02/09/2026
Vorrei parlarvi di Cibele, anche nota come “La donna turrita” o come “l’Italia turrita”
Questa icona è da sempre il simbolo ufficiale dell’Italia. La si trova sulle monete (attuali e di epoca romana), sulla carta d’identità, sulla filigrana anti-contraffazione dei documenti ufficiali, sugli atti notarili, sui diplomi di onorificenze, sui francobolli e su molti altri atti ufficiali del nostro Paese, oltre ovviamente su buona parte delle piazze d’Italia.
La cosa interessante è che Cibele è una divinità molto, ma molto più antica. I primi riscontri del suo culto risalgono ad almeno 5.500 anni orsono. In Asia minore era venerata come “La Madre di tutti gli Dei”, la prima e la più potente. Cibele infatti, era la personificazione della natura incontaminata, della terra e della fecondità. Ecco perché ve ne sto parlando.
La corona sulla sua testa indicava il suo dominio supremo sul mondo civilizzato (più avanti nei secoli diventerà la protettrice delle città e delle fortificazioni militari), ma anche e soprattutto su quello selvaggio.
Un paradigma spirituale poderoso, che ha attraversato i secoli e le civiltà, sino ad arrivare a noi. Il fatto curioso è che, una volta che il mondo greco/ellenistico la adottò, essa venne rinominata “Rea” e forse non è un caso che anche la dea adorata dagli antichi Veneti si chiamasse Reitia. Un’assonanza troppo precisa, specie se si pensa che con un nome simile vi era la stessa dea con le stesse “funzioni”. Da ciò l’ipotesi che i Veneti antichi, o almeno una parte di essi, provenissero da T***a, la quale era all’epoca, la capitale proprio dell’Asia Minore.
Lo stesso percorso fece di sicuro Cibele per approdare a Roma, attraverso Enea, dove divenne “Magna Mater”, anche se il suo nome completo era “Magna Mater Deum Idaea”, ovvero grande madre degli Dei del monte Ida, che si trova proprio in Anatolia. Tutto torna, insomma.
A ben vedere è come se questo potente archetipo primordiale fosse approdato nella nostra Pen*sola, accerchiandola, richiamata dalla particolare natura della nostra terra, all’epoca sicuramente più intatta e vigorosa.
Da allora Cibele è sempre stato il simbolo d’Italia. In tempi moderni divenne nota come Italia Turrita appunto, e il suo era un richiamo alla protezione delle città (che forse anche grazie ad essa divennero tra le più belle ed invidiate al mondo), ma anche e soprattutto delle campagne, da dove tutti i nostri avi ricavavano ogni meraviglia possibile: dagli ortaggi al vino, dalla frutta ai formaggi, dalla pasta alle carni, dai monti alle colline, dalla pianura al mare, dai laghi ai fiumi…
A me pare che sia stata Cibele a condurre Enea a Roma e Antenore in Veneto, non viceversa. Due eroi guidati dal fuoco divino della più potente e originaria divinità venerata dalla nostra civiltà che, costretta a lasciare il suo dominio nativo ormai devastato da decenni di conflitti, scelse la regione più armoniosa e potenzialmente promettente. Per non lasciare nulla al caso, decise di accerchiarla, approdando nel centro sud sul lato tirrenico e a nord est sul lato adriatico. Almeno una delle due avrebbe potuto avere successo.
Invece entrambe le civiltà fiorirono e splendettero per millenni.
Ora però tocca a noi Custodi! Alle nostre generazioni è stato affidato un territorio molto compromesso da inquinamento, cementificazioni, degrado, ignoranza e disaffezione per una terra meravigliosa, magica, sorprendentemente ricca di risorse e opportunità.
Noi di Strada Bianca ci occupiamo esattamente di questo ed ecco perché il contributo di tutti, piccolo o grande che sia, secondo le possibilità di ciascuno, diventa fondamentale (ho scritto possibilità, non latitanza adducendo scuse banali o inventando scappatoie patetiche per delegare agli altri ciò che è nostra personale responsabilità).
Vi Aspettiamo quindi, non fate i furbi. Con Cibele non funziona proprio!