25/02/2026
Dietro le quinte del campo scuola.
Oggi voglio raccontarvi una storia.
Alle sette del mattino il campo è già sveglio.
Le tende sono allineate come soldati silenziosi, l’odore di erba bagnata si mescola a quello del caffè che borbotta nella cucina da campo.
Lei è lì da prima dell’alba.
Non è una dei ragazzi con la pettorina nuova e gli occhi curiosi. Non è nemmeno l’istruttrice che tiene la lezione davanti alla lavagna da campo. Lei è quella che controlla che tutto funzioni prima che qualcuno se ne accorga.
Fa parte della Protezione Civile da poco meno di un anno. Questa estate partecipa al campo scuola per insegnare ai ragazzi cosa significa prevenzione, emergenza, responsabilità. Ma il suo lavoro vero comincia quando gli altri dormono.
Controlla i tiranti delle tende dopo il temporale notturno.
Verifica le radio.
Ricarica le torce.
Sistema le brandine che cigolano.
Passa in rassegna le cassette del primo soccorso.
Alle nove iniziano le attività: simulazione di evacuazione, m***aggio di un modulo, spiegazione dell’uso degli estintori. I ragazzi ridono, fanno domande, si sfidano a chi m***a prima una tenda.
Il pomeriggio, tra le varie attività, un ginocchio sbucciato e qualche maglietta ad asciugare passa veloce…
La sera, uno degli istruttori racconta di grandi interventi, di alluvioni e terremoti. I ragazzi ascoltano curiosi. Lei resta un passo indietro, seduto su una cassa rovesciata. Sorride senza dire molto.
Non racconta quasi mai dei suoi interventi veri.
Non parla delle notti passate a mettere benzina a un idrovora.
Per lei il campo scuola è questo: piantare semi.
A fine settimana, quando i genitori arrivano e il campo si svuota, restano solo le tende da sm***are e i sorrisi che restano impressi per sempre. Lei piega teloni, sistema corde, carica il furgone.
Nessuno vede quel momento.
Ma è lì, nel silenzio dopo il rumore, che si capisce davvero cosa significa volontariato: preparare, proteggere, prevenire. Anche quando non succede niente.
Soprattutto quando non succede niente.