03/02/2026
Quella andata in onda stasera a “Cinque minuti” è una delle pagine più nere della storia del giornalismo e del servizio pubblico nel nostro Paese.
Invece di un’intervista, è andato in scena un vero e proprio processo pubblico sulla prima rete nazionale da parte di un “giornalista”, Bruno Vespa, nei confronti del segretario di Europa Verde Angelo Bonelli.
A cui va tutta la mia, la nostra stima e ammirazione per il modo - splendido e garbato - in cui ha risposto, argomentato e la pazienza straordinaria di restare lì senza alzarsi e andarsene. Non so quanti ce l’avrebbero fatta.
“Tra tutti i partiti Avs è stato l’unico a partecipare alla manifestazione a Torino. Perché?” ha attaccato subito Vespa.
“Lei sa bene come finiscono questi cortei…” ha proseguito.
E poi la lista di proscrizione nei confronti dei parlamentari di Avs che hanno “osato” partecipare al corteo di 50.000 pacifici manifestanti.
E addirittura l’accusa f***e di connivenza con le violenze, che Bonelli aveva condannato senza se e senza ma al secondo uno della trasmissione.
“Se non vi dissociate da loro, siete conniventi e anche responsabili in parte di quanto successo” ha incalzato Vespa.
La risposta di Bonelli a quel punto è stata grandiosa:
“Questa è un’affermazione estremamente grave. Chi manifesta pacificamente non può essere responsabile delle azioni criminali di pochi. C’è un diritto e un dovere di tutelare le manifestazioni pacifiche. E chi aveva il potere e il dovere di fermarli li doveva fermare”.
Gli ha ricordato delle violenze della destra fascista nel 2021 e del silenzio di chi oggi parla di “terrorismo”.
Ma Vespa insiste, va avanti come se nulla fosse:
Tira fuori il Partito Comunista, gli anni ‘70, addirittura Guido Rossa, accusa apertamente Bonelli e la sinistra:
“Chi sa deve denunciare. Perché nessuno ha detto nulla?”
E, a un certo punto, non pago, fruga nel personale, negli affetti, arriva a ti**re fuori l’indicibile:
“Suo padre ha 102 anni, è carabiniere. Posso chiederle come gli ha raccontato questa storia? E ha apprezzato?”
Persino il padre di 102 anni ha tirato fuori.
A quel punto c’è voluto tutto l’aplomb di Bonelli per non saltare sulla sedia:
“Non ha apprezzato come non ho apprezzato io. Visto che parla di mio padre, mio padre è una persona perbene, sa che sono una persona perbene, siamo persone perbene e rivendichiamo con onore e dignità il diritto di manifestare di queste persone, rispetto a una destrq che rispetto alla sicurezza non sta facendo nulla e utilizza questi fatti per propaganda”.
Grandioso!!!! E grandiosa risposta, una di quelle per cui ti viene voglia di abbracciarlo.
Questo NON è giornalismo, questa è inquisizione. È un agguato politico travestito da intervista. Pagato coi soldi di tutti i cittadini.
E Angelo Bonelli non poteva rispondere meglio di come ha fatto stasera.