Centro Studi e Ricerche Vittorio Monaco

Centro Studi e Ricerche Vittorio Monaco Centro Studi e Ricerca Vittorio Monaco per molti anni è stato intensamente impegnato come dirigente politico, consigliere comunale, assessore e Sindaco.

Vittorio Monaco (Pettorano Sul Gizio 1941 - Larino 2009) ha insegnato italiano e latino ed è stato preside di scuola media superiore. Come studioso si è interessato di cultura popolare e di letteratura italiana in lingua e dialetto. Ha promosso e collaborato a iniziative, associazioni culturali e riviste. Ha pubblicato varie raccolte di poesie: da Castagne pazze nel 1977 a Nevelle e altre vie usc

ito postumo nel 2009. Tra gli altri scritti, il saggio sulle tradizioni popolari Capètiempe è uscito in prima edizione nel 2003.

03/02/2026

Quella andata in onda stasera a “Cinque minuti” è una delle pagine più nere della storia del giornalismo e del servizio pubblico nel nostro Paese.

Invece di un’intervista, è andato in scena un vero e proprio processo pubblico sulla prima rete nazionale da parte di un “giornalista”, Bruno Vespa, nei confronti del segretario di Europa Verde Angelo Bonelli.

A cui va tutta la mia, la nostra stima e ammirazione per il modo - splendido e garbato - in cui ha risposto, argomentato e la pazienza straordinaria di restare lì senza alzarsi e andarsene. Non so quanti ce l’avrebbero fatta.

“Tra tutti i partiti Avs è stato l’unico a partecipare alla manifestazione a Torino. Perché?” ha attaccato subito Vespa.

“Lei sa bene come finiscono questi cortei…” ha proseguito.

E poi la lista di proscrizione nei confronti dei parlamentari di Avs che hanno “osato” partecipare al corteo di 50.000 pacifici manifestanti.

E addirittura l’accusa f***e di connivenza con le violenze, che Bonelli aveva condannato senza se e senza ma al secondo uno della trasmissione.

“Se non vi dissociate da loro, siete conniventi e anche responsabili in parte di quanto successo” ha incalzato Vespa.

La risposta di Bonelli a quel punto è stata grandiosa:

“Questa è un’affermazione estremamente grave. Chi manifesta pacificamente non può essere responsabile delle azioni criminali di pochi. C’è un diritto e un dovere di tutelare le manifestazioni pacifiche. E chi aveva il potere e il dovere di fermarli li doveva fermare”.

Gli ha ricordato delle violenze della destra fascista nel 2021 e del silenzio di chi oggi parla di “terrorismo”.

Ma Vespa insiste, va avanti come se nulla fosse:

Tira fuori il Partito Comunista, gli anni ‘70, addirittura Guido Rossa, accusa apertamente Bonelli e la sinistra:

“Chi sa deve denunciare. Perché nessuno ha detto nulla?”

E, a un certo punto, non pago, fruga nel personale, negli affetti, arriva a ti**re fuori l’indicibile:

“Suo padre ha 102 anni, è carabiniere. Posso chiederle come gli ha raccontato questa storia? E ha apprezzato?”

Persino il padre di 102 anni ha tirato fuori.

A quel punto c’è voluto tutto l’aplomb di Bonelli per non saltare sulla sedia:

“Non ha apprezzato come non ho apprezzato io. Visto che parla di mio padre, mio padre è una persona perbene, sa che sono una persona perbene, siamo persone perbene e rivendichiamo con onore e dignità il diritto di manifestare di queste persone, rispetto a una destrq che rispetto alla sicurezza non sta facendo nulla e utilizza questi fatti per propaganda”.

Grandioso!!!! E grandiosa risposta, una di quelle per cui ti viene voglia di abbracciarlo.

Questo NON è giornalismo, questa è inquisizione. È un agguato politico travestito da intervista. Pagato coi soldi di tutti i cittadini.

E Angelo Bonelli non poteva rispondere meglio di come ha fatto stasera.

29/01/2026
Parte il concorso di poesia "Vie della memoria - Vittorio Monaco" 2026, con la pubblicazione del bando della XV edizione...
28/01/2026

Parte il concorso di poesia "Vie della memoria - Vittorio Monaco" 2026, con la pubblicazione del bando della XV edizione.
Quest'anno il premio si trasferisce in Molise per ricordare Eugenio Cirese.
Le composizioni dovranno pervenire entro il 30 giugno 2026.
La premiazione il 26 settembre 2026 a Fossalto (CB), teatro Alfieri, con il patrocinio del Comune e della locale pro loco.

30/09/2025
RICORDO DEL POETA ANTONIO DEL PIZZO(Premio nazionale di Poesia dialettale “Vie della Memoria - Vittorio Monaco”, Lama de...
30/09/2025

RICORDO DEL POETA ANTONIO DEL PIZZO

(Premio nazionale di Poesia dialettale “Vie della Memoria - Vittorio Monaco”, Lama dei Peligni, 27 settembre 2025)

In più di un’occasione, Antonio Del Pizzo (Lama dei Peligni, Chieti, 1896 - Ivi, 1987) è stato accomunato a Modesto Della Porta, di Guardiagrele, e a Domenico Stromei, di Tocco da Casauria; tutti e tre infatti, oltre ad essere poeti, erano artigiani: il primo sarto e il secondo, come Del Pizzo, ciabattino. Lo stesso poeta lamese, dedicando loro dei versi, li riconosce come “colleghi”; a Della Porta scrive:
«Modè’, tra nu sartore e nu scarpare / n’g’è ma’ passate granda differenze, / de l’une e l’andre lu destine è avare / e vanne ’nnanze a forze d’esperienze. // E quande l’une o l’andre, pe’ dilette, / vo’ ji cujjenne fiure tra le prete, / prime che pozza farne nu mazzette... / n’ha da sendì vrivuotte appartarrete!» 1,
mentre a Stromei: «Care Stromé, e già doppie culleghe, / tra me e te n’esistene segrete. / Ne n’zerve che t’acconde e che te spieghe / gna tra le scarpe nasce nu poete» 2.
Li accomunano certamente la determinazione da autodidatti e la natura sorgiva del loro talento, ma in quanto a stile sono assai diversi: Del Pizzo non ha l’ironia tagliente del poeta guardiese né la complessità della sua costruzione poetica, così come è lontano dal tono ampolloso dell’autore toccolano, il quale, non a caso, preferisce esprimersi non in dialetto ma in italiano aulico.
Figlio sfortunato della sua terra (resta orfano di padre all’età di otto anni ed è costretto ad abbandonare gli studi per seguire l’attività paterna, ossia quella di “scarpare” 3), Antonio Del Pizzo si dimostra poeta schiettamente popolare, capace di appropriarsi del metro endecasillabico (maneggia con scioltezza anche il senario ma soprattutto l’ottonario) sul ritmo del quale compone la sua cronaca di vita paesana, dissertando con ironia (in modo delicato e giocoso, mai salace) delle figure più bizzarre (gustoso il racconto di Pasquale che va a Roma a vedere il Papa 4 o di Fra Giovanni che prova disastrosamente a concupire Pasquarosa 5) ma anche delle notizie che gli arrivano dal mondo, come il pericolo della guerra atomica 6 e la costituzione dell’Unione Europea 7. Dedica un poemetto alla Grotta del Cavallone 8, così come scrive della Madonna dell’Altare di Palena 9 e dei numerosi paesi del circondario, come Torricella, Casoli e Alanno. Tuttavia è Lama dei Peligni la vera protagonista della sua opera
(«A n’angulitte sott’a la Majelle / vicine cchiù a lu ciele che a lu mare,
/ sta lu paese miè, pulite e bielle, / sopr’a nu liette di fiuritte rare» 10):
ne descrive la Chiesa dalla bella scalinata 11, il monumento ai caduti (sia in guerra che sul lavoro) 12, la festa di Carnevale 13 o il rito della Pupa in occasione della festa di Santa Barbara 14. Ma è attento anche ai momenti salienti della storia della sua terra, come quando scrive un appassionato componimento sulla Brigata Maiella, gruppo partigiano nato «pe’ cundrastà lu passe e lu nemmiche / che jeve semendenne strazie e morte» 15. A un tema a suo modo universale, come quello dell’emigrazione, che incide fortemente sull’Abruzzo, Del Pizzo dedica versi appassionati i quali, pur se carichi di patetismo, denotano delicatezza e genuinità:
«E quande Dì’ creétte la nature / fece l’Abbruzze belle e crapicciose; / mundagne n**e, spiazze de pianure, / vallate afunne e acque rumurose. // Perciò, de vine e pane, da l’andiche, / è state e reste scarza de razione! / E l’abbruzzese, come la furmiche, / cerche sullieve da l’emigrazione! // La mejja giovendù de casa nostre / sta nghi nu pede a ecche e une a loche!... / E gire, gire sembre, gne na giostre, / sinza sapè la sere addò fa fuoche!» 16.
Ai figli di Lama, spersi in chissà quale parte del mondo, egli augura di ritornare a casa almeno col pensiero:
«nghi lu pinziere arvièt’ne cacche volde / a lu paese tiè, dova si nate, / a risindì l’addore di li fiure / de la chiesette de la Mis’recordie / e di la chiese di Sanda Nicole! / A rivedè la piazze addò la sere / te devertive a fa “scarzabarrelle”!» 17.
Tuttavia, come scrive Ottaviano Giannangeli antologizzando Del Pizzo in Canti della terra d’Abruzzo e Molise (1958), «questo moderno trovatore sa serbare spesso per noi il fascino di una vena più segreta» 18. Infatti, in alcuni componimenti egli sveste i panni del canzonatore dei costumi paesani per dare spazio alla sua vena lirica, producendo dei “cammei” poetici in cui alla riflessione scherzosa si sostituisce la grazia della serenata (sempre con un retrogusto di amarezza). Penso ai versi di Mary:
«È quase scorte l’ojje de la spese / e lu stuppine scrizze ca s’armore. / So’ già passate tande primavere / e la speranze nen me lasse angore // de me te stregne ’mbiette pe’ na volde / e cojje tande rose da ’ssa vocche. / Ma, quande tu me vide e diè la volde, / la vene di lu core me se strocche!...» 19.
In Antonio Del Pizzo, dunque, è possibile trovare ancora oggi 20 un’espressione semplice e genuina del sentimento abruzzese ch’egli rappresenta con lo strumento apparentemente grezzo - in realtà levigato dalla finezza dell’intelletto e dalle macerazioni del sentimento - del dialetto. Una lingua, la sua, che si affida alla naturale musicalità della nostra parlata e che sa restituire, con la vitalità e l’estro dell’aedismo popolare, gli aspetti più intimi e schietti della nostra terra.

Andrea Giampietro

Raiano, 25 settembre 2025

1 Antonio Del Pizzo, Tra le botte de martielle, introduzione di Francesco Amoroso, Pescara, Edizioni Attraverso l’Abruzzo, 1971, p. 80.
2 Ivi, p. 77.
3 Al suo lungo e non facile apprendistato di ciabattino, egli dedica la poesia Lu destine miè (Ivi, pp. 21- 25).
4 Antonio Del Pizzo, Tra le botte de martielle, cit., pp. 113-117.
5 Id., Lu Palazze de le Fate ossia La Grotta del Cavallone, Guardiagrele, Tipo-Litografia Pascucci, 1978, p. 87.
6 Ivi, p. 55.
7 Ivi, p. 102.
8 Id., Trombone e la Grotta del Cavallone, Pescara, Centro Studi Abruzzesi, 1970.
9 Id., Lu Palazze de le Fate, cit., p. 91.
10 Id., Tra le botte de martielle, cit., 153.
11 Ivi, p. 47.
12 Ivi, pp. 56-57.
13 Ivi, p. 76.
14 Id., Lu Palazze de le Fate, cit., pp. 61-62.
15 Ivi, p. 23.
16 Ivi, p. 102.
17 Ivi, p. 59.
18 Ottaviano Giannangeli (a cura di), Canti della terra d’Abruzzo e Molise, Milano, Guido Miano Editore, 1958, p. 45.
19 Antonio Del Pizzo, Tra le botte de martielle, cit., p. 134.
20 Anche grazie alla recente pubblicazione della sua omnia poetica, curata dal nipote Giuseppe, e intitolata Una vita dedicata alla poesia ed alla musica (Penne, Arti Grafiche Cantagallo, 2012). Nel volume, realizzato col contributo del Comune di Lama dei Peligni, sono raccolti anche i testi e gli spartiti delle canzoni composte dal poeta lamese che fu, tra le altre cose, un’ottimo mandolinista.

Materni jezik(di Andreina Trusgnach)Je ostalo malomanj ničod nas            mi diješKu nimar resnica bolian ostane samuo...
29/09/2025

Materni jezik

(di Andreina Trusgnach)

Je ostalo malomanj nič
od nas mi diješ

Ku nimar resnica boli
an ostane samuo tišina

(Ki tu malo besied
si poviedu že vse)

Pa mi smo nardil
vse Kar je bluo moc

s tuo malo k ismo imiel
Ki smo znal

Sada tocja te maldin
Se borit za na umriet

Ti odguorin de je ries
pa na doložen

de glih donas
od diela

san se zaviedla
de šolabus gre napri (malomanj prazan)

an se na še ustave vic
v naši vasi

Lingua madre

È sopravvissuto quasi niente
di noi mi dici

Come sempre la verità fa male
e rimane solo il silenzio

(ché in poche parole
Hai già detto tutto)

Però noi abbiamo fatto
Tutto ciò che ci è stato possibile

Con il troppo poco che avevamo
che sapevamo

Ora tocca ai giovani
lottare per non morire

Ti rispondo che è vero
ma non aggiungo

che proprio oggi
tornando dal lavoro

mi sono accorta
che lo scuolabus passa oltre (quasi vuoto)

e nemmeno si ferma più
nel nostro paese

29/09/2025

Attualità XIV edizione del Premio nazionale di poesia in dialetto ” Vie della memoria – Vittorio Monaco” un bel successo . Scritto da redazione 28 Settembre 2025 Scritto da redazione 28 Settembre 2025 Vittorio Monaco Sulmona,28 settembre– Con la Cerimonia di premiazione tenuta ieri sabato a...

29/09/2025

“Per aver parlato della solitudine e della consapevole malinconia di chi si sente custode estremo delle parole, parole antiche, di quanto resta di una lingua,...

La poesia vincitrice del Premio "Vie della memoria - Vittorio MonacoŠe upor//Dokjer smo šele živimi / Ki hranemobesiede ...
28/09/2025

La poesia vincitrice del Premio "Vie della memoria - Vittorio Monaco

Še upor//
Dokjer smo šele živi
mi / Ki hranemo
besiede / stare/
potriebne //
besiede Ki imajo po
mlieke an po garbidi/
po trudnosti an po
groznuo popeštani
stanovitnosti / pa
nikdar do Konca
omagana // dokjer
smo šele živi / mi
ki se trudmo z našin
snuovan / de na
zgubjo koranin / de
na zgrešjo sklanjatve
Kje san? Kan gren?
Dove sono? Dove
Vado? / Kaišan bo mu
Le napri pravt


Ancora resistenza//
Finché siamo ancora
vivi /noi/ che
custodiamo parole
antiche fondamentali
parole che sanno di
fatica e di tenacia
duramente calpestata
ma mai sottomessa
fino in fondo//
finché siamo ancora
vivi / noi / che
insistiamo con i
nostri figli / perché
non perdano le radici
perché non sbaglino
le declinazioni / Kje
san? Kan gren? /
Dove sono? Dove
Vado? Qualcuno potrà
ancora dire Mi smo
tu “Noi siamo qui!”

Indirizzo

Sulmona
67039

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Centro Studi e Ricerche Vittorio Monaco pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Condividi