03/08/2026
Quando si parla di Giustizia Riparativa si parla di parole e di volti.
Bisogna saper raccontare le emozioni e le verità dei percorsi riparativi. La cultura riparativa riguarda tutte e tutti. Non si parte più da chi ha sbagliato e cosa merita, ma da chi ha sofferto e da cosa serve, insieme, per andare avanti.
Scegliere le parole giuste e adottare un linguaggio riparativo è il primo passo per costruire comportamenti e comunità riparative. Ce lo spiega Giada Bosaro, counselor filosofica che, all'interno del progetto Re-Start del CSV Verona Federazione del Volontariato, conduce un laboratorio rivolto a gruppi di persone che hanno commesso un reato.
Dopo una prima parte formativa, il laboratorio si trasforma in una comunità di ricerca dove i partecipanti si interrogano insieme su domande che restano aperte — cosa significano davvero verità, colpa, responsabilità?
Spesso, osserva Bosaro, ci si accorge di non saperlo fino in fondo. Il percorso diventa così anche un'occasione per rielaborare la propria storia personale, compresa la commissione del reato.
Per questo il Tavolo di Verona insiste sull'importanza di usare parole precise, capaci di esprimere la complessità delle esperienze riparative: perché senza parole e pensieri riparativi difficilmente avremo azioni e comportamenti riparativi.
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