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PER IL GIORNO DELLA MEMORIA
26/01/2026

PER IL GIORNO DELLA MEMORIA

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27/05/2025
06/11/2024

Non volete la patrimoniale né più tasse ma chiedete più soldi per la sanità (della scuola non vi importa)

05/11/2024

E COSÌ CI RESTERÀ SUL GROPPONE ITA, ex ALITALIA...
UN BUBBONE INUTILE E COSTOSISSIMO

02/11/2024

L'ineffabile Giuli caccia quattro direttori di.museo in scadenza. SI FA POSTI AGLI AMICI

02/11/2024
01/11/2024

L'automotive se non è morto è moribondo.
Sostenere imprese sulla frontiera dellinnovazione

31/10/2024

Claudio Lombardi
BUFERA IN ARRIVO: quella dell'industria dell'auto. Stellantis è in crisi nera, ma ci stanno arrivando anche il gruppo Volkswagen e la Mercedes-Benz. Tutto il settore europeo è vicino al capolinea stretto fra le scadenze folli di una transizione green imposta da ideologi ottusi e una Cina ormai inarrestabile sul fronte dell'elettrico.
Col senno di poi bisognerebbe dire che LA CINA E' LA PRINCIPALE BENEFICIARIA DI TUTTE LE POLITICHE ECOLOGISTE IMPOSTE IN EUROPA. Sul fronte delle rinnovabili domina i mercati delle attrezzature per impiantarle. Sul fronte dell'auto elettrica detta legge. Sul fronte delle batterie è avanti anni rispetto agli altri paesi. Sul fronte delle materie prime per l'elettrico ha quasi il monopolio mondiale.
Ma chi ha pensato, progettato ed imposto la transizione energetica puntata solo sull'elettrico lo sapeva dove si andava a parare? Mentre tutti inseguivano le scemenze di Greta stavano mettendo l'Europa nelle mani della Cina. Ora c'è chi dice che bisogna accettare la sfida tecnologica (che non è solo cinese, ma anche americana) sennò si rimane indietro. Ma indietro ci saremo comunque noi europei. Il dilemma è che se le industrie puntano sull'elettrico non possono competere con i cinesi. Se rimangono sul motore termico non possono competere ugualmente. Però ci sono miliardi di persone (Africa, Sud America, Asia) che all'elettrico non ci arriveranno prima di un secolo e allora quello potrebbe essere il nostro mercato per mantenere in piedi l'industria europea

31/10/2024

la Juve ha bisogno di tempo e pazienza per sperimentare e ricostruire...
Tutti hanno furia invece: se la faccian passare..

Autobiografia della nazione L’egemonia antipolitica del grillismo non finirà domani, né dopodomaniDi Carmelo Palma L’Ink...
31/10/2024

Autobiografia della nazione
L’egemonia antipolitica del grillismo non finirà domani, né dopodomani
Di Carmelo Palma L’Inkiesta 31 ottobre 2024
Malgrado le débâcle elettorali e le botte da orbi tra Grillo e Conte, è quantomeno prematura la speranza che i Cinquestelle svaniscano nel nulla. Non sta finendo niente, e quel che finirà non finirà bene
Mettiamo in fila gli indizi. Le débâcle elettorali alle Europee e Regionali, dopo l’imprevisto successo alle Politiche come vero partito del Sud, dove il voto di scambio e quello di opinione, l’impudenza e la querimonia, la corruzione e il vittimismo sono, purtroppo da sempre, due facce della stessa cattiva coscienza. Le crisi di nervi e di fiducia dell’elettorato tradito e in rotta, e per questo disposto a votarsi a nuove e pure peggiori illusioni, purché, appunto, nuove, e non riciclate dai rifiuti delle distopie casaleggiane e dall’originalismo dei Meetup.
L’ammutinamento della residua ciurma vetero-grillina e la rivolta alla trasmutazione dorotea dell’anima populista, nell’alternativa grottesca tra le diverse maschere del trasformismo antipolitico, tra Danilo Toninelli e Stefano Patuanelli, tra «vaffanculo» e «pretermesso», tra l’ignoranza barbarica dei picchiatelli e la cavillosità imbrogliona dei parafangari.
Le botte da orbi tra l’Elevato e l’ex raccomandato da Alfonso Bonafede e prestanome del governo sovranista, assunto nell’empireo del firmamento progressista per un concorso di cause e di colpe, di cui praticamente nessuno, in Italia, può dirsi innocente. E infine, l’imborghesimento di deputati e senatori al primo e secondo mandato, comprensibilmente animati da uno spirito di auto-conservazione parlamentare e naturalmente portati a guardarsi intorno, a esplorare nuovi mondi, a sfondare vecchi confini e magari a scoprire di essere sempre stati, senza saperlo e volerlo, democratici, forzisti o post-fascisti.
Tutto sembra congiurare verso la fine dell’equivoco del Movimento 5 stelle e verso il risveglio dall’incantamento, in cui la politica italiana è rimasta imprigionata per oltre un decennio e che i partiti cosiddetti tradizionali (magari ce ne fossero) hanno provato un po’ ad arginare e un po’ a sfruttare, senza mai davvero provare a dissolverlo. Invece no. Non sta finendo un bel nulla, e quel che finirà non finirà bene.
Guardando alla situazione con un minimo di realismo politico e di rigore politologico, il caso Cinquestelle è ben lontano dalla soluzione. Per quando esca ridimensionato dai voti locali, il consenso nazionale dei post-grillini rimane tutt’altro che irrilevante e capace di condizionare, anche se non di determinare, tutti i processi politici.
Conte ha ancora tutti i numeri per fare il Ghino di Tacco del Campo Largo, anche perché il Partito democratico, fedele alla linea della possibile, ma sempre rimandata, romanizzazione dei barbari, rimane lontanissimo dall’idea di rottamare questa fallimentare esperienza neo-frontista, malgrado i ripetuti rovesci elettorali e l’evidente paralisi politica indotta dal potere di veto di Conte su tutte le scelte fondamentali, a partire da quelle di politica internazionale ed economica.
Il Movimento 5 stelle continuerà a essere una preziosa assicurazione sulla vita e sul successo della coalizione meloniana, visto che qualunque coalizione alternativa non ha i numeri per vincere e, qualora pure per miracolo li trovasse, non avrebbe quelli per governare e per decidere alcunché. La destra riesce almeno a far finta di stare dalla parte dell’Ucraina. La sinistra col M5s non riuscirebbe neppure a far questo.
C’è poi una ragione ancora più profonda per cui il fantasma del Movimento 5 stelle continuerà ad aleggiare a lungo sul destino della politica italiana ed è che, per paradossale che sembri, l’egemonia culturale per contagio conquistata dall’antipolitica grillina è stato il fenomeno politico più significativo della storia recente e rischia di essere pure il più duraturo, anche se il M5s (cosa improbabile) scomparisse da un giorno all’altro dalla scena.
Il Movimento 5 stelle in realtà ha già vinto tutto quello che doveva vincere. Ha già reso la politica italiana a propria immagine e somiglianza, ha già imposto la propria koinè gentista e fanatica come neo-lingua della chiacchiera istituzionale.
La suggestione totalitaria dell’autogoverno diretto e universale; la credenza superstiziosa in una volontà generale liberata dalle catene della rappresentanza partitica e della mediazione politica; la caccia al colpevole, al ladro o al traditore come sola forma ammissibile di partecipazione e militanza civile; la fiducia miracolistica in una fortuna propiziata dal sacrificio di capri espiatori scelti a caso nei depositi dell’odio e del pregiudizio sociale.
Tutta la politica ormai parla e pensa grillino, a destra come a sinistra, dentro e fuori dai partiti. Non a caso, il bipolarismo italiano è diventato un bipopulismo perfetto. Come l’eterno fascismo italiano non si concluse con la fine del Ventennio, il grillismo – un’altra straordinaria autobiografia politica nazionale – non si concluderà con la causa di lavoro e di divorzio tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte e si prepara a una propria diversa, perniciosa e speriamo relativa eternità.

https://www.welforum.it/giovani-e-lavoro-un-difficile-incontro/
30/10/2024

https://www.welforum.it/giovani-e-lavoro-un-difficile-incontro/

È vero che permane una percentuale considerevole di disoccupazione giovanile (oltre il 20%) e che in Italia esiste una quota di Neet decisamente superiore alla media europea. Ma quanti giovani pur dichiarando di cercare lavoro sono realmente disposti a consegnarsi ai vincoli di un lavoro stabile?

Il rally dell’oro nel 2024 (circa il +30%) è paragonabile al rialzo avvenuto nel 2010 (+29%), quando iniziavano a emerge...
28/10/2024

Il rally dell’oro nel 2024 (circa il +30%) è paragonabile al rialzo avvenuto nel 2010 (+29%), quando iniziavano a emergere i primi segnali della crisi del debito nell’Eurozona e a quello del 2007 (+32%), anno che ha preceduto la grande crisi finanziaria e la recessione globale.

Dunque e tornando alla chiusura di due settimane fa: “l’oro adora le brutte notizie”?

Questa volta non è per forza detto: l’oro tende a muoversi inversamente ai tassi di interesse reali e tassi di interesse più bassi, come stanno definendo le banche centrali, non da ultimo la nostra BCE, dovrebbe aiutare l’oro. Insomma, sembrerebbe che questa volta sul metallo giallo non sia ancora arrivata la fase della razionalità.

E allora cediamo agli entusiasmi, purchè consapevoli del motto che “non è tutto oro ciò che luccica”.

“l’oro adora le brutte notizie”?

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