19/08/2026
𝐒𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚,
a breve Lei sarà a Taranto, in occasione dei Giochi del Mediterraneo. La nostra città si prepara ad accoglierLa in un momento importante, che rappresenta una festa e insieme un’occasione per mostrare al Mediterraneo e all’intero Paese la bellezza, la storia e le straordinarie potenzialità di questa terra.
Ed è proprio alla vigilia della Sua presenza nella nostra città che sentiamo il bisogno di rivolgerLe un appello.
Non abbiamo certo la presunzione di raccontarLe ciò che Lei già conosce. Lei conosce la storia dell’ex Ilva di Taranto, conosce il prezzo che questa città ha pagato e continua a pagare, conosce le sentenze, i provvedimenti della magistratura, i dati sanitari e ambientali, le morti, le malattie, le famiglie spezzate. Conosce una vicenda che da troppo tempo rappresenta una ferita aperta per Taranto e, ci permettiamo, anche una vergogna per l’intero Paese.
Oggi, però, siamo arrivati a un passaggio che può essere storico.
La magistratura ha disposto la chiusura dell’area a caldo e noi chiediamo una cosa semplice: che quella decisione venga rispettata e attuata e che la politica non si metta, ancora una volta, di traverso.
Dal 2012 abbiamo assistito a decreti, commissariamenti, ricorsi, prestiti pubblici continui, immunità penali, soluzioni presentate ogni volta come definitive. E mentre tutto questo accadeva, alla città veniva chiesto ancora di aspettare.
Molti di quei provvedimenti sono passati anche dalla firma del Capo dello Stato, nel rispetto delle Sue prerogative costituzionali e nella consapevolezza della complessità delle decisioni che hanno riguardato l’Ilva.
𝐄 𝐚𝐥𝐥𝐨𝐫𝐚 𝐨𝐠𝐠𝐢, 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐜𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐞𝐭𝐭𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐯𝐨𝐥𝐠𝐞𝐫𝐋𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐮𝐧 𝐯𝐚𝐥𝐨𝐫𝐞 𝐬𝐢𝐦𝐛𝐨𝐥𝐢𝐜𝐨: 𝐝𝐨𝐩𝐨 𝐭𝐚𝐧𝐭𝐢 “𝐝𝐞𝐜𝐫𝐞𝐭𝐢 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚 𝐈𝐥𝐯𝐚”, 𝐧𝐨𝐧 𝐬𝐚𝐫𝐞𝐛𝐛𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐚𝐫𝐫𝐢𝐯𝐚𝐭𝐨 𝐢𝐥 𝐦𝐨𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨 𝐝𝐢 𝐮𝐧 “𝐝𝐞𝐜𝐫𝐞𝐭𝐨 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨”?
Un provvedimento che non salvi più soltanto un impianto industriale, ma le persone, il lavoro, la salute, l’ambiente e il futuro di un’intera comunità.
Un provvedimento che metta finalmente a disposizione di Taranto risorse certe, strumenti straordinari e tempi definiti per le bonifiche, per la tutela dei lavoratori e dei redditi, per la riconversione economica e produttiva e per la nascita di nuove opportunità occupazionali.
Per decenni lo Stato ha trovato strumenti straordinari per salvare l’acciaieria. Noi chiediamo che trovi, adesso, strumenti altrettanto straordinari per salvare Taranto.
Lo Stato ha gli strumenti per farlo: prepensionamenti per chi possiede i requisiti, riconoscimento e rafforzamento delle tutele legate all’esposizione all’amianto, ammortizzatori sociali dignitosi, percorsi di formazione e ricollocazione, impiego di una parte dei lavoratori nell’immensa opera di bonifica e risanamento ambientale che Taranto attende da decenni.
𝐒𝐢 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐚 𝐮𝐧𝐚 𝐥𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨, 𝐬𝐞 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐚𝐫𝐢𝐨.
Le bonifiche non sono un favore da concedere alla città. Sono un dovere dello Stato e possono rappresentare anche lavoro, competenze, reddito e l’inizio di una nuova economia.
Per questo chiediamo che nessuno utilizzi i lavoratori come alibi per rimandare ancora ciò che deve essere fatto.
Salvare i redditi, salvaguardare i lavoratori e fermare gli impianti incompatibili con la salute non sono obiettivi alternativi. Uno Stato degno di questo nome deve essere capace di fare entrambe le cose.
𝐒𝐢𝐠𝐧𝐨𝐫 𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐯𝐞𝐧𝐝𝐞𝐭𝐭𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐨 𝐥𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐬𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐢𝐧𝐝𝐮𝐬𝐭𝐫𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐟𝐚𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐯𝐞𝐧𝐠𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐚𝐭𝐞. 𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐥𝐢𝐜𝐞𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐩𝐨𝐭𝐞𝐫 𝐜𝐡𝐢𝐮𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐮𝐧𝐚 𝐩𝐚𝐠𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐮𝐫𝐚𝐭𝐚 𝐭𝐫𝐨𝐩𝐩𝐨 𝐚 𝐥𝐮𝐧𝐠𝐨 𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐫𝐧𝐞 𝐮𝐧’𝐚𝐥𝐭𝐫𝐚 𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐢𝐜𝐚 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐮𝐧 𝐧𝐨𝐦𝐞 𝐝𝐢𝐯𝐞𝐫𝐬𝐨.
Non vorremmo che, proprio adesso che la chiusura dell’area a caldo è diventata una possibilità concreta, ricominciasse la macchina dei rinvii, dei ricorsi, delle deroghe e delle soluzioni emergenziali.
Questa città ha già concesso abbastanza tempo.
Dietro la parola “Taranto” non ci sono soltanto altiforni, acciaierie e statistiche economiche. Ci sono quasi tremila anni di storia. Ci sono due mari, archeologia, cultura, ricerca, università, porto, turismo, mitilicoltura, imprese, giovani che troppo spesso sono costretti ad andare via. Ci sono possibilità di sviluppo che per decenni sono rimaste schiacciate sotto l’idea che Taranto non potesse essere altro.
I Giochi del Mediterraneo possono mostrare finalmente un’altra immagine di questa città.
Ma noi vorremmo che non fosse soltanto un’immagine.
Vorremmo che, arrivando a Taranto, Lei vedesse questa città per quello che può diventare e, soprattutto, ascoltasse ciò che migliaia di cittadini chiedono da anni: il diritto di immaginare il proprio futuro senza una fabbrica inquinante a determinarne ancora il destino.
𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐌𝐚𝐭𝐭𝐚𝐫𝐞𝐥𝐥𝐚, 𝐬𝐚𝐩𝐩𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐢 𝐥𝐢𝐦𝐢𝐭𝐢 𝐞 𝐥𝐞 𝐩𝐫𝐞𝐫𝐨𝐠𝐚𝐭𝐢𝐯𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐒𝐮𝐨 𝐫𝐮𝐨𝐥𝐨 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞. 𝐍𝐨𝐧 𝐋𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐢𝐫𝐬𝐢 𝐚𝐥 𝐆𝐨𝐯𝐞𝐫𝐧𝐨, 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐨 𝐒𝐭𝐚𝐭𝐨.
Le chiediamo però di essere, ancora una volta, garante dei principi della nostra Costituzione.
Di ricordare che il lavoro deve essere tutelato, ma che altrettanto devono esserlo la salute, l’ambiente e la dignità delle persone.
E Le chiediamo qualcosa di concreto, nel pieno rispetto delle Sue prerogative: 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐜𝐡𝐢𝐚𝐦𝐚𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐫𝐞𝐬𝐩𝐨𝐧𝐬𝐚𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐜𝐡𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐧𝐞𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐟𝐫𝐨𝐧𝐭𝐢 𝐝𝐢 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐞 𝐝𝐢 𝐬𝐨𝐬𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐧𝐞𝐜𝐞𝐬𝐬𝐢𝐭𝐚̀ 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐨𝐥𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐞𝐟𝐢𝐧𝐢𝐭𝐢𝐯𝐚, 𝐜𝐚𝐩𝐚𝐜𝐞 𝐝𝐢 𝐭𝐞𝐧𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐬𝐚𝐥𝐮𝐭𝐞, 𝐚𝐦𝐛𝐢𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐨 𝐞 𝐬𝐯𝐢𝐥𝐮𝐩𝐩𝐨.
Chiediamo che Governo e Parlamento non si limitino ancora una volta a gestire l’emergenza, ma costruiscano finalmente 𝐮𝐧 𝐠𝐫𝐚𝐧𝐝𝐞 𝐩𝐢𝐚𝐧𝐨 𝐧𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨, con risorse certe e tempi verificabili, che accompagni la città nella chiusura degli impianti incompatibili con la salute, nella tutela dei lavoratori, nelle bonifiche e nella riconversione economica e produttiva del territorio.
𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨, 𝐢𝐧 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞, 𝐮𝐧 𝐯𝐞𝐫𝐨 𝐩𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐩𝐞𝐫 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨.
Un patto che coinvolga tutte le istituzioni e che riconosca finalmente che la transizione di Taranto non può essere lasciata sulle spalle dei suoi cittadini e dei suoi lavoratori.
Le chiediamo inoltre, se le sarà possibile, 𝐝𝐢 𝐢𝐧𝐜𝐨𝐧𝐭𝐫𝐚𝐫𝐞 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐥 𝐝𝐢 𝐥𝐚̀ 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐞𝐫𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐚 𝐮𝐟𝐟𝐢𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐆𝐢𝐨𝐜𝐡𝐢: di incontrare i lavoratori, i cittadini, i familiari delle vittime, le associazioni e quanti da anni si battono per il diritto alla salute e per un futuro diverso.
Non soltanto la Taranto che verrà mostrata durante i Giochi, ma anche quella che per decenni ha vissuto le conseguenze di questa storia.
Perché ascoltare questa città, in questo momento, avrebbe per noi un significato enorme.
E chiediamo alle istituzioni, attraverso Lei, una cosa che dovrebbe essere la più normale in uno Stato di diritto:
𝐜𝐡𝐞 𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐬𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐦𝐚𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐮𝐫𝐚 𝐯𝐞𝐧𝐠𝐚𝐧𝐨 𝐫𝐢𝐬𝐩𝐞𝐭𝐭𝐚𝐭𝐞, 𝐜𝐡𝐞 𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐞𝐧𝐠𝐚𝐧𝐨 𝐚𝐛𝐛𝐚𝐧𝐝𝐨𝐧𝐚𝐭𝐢 𝐞 𝐜𝐡𝐞 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐯𝐞𝐧𝐠𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐝𝐚𝐧𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐚𝐥𝐥’𝐞𝐧𝐧𝐞𝐬𝐢𝐦𝐨 𝐫𝐢𝐧𝐯𝐢𝐨.
Perché dopo oltre quattordici anni, rimandare ancora la chiusura di impianti ottocenteschi, sarebbe l’ennesima ingiustizia perpetrata su questa terra.
𝐏𝐫𝐞𝐬𝐢𝐝𝐞𝐧𝐭𝐞, 𝐧𝐨𝐧 𝐋𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐝𝐞𝐫𝐞 𝐚𝐥 𝐩𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢. 𝐋𝐞 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐢𝐚𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐚𝐢𝐮𝐭𝐚𝐫𝐜𝐢 𝐚 𝐟𝐚𝐫𝐞 𝐢𝐧 𝐦𝐨𝐝𝐨 𝐜𝐡𝐞, 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐚, 𝐭𝐮𝐭𝐭𝐞 𝐥𝐞 𝐢𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢 𝐝𝐞𝐜𝐢𝐝𝐚𝐧𝐨 𝐧𝐞𝐥𝐥’𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐬𝐮𝐨𝐢 𝐜𝐢𝐭𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢.
Taranto non chiede soltanto di chiudere una fabbrica.
𝐂𝐡𝐢𝐞𝐝𝐞 𝐝𝐢 𝐚𝐩𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐟𝐢𝐧𝐚𝐥𝐦𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐢𝐥 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐨 𝐟𝐮𝐭𝐮𝐫𝐨.
Con profondo rispetto,
Associazione 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚 𝐩𝐞𝐫 𝐓𝐚𝐫𝐚𝐧𝐭𝐨