traccia: sono ai Campacci della Rocca di Tenerano, a parecchie ore di strada da Vinca. Come a Sant'Anna di Stazzema, Bardine di San Terenzo e Valla, anche a Vinca l'obiettivo dei nazifascisti è soltanto la popolazione civile. Duecento morti: ventisei bambini sotto i quattro anni, novanta donne e ottantaquattro uomini."
(da "I carnefici" di Daniele Biacchessi
Per non dimenticare il 24 agosto 1944)

16/08/2026
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16/08/2026

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Se c’è una donna che ha cambiato in modo radicale la vita di milioni di altre donne in Italia, quella è certamente Angelina Merlin, per tutti Lina.

Insegnante, antifascista, partigiana, madre costituente, prima donna eletta al Senato della Repubblica. Sempre e tenacemente dalla parte degli ultimi, la minoranza come lente attraverso cui leggere il mondo e tradurlo in azione.

Cresciuta a Chioggia, figlia di una maestra e di un segretario comunale, Lina studia, si diploma, completa gli studi in Francia, a Grenoble.

Poi il ritorno in Italia, all’alba del Ventennio. Nel 1919 un amico la invita a entrare nel neonato movimento fascista, ma lei si sente per indole più vicina alle idee socialiste.

È una collaboratrice stretta di Giacomo Matteotti, con cui condividerà fino all’ultimo un antifascismo di denuncia, rischiando spesso in prima persona.

Nel 1926 rifiuta il giuramento di fedeltà al regime, lo pagherà con il licenziamento. Lei non batte ciglio: “Ho l’onore di appartenere a un ideale di giustizia e la volontà di restarvi” risponde.

Intanto comincia a guardare in faccia la condizione delle donne, strette tra la gabbia della famiglia e la doppia morale di un Paese bigotto e ipocrita.

La situazione nel frattempo precipita. Lina Merlin finisce nell’elenco dei “sovversivi”, poi cinque anni di confino in Sardegna, dove si guadagna da vivere insegnando, con un’attenzione particolare alle donne, sempre loro, a cui parla di emancipazione, autonomia, indipendenza. Siamo negli anni ‘30, ma Lina Merlin è avanti di quarant’anni rispetto alla nascita dei futuri movimenti.

Dopo l’8 settembre sceglie la Resistenza, viene catturata dai nazifascisti e riesce a liberarsi. Il 25 aprile è una delle donne che contribuisce alla Liberazione di Milano.

E, appena due giorni dopo, il Comitato di Liberazione la nomina Commissario per l’Istruzione della Lombardia.

È l’inizio di una carriera politica folgorante che la porterà ad essere una delle 21 donne dell’Assemblea Costituente. Sarà lei a scrivere uno dei passi più importanti della Costituzione, all’articolo 3: “Senza distinzioni di sesso…”

Una riga che è il manifesto di una vita, le cui tappe coincidono con alcune delle più grandi conquiste del secolo scorso.

Il 10 giugno 1948 è la prima donna a parlare in Senato.

I dieci anni successivi li dedicherà soprattutto alla battaglia che porta ancora oggi il suo nome.

Un decennio di lotta conto i mulini a vento e un sistema maschile e maschilista che considera il corpo delle donne demanio pubblico, ma alla fine, il 20 febbraio 1958, passa la legge omonima che abolisce ufficialmente in Italia le case chiuse e colpisce lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione.

Non è la prostituzione ad essere un reato, ma lo sfruttamento e il sistema che lo regge in piedi.

Per la prima volta lo Stato si schiera e decide da che parte stare con una delle leggi in quel momento più avanzate d’Europa.

Cinque anni dopo, in un’intervista a Oriana Fallaci, pronuncerà queste parole di un’ironia raffinata e schietta:

“Ah! Questo Paese di viriloni che passan per gli uomini più dotati del mondo e poi non riescono a conquistare una donna da soli!”

Non solo.

Si batte anche contro la dicitura “figlio di N.N.”, che marchia i bambini nati fuori dal matrimonio e nel 1955 contribuisce a cancellarla dagli atti anagrafici, perché nessun figlio debba portare addosso lo stigma delle scelte degli adulti.

Riesce a far cancellare dall’ordinamento la clausola di nubilato, che permette di licenziare una donna quando si sposa. Un altro passo avanti straordinario nel progresso di un Paese oscenamente arretrato.

Lina Merlin è stata senza dubbio una delle donne più importanti del Novecento.

Le dobbiamo tutti moltissimo per conquiste che oggi diamo per scontate, senza sapere che esistono solo perché sono esistite donne come lei.

Lina Merlin se n’è andata a 92 anni, il 16 agosto del 1979, esattamente in questo giorno.

Il minimo che possiamo fare è ricordarla.

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