19/05/2026
L'esito della campagna di monitoraggio 2025 condotta lungo le coste dal laboratorio di Zoologia e Biologia Marina del Dipartimento di scienze e tecnologie biologiche ed ambientali di UniSalento.
Negli ultimi 40 anni la temperatura media del Mediterraneo è aumentata di circa 1,7 gradi, mettendo a rischio la salute del mare Nostrum e la sopravvivenza della fauna come cozze, vongole e ricci marini. Proprio per questi ultimi tre anni fa è stato introdotto un fermo sulla pesca per favorire il recupero degli stock e la ricostituzione della risorsa, messa a rischio dal massiccio prelievo effettuato negli ultimi anni.
Un provvedimento che ha dato i suoi primi risultati, nonostante la ancora vasta diffusione della pesca di frodo, come emerge dalla campagna di monitoraggio condotta nel 2025 lungo le coste del Salento dal Laboratorio di Zoologia e Biologia Marina del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche ed Ambientali (DiSTeBA) dell'università del Salento che ha censito quasi 5mila esemplari del riccio edule (Paracentrotus lividus), con una taglia media in aumento. Con una rilevazione condotta su oltre due ettari di fondale marino nei primi dieci metri di profondità – dal litorale brindisino a quello di Taranto — i ricercatori hanno registrato una densità media di 0,32 individui per metro quadrato, in lieve crescita rispetto al valore di 0,25 individui/m2 del 2023.
Il dato più significativo, però, non è la densità, ma appunto la struttura della popolazione. Nel 2023, circa il 94% dei ricci censiti lungo le coste pugliesi erano al di sotto dei 5 centimetri di diametro, la taglia minima commerciale. Nel 2025, dopo due anni di fermo, la taglia media degli esemplari è passata da 3,41 centimetri nel 2023 a 3,68 centimetri nel 2025. Il rilevamento nel Salento ha dimostrato che anche la densità dei ricci tra i 5 cm ed i 6 centimetri di diametro è in aumento, seppure il dato sia ancora statisticamente poco significativo. «I dati ci restituiscono un segnale incoraggiante. La moratoria regionale sta producendo effetti concreti sulla struttura demografica della popolazione. Tuttavia, il riccio di mare è una specie a crescita lenta, con un ciclo biologico che può durare anche sino a 12-13 anni: tre anni di fermo non bastano per certificare una ripresa stabile, soprattutto perché il blocco della pesca non ha fermato il fenomeno della pesca abusiva», spiega il professor Stefano Piraino, direttore del DiSTeBA e responsabile del Laboratorio di Zoologia e Biologia Marina.
Una cautela che si traduce in una proposta precisa: il DiSTeBA e ARPA Puglia, firmatari congiunti della relazione tecnica trasmessa alla Regione, raccomandano una proroga del fermo pesca fino almeno al 31 marzo 2027, con la possibilità di valutare — sulla base dei dati di monitoraggio — finestre temporali di prelievo limitato, riservate esclusivamente ai pescatori professionisti in possesso di regolare licenza. Tenendo presente anche che, a causa del riscaldamento globale, il ciclo biologico del riccio di mare è cambiato rispetto a 30 anni fa. Centrale anche il ruolo dei pescatori, che devono essere coinvolti attivamente nelle future campagne di monitoraggio, valorizzando la loro conoscenza empirica dei fondali salentini e trasformandoli da categorie penalizzate dal blocco a «sentinelle del mare». Un significativo passo nel contrasto alla pesca abusiva è rappresentato da un rigoroso controllo della filiera commerciale del prodotto, in termini di accertamento della provenienza e della limitazione dei periodi aperti alla vendita e consumo.