Giustizia per Taranto

Giustizia per Taranto Associazione politico-culturale per la giustizia sociale, ambientale e la partecipazione come strumento per favorire democrazia e inclusione.

Vigilanza, riflessioni, denunce, eventi e proposte per il bene comune nel territorio di Taranto Giustizia per Taranto nasce il 25 Febbraio 2017, a seguito di una mobilitazione cittadina in favore dell'Ambiente che portò in piazza circa 7.000 persone. Quel gruppo ha poi sentito la necessità e la responsabilità di dare continuità a quell'esperienza dando vita all'associazione formalizzatasi l'8 marz

o 2018. Un percorso per continuare a lavorare insieme per Taranto, a partire dai problemi ambientali, fino ad abbracciare tutti i temi che incidono sulla qualità della vita delle persone sul nostro territorio

Ancora una volta l’Italia sceglie di inculcare paura invece della conoscenza.Con l’approvazione definitiva del DDL Valdi...
09/06/2026

Ancora una volta l’Italia sceglie di inculcare paura invece della conoscenza.

Con l’approvazione definitiva del DDL Valditara, per svolgere attività di educazione sessuale e affettiva nelle scuole sarà necessario il consenso preventivo delle famiglie, che potranno anche prendere visione dei materiali utilizzati durante i corsi.

Una decisione che viene presentata come una forma di tutela per i genitori e per gli stessi studenti, ma che rischia di produrre l’effetto opposto per molti ragazzi.

Bisogna considerare che chi cresce in famiglie aperte al dialogo, dove si parla serenamente di corpo, relazioni, consenso e sessualità, continuerà probabilmente ad avere accesso a queste informazioni. Chi rischia di esserne escluso sono proprio quei ragazzi che vivono in contesti dove certi argomenti sono considerati proibiti, vergognosi o semplicemente inesistenti.

Ed è qui che emerge un’importante contraddizione.

La scuola dovrebbe servire anche a colmare le disuguaglianze educative. Dovrebbe garantire a tutti gli studenti gli stessi strumenti per comprendere il mondo che li circonda, per riconoscere una relazione tossica, per capire cosa sia il consenso, per prevenire abusi, gravidanze indesiderate e malattie sessualmente trasmissibili. Invece si introduce un meccanismo che rischia di lasciare indietro proprio chi avrebbe più bisogno di quelle informazioni.

Nel frattempo continua a essere evocato il fantasma dell’“ideologia gender”, un’espressione che negli anni è diventata il contenitore di qualsiasi paura legata all’educazione affettiva e sessuale. Ma educazione sessuale e affettiva non significa insegnare ai ragazzi a cambiare identità o imporre una visione del mondo. Significa spiegare come funziona il proprio corpo, cosa sono il rispetto reciproco, il consenso, le emozioni, la prevenzione e le relazioni sane.

E mentre in Italia siamo ancora qui a discutere se sia giusto affrontare questi temi a scuola, il resto d’Europa è andato avanti da molto tempo.

Nei Paesi Bassi, considerati uno dei modelli più avanzati al mondo, l’educazione affettiva inizia già nei primi anni di scuola con attività adatte all’età dei bambini. Non si parla di sessualità in modo esplicito ai più piccoli, ma di emozioni, rispetto del proprio corpo, confini personali e relazioni. Crescendo si affrontano consenso, contraccezione e salute sessuale.

In Svezia l’educazione sessuale è obbligatoria dal 1955. Da oltre settant’anni è considerata una componente normale del percorso scolastico.

In Germania è parte integrante dei programmi educativi e viene vista come uno strumento di prevenzione e salute pubblica.

In Francia le scuole devono organizzare attività specifiche dedicate alla sessualità e all’affettività durante il percorso scolastico.

In Finlandia e Danimarca, paesi che da anni guidano le classifiche europee sulla qualità dell’istruzione, questi temi vengono affrontati in modo strutturato, scientifico e progressivo.

Anche in Spagna, l’educazione affettiva e sessuale ha ormai trovato spazio stabile all’interno del sistema educativo.

Noi invece siamo ancora fermi al punto di partenza.

Come spesso accade, l’Italia riesce a essere il fanalino di coda quando si parla di evoluzione culturale. È successo sui diritti civili, sulla parità di genere, sul riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, sulla cittadinanza. E oggi accade di nuovo con l’educazione affettiva e sessuale.

Si costruisce una minaccia, si parla di “ideologia gender”, si alimentano paure che non trovano riscontro nella realtà e infine si approvano norme che limitano l’accesso alla conoscenza.

Ma la conoscenza non è mai stata il problema.

Il problema è sempre stato l’ignoranza.

E una società che ha paura di spiegare ai propri ragazzi cosa siano il rispetto, il consenso, l’affettività e la sessualità è una società che non sta proteggendo i giovani. Sta semplicemente rinunciando a educarli.

*AGGIORNAMENTI SUL RICORSO DELLA CITTA' AL T.A.R. CONTRO L’AIA DI ACCIAIERIE D’ITALIA*A seguito del deposito di nuovi do...
09/06/2026

*AGGIORNAMENTI SUL RICORSO DELLA CITTA' AL T.A.R. CONTRO L’AIA DI ACCIAIERIE D’ITALIA*

A seguito del deposito di nuovi documenti da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dell’Istituto Superiore di Sanità riguardanti la Valutazione d’Impatto Sanitario redatto da Acciaierie d’Italia a giugno 2024, il team di legali che sta curando il nostro ricorso ha presentato impugnativa anche avverso questi ultimi.
Per via di tali supplementi, non è stato possibile per il Tribunale Amministrativo chiudere il giudizio, come previsto, per il 19 maggio, riaggiornando la sentenza al 28 ottobre prossimo.

*RENDICONTO PERIODICO SUI FONDI RACCOLTI*

Entrate totali: € 31.840,15

Spese:
- € 650 per iscrizione a ruolo del ricorso
- € 650 per deposito motivi aggiuntivi di cui sopra (maggio 2026)

Giacenza totale: 30.540,15 (di cui € 21.134,21 su conti Peacelink e € 9.405,94 sul conto Giustizia per Taranto)

Ricordiamo che il ricorso è stato formalmente presentato da:

Associazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia ODV
Associazione Genitori Tarantini
Associazione Giustizia per Taranto
Associazione Peacelink ODV
Comitato Ambiente e Salute per Taranto
APS Comitato Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti
Sindacato LMO-Lavoratori Metalmeccanici Organizzati
con intervento ad adiuvandum del Codacons

Ringraziamo, ancora una volta, quanti hanno contribuito a quest'azione collettiva e il team di avvocati che, con grande dedizione, ci sta dando questa concreta opportunità di opporci agli irresponsabili intendimenti del Governo.

Il ministro Urso oggi era a Taranto per inaugurare il nuovo edificio di Vestas, destinato alla finitura delle pale eolic...
08/06/2026

Il ministro Urso oggi era a Taranto per inaugurare il nuovo edificio di Vestas, destinato alla finitura delle pale eoliche per gli impianti offshore. Un investimento molto utile per diversificare l’economia e aumentare l’occupazione a Taranto.

Tuttavia, aggirare l’elefante nella stanza sarebbe stato impossibile e, così, il Ministro Urso, rispondendo a una domanda dei giornalisti sull’ex-Ilva ha definito quella di Taranto “la sfida più difficile”, attribuendo le difficoltà all’eredità lasciata da ArcelorMittal e ricordando la causa da 7 miliardi intentata dai commissari contro il precedente gestore. Responsabilità distribuite a piene mani sul passato, come fatto in altre occasioni sugli enti locali.

Da tempo pensiamo che il Ministro si stia preoccupando ormai di trovare alibi per un fallimento annunciato e, in verità, in corso anche grazie all’irresponsabile ostinazione di questo Governo.

La verità è che questo salvataggio non è mai stato possibile, lo denunciamo da anni: dai tempi dei Riva alla cessione a Mittal, di cui evidenziammo tutti i rischi venendo sistematicamente ignorati. Da anni lo Stato è dentro questa vicenda fino al collo. Con Mittal era socio di minoranza, anche se fanno sembrare che fosse estraneo alla società, ora ne è pienamente gestore, con il risultato di aver inanellato un disastro dietro l’altro e con altre morti sulla coscienza, dentro e fuori dalla fabbrica. Miliardi di euro pubblici bruciati per cieca avidità.

Dopo oltre un decennio di amministrazione straordinaria, commissariamenti, decreti speciali, scudi, finanziamenti pubblici e promesse di rilancio, continuare a cercare colpe altrove è quanto meno grottesco.

Piuttosto, occorre il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, ammettere il fallimento e chiudere la fabbrica impiegando fondi nelle bonifiche e nella riconversione. Come fatto in Germania nella Ruhr, o a Bilbao, o dovunque si voglia cercare esempi virtuosi nel mondo.

Occorre un piano che coinvolga tutti gli attori del territorio e che non lasci indietro nessuno. Basta illusioni, con i soldi sperperati fino ad ora avremmo riconvertito Taranto due volte.

Speriamo lo si comprenda prima che sia troppo tardi.

Adolfo Urso

𝐌𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐅𝐫𝐚𝐭𝐢𝐧, 𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨 𝐦𝐚𝐥𝐞.Ministro Gilberto Pichetto Fratin, ci aiuti a capire come possa con...
07/06/2026

𝐌𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐨 𝐅𝐫𝐚𝐭𝐢𝐧, 𝐚𝐯𝐞𝐯𝐚𝐦𝐨 𝐩𝐞𝐧𝐬𝐚𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐯𝐞𝐫 𝐜𝐚𝐩𝐢𝐭𝐨 𝐦𝐚𝐥𝐞.

Ministro Gilberto Pichetto Fratin, ci aiuti a capire come possa considerarsi “una sconfitta per l’ambiente” la chiusura dell’ex Ilva.

Ci aiuti a capire di quale ambiente sta parlando. Perché l’ambiente che conosciamo noi è quello di una città che da decenni convive con l’inquinamento industriale, di un quartiere come Tamburi che continua a fare i conti con polveri ed emissioni, di bonifiche annunciate mille volte e mai completate, di cittadini che aspettano ancora di vedere una vera opera di risanamento del territorio.

Ministro Fratin, siamo sorpresi da questa dichiarazione per un motivo preciso: perché “sconfitta per l’ambiente” e “chiusura” sono un ossimoro che a Taranto suona profondamente inaccettabile. E perché, da Ministro dell’Ambiente, il suo nome a Taranto è stato quasi invisibile, anzi totalmente invisibile. Ci saremmo aspettati un impegno diretto e continuo su bonifiche, risanamento e tutela della salute pubblica. Invece la città continua ad attendere risposte concrete.

Oggi si parla di “acciaieria più moderna ed elettrificata d’Europa” come se fosse una garanzia di futuro. Ma a Taranto queste promesse si ripetono da decenni, mentre il territorio resta ancora esposto all’inquinamento.

La verità è che i tarantini non hanno più bisogno di slogan, né di annunci o conferenze stampa. Hanno bisogno di vedere il proprio territorio finalmente liberato da un modello industriale che ha già chiesto troppo a questa città.

Ministro Fratin, la vera “sconfitta per l’ambiente” è stata continuare per decenni a sacrificare questo territorio e il futuro delle sue generazioni in favore di un sistema che continua a bruciare denaro pubblico, denaro dei cittadini.

Ministro Fratin, prima di parlare di sconfitte ambientali venga a Taranto. Venga ai Tamburi, parli con chi vive qui, guardi negli occhi chi da anni aspetta bonifiche, risanamento e giustizia. Poi ci spieghi perché la chiusura di questo ciclo dovrebbe essere una sconfitta. Ministro Fratin, ci aiuti quindi a capire meglio il senso di questa frase. Ma venga qui a spiegarlo: venga ai Tamburi.

L’ex Ilva ormai non è più una fabbrica: è un bancomat pubblico che inghiotte milioni senza produrre risultati.Mentre l’i...
06/06/2026

L’ex Ilva ormai non è più una fabbrica: è un bancomat pubblico che inghiotte milioni senza produrre risultati.

Mentre l’industria siderurgica mondiale è schiacciata dall’eccesso di acciaio sul mercato e gli impianti lavorano ben al di sotto della loro capacità, Taranto continua a essere tenuta artificialmente in vita con i soldi dei cittadini. La fabbrica produce sempre meno acciaio, perde decine di milioni ogni mese e sopravvive soltanto grazie a continui interventi dello Stato.

L’ultima trovata del governo Urso è l’ennesima iniezione di denaro pubblico: altri 100 milioni di euro che si aggiungono a quelli già bruciati negli ultimi mesi. Ma la parte più scandalosa non è nemmeno questa.

Perché se davvero si crede che l’azienda abbia un futuro, che sia vicina alla vendita e che questi soldi servano a traghettarla verso il rilancio, perché c’è bisogno di proteggere chi quei soldi li spende?

E invece accade proprio questo: il governo ha deciso di mettere al riparo i commissari da eventuali contestazioni della Corte dei Conti. In pratica, se quei milioni finiranno nel pozzo senza fondo che da anni divora risorse pubbliche, diventerà molto più difficile chiedere conto a chi ha autorizzato e gestito quella spesa.

È la fotografia perfetta del fallimento del ministro Urso e del governo Meloni. Da tre anni annunciano investitori, accordi imminenti, soluzioni definitive e rilanci industriali.
Da tre anni arrivano soltanto prestiti pubblici, decreti speciali, cassa integrazione, deroghe e scudi per chi amministra il disastro. Senza considerare i drammi sanitari e la strage continua di innocenti.

Taranto continua a pagare il prezzo più alto: quello ambientale, sanitario e sociale.

Se una fabbrica ha bisogno di essere mantenuta con centinaia di milioni pubblici, se nessuno la compra, se rischia (noi ce l’auguriamo!) la chiusura dell’area a caldo e se chi la gestisce chiede perfino di essere protetto dalle proprie decisioni, allora la domanda è una sola: quanto ancora dobbiamo finanziare questo FALLIMENTO prima di avere il coraggio di chiamarlo con il suo nome?
Adolfo Urso Giorgia Meloni

𝐀𝐋𝐓𝐑𝐈 𝐃𝐔𝐄 𝐈𝐍𝐂𝐈𝐃𝐄𝐍𝐓𝐈 𝐈𝐍 𝐀𝐂𝐂𝐈𝐀𝐈𝐄𝐑𝐈𝐄 𝐃’𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀Mentre la politica discute di decreti, rilanci e "nuovi corsi", la realtà dent...
04/06/2026

𝐀𝐋𝐓𝐑𝐈 𝐃𝐔𝐄 𝐈𝐍𝐂𝐈𝐃𝐄𝐍𝐓𝐈 𝐈𝐍 𝐀𝐂𝐂𝐈𝐀𝐈𝐄𝐑𝐈𝐄 𝐃’𝐈𝐓𝐀𝐋𝐈𝐀

Mentre la politica discute di decreti, rilanci e "nuovi corsi", la realtà dentro lo stabilimento ex Ilva continua a parlare la lingua del pericolo e dell'insicurezza.
Nella sola mattinata di oggi, due infortuni in poche ore: Un operaio ferito alla testa per il ribaltamento di un camion nell'area agglomerato e un altro dell'indotto con la mano schiacciata nell'area dell'Altoforno 4.

Non sono "imprevisti". Non sono fatalità. Sono il sintomo evidente di un impianto che cade a pezzi e di un sistema produttivo che, pur di restare in piedi, sacrifica chi è fuori dalla fabbrica e chi varca quei cancelli per portare il pane a casa.
La vita a Taranto vale zero ed è inaccettabile! Questa fabbrica produce più disgrazie che acciaio, è ora di farla finita. In questo territorio produzione e ambiente, produzione e sicurezza sono diventate categorie inconciliabili.
Basta con i bollettini di guerra! Basta con l’accanimento terapeutico su un malato irrecuperabile, si pensi a salvare Taranto e i tarantini.

Gentile Presidente Antonio Decaro,abbiamo letto la lettera con cui le organizzazioni sindacali hanno chiesto un Suo inte...
04/06/2026

Gentile Presidente Antonio Decaro,

abbiamo letto la lettera con cui le organizzazioni sindacali hanno chiesto un Suo intervento urgente sulla vertenza dell’ex Ilva di Taranto, denunciando il rischio di una crisi occupazionale e sociale senza precedenti.

Comprendiamo le preoccupazioni dei lavoratori e delle loro famiglie. Nessuno può ignorare il dramma di migliaia di persone che vivono nell’incertezza del proprio futuro lavorativo. Tuttavia, ci permetta di osservare che nella discussione pubblica continua a mancare una parte fondamentale della realtà: la voce della città di Taranto.

Da oltre sessant’anni i cittadini di Taranto convivono con una situazione che è già stata, ed è tuttora, una drammatica emergenza ambientale, sanitaria e sociale. Una condizione certificata da sentenze, studi epidemiologici, relazioni istituzionali e perfino da pronunce della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Una condizione che ha prodotto malattia, morte, limitazioni della libertà personale, svalutazione economica del territorio e un progressivo impoverimento delle prospettive di sviluppo alternative.

Oggi si parla di “punto di non ritorno”.
Per molti tarantini quel punto è stato ampiamente superato da tempo.

Per questo motivo riteniamo che qualsiasi confronto sul futuro dell’ex Ilva non possa limitarsi alla tutela della continuità produttiva o alla gestione degli ammortizzatori sociali. La vera emergenza è costruire finalmente un futuro che non obblighi più i cittadini a scegliere tra lavoro e salute.

Ci colpisce che si invochi un intervento pubblico per garantire la decarbonizzazione senza interrogarsi fino in fondo sulla reale sostenibilità economica, industriale e temporale di un progetto che da anni viene annunciato e continuamente rinviato perché, nei fatti, irrealizzabile. Ci colpisce inoltre che troppo spesso si dimentichi come, da anni, la gestione della fabbrica sia di fatto nelle mani dello Stato, senza che ciò abbia prodotto risultati significativamente diversi rispetto al passato sul piano ambientale, industriale o occupazionale. Taranto non può più essere il laboratorio di promesse, rinvii e false illusioni.

Alla Regione Puglia chiediamo quindi di esercitare il proprio ruolo non soltanto come interlocutore delle organizzazioni sindacali e del Governo, ma anche come rappresentante delle comunità che vivono le conseguenze di questa vicenda da generazioni.

Le chiediamo di promuovere un tavolo interistituzionale che abbia pari attenzione per i lavoratori e per i cittadini, per la tutela dell’occupazione e per la tutela della salute, per la necessaria diversificazione economica del territorio.

Le chiediamo inoltre di sostenere con determinazione un piano straordinario per Taranto che investa nelle bonifiche, nella riconversione economica, nella formazione professionale e nella creazione di nuova occupazione non dipendente dall’acciaio.

Per troppo tempo la politica ha affrontato questa vicenda come se il problema fosse soltanto salvare la fabbrica. Il problema, Presidente, è salvare Taranto.

La città non può continuare a essere considerata un sacrificio necessario per garantire gli interessi industriali del Paese. I tarantini hanno già pagato abbastanza.

Oggi più che mai serve il coraggio di immaginare e costruire un futuro diverso, nel quale il diritto al lavoro e il diritto alla salute non siano più posti in contrapposizione.

Per queste ragioni Le chiediamo un incontro con le associazioni, i comitati e i cittadini che da anni si battono per il diritto alla salute, alla giustizia ambientale e a un diverso modello di sviluppo per Taranto. Riteniamo che il confronto con la città non possa essere subordinato né limitato alle interlocuzioni istituzionali e sindacali. Taranto ha il diritto di essere ascoltata direttamente.

Confidiamo nella Sua disponibilità e attendiamo un segnale concreto di attenzione verso una comunità che da troppo tempo chiede semplicemente ciò che le spetta: futuro, dignità e giustizia.

Cordiali saluti

Associazione Giustizia per Taranto

Sono in corso, nell'aula magna della sede universitaria di via Duomo, i sorteggi dei gironi di tutte le discipline che a...
29/05/2026

Sono in corso, nell'aula magna della sede universitaria di via Duomo, i sorteggi dei gironi di tutte le discipline che animeranno la XX edizione dei Giochi del Mediterraneo.

Lo sport come strumento di unione dei popoli per una città che può finalmente godere di un palco prestigioso che la proietta nella sua platea naturale, quella per cui è stata grande nel periodo magnogreco: la platea del Mediterraneo.

🇮🇹 Team Draw – XX Giochi del MediterraneoDiretta del sorteggio ufficiale dei gironi degli sport di squadra dei XX Giochi del Mediterraneo, in programma a T...

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28/05/2026

Sulla rivista mensile dei padri comboniani .it ia, il resoconto dell'utilissimo e piacevolissimo incontro avuto con padre Dario Bossi e Fra Simone Bauce in piazza Marconi lo scorso 20 maggio. Occasione nella quale si è costruito un ponte fra Taranto e Piquià, in Brasile, con lo scambio di racconti ed esperienze che ci hanno dato occasione di leggere a più ampio spettro le vicissitudini di due realtà accomunate da medesimi meccanismi e medesime logiche predatorie.

Dalle acciaierie ex ILVA di Taranto al Brasile, due realtà accomunate da violenza socio-ambientale e ricerca di alternative

ENI SMENTISCE IL SUO INTERESSE PER ADI, ANCHE QUESTA CORDATA NON E’ MAI ESISTITANel goffo tentativo di vendere una fabbr...
28/05/2026

ENI SMENTISCE IL SUO INTERESSE PER ADI, ANCHE QUESTA CORDATA NON E’ MAI ESISTITA

Nel goffo tentativo di vendere una fabbrica che non vuole nessuno, il povero Ministro Urso, di tanto in tanto annuncia l’interessamento di qualche cordata. Stavolta la presunta esistenza di aziende interessante all'ex-Ilva è stata raccontata dal quotidiano Il Domani, secondo il quale Arvedi ed Eni avrebbero intavolato una trattativa in merito col Governo. Neppure ventiquattr’ore ed Eni (seguita dal Ministero dell’Economia e dai commissari straordinari di Ilva in AS e Acciaierie d’Italia in AS) ha smentito di fare parte della cordata e informato che si è trattato solo di “discussioni di tipo commerciale per valutare possibili forniture di gas”. Dunque, da parte di Eni solo un interesse a fornire gas al siderurgico probabilmente, visti i precedenti, con la richiesta di garanzie statali sui pagamenti.

Ancora una volta la verità vince sulla propaganda e racconta di una fabbrica che non vuole nessuno e di un Governo che annaspa nell’illusione di poterla salvare. Chiaro è che Flacks Group e Jindal, gli unici davvero in corsa per rilevare i rami d’azienda di AdI, non sono considerati, per motivi diversi, contatti percorribili, altrimenti la cessione non sarebbe stata rinviata sine die.

Non ci si rassegna al fallimento, si insiste in questa impresa impossibile, pur di non guardare in faccia la realtà, e cioè che l’unica strada possibile è mettere il tappo agli altiforni e dirottare le enormi quantità di denaro divorate dall’ex-Ilva verso la riconversione socio-economica del territorio.

Indirizzo

Taranto

Orario di apertura

18:00 - 21:00

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