08/07/2026
"Indecente". È così che Marco Marini, malato di Sla e residente a Martinsicuro, in provincia di Teramo, definisce la sua situazione. Ha lanciato una denuncia pubblica, con una lettera inviata agli organi di informazione, alla Asl di Teramo e alle associazioni Aisla e Isav: ha un grave problema di udito e per una semplice visita otorinolaringoiatrica, dice, sarebbe costretto a "un viaggio infernale, rischioso e umiliante", imposto a chi non ha più alcuna autonomia motoria e respiratoria.
Il paziente denuncia un vero e proprio "corto circuito assistenziale". "Se ho bisogno di una visita pneumologica, il sistema garantisce a domicilio lo specialista, riconoscendo la mia fragilità. Se invece ho bisogno di una visita per l'udito, lo stesso sistema pretende che un malato di Sla, da loro stessi definito terminale, venga caricato su un'ambulanza per un ospedale distante". Un trasferimento che, tra viaggio, attesa e ritorno, durerebbe almeno cinque volte la visita stessa.
Per Marini "la medicina palliativa e l'assistenza al fine vita non coincidono con l'abbandono terapeutico": alleviare un dolore evitabile o curare un disturbo trattabile "significa difendere la qualità del tempo che resta". La sua, sottolinea, "non è un caso isolato, ma una cecità sistemica che colpisce tutti i malati di Sla". E chiede un intervento specialistico immediato a casa: "Esigo che mi venga restituito il diritto di sentire e di comunicare, senza dover rischiare la vita o subire torture fisiche in un'ambulanza". Non è la prima volta che Marco alza la voce: ad aprile aveva scritto anche al presidente Mattarella. "La mia sedia non è una resa, è la mia trincea".
Fonte: Leggo