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difesafiumetara In difesa del fiume Tara, NO al dissalatore
Facciamo sentire le nostre voci!!

Queste sono le condizioni anomale delle acque del Tara a pochi giorni dal rito della processione.Le minoranze non hanno ...
29/08/2026

Queste sono le condizioni anomale delle acque del Tara a pochi giorni dal rito della processione.

Le minoranze non hanno voce. Anzi, vengono messe a tacere quando la loro voce rischia di ostacolare progetti estrattivi e interessi che, evidentemente, valgono più della tutela del territorio e della salute della comunità.

La precaria condizione delle acque è stata rilevata da ARPA Puglia e dalla ASL di Taranto. Entrambi gli enti hanno trasmesso tempestivamente le proprie osservazioni al Comune di Taranto.
Eppure, intervenire oggi significherebbe, in qualche modo, agevolare il ricorso contro il dissalatore portato avanti dalla comunità.

Ed è qui che il silenzio diventa una scelta.
Si potrebbero riprendere le dichiarazioni del sindaco Bitetti, dell’assessora all’Ambiente Gravame e di tutte quelle figure politiche che si affacciano sui drammi sociali con grande puntualità, soprattutto quando questi possono trasformarsi in consenso elettorale.
Ma forse non è questo il momento.

Perché accostare a un rito così significativo chi ha scelto il silenzio e l’inerzia davanti a una situazione tanto delicata rischierebbe di compromettere qualcosa che dovrebbe avere un valore ben più grande di qualsiasi consenso: la dignità di una comunità e la tutela del suo territorio.

Il Tara non ha bisogno di passerelle ma di risposte.
E soprattutto, di qualcuno che abbia il coraggio di darle.

La retorica emergenziale, portata avanti da AQP e Regione Puglia, racconta del dissalatore come di un’opera necessaria a...
25/08/2026

La retorica emergenziale, portata avanti da AQP e Regione Puglia, racconta del dissalatore come di un’opera necessaria a fronteggiare con urgenza il problema della siccità e a garantire resilienza idrica alla provincia ionica.

La narrazione dominante, supportata da termini eufonici che ben si sposano con le tematiche ambientali, ha permesso ai più di immaginare il dissalatore come un’opera favorevole, o quantomeno neutra, che, nella peggiore delle ipotesi non arrecherà danno al fiume da un punto di vista ambientale.

In primo luogo, non considerare le comunità che vivono i luoghi, escludendole dai processi decisionali che riguardano i luoghi stessi, significa arrecare un danno, innanzitutto sociale, al fiume. Quindi, un primo aspetto negativo è stato rilevato.
In secondo luogo, è necessaria una reale valutazione dei fatti che possa confermare o smentire la narrazione dominante; proviamo a ragionare insieme sulle linee di massima del contesto Tara.

Molto banalmente, possiamo iniziare dalla situazione geologica del Tara, il quale è un fiume carsico, cioè la cui portata dipende direttamente dalle piogge. Dunque, un ipotetico non funzionamento a pieno regime del dissalatore sarebbe causato dallo stesso problema che si vuole risolvere. Si ricorda che il costo dell’opera è pari a 130 milioni di euro, dei quali 30 li pagheremo tramite bolletta.

Andiamo avanti: quali sono state le soluzioni alternative prese in considerazione durante la fase progettuale? Solo una: l’utilizzo delle autobotti; all’interno dell’analisi costi-benefici, è stato l’unico scenario alternativo preso in considerazione e comparato alla realizzazione del dissalatore. L’unico.
(Si parla di un’analisi costi-benefici rimasta aggiornata al costo dell’opera di 100 milioni).
Sembra logico che il dissalatore risulti essere più conveniente delle autobotti…

Nel frattempo, in provincia di Taranto, la rete idrica perde il 47% delle acque trasportate.
La vera urgenza, allora, corrisponderebbe all’ottimizzazione e al risanamento della rete idrica.
Ragioniamo in tal senso: nei vari confronti, AQP ha sempre dichiarato di star provvedendo alla riparazione della rete colabrodo.
Prendendo i dati della Control Room centrale, cioè una struttura operativa pensata da AQP per raccogliere anche i dati sui recuperi, si legge che ad agosto 2025 la quantità d’acqua recuperata era pari a 13,7 milioni di metri cubi; a fine 2025 era pari a 20,6 milioni.

L’obiettivo del dissalatore è produrne solamente 9 all’anno.

I dati sui recuperi erano ampiamente disponibili, non solo ad AQP, ma anche alla Regione Puglia, al momento della conclusione del processo autorizzatorio.
Al centro della Valutazione di Impatto Ambientale vi è proprio l’emergenza idrica, che trova una tendenza positiva e addirittura migliore di quella che garantirebbe il dissalatore.

Al momento ci sono già indicazioni sufficienti per effettuare una prima valutazione sulla reale necessità dell’opera. Ma non sono tutti.
Il Tara deve continuare a scorrere. È responsabilità di tutti noi difenderlo.

Come si può parlare di progresso se un'opera sottrae voce e territorio ad una comunità.Lo stesso territorio che oggi è m...
18/08/2026

Come si può parlare di progresso se un'opera sottrae voce e territorio ad una comunità.
Lo stesso territorio che oggi è memoria, lascia spazio ad una squallida invasione di cemento.

Non si tratta solo di un fatto visivo, ma di identità.
Il territorio diventa paesaggio quando gli abitanti si riconoscono in esso, contribuendovi non solo con interventi materiali ma anche in senso culturale e simbolico.
Allora quel cemento non racconterà mai nulla, perchè nulla rappresenta.
Anzi, creerà un ulteriore vuoto in una comunità che negli ultimi sessant'anni non ha visto altro che una progressiva cancellazione del valore del bello, della memoria e della condivisione in nome di un progresso svuotato del suo significato.

Noi siamo molto di più dello sviluppo.

Nelle due foto le aree di cantiere del dissalatore sul Tara a distanza di 8 mesi.

𝗣𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶.Tra i concerti del 16 e 17 agosto, nella zona relax all’ingresso dell’Ex Macello, ospiteremo ...
13/08/2026

𝗣𝗿𝗮𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗴𝗶𝗼𝗿𝗻𝗶.
Tra i concerti del 16 e 17 agosto, nella zona relax all’ingresso dell’Ex Macello, ospiteremo quattro realtà del territorio che lavorano ogni giorno su cittadinanza attiva, inclusione sociale, tutela dell’ambiente, lavoro e diritti.

Le abbiamo invitate al FARM perché il tema della responsabilità passa anche dalle esperienze che prendono posizione, costruiscono alternative, difendono luoghi e comunità e provano, concretamente, a prendersi cura dei giorni che viviamo.

Saranno con noi:

📍 Scuola Fatoma - 16 e 17 agosto 📚
Un progetto di educazione e integrazione sociale nato a Borgo Mezzanone, nei pressi di Foggia, dall’esperienza del documentario One Day One Day. La scuola offre corsi gratuiti di lingua italiana, alfabetizzazione e laboratori culturali rivolti ai migranti del CARA e della vicina baraccopoli, insieme ad attività aperte alla comunità locale.

📍 SfruttaZero | Solidaria Bari - 16 e 17 agosto 🌱
Solidaria nasce a Bari nel 2014 dall’incontro tra persone migranti e nativə. Porta avanti progetti di mutuo soccorso conflittuale e produzioni agroecologiche attraverso SfruttaZero e Solidaria Farm, sperimentando forme di lavoro collettivo e autogestito fuori dalle logiche dello sfruttamento e della grande distribuzione organizzata.

📍 LIPU Putignano - 16 agosto 🐦
Il gruppo locale della Lega Italiana Protezione Uccelli, formato da volontari impegnati nella tutela della natura, nella conservazione degli uccelli selvatici e nella difesa dell’ambiente sul territorio.

📍 difesafiumetara - 17 agosto 💧
La rete civica attiva a Taranto contro la costruzione del grande impianto di dissalazione sul fiume Tara. Il comitato contesta l’impatto ambientale dell’opera, finanziata con fondi PNRR, e ha presentato ricorso al TAR insieme al Gruppo di Intervento Giuridico.

Quattro esperienze molto diverse, da incontrare e conoscere da vicino durante il festival.

📅 16-17 agosto
📍 Ex Macello I MAKE - Putignano

FARM 2026 🟩🟪
Di chi sono i nostri giorni?

Tramite delibera numero 27 del 28 marzo 2025, l’Autorità Idrica Pugliese approva un aumento di spesa per il costo dell’o...
10/08/2026

Tramite delibera numero 27 del 28 marzo 2025, l’Autorità Idrica Pugliese approva un aumento di spesa per il costo dell’opera di circa 30 milioni di euro, mettendoli a carico dell’utenza idrica tramite le bollette.

C’è però un elemento significativo sulla gestione dei finanziamenti pubblici PNRR: viene infatti prevista una spesa di circa 38 milioni di euro nel 2026 e circa un milione di euro «post 2026».

Si ricorda che il termine perentorio per l’ultimazione e il collaudo delle opere finanziate tramite PNRR era inizialmente fissato al 31 marzo 2026, successivamente spostato a fine giugno 2026 dal governo Meloni.

Aver programmato a bilancio di spendere 38 milioni di euro (circa il 30% dell’intero quadro economico, pari a 129 milioni) nel corso del 2026 dimostra che l’amministrazione di AIP era preventivamente consapevole dell’impossibilità tecnica e materiale di ultimare e collaudare l’opera entro la scadenza europea che, alla data della delibera, era fissata al 31 marzo 2026. È infatti irrealistico ipotizzare la cantierizzazione e la spesa di quasi un terzo del budget totale nei soli primi tre mesi del 2026.
A conferma di ciò si aggiunge la voce di spesa di circa un milione di euro «post 2026».

Ad oggi i cantieri sono ancora attivi e lo stesso Acquedotto ha dichiarato di voler finire i lavori entro febbraio 2027.
E quindi, se i fondi erano accessibili fino a giugno scorso e i lavori non sono stati ultimati per quella data, che fine hanno fatto i finanziamenti europei?
Questo quesito è stato sottoposto, tramite accesso agli atti, al Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. È solo questione di qualche giorno.

L’Autorità Idrica Pugliese (AIP) è l’ente pubblico che rappresenta i Comuni della Puglia per la gestione pubblica dell’acqua e regola il servizio idrico integrato (acquedotto, fognatura e depurazione). Il Consiglio di Amministrazione di AIP è composto da cinque sindaci pugliesi, uno per provincia. La provincia di Taranto è rappresentata dal sindaco di Crispiano, Lopomo (M5S), a testimonianza di come nessun partito sia escluso da responsabilità in questa vicenda, compresi quelli che, per fini elettorali, si sono dichiarati contrari.

Oltre la propaganda, il nulla cosmico.È significativa la prontezza con cui l’Assessora all’Ambiente del Comune di Tarant...
06/08/2026

Oltre la propaganda, il nulla cosmico.

È significativa la prontezza con cui l’Assessora all’Ambiente del Comune di Taranto, Gravame, ha risposto pubblicamente alla richiesta di dimissioni avanzata dalla Rete.
È altrettanto significativa l’inerzia che continua a caratterizzare l’azione amministrativa. Nonostante il vano tentativo di autoassolversi da parte dell’Assessora, nei fatti, l'amministrazione non ha assunto iniziative che si pongano in discontinuità con le scelte di CISA, AQP e Regione Puglia.

A confermare che le condizioni delle acque del Tara sono critiche, dopo l’ASL, si è aggiunta anche ARPA Puglia che, a partire da gennaio 2026, nei referti redatti a seguito dei sopralluoghi, dichiara:
«Si è potuto constatare inoltre che permangono nell’alveo del fiume Tara i fenomeni di presenza massiva di macrofite emergenti e sommerse ed una evidente proliferazione algale.»
Una valutazione che conferma lo stato di eutrofizzazione avanzata e anomala del fiume. Del resto, è sufficiente confrontare visivamente lo stato attuale delle acque con quello di un anno fa.

L’Assessora ha annunciato, solo dopo la richiesta di dimissioni – e mai prima – provvedimenti volti all’individuazione dei responsabili di questa criticità ambientale, interventi di bonifica urgenti e misure di dubbia valenza giuridica, come le ronde domenicali per impedire l'accesso al fiume.
Si ricorda che l'unico strumento realmente efficace resta il divieto di balneazione, disposto tramite ordinanza sindacale (ah, il democristiano Bitetti). Un provvedimento di questo tipo potrebbe avere riflessi anche sul procedimento pendente dinanzi al TAR di Bari.

Sindaco, Giunta, AVS, piddini ambientalisti, M5S e figuranti del centrodestra, che probabilmente non sanno nemmeno dove si trovi il Tara, hanno ritenuto di buon gusto cavalcare il malcontento della comunità del Tara durante la scorsa campagna elettorale.
La speranza è che la fine dei Giochi del Mediterraneo porti con sé anche questa Giunta, già segnata da evidenti dissidi interni.
Durante la prossima campagna elettorale sarà doveroso e divertente smascherare questi personaggi.

P.S. L'assesora ha dichiarato di volerci incontrare, siamo ancora in attesa.
Forse sono meglio le dimissioni.

È terminato lo stato di emergenza idrica della Regione Puglia.Decaro ha dichiarato che sono stati recuperati più di 10 m...
02/08/2026

È terminato lo stato di emergenza idrica della Regione Puglia.
Decaro ha dichiarato che sono stati recuperati più di 10 milioni di metri cubi di acqua.

L'opera del dissalatore sul Tara è stata ufficialmente giustificata come necessaria per far fronte alla crisi idrica e garantire un apporto di circa 9 milioni di metri cubi di acqua. L'intero PAUR, ovvero il Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale, richiama tra le motivazioni principali l'urgenza di reperire risorse idriche per contrastare la crisi in atto.

Nell'ambito della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), che costituisce parte integrante del PAUR, devono essere valutate anche le alternative, compreso lo scenario "do-minimum", cioè l'evoluzione prevedibile dell'ambiente e del territorio in assenza del progetto, tenendo conto delle sole attività già programmate e della normale evoluzione tendenziale.

Alla luce di ciò, ci si può chiedere se interventi di manutenzione straordinaria delle reti e di recupero della capacità degli invasi avrebbero potuto essere valutati più approfonditamente come possibili alternative o misure idonee a conseguire gli stessi obiettivi, riducendo la necessità di ricorrere al dissalatore in un contesto di urgenza.

Oggi, però, lo stato di emergenza è terminato e sono stati recuperati oltre 10 milioni di metri cubi di acqua, un volume superiore a quello che il dissalatore dovrebbe fornire.

Alla luce di questi elementi sorgono alcune domande:

- La cessazione dello stato di emergenza e il recupero di tali volumi modificano in qualche modo la valutazione sulla necessità dell'opera?
- Se gli interventi sulle reti e sugli invasi fossero stati programmati e realizzati con maggiore anticipo, si sarebbe potuto evitare di arrivare alla situazione emergenziale dello scorso anno?
- Le alternative al dissalatore sono state valutate in modo completo e proporzionato rispetto agli obiettivi dichiarati?

Sono interrogativi che meritano risposte fondate su dati tecnici e amministrativi, soprattutto quando si tratta di opere pubbliche destinate ad avere effetti sul territorio per molti decenni.
Un riesame della VIA è più che necessario.

Acque del Sud - Parte 2In un precedente post sono state commentate le dichiarazioni da brividi del presidente di Acque d...
27/07/2026

Acque del Sud - Parte 2

In un precedente post sono state commentate le dichiarazioni da brividi del presidente di Acque del Sud, Luigi Decollanz.

Le dichiarazioni, rilasciate alla Gazzetta del Mezzogiorno, lasciano intuire quale sia la direzione che si vorrebbe attribuire alla gestione delle risorse idriche nel prossimo futuro. L'acqua pubblica viene considerata un mezzo per perseguire determinati interessi industriali ed economici, e non come risposta alle reali esigenze delle comunità, che meriterebbero invece di vedere riconosciuto l'accesso all'acqua come un diritto.

Ma cos'è Acque del Sud?

È una società per azioni, partecipata dal Ministero dell'Economia e delle Finanze, che gestisce all'ingrosso le risorse idriche del Sud Italia.

Nasce nel 2023 per volontà del governo Meloni, sostituendo l'EIPLI (Ente per lo sviluppo dell'irrigazione e la trasformazione fondiaria in Puglia e Lucania), e acquisisce l'intero patrimonio di dighe e infrastrutture idrauliche realizzate mediante la Cassa per il Mezzogiorno e altre risorse pubbliche.

Come è composta la società? Acque del Sud è una partecipata del MEF e, pertanto, risponde direttamente alla direzione governativa. La sua composizione è la seguente: 30% di quote private, 65% di società controllate; il restante 5% è destinato alle Regioni Puglia, Basilicata, Campania e Calabria, che di fatto hanno pochissimo potere decisionale sulla gestione delle risorse.

E quindi?

Beh, davanti a questo quadro della situazione, ci si può rendere conto di quanto sia facile imprimere un'impostazione neoliberale alla gestione delle risorse idriche. Non a caso, nell'intervista il presidente Decollanz parla di strutture ricettive a cinque stelle, industrie e data center.

Periferie, campagne e minoranze non pervenute.
Il referendum del 2011 sembra essere un lontano ricordo.

Esposti, denunce, segnalazioni agli enti di controllo e di vigilanza.Richieste di incontro a Emiliano, Decaro e Bitetti,...
20/07/2026

Esposti, denunce, segnalazioni agli enti di controllo e di vigilanza.
Richieste di incontro a Emiliano, Decaro e Bitetti, sempre ignorate.
Accessi agli atti di ogni tipo, anche solo per ottenere il progetto esecutivo.

Un ricorso al TAR, la cui richiesta di sospensione dei lavori è stata rigettata perché, secondo il TAR di Bari, quest'estate ci sarebbe carenza d'acqua, nonostante l'eccesso di piovosità, nonostante gli invasi e la rete idrica siano un colabrodo, nonostante le motivazioni poste a fondamento dell'istanza cautelare fossero molteplici e solide.

Sono ormai due anni che, da quando il progetto è entrato nel vivo, quotidianamente abbiamo a che fare con enti pubblici locali, istituzioni, organi di controllo e politica.
Sono stati tutti coinvolti: Corte dei conti, Vigili del fuoco, ASL, ARPA, Comune, Regione Puglia, MASE, Carabinieri Forestali, Procura di Taranto, TAR di Roma e di Bari, Acquedotto Pugliese, Autorità idrica e Autorità di bacino.

Una fatica enorme. Documentazioni carenti o difficilmente accessibili, silenzi, porte chiuse da parte di chi ha il dovere amministrativo di agire.
Una montagna ripida, tutta ancora da scalare.
E continueremo, con l'aiuto di ciascuno di noi, a farlo.

È arrivato il momento però, come comunità che ha maturato un forte senso di stanchezza, di giungere, attraverso un ragionamento plurale e condiviso, a delle conclusioni.
Non possiamo rimanere in silenzio. Non possiamo.

Per questa e per tutte le altre opere, anche quelle connesse al dissalatore e alle filiere che si attiverebbero come conseguenza.
È casa nostra.

Ci vediamo nelle assemblee e per strada (strumentalizzatori esclusi), iniziamo a far girare.

13/07/2026

L’APPELLO DI COMITATI E CITTADINI: "BASTA SACRIFICI, IL FUTURO DELLA CITTÀ VA DECISO CON I CITTADINI

Una mobilitazione compatta per dire basta al modello del "sacrificio permanente" e per rivendicare il diritto a scegliere il proprio futuro. Martedì 14 luglio, alle ore 10:00, l’incrocio tra via Dante e via Aristosseno diventerà il palcoscenico di un’importante conferenza stampa straordinaria, proprio sotto un manifesto fatto affiggere per sostenere questa denuncia. A convocarla è un vasto cartello di sigle che unisce associazioni, comitati di quartiere, cittadini e un movimento sindacale di base, tutti determinati a pretendere una svolta radicale nelle scelte politiche ed economiche che interessano il territorio ionico.

Da oltre sessant'anni Taranto convive con il peso dell'industria pesante e con un bilancio drammatico in termini di salute, inquinamento e promesse mancate. Ma il cuore della protesta odierna non guarda solo al passato dell'ex Ilva o della raffineria Eni: si rivolge con preoccupazione ai nuovi progetti ad alto impatto ambientale che rischiano di gravare ulteriormente su un ecosistema già fortemente compromesso. Sotto la lente d'ingrandimento dei comitati ci sono il nuovo impianto per il trattamento dei rifiuti e bonifica dei sedimenti, il dissalatore sul fiume Tara e l'ipotesi del rigassificatore al Molo Polisettoriale.
«Non si tratta di punti isolati su una mappa», spiegano i promotori della conferenza, «ma di un carico ambientale complessivo che insiste sulla stessa popolazione. Esiste una sola città che subisce la somma di tutto».

Il documento diffuso dalle associazioni affronta la crisi tarantina a 360 gradi, partendo dalla condizione dei lavoratori, sia diretti sia dell'indotto, schiacciati dall'incertezza occupazionale e dai rischi sanitari. Per loro si chiedono tutele concrete: un censimento certificato dei lavoratori esposti, il riconoscimento dei benefici per l'amianto e i lavori usuranti, scivoli pensionistici e l'applicazione delle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo.

La critica si estende poi a tutta la città, alla gestione urbanistica e ai progetti presentati sotto l'etichetta della "rigenerazione". I comitati denunciano l'impatto dei cantieri sul fiume Tara e il sostanziale isolamento istituzionale di quartieri come Lido Azzurro. Anche i progetti legati alla mobilità, come la BRT (Bus Rapid Transit), finiscono nel mirino per i potenziali rischi legati agli ipogei della Città Vecchia e alle aree archeologiche di via Acton e della Ringhiera, dove i cittadini lamentano una totale assenza di confronto e il taglio indiscriminato di alberi.

La nota dei movimenti si chiude con un chiaro avvertimento in vista dei prossimi Giochi del Mediterraneo: Taranto non accetterà di essere ridotta a una «vetrina temporanea» o a una facciata decorata per nascondere precarietà e malattie. La strada per il rilancio esiste e, secondo i cittadini, coincide con la valorizzazione dell'identità storica, la tutela del mare, il turismo e le bonifiche, intese non come un costo ma come un'opportunità per creare nuova e sana occupazione.

«Taranto ha già dato», conclude il manifesto dei promotori. «Ora pretendiamo giustizia, trasparenza e partecipazione. Il futuro non si decide senza la città».

I promotori dell'iniziativa:
APS Genitori Tarantini; Terra Jonica; Coordinamento Cittadino Lido Azzurro; Comitato Quartiere Tamburi; Dis-Education; Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti; Associazione Progentes; Comitato Qualità per la Vita; Rete Difesa Fiume Tara; Gambe di Mazinga; LMO – Sindacato di Base; APS Fotografi per Passione Taranto; A.N.T.A. – Associazione Nazionale Tutela Ambiente; Associazione Nobilissima Taranto; Comitato Donne e Futuro per Taranto Libera; Palazzo Ulmo; Comitato Taranto L.I.D.E.R.; PeaceLink.

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