24/05/2026
Sintesi dell’evento – Proiezione "Quo Vadis Sardinna?" (Siligo, 23 maggio 2026)
1. Introduzione e contesto
La serata ha visto la proiezione del film "Quo Vadis Sardinna?" del regista Antoni Concu, opera che affronta con forza il tema delle trasformazioni imposte alla Sardegna, prima la stagione della chimica, oggi la pressione dei grandi impianti FER.
L’obiettivo dell’iniziativa era sensibilizzare la comunità sui rischi legati allo sfruttamento energetico del territorio e sulla necessità di una transizione ecologica giusta.
2. Intervento introduttivo di Gian Paolo Ledda
Gian Paolo Ledda ha aperto l’incontro con una riflessione sul ruolo dei comitati e della Legge di Iniziativa Popolare “PraTobello 24”, che nell’estate 2024 ha raccolto quasi 211.000 firme, segno di una mobilitazione popolare ampia e consapevole.
Ha poi illustrato:
lo stato di alcuni progetti di agrivoltaico e delle batterie di accumulo (BESS);
l’elenco dei principali progetti di impianti eolici previsti a Siligo, nel Nord Meilogu, nel Coros e in altri territori limitrofi;
i rischi di una pianificazione calata dall’alto, che potrebbe trasformare vaste aree agricole in distretti energetici industriali.
3. Partecipazione del pubblico
La proiezione ha richiamato una platea numerosa e qualificata, attenta e partecipe, segno di un interesse crescente verso i temi della tutela del territorio e della sovranità energetica.
4. Interventi successivi al film
Dopo la proiezione sono intervenuti:
Cristiano Sabino, saggista, che ha approfondito i temi politici e culturali legati alla difesa della Sardegna.
Mauro Peppino Zedda, isilese, contadino e studioso autodidatta di archeologia da oltre 25 anni, protagonista del film, che ha portato una testimonianza radicata nella terra e nella memoria storica.
Cinzia, che ha richiamato l’attenzione sul pericolo del consumismo e sulla necessità di un modello di sviluppo sobrio e consapevole.
Emilio Demuro, attivista del comitato Sarcidano, voce instancabile nella difesa dell’identità e della sovranità del popolo sardo.
5. Conclusioni condivise
Dalla discussione è emersa una sintesi chiara:
Salvaguardare il suolo agricolo come bene non rinnovabile e fondamento dell’identità sarda.
Riconoscere la necessità della transizione ecologica, ma solo se realizzata su superfici già impermeabilizzate, degradate o industriali.
Garantire che i benefici economici ed energetici ricadano sulle comunità sarde, non su soggetti esterni.
Promuovere e incentivare le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) come strumento di autonomia, equità e partecipazione.