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24/07/2026

Netflix, al via la class action di Movimento Consumatori: rimborsi fino a 500 euro per gli aumenti degli abbonamenti

Movimento Consumatori ha depositato la class action contro Netflix per ottenere il rimborso degli aumenti di prezzo applicati agli abbonamenti tra il 2017 e il 2024, ritenuti illegittimi perché basati su clausole contrattuali dichiarate vessatorie dal Tribunale di Roma.

Dopo l’annuncio dei mesi scorsi, lunedì 20 luglio Movimento Consumatori ha formalmente depositato il ricorso per l’azione di classe nei confronti di Netflix, con l’obiettivo di ottenere la restituzione delle somme pagate dagli utenti a seguito degli aumenti del canone mensile applicati dal 2017 al 2024.

L’iniziativa nasce dalla sentenza del Tribunale di Roma del 1° aprile 2026, che ha dichiarato vessatorie le clausole contrattuali che consentivano a Netflix di modificare unilateralmente il prezzo degli abbonamenti.

Secondo Movimento Consumatori, la nullità di tali clausole rende illegittimi gli aumenti applicati e riconosce agli utenti il diritto di ottenere il rimborso delle somme versate in più.

Chi può aderire
L’azione è rivolta a tutti i consumatori che, tra il 2017 e il 2024, hanno sottoscritto un abbonamento Netflix e hanno subito uno o più aumenti del canone mensile conseguenti all’applicazione delle clausole contestate.

I potenziali interessati sono stimati in oltre 5 milioni di utenti, mentre il rimborso individuale potrebbe variare tra 250 e 500 euro, in base al piano di abbonamento e agli aumenti subiti nel tempo.

La class action contro Netflix
L’azione è stata promossa nei confronti di Netflix Italy Services S.r.l., che dal 2022 gestisce gli utenti italiani, e di Netflix International B.V., società che svolgeva le medesime funzioni fino al 2021.

Sono già oltre 240.000 le persone che hanno manifestato interesse a partecipare all’iniziativa promossa da Movimento Consumatori.

L’associazione ricorda inoltre che, dopo la sentenza del Tribunale di Roma, Netflix ha scelto di impugnare la decisione davanti alla Corte d’Appello senza avanzare alcuna proposta di rimborso nei confronti dei propri clienti.

Le dichiarazioni
«Confidiamo che il Tribunale di Roma dichiari ammissibile e accolga la nostra class action», affermano gli avvocati Paolo Fiorio e Corrado Pinna, legali di Movimento Consumatori.

Secondo i due professionisti, la mancata indicazione dei criteri che consentono l’aumento del prezzo contrasta sia con la normativa italiana sia con quella europea. Analoghe controversie sono già state avviate anche in Germania, Austria, Paesi Bassi e Polonia. In particolare, la Corte d’Appello di Berlino, con decisione confermata dalla Corte Federale di Giustizia, ha ritenuto vessatorie clausole simili, evidenziando che Netflix avrebbe dovuto acquisire il consenso espresso degli utenti prima di modificare il costo dell’abbonamento.

Per Alessandro Mostaccio, Presidente di Movimento Consumatori, «la sentenza del Tribunale di Roma ha affermato un principio fondamentale: le modifiche unilaterali del prezzo devono rispettare rigorosi criteri di trasparenza e correttezza. Chi ha pagato aumenti basati su clausole dichiarate vessatorie ha diritto alla restituzione delle somme indebitamente versate».

Come partecipare
I consumatori interessati possono manifestare il proprio interesse e ricevere tutti gli aggiornamenti sull’azione di classe compilando l’apposito modulo disponibile sul sito di Movimento Consumatori. https://sportellodeicittadini.it/richiesta-assistenza

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23/07/2026

Garante Privacy, maxi multe a Hera Comm ed EstEnergy: sistema di scoring illegittimo per negare le forniture.

L’Autorità ha sanzionato le due società con oltre 7 milioni di euro complessivi. Coinvolte anche Cerved ed Experian per il trattamento dei dati utilizzati nel sistema di valutazione dell’affidabilità dei clienti.

Maxi sanzioni del Garante per la protezione dei dati personali nei confronti di Hera Comm Spa ed EstEnergy Spa per l’utilizzo di un sistema automatizzato che assegnava ai potenziali clienti un punteggio di affidabilità (score) utilizzato per decidere se attivare o meno un contratto di fornitura di energia elettrica e gas. L’Autorità ha inflitto una sanzione di 5,8 milioni di euro a Hera Comm e di 1,4 milioni di euro a EstEnergy, accertando numerose violazioni del Regolamento generale sulla protezione dei dati (GDPR).

Le segnalazioni dei cittadini
Le istruttorie sono state avviate dopo le segnalazioni di alcuni cittadini ai quali era stata rifiutata l’attivazione della fornitura sulla base di un punteggio di affidabilità negativo, senza che fossero informati in modo chiaro sui criteri utilizzati dal sistema automatizzato per elaborare la valutazione.

Al termine degli accertamenti, il Garante ha rilevato gravi irregolarità sotto diversi profili: dalla mancanza di trasparenza e di un’adeguata informativa agli interessati, fino alla conservazione dei dati personali e alla gestione delle richieste di esercizio dei diritti previsti dal GDPR.

Le misure correttive imposte
Oltre alle sanzioni economiche, il Garante ha ordinato alle due società di adeguare i trattamenti dei dati alla normativa europea. In particolare, Hera Comm ed EstEnergy dovranno adottare procedure più trasparenti per consentire ai clienti di comprendere il funzionamento del sistema di scoring, conoscere il punteggio loro attribuito e ottenere la rettifica di eventuali dati inesatti utilizzati per la valutazione.

Sanzioni anche a Cerved ed Experian
Nell’ambito della stessa istruttoria, il Garante ha adottato due ulteriori provvedimenti nei confronti di Cerved Group Spa, sanzionata con 400 mila euro, e di Experian Italia Spa, destinataria di una multa da 120 mila euro.

Le due società, coinvolte nella fornitura dei dati utilizzati dal sistema di scoring delle società energetiche, sono state ritenute responsabili di violazioni del GDPR. In particolare, l’Autorità ha contestato a entrambe il mancato rispetto del diritto di accesso degli interessati. Nei confronti di Experian è stata inoltre accertata la violazione del principio di minimizzazione dei dati, per aver trattato informazioni non necessarie all’elaborazione dello score di affidabilità.

Come sono state calcolate le sanzioni
Per determinare l’importo delle multe, il Garante ha tenuto conto della capacità economica delle società coinvolte, della gravità delle violazioni, protrattesi per circa due anni e mezzo, dell’elevato numero di persone interessate, delle modalità del trattamento dei dati e dei danni subiti dagli utenti.

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Certificazione ESG: a cosa serve e perché è importanteCosa significa possedere la certificazione ESG (Environmental, Soc...
20/07/2026

Certificazione ESG: a cosa serve e perché è importante

Cosa significa possedere la certificazione ESG (Environmental, Social, Governance), come si ottiene, quali sono i benefici che può portare alle imprese
La certificazione ESG, ovvero la valutazione delle performance di impatto Environmental, Social e Governance di una azienda, rappresenta un importante valore aggiunto in termini di valorizzazione del posizionamento e delle performance di una realtà imprenditoriale. Ma cosa significa realmente possedere questa certificazione? Quali sono le competenze necessarie per ottenerla? Quali benefici può portare al mondo imprenditoriale? Che prospettive di sviluppo può aprire?
Indice degli argomenti
Cos’è la certificazione ESG
Come ottenere una certificazione ESG
I benefici di una certificazione ESG per le aziende
Chi emette le certificazioni ESG
Il futuro delle certificazioni ESG
Quali competenze sono necessarie per le certificazioni ESG
Quanto possono essere onerose le certificazioni ESG
Che differenza c’è tra certificazione ESG e bilancio di sostenibilità
Il rapporto con la rendicontazione di sostenibilità
Cos’è la certificazione ESG
Per comprendere appieno l’importanza e il valore di una certificazione ESG, è necessario contestualizzarla all’interno del più ampio scenario delle dinamiche economiche. Siamo in un’epoca in cui le aziende non possono più limitarsi a perseguire solo ed esclusivamente obiettivi di profitto: nel loro percorso, devono tenere conto dei molteplici impatti che le loro attività hanno sul pianeta e sulla società.Fine modulo
Un’azienda che decide di seguire i principi ESG si impegna a minimizzare il proprio impatto ambientale, a rispettare e promuovere i diritti sociali e a operare secondo criteri di trasparenza, responsabilità e buona governance. La certificazione ESG è uno strumento che permette alle aziende di dimostrare concretamente questo impegno nei confronti dei propri stakeholder: investitori, clienti, dipendenti e comunità locali. Essa rappresenta una sorta di bollino di qualità che attesta l’aderenza dell’azienda ai principi ESG, basata su specifiche metriche e standard internazionalmente riconosciuti.
Come ottenere una certificazione ESG
Ottenere una certificazione ESG richiede un percorso strutturato che inizia con un’analisi dettagliata delle pratiche aziendali correnti sotto il profilo ambientale, sociale e della governance. Questa analisi consente all’azienda di identificare i punti di forza e le aree di miglioramento, definendo un piano d’azione mirato.
I successivi passaggi prevedono l’implementazione delle azioni previste dal piano, il monitoraggio continuo dei risultati e la verifica da parte di un organismo terzo indipendente. Quest’ultimo rappresenta un passaggio molto importante: solo attraverso un processo di audit esterno l’azienda può ottenere una certificazione ESG valida e riconosciuta a livello internazionale. Infine, occorre ricordare che la certificazione ESG non è un traguardo definitivo, piuttosto un impegno continuo: l’azienda dovrà dimostrare ogni anno di aver mantenuto o migliorato i propri standard ESG e di essere in un percorso di sostenibilità.
I benefici di una certificazione ESG per le aziende
La certificazione ESG offre numerosi vantaggi. Innanzitutto, permette di distinguersi nel mercato e di costruire una reputazione basata su valori condivisi. Inoltre, grazie a questa certificazione le aziende possono accedere più facilmente a finanziamenti green e attrarre investitori sempre più attenti alla sostenibilità. La certificazione consente poi all’impresa di migliorare la propria gestione del rischio: prevenire problemi ambientali o sociali può infatti evitare danni alla reputazione o sanzioni legali. Non ultimo, impegnarsi in pratiche sostenibili può portare a benefici tangibili in termini di efficienza e risparmio: ad esempio, ridurre l’impatto ambientale può significare anche ridurre i costi energetici.
Chi emette le certificazioni ESG
Le certificazioni ESG sono emesse da organizzazioni indipendenti specializzate nella valutazione dei criteri ambientali, sociali e di governance. Esistono diverse agenzie a livello internazionale che offrono questo servizio, ognuna con le proprie metodologie e standard. Tra le più note ci sono il Global Reporting Initiative (GRI), la Sustainability Accounting Standards Board (SASB) e l’International Integrated Reporting Council (IIRC). Queste organizzazioni hanno definito linee guida e strumenti per aiutare le aziende a migliorare le proprie prestazioni ESG.

Il futuro delle certificazioni ESG
Il futuro delle certificazioni ESG si preannuncia ricco di opportunità. Da un lato, la crescente consapevolezza dei problemi ambientali e sociali porterà sempre più aziende a cercare di ottenere tali certificazioni, rendendo il mercato più competitivo. Dall’altro lato, è prevedibile che i criteri per ottenere una certificazione diventeranno sempre più rigorosi, in linea con le aspettative della società e gli obiettivi globali di sostenibilità. Inoltre, è probabile che si possa assistere a una maggiore standardizzazione a livello internazionale: attualmente esistono molti standard diversi per la valutazione ESG e questo può creare confusione tra le aziende e gli investitori. Infine, la tecnologia avrà un ruolo chiave nel futuro delle certificazioni ESG: strumenti come blockchain o intelligenza artificiale potrebbero essere utilizzati per migliorare l’affidabilità e l’efficienza del processo di certificazione.
Quali competenze sono necessarie per le certificazioni ESG
Per ottenere una certificazione ESG, un’azienda deve poter contare su una serie di competenze specifiche e in questo senso è sempre più importante disporre di Green Skills. In primis, è necessaria una buona conoscenza dei principi e degli standard ESG: questo richiede una formazione adeguata che può essere acquisita attraverso corsi specifici o esperienze lavorative pertinenti. Inoltre, è fondamentale avere competenze in materia di gestione del cambiamento: implementare pratiche sostenibili può infatti richiedere modifiche significative nelle operazioni aziendali. Altre competenze chiave riguardano la raccolta e l’analisi dei dati (per monitorare i progressi verso gli obiettivi ESG) e la comunicazione (per rendicontare efficacemente i risultati agli stakeholder). Infine, non vanno dimenticate le competenze legali: alcune pratiche ESG possono infatti avere implicazioni legali che è importante gestire correttamente.
Quanto possono essere onerose le certificazioni ESG
Il costo di una certificazione ESG varia notevolmente a seconda delle dimensioni dell’azienda, del settore di appartenenza, del livello di maturità ESG e dello standard scelto. Tuttavia, va considerato che l’ottenimento della certificazione comporta non solo il costo diretto dell’audit da parte dell’organismo certificatore, ma anche i costi indiretti legati alla preparazione per l’audit, all’implementazione delle azioni richieste e al mantenimento degli standard nel tempo. Un investimento, dunque, che può essere significativo ma che può portare a benefici tangibili e intangibili: dall’accesso a nuove fonti di finanziamento alla costruzione di una reputazione solida, passando per il miglioramento dell’efficienza operativa.
Le certificazioni ESG rappresentano un tema in costante evoluzione, le aziende che hanno intrapreso questo percorso hanno scelto di impegnarsi per conciliare profitto ed etica. In futuro le certificazioni ESG potrebbero diventare uno standard piuttosto che un’opzione che rientra nelle modalità operative e nell’organizzazione delle aziende.
Che differenza c’è tra certificazione ESG e bilancio di sostenibilità
La sostenibilità aziendale può essere comunicata e certificata in vari modi, a seconda delle necessità e degli obiettivi dell’organizzazione. La certificazione ESG e il bilancio di sostenibilità rappresentano due approcci distinti ma complementari di cui si può servire la figura del Sustainability Manager.
La certificazione ESG è una valutazione formale e indipendente delle pratiche ambientali, sociali e di governance di un’azienda. Questo tipo di certificazione viene rilasciata da enti terzi specializzati e ha l’obiettivo di dimostrare agli stakeholder, come investitori, clienti e dipendenti, che l’azienda aderisce a standard elevati in materia di sostenibilità. La valutazione è effettuata da un ente esterno e si basa su criteri predefiniti che possono variare a seconda dell’ente certificatore. Questo conferisce alla certificazione un alto grado di credibilità e aumenta la fiducia degli stakeholder nelle pratiche di sostenibilità dell’azienda.
Il bilancio di sostenibilità, invece, è un documento che riporta in modo dettagliato e trasparente le performance di un’azienda in termini di sostenibilità. Generalmente pubblicato annualmente, segue linee guida e standard di reporting riconosciuti a livello internazionale come quelli del Global Reporting Initiative (GRI) o del framework di Integrated Reporting (IR), garantendo così trasparenza e chiarezza nelle informazioni fornite agli stakeholder. Tra i contenuti tipici del bilancio di sostenibilità troviamo le emissioni di gas serra, il consumo di risorse, le politiche di inclusione e diversità, le iniziative di comunità e le strutture di governance.
Il rapporto con la rendicontazione di sostenibilità
Quando si parla di rendicontazione di sostenibilità ci si riferisce al processo di raccolta, analisi e comunicazione delle informazioni relative alla sostenibilità di un’azienda. Questo può includere vari tipi di documenti, come il bilancio di sostenibilità, ma anche altre forme di reportistica. L’obiettivo della rendicontazione di sostenibilità è di fornire informazioni utili agli stakeholder su come l’azienda gestisce le questioni ESG. Questo approccio è molto flessibile e può essere adattato alle esigenze specifiche dell’azienda e degli stakeholder. La rendicontazione di sostenibilità può essere effettuata con diverse frequenze, come annualmente, semestralmente o anche trimestralmente, a seconda delle necessità. Esempi di rendicontazione includono report annuali di sostenibilità, aggiornamenti trimestrali e comunicazioni specifiche su iniziative particolari.
In sintesi, mentre la certificazione ESG rappresenta un riconoscimento formale rilasciato da terzi, il bilancio di sostenibilità è un report dettagliato redatto dall’azienda stessa e la rendicontazione di sostenibilità è il processo complessivo di comunicazione delle performance di sostenibilità. Questi tre approcci, sebbene distinti, sono complementari e possono essere utilizzati insieme per fornire una visione completa e credibile delle pratiche di sostenibilità di un’azienda.

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Nuove regole contro il greenwashingSTOP AL GREENWASHING: Dal 27 settembre 2026 cambia tutto!Il Dlgs 30/2026 introduce ne...
16/07/2026

Nuove regole contro il greenwashing
STOP AL GREENWASHING: Dal 27 settembre 2026 cambia tutto!
Il Dlgs 30/2026 introduce nel sistema giuridico italiano una disciplina molto più stringente
per contrastare il fenomeno del greenwashing, recependo la Direttiva UE 2024/825 sulla
responsabilizzazione dei consumatori nella transizione verde.
Il decreto è già in vigore dal 24 marzo, ma diventerà operativo a tutti gli effetti dal 27
settembre 2026, per consentire alle imprese di familiarizzare con le nuove regole e
adeguare la propria comunicazione.
L’obiettivo? Inserirsi nel quadro delle politiche europee a tutela del consumatore,
incidendo direttamente sulla disciplina delle pratiche commerciali scorrette prevista dal
Codice del Consumo (Dlgs 2026/2005), in particolare sulla Parte II (dedicata a
informazioni, pratiche commerciali e pubblicità).
Le Novità: Nuove definizioni e stop ai “furbetti”
La prima grande innovazione riscrive l’articolo 18 del Codice del Consumo, introducendo
definizioni chiarissime per tracciare un confine netto tra informazione reale e fuffa
pubblicitaria:
Asserzione ambientale (environmental claim): Qualsiasi messaggio, marchio o
rappresentazione non obbligatoria che affermi o implichi che un prodotto, un brand o un
operatore economico ha un impatto positivo (o nullo) sull’ambiente, è meno dannoso di
altri, o ha migliorato il proprio impatto nel tempo.
Asserzioni generiche vs certificate: Vengono definite chiaramente le nozioni di etichetta di
sostenibilità e sistema di certificazione per distinguere le informazioni verificabili da quelle
vaghe.
Pratiche ingannevoli e “Black List” (Art. 21,22 e 23)
Le maglie della legge si stringono:
Informazioni infondate. È considerata pratica ingannevole la comunicazione di
informazioni ambientali non veritiere che spingono il consumatore a prendere una
decisione d’acquisto che non avrebbe altrimenti preso.
Confronti poco trasparenti (Art.23): Se un’azienda mette a confronto diversi prodotti sul
piano ambientale o sociale, deve spiegare chiaramente come è stato fatto il confronto e se
i dati sono aggiornati. Omettere questo dettaglio diventa una pratica scorretta.
La Black List (Art.23): entrano nella lista nera delle pratiche sempre vietate:
Esibire un’etichetta di sostenibilità non basata su un sistema di certificazione approvato.
Formulare asserzioni ambientali generiche (es. “ecologico”, “green”, “amico della natura”)
senza prove scientifiche e verificabili.

Creme solari via ecommerce low cost, Que Choisir: ingredienti nocivi e pochissima protezioneUn’indagine di Que Choisir b...
14/07/2026

Creme solari via ecommerce low cost, Que Choisir: ingredienti nocivi e pochissima protezione
Un’indagine di Que Choisir boccia le creme solari low cost comprate online su Temu, AliExpress e Shein: ingredienti nocivi e protezione bassissima
13 Luglio 2026
Creme solari a basso, bassissimo costo. Arrivano online, costano poco e promettono una protezione 50+. Troppo bello per essere vero. E infatti sono state bocciate: contengono spesso ingredienti nocivi, alcuni vietati in Europa, e nella maggior parte dei casi la protezione solare è di fatto inesistente. Su dieci prodotti acquistati, solo uno mantiene la promessa della protezione ma contiene un ingrediente nocivo. Gli altri non hanno una bella lista degli ingredienti. Un’indagine condotta da Que Choisir ha analizzato una serie di creme solari comprate su Temu, AliExpress e Shein e destinate al mercato europeo. I prodotti sono stati inviati in laboratorio e sottoposti a test per verificare se la protezione dichiarata in etichetta fosse reale.
L’indagine ha preso in considerazione prodotti solari di marche poco conosciute. Non sono dunque i marchi più noti presenti nei canali tradizionali ma, spiega Altroconsumo, prodotti spesso venduti da operatori terzi, con informazioni non sempre chiare su provenienza, composizione e conformità alle regole europee.
Creme solari low cost, ingredienti bocciati e inefficacia
Su 15 prodotti ordinati, ne sono arrivati 10. Di questi, tre sono stati subito esclusi dal test di protezione perché contenevano 4-MBC (4-methylbenzylidene camphor),un filtro UV vietato nei cosmetici messi a disposizione sul mercato europeo dal 1 maggio 2026; già prima di quella data era però vietato esportare prodotti contenenti tale sostanza. Nelle formulazioni delle creme solari prodotte in Europa è ormai assente da tempo.
Altre sostanze indesiderate trovate nelle creme solari contemplano l’octocrylene, filtro UV sospetto interferente endocrino, e il BHT, sospetto interferente endocrino e sensibilizzante (può essere una fonte di allergie).
Le altre sette creme solari sono state analizzate per verificare la protezione UVB, indicata dall’SPF, e la protezione UVA. Quattro risultano di fatto inefficaci perché non danno la protezione promessa. Il laboratorio ha trovato un fattore di protezione che si ferma a 2 o addirittura inferiore. Solo una crema solare ha rispettato il fattore di protezione promesso ma conteneva Ethylhexyl methoxycinnamate, un sospetto interferente endocrino, implicato anche nello sbiancamento delle barriere coralline. (Qui tutti i risultati di Que Choisir).
Davanti alla bocciatura dei prodotti, le piattaforme hanno cercato di rispondere. Temu ha comunicato di aver temporaneamente sospeso la vendita di tutti i prodotti solari nell’Ue. Shein ha dichiarato che avrebbe condotto un audit completo del proprio sito web per tutti i prodotti correlati, senza specificare ulteriori elementi. AliExpress è stata più cauta, riferendosi ad articoli “presumibilmente” problematici, e ha promesso che avrebbe rimosso prodotti “simili”. Ma l’analisi ha evidenziato che era ancora possibile trovare una miriade di creme solari sul sito.
E soprattutto, conclude l’indagine di Que Choisir, “nessuna delle piattaforme si è impegnata ad avvertire coloro che hanno già acquistato le creme in questione della loro inefficacia”.

Il nuovo Rapporto Istat fotografa i progressi del Paese verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Migliora il quadro ...
13/07/2026

Il nuovo Rapporto Istat fotografa i progressi del Paese verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile. Migliora il quadro rispetto al 2015, ma quasi la metà degli indicatori resta sotto la media europea e il divario territoriale continua a pesare.

8 Luglio 2026 Elena Leoparco

A oltre dieci anni dall’adozione dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite e a quattro anni dalla scadenza fissata per il raggiungimento dei 17 Obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs), l’Italia registra alcuni progressi, ma il percorso verso uno sviluppo realmente sostenibile resta ancora in salita. È quanto emerge dall’aggiornamento del Rapporto Istat sugli Obiettivi di sviluppo sostenibile, che restituisce un quadro fatto di miglioramenti, ma anche di ritardi e profonde differenze territoriali.

Un Paese che recupera terreno, ma resta sotto la media Ue
Nel 2025 quasi la metà degli indicatori considerati (49%) colloca l’Italia in una posizione di svantaggio rispetto alla media dell’Unione europea a 27 Paesi. Il 34% degli indicatori evidenzia invece una performance migliore della media europea, mentre il restante 17% mostra valori sostanzialmente in linea con quelli dell’Ue.

Il confronto con il 2015 segnala comunque un’evoluzione positiva. Dieci anni fa gli indicatori favorevoli rappresentavano appena il 28% del totale, mentre quelli che evidenziavano uno svantaggio raggiungevano il 54%. Un miglioramento che testimonia i passi avanti compiuti dal Paese, pur senza colmare il divario con i partner europei.

I risultati migliori e le criticità
Tra gli Obiettivi dell’Agenda 2030, i risultati più incoraggianti riguardano il Goal 12, dedicato al consumo e alla produzione responsabili, dove tutti gli indicatori analizzati collocano l’Italia sopra la media europea. Performance positive si registrano anche nei Goal dedicati a Fame zero (Goal 2), Parità di genere (Goal 5), Energia pulita e accessibile (Goal 7) e Pace, giustizia e istituzioni solide (Goal 16).

Le maggiori criticità emergono invece nel Goal 15 (Vita sulla terra), dove tutti gli indicatori risultano inferiori alla media Ue. Restano inoltre ampi margini di miglioramento nei Goal dedicati al lavoro e alla crescita economica, alla lotta al cambiamento climatico, alla riduzione delle disuguaglianze, alle città sostenibili e all’innovazione e alle infrastrutture, ambiti nei quali gli indicatori critici sono ancora numerosi.

Progressi, ma serve un’accelerazione
L’analisi delle tendenze dell’ultimo decennio evidenzia un quadro complessivamente positivo, ma non ancora sufficiente per raggiungere gli obiettivi entro il 2030. Il 53,8% delle misure statistiche mostra un andamento in miglioramento, mentre l’11,3% registra un peggioramento. Per oltre un terzo delle misure (34,8%) non è invece possibile individuare una tendenza univoca.

Anche osservando l’ultimo anno il bilancio resta contrastato: il 51% delle misure migliora, più di un quarto evidenzia una situazione di stabilità o stagnazione e il 24% mostra un peggioramento.

Il divario tra Nord e Sud resta evidente
Il Rapporto conferma infine come le differenze territoriali continuino a caratterizzare il percorso italiano verso la sostenibilità. Analizzando i risultati secondo le cinque dimensioni dell’Agenda 2030 – People, Prosperity, Planet, Peace e Partnership – emerge un persistente divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno nelle aree legate alle persone e alla prosperità economica.

Diverso il quadro per le dimensioni ambientali e istituzionali, dove la distribuzione territoriale appare meno netta e, in diversi indicatori legati alla tutela dell’ambiente, il Mezzogiorno registra risultati relativamente migliori. Una fotografia che conferma come la sfida dello sviluppo sostenibile non riguardi soltanto la crescita complessiva del Paese, ma anche la capacità di ridurre gli squilibri che ancora ne frenano il percorso verso gli obiettivi dell’Agenda 2030.

🚗 Hai comprato un'auto ed è già dal meccanico?Spie accese dopo pochi giorni, problemi nascosti e il venditore che fa fin...
08/07/2026

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ATTENZIONE ALLE TRUFFE TELEFONICHE‼️ Proteggi la tua fornitura di Luce e Gas.Negli ultimi tempi, moltissimi consumatori ...
08/07/2026

ATTENZIONE ALLE TRUFFE TELEFONICHE‼️ Proteggi la tua fornitura di Luce e Gas.
Negli ultimi tempi, moltissimi consumatori stanno segnalando telefonate aggressive e ingannevoli da parte di finti call center che cercano di attivare nuovi contratti luce e gas senza un reale consenso.
Queste pratiche non corrette mettono a rischio i tuoi dati e le tue finanze. Ecco i segnali a cui prestare massima attenzione:
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✍️ FIRME MAI RICHIESTE: Contratti che risultano attivati magicamente senza che tu abbia mai firmato nulla o dato un consenso esplicito e registrato.
📉 PROMESSE DI RISPARMIO NON VERE: Tariffe che sembrano bassissime al telefono ma che nascondono costi fissi elevati o condizioni contrattuali svantaggiose.
🕵️ FURTO DI DATI PERSONALI: Tentativi di estorcerti codici sensibili come il POD (per la luce) o il PDR (per il gas), che sono necessari per effettuare il cambio di fornitore a tua insaputa.
🔗 VINCOLI NASCOSTI E PENALI: Contratti con clausole complesse, vincoli di durata pluriennale o penali inique in caso di recesso anticipato.
⚠️ COME DIFENDERSI?
Non fornire mai i codici POD o PDR al telefono a meno che tu non sia certo dell'identità dell'interlocutore e intenzionato a cambiare.
Non dire mai "Sì" con leggerezza. Registrazioni vocali manipolate possono essere usate come prova di un consenso mai dato.
Chiedi sempre una copia scritta dell'offerta via email o posta prima di accettare qualsiasi cosa.
Verifica l'identità dell'operatore chiedendo il nome della società e il codice identificativo della chiamata.
Ricorda il Diritto di Ripensamento: Hai 14 giorni di tempo per recedere da un contratto stipulato a distanza senza alcuna penale.
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