09/08/2026
FACCIAMO CHIAREZZA, LETTERA DI CARLO CASALEGGIO, DIMESSO DA CONSIGLIERE COMUNALE
Leggo di un “terremoto nella minoranza” e di dinamiche interne, divisioni, ambizioni personali e presunti contrasti legati a diverse visioni politiche.
Ritengo doveroso dire con chiarezza che non è questa la ragione delle mie dimissioni.
Come ho spiegato nella lettera con cui ho rassegnato le dimissioni da Consigliere comunale, la mia è stata una scelta personale, maturata dopo una riflessione profonda sul ruolo che stavo ricoprendo.
In questi mesi ho avuto la sensazione di poter essere poco utile all’interno di un ruolo di opposizione, nel quale le possibilità di incidere concretamente sulle scelte per il nostro paese sono, a mio giudizio, molto limitate.
Non ho lasciato perché “schiacciato” da dinamiche interne, né perché qualcuno avrebbe avuto ambizioni diverse dalle mie. Non mi sono dimesso per una guerra interna alla minoranza e non intendo trasformare questa mia scelta in una guerra politica.
Anzi, spesso ho parlato con i miei amici e colleghi di minoranza, spiegando come stavo vivendo questo percorso da consigliere. Dopo svariati confronti, mi hanno compreso e hanno rispettato la mia volontà, lasciandomi libero di fare la mia scelta.
Mi sono dimesso perché ho scelto di essere coerente con me stesso e con il modo in cui intendo vivere il mio impegno per Sori.
Da anni il volontariato fa parte della mia vita e oggi sento di poter dare un contributo molto più concreto attraverso la Fondazione Gigi Ghirotti e, soprattutto, attraverso Sori Solidale, associazione della quale ho l’onore di essere presidente.
È lì che oggi voglio mettere le mie energie, il mio tempo e la mia passione.
Chi mi conosce sa che, quando ho deciso di candidarmi, l’ho fatto perché credevo di poter dare un contributo al mio paese. E quando ho capito che, nel ruolo che ricoprivo, non riuscivo più a essere utile come avrei voluto, ho avuto la responsabilità di fare un passo indietro.
Ringrazio ancora le persone che mi hanno dato fiducia e anche quelle con cui ho condiviso tutto questo percorso politico.
A chi interpreta la mia scelta attribuendole motivazioni diverse, dico semplicemente che quelle motivazioni non mi appartengono. E vorrei capire con quale diritto si possano dire cose diverse da quelle esplicitamente esposte da me.
Io continuerò a impegnarmi per Sori, semplicemente da un’altra parte e con gli strumenti che sento più miei: il volontariato, la solidarietà e l’impegno concreto per le persone.
Per me, questo non significa fare un passo indietro. Significa scegliere dove essere davvero utile.
Ma qualcuno ha scritto cose che mi fanno male. E allora parliamoci chiaro.
Hanno scritto che “fare opposizione richiede costanza, studio e capacità di proposta. Elementi mancati a questa minoranza.”
Bene, ma anche questo non corrisponde alla realtà. Noi abbiamo più volte cercato di fare il nostro lavoro di minoranza. Abbiamo presentato richieste, sollevato problemi e chiesto spiegazioni su questioni che ritenevamo importanti per il nostro paese.
Il problema è che, molto spesso, le nostre richieste venivano presentate mesi prima che gli argomenti arrivassero in Consiglio comunale. E quando finalmente se ne discuteva, ci trovavamo davanti a situazioni già parzialmente risolte oppure solo a risposte già preparate per iscritto, lasciandoci inevitabilmente poco spazio per un vero confronto.
Essere in opposizione significa avere meno strumenti, questo lo sappiamo. Ma quando progetti importanti vengono portati avanti dalla maggioranza senza un vero coinvolgimento della popolazione, che è rappresentata anche dalla minoranza, quando decisioni rilevanti vengono prese senza mai interpellare i cittadini o ascoltare tutti i loro rappresentanti, allora forse il problema non è soltanto la nostra capacità di fare opposizione.
Forse questa è una motivazione un po’ più complicata da raccontare.
Io non pretendo di aver fatto tutto bene e sono il primo a riconoscere che si può sempre fare di più. Ma non accetto che venga cancellato l’impegno che abbiamo messo in questi anni con una semplice frase: “mancavano costanza, studio e capacità di proposta”.
La realtà, almeno per quanto mi riguarda, è un’altra: ho cercato di fare il mio dovere, ma spesso mi sono trovato davanti a una maggioranza che aveva già deciso la strada da percorrere.
E tutto questo, al di là della politica, mi dispiace ancora di più perché siamo un piccolo paese.
In una realtà come la nostra, le cose dovrebbero andare diversamente.
Dovremmo essere più vicini quando si tratta di prendere decisioni importanti per il nostro paese.
Più vicini tra maggioranza e minoranza, certamente, ma soprattutto più vicini alle persone che questo paese lo vivono ogni giorno.
Perché amministrare un piccolo Comune non dovrebbe significare soltanto prendere decisioni e poi comunicarle, a volte senza neppure prendersi cura di farlo adeguatamente, cercando di informare tutti. Dovrebbe significare ascoltare, confrontarsi, raccogliere idee e problemi dalla gente e cercare insieme le soluzioni migliori.
Io credo che anche chi sta in opposizione possa dare un contributo importante, così come ogni cittadino.
Perché alla fine, prima di essere maggioranza, minoranza o semplicemente cittadini, siamo tutti parte dello stesso paese. E il bene del paese dovrebbe ve**re prima delle appartenenze politiche.
Anche per questo mi ha fatto male che la mia scelta sia stata malamente utilizzata in modo strumentale, raccontando frottole per amplificare divisioni che nessuno di noi ha mai cercato. Non fa bene a nessuno, mentre un’Amministrazione dovrebbe fare il bene di tutti.
Carlo Casaleggio