Manden - Diritti civili e legalità

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Manden - Diritti civili e legalità L'associazione nasce per prevenire e contrastare qualsiasi forma di violenza e abuso nei confronti dei più deboli informando e sensibilizzando i cittadini

Ringrazio personalmente e a nome di Manden - Diritti civili e legalità  la Presidente di Confederazione Nazionale eserce...
17/10/2026

Ringrazio personalmente e a nome di Manden - Diritti civili e legalità la Presidente di Confederazione Nazionale esercenti , Mary Modaffari , per questo riconoscimento e per aver scelto la nostra associazione come partner in un progetto cosi ambizioso ...
Avanti tutta ...

"Sono lieta di comunicare in qualità di Presidente Nazionale della Confederazione Nazionale Esercenti, la sottoscrizione di un importante accordo di partenariato tra la Confederazione Nazionale Esercenti e Manden, volto a rafforzare la collaborazione sui temi della tutela economica, della prevenzione e gestione della crisi da sovraindebitamento e del sostegno alle piccole e medie imprese.
L’accordo è stato siglato tra la sottoscritta e la dott.ssa Grazia Biondi Presidente Nazionale Manden a Roma in occasione di importanti incontri istituzionali svolti presso la Camera dei Deputati, con l’obiettivo di promuovere nuove sinergie e strumenti concreti a supporto del tessuto imprenditoriale.
Un ruolo centrale sarà svolto dalla Dott.ssa Grazia Biondi, Presidente Nazionale di Manden che ho deciso unitamente al direttivo nazionale, di nominarla Responsabile del Dipartimento Tutela Economica della Confederazione Nazionale Esercenti.
Un percorso condiviso che nasce dalla volontà di mettere al centro imprese, professionisti e cittadini, rafforzando la tutela economica e promuovendo iniziative concrete per affrontare le sfide che interessano il mondo delle PMI.
Insieme, per dare più forza alle imprese e costruire nuove opportunità. 🇮🇹"

Le idee hanno una storia. I progetti hanno radici. E la memoria è un atto di giustizia(Post del 12 giugno 2026 ) per non...
18/09/2026

Le idee hanno una storia. I progetti hanno radici. E la memoria è un atto di giustizia(Post del 12 giugno 2026 ) per non dimenticare!

Si possono rubare le idee i progetti ma senza i contenuti resta solo aria fritta

Non chiamatela rivendicazione. Chiamatela verità. Perché nessuno dovrebbe essere derubato del proprio lavoro, del proprio tempo e della propria dignità. Soprattutto quando quel lavoro è stato donato gratuitamente per costruire strumenti di libertà per altre donne.
Ci hanno già provato con gli Sportelli di Contrasto alla Violenza Economica ( che esistono dal 2012), rivendicandone la paternità e cancellando anni di lavoro, di studio e di impegno. Oggi sembra che qualcuno voglia fare lo stesso con il nostro Osservatorio Nazionale sulla Violenza Economica di Genere.
E allora è il momento di dirlo con chiarezza.
L'Osservatorio non è nato in una stanza dei bottoni. Non è nato da una conferenza stampa. Non è nato da un comunicato scritto da chi scopre oggi l'esistenza della violenza economica.
L'Osservatorio è nato dalle nostre vite.
È nato dalle ore sottratte al sonno e alle nostre famiglie. Dall'ascolto delle donne che ci hanno affidato le loro storie. Dalla raccolta paziente di dati su tutto il territorio nazionale. Dallo studio, dal confronto, dalla fatica quotidiana di chi ha scelto di trasformare il proprio dolore in competenza e azione concreta.
Lo abbiamo costruito gratuitamente. Senza finanziamenti. Senza stipendi. Senza privilegi. Con la sola forza della responsabilità verso le donne che incontravamo ogni giorno.
E oggi assistiamo all'ennesimo tentativo di appropriazione: delle nostre idee, dei nostri progetti, del nostro tempo.
Fa male. Fa rabbia.
Perché dietro tutto questo c'è anche un pregiudizio difficile da ignorare: essere ex vittime di violenza, per alcuni, significa valere meno. Essere considerate un "minus". Come se l'esperienza vissuta non potesse trasformarsi in sapere, autorevolezza, capacità di incidere sulle politiche pubbliche.
Noi non accettiamo questa narrazione.
Siamo state vittime, ma non siamo vittime per sempre.
Siamo donne che hanno studiato, lavorato, ascoltato, costruito reti, elaborato dati, ideato modelli di intervento riconosciuti dalle istituzioni e portati fino alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul femminicidio.
Non permetteremo che venga cancellata la verità dei fatti.
Perché il riconoscimento non è una medaglia da esibire: è rispetto per il lavoro gratuito, per il tempo donato, per la credibilità conquistata sul campo e per tutte le donne che hanno creduto in noi.
Le idee hanno una storia. I progetti hanno radici. E la memoria è un atto di giustizia.
Noi continueremo a fare ciò che abbiamo sempre fatto: stare dalla parte delle donne. Ma non resteremo in silenzio mentre qualcuno tenta di riscrivere quella storia come se il nostro impegno non fosse mai esistito.


Correva l'anno 2016 Alla Presidente della Camera dei DeputatiOnorevole Laura BoldriniAlla Vice Presidente del Consiglio ...
13/09/2026

Correva l'anno 2016

Alla Presidente della Camera dei Deputati
Onorevole Laura Boldrini
Alla Vice Presidente del Consiglio dei Ministri con delega alle Pari opportunità
Maria Elena Boschi
Al Ministro della Giustizia Andrea Orlando
Alla Presidente della commissione parlamentare di inchiesta sul femminicidio.
Senatrice Francesca Puglisi

STATO DI DIRITTO, MA NON PER TUTTE.
OVVERO QUANDO LA DIGNITA’ E’ PRIVILEGIO DEI CRIMINALI.
Questa lettera è rivolta alle Istituzioni che hanno il dovere di intervenire concretamente a tutela dei diritti umani e dei diritti delle donne, contro chi calpesta la dignità umana e la legalità, verso chi non ha mezzi per potersi difendere se non rivolgendosi alle Istituzioni stesse.
Vi racconto la mia storia, amara e senza speranza! Simbolo di tante altre storie che conosco.
Ho subito dal coniuge, ogni forma di violenza fisica, psicologica ed economica, per 9 lunghi anni.
Quando ho iniziato a ribellarmi, a quest'uomo, sono stata sequestrata in una stanza come un animale in gabbia, sfruttata sul lavoro nell’azienda di famiglia senza alcun riconoscimento economico e contributivo, minacciata di morte e stalkerizzata insieme ai miei anziani genitori. Piu' volte ho subito e denunciato lesioni , maltrattamenti e attentati alla mia incolumità, intimidita dalle continue aggressioni fisiche e dai vari tentativi di strangolamento. L'ultimo accaduto nel 2011 alla presenza di una minore!
Inizialmente ho taciuto per la paura di essere ammazzata, per la vergogna e il timore di non essere creduta. Molte volte sono fuggita, sono stata sempre raggiunta, ovunque, punita e riportata a casa come un oggetto di proprietà.
Sono stata sopraffatta economicamente e professionalmente, tra poco non avrò più nemmeno un’abitazione. Il mio carnefice ha avuto tutto il tempo di occultare, con agio, ingenti somme di denaro, frutto anche del mio lavoro, e paradossalmente ne uscirà impunito grazie alla prescrizione. E quando questa storia verrà dimenticata, la mia vita sarà seriamente in pericolo.
Ho sperato di uscire da questo incubo e di poter finalmente essere una donna libera.
Solo nel 2011, dopo l’ennesimo tentativo di strangolamento, sono intervenute le forze dell’ordine e, solo dopo varie denuncie e sollecitazioni all'autorità giudiziaria, ho visto il mio inferno racchiuso in un discutibile capo di imputazione: "maltrattamenti in famiglia" e "violazione degli obblighi di assistenza familiare". Un’inezia se rapportati alla gravità dei fatti.
Non è mai stata disposta alcuna forma di restrizione o allontanamento, più volte invocata, per gli episodi di violenza subiti, denunciati e documentati.
Ho potuto constatare sulla mia pelle, con terrore e devastazione, che la denuncia peggiora e acuisce la rabbia e il desiderio di vendetta dell’aguzzino, e porta noi vittime a confrontarci con l'omertà e l’indifferenza di coloro i quali assistono allo scempio della nostra vita, dei molti che sapevano e dei pochi disposti a testimoniare in un’aula di tribunale. La verità fa paura più della bugia, perché per raccontarla ci vogliono grandi valori e grande coraggio e spesso, a causa di comportamenti omertosi e indifferenti, nulla accade.
La Giustizia, a cui con fiducia mi sono affidata, mi ha resa più debole ed indifesa, poiché non ha dato seguito nell'immediatezza a nessuna forma di tutela , agevolando la controparte nelle sue condotte vessatorie.
Il sistema a cui avevo chiesto aiuto e protezione mi ha schiacciata , lasciandomi sfinita nel mio ruolo di vittima . Poichè solo a seguito delle molteplici denunce , ai certificati medici , alle registrazioni delle violenze fisiche e psicologiche subite , ho ottenuto il rinvio a giudizio.
Sapevo che non sarebbe stato facile, ma mai avrei immaginato che, con il rinvio a giudizio, per me sarebbe iniziato un calvario giudiziario di 7 anni, fatto di proroghe, astensioni, difetti di notifica, sostituzione del difensore, certificati di malattia e pretestuosi ricoveri dell’imputato .
A metà del processo il giudice viene trasferito ad altro ufficio giudiziario, ed il processo deve ricominciare daccapo. Mia madre, in tempi non sospetti, nel dicembre 2015, scrisse queste parole al Presidente della Repubblica Mattarella “..questo vorrebbe dire che si rischia di dover rifare tutto daccapo con un altro mostro da combattere che si chiama prescrizione, un meccanismo che la legge fornisce ai delinquenti per uscirsene puliti da tutte le loro malefatte “. E così è stato!
Cronaca di una prescrizione annunciata. Subentrato il nuovo giudice, il processo è ripartito ex novo, così come le manovre dilatorie della controparte. Ma al peggio non vi è mai fine!
Anche per questo giudice incombe il trasferimento in Cassazione , e nonostante quest'ultimo avesse mostrato tutte le buone intenzioni di portare a termine il processo, il giorno fissato per l’udienza dell’imputato, questi viene, con tempistica sospetta, ricoverato! Il prosieguo è un susseguirsi di astensioni, trasferimenti , ed il subentro di un altro giudice (terzo!) che dovrà, in poche udienze, se mai sarà messa nelle condizioni di istruirle, accompagnarmi alla prescrizione prevista per febbraio 2018.
Vi informo che il mio ex marito ha gia' avuto molteplici denunce , non solo dalla scrivente , ma già dal precedente nucleo familiare (dal 1994 a oggi), per maltrattamenti, violenze e mancato mantenimento di minori, tutte destinate all'oblio.
Per una vittima uscire subito dalla violenza è essenziale, per dimenticare e tornare alla vita. Il mio calvario ,e quello della mia famiglia, resterà vano.
SEDICI ANNI, 9 anni di maltrattamenti e 7 nei tribunali , mi hanno insegnato che, nonostante tutto, il vero coraggio è nella verità, anche quando incontri addetti ai lavori inaffidabili , inermi e moralmente disinteressati, gente che la verità la fa a pezzi per mestiere o peggio ancora per spaventare, sottomettere, o per interessi personali. Sono stati e sono anni difficili, in questo momento di grande disagio e tristezza mi sono ammalata di cancro e forse anche per questo nessun mostro mi spaventa più!
Vivo da anni situazioni surreali, kafkiane, tanto da chiedermi se tutto quanto mi accade non sia determinato da un malvolere di cui le vittime si marchiano indelebilmente: se sei vittima lo sarai sempre! Il carnefice, ancora oggi, viene a riprendermi e mi perseguita strumentalizzando la giustizia e creando una rete omertosa di compromessi e di illegalità. Ed anche questo è straziante: la Giustizia alla mercè di malfattori. Per superare un’ingiustizia la vittima ha bisogno di dare un senso, una svolta al dolore vissuto. Io l’ho fatto, in un percorso sociale. Ho iniziato a costituire su tutto il territorio nazionale gruppi di auto mutuo aiuto, in rete, e un’associazione di nome Manden - diritti civili e legalità.
Siamo professioniste e non ,"uscite" dalla violenza. Abbiamo come scopo quello di istruire le donne su i percorsi da intraprendere, le prepariamo alla delusione di processi lunghi e di aspettative spesso negate da un sistema deficitario , ma infondiamo loro anche la speranza e il coraggio della rinascita.
Siamo diventate un esercito, e con noi tanti professionisti che di questa battaglia hanno fatto una missione.
Vi scrivo perché, come tutte le donne che rappresento, voglio una legge che mi tuteli.
Le leggi ci sono, non ne facciamo altre! spesso sono proprio gli addetti ai lavori che non le applicano. Più che una legge, vorrei un Paese con operatori della giustizia che non mi infliggano ulteriori umiliazioni, ri-vittimizzandomi, una legge che si schieri dalla parte di chi subisce le prevaricazioni, le violenze, e che non salvaguardi oltre ogni ragionevolezza, delinquenti e assassini!
Troppe sono le donne uccise, maltrattate e umiliate, non solo dal carnefice, ma anche da uno Stato assente e con leggi che tutelano i criminali.
Il trascorrere del tempo avvilisce, destabilizza e fa perdere, a noi vittime, ogni speranza e opportunità di ricominciare a vivere libere da questi mostri.
Questa lettera non è solo una disperata richiesta di aiuto personale, ma la voce di molte altre donne che rappresento.
Il mio percorso è segnato, la mia vicenda (DIS)umana andrà al vaglio delle istituzioni Europee, ma io sono una donna ITALIANA e pretendo che sia il MIO Stato a tutelarmi, a difendermi e a riconoscermi la Giustizia che merito e che da anni mi viene negata!
Ho sacrificato gia' troppo della mia unica vita, non voglio piu' seppellire nulla di me , soprattutto la mia DIGNITA', perché è meglio morire lottando, piuttosto che restare inermi, davanti a tanta immeritata e irragionevole ingiustizia . Sono certa che lottando si vince ugualmente, anche se non si ottiene quello che è legittimo chiedere e doveroso ottenere : GIUSTIZIA.
Oggi ho bisogno di risposte concrete, per me e per tutte quelle donne che hanno avuto e avranno il coraggio di denunciare, ma soprattutto ho bisogno di credere in una Giustizia Giusta anche per noi .

Grazia Biondi

Quando il rispetto viene prima della medagliaNon potevo rimanere in silenzio davanti alla vicenda che ha coinvolto Manil...
20/08/2026

Quando il rispetto viene prima della medaglia

Non potevo rimanere in silenzio davanti alla vicenda che ha coinvolto Manila Esposito, giovane campionessa italiana di ginnastica artistica, atleta di grande talento e protagonista di importanti risultati sulla scena nazionale e internazionale.

A colpire, però, non sono state soltanto le sue prestazioni sportive, ma anche gli insulti e i commenti sul suo aspetto fisico comparsi sui social. Un fenomeno che conosciamo fin troppo bene e che ha un nome preciso: body shaming, cioè la pratica di giudicare, deridere o umiliare una persona per il suo corpo o per il suo aspetto.

E proprio per questo non potevo restare in silenzio.

Perché qui non stiamo parlando soltanto di una campionessa della ginnastica artistica finita nel mirino degli haters. Stiamo parlando di educazione, rispetto, responsabilità e del modo in cui scegliamo di usare le parole, soprattutto quando siamo davanti a uno schermo.

Manila ha avuto la forza di reagire.
Ha avuto il carattere per andare avanti.
E ha avuto anche i risultati per rispondere, idealmente, con una medaglia al collo.

Ma il pensiero deve andare soprattutto a tutte quelle ragazze che una medaglia non potranno vincerla per riscattarsi.

👉 A quelle che ogni giorno ricevono una battuta sul proprio corpo.
👉 A quelle che vengono giudicate a scuola, nello spogliatoio, per strada o dietro uno schermo.
👉 A quelle che leggono un commento e fanno finta che non sia successo niente.
👉 A quelle che tornano a casa e quelle parole se le portano dentro.
👉 A quelle che non hanno ancora la forza di reagire.

Ed è per loro che noi adulti dobbiamo alzare la voce.

Perché una ragazza non deve dimostrare nulla per meritare rispetto.

🚫 Non deve essere una campionessa.
🚫 Non deve avere il fisico che piace agli altri.
🚫 Non deve vincere.
🚫 Non deve riscattarsi.

Il rispetto non è un premio da conquistare. Il rispetto è un diritto.

Ed è qui che lo sport deve tornare alla sua missione più importante: educare.

Una palestra, un campo, uno spogliatoio, una società sportiva non sono soltanto luoghi in cui si allenano muscoli, tecnica e prestazioni. Sono luoghi in cui dobbiamo costruire autostima, carattere, consapevolezza e rispetto degli altri.

E la stessa educazione deve continuare quando i nostri ragazzi prendono in mano uno smartphone.

Dietro ogni profilo c'è una persona.
Dietro ogni fotografia c'è una storia.
E dietro un commento scritto in pochi secondi possono esserci conseguenze che durano molto più a lungo.

Manila ha saputo reagire. 👊

Ma la vera battaglia educativa dobbiamo combatterla per chi, oggi, quella forza non ce l'ha.

Come donna , come attivista e presidente di Manden dico che tutti abbiamo una responsabilità enorme: insegnare che il corpo di una persona non è terreno di giudizio, che le parole hanno un peso e che il valore di qualcuno non si misura con una bilancia, con un like o con una medaglia.

Lo sport forma atleti.
L'educazione forma persone.
Il rispetto deve appartenere a entrambi.

E soprattutto ricordiamoci una cosa:

💪 Il rispetto non si conquista.
Il rispetto si deve.
Firmato Grazia Biondi

25/05/2026

La politica dovrebbe essere un rifugio per chi è stato spezzato dalla violenza, non un palcoscenico per chi cerca voti, visibilità o potere.
E invece troppo spesso assistiamo a uno spettacolo indegno: le storie delle vittime vengono sbandierate in conferenze stampa, slogan e campagne elettorali, mentre dietro le telecamere restano l’abbandono, i tagli ai servizi, i centri senza fondi veri, le case rifugio lasciate sole e gli operatori costretti a lavorare senza mezzi.

Ci chiamano “priorità” solo quando conviene.
Usano il dolore di donne, minori, persone fragili e famiglie distrutte come carburante emotivo per costruire consenso. Parlano di tutela e sicurezza mentre distribuiscono incarichi, finanziamenti e poltrone agli amici degli amici, ai fedelissimi, ai “compagni e compagne di merenda” che orbitano attorno ai loro interessi politici.

È una violenza anche questa.
Perché trasformare una ferita reale in propaganda significa tradire chi quella ferita la vive ogni giorno. Significa prendere la voce di chi ha subito abusi, umiliazioni, paura e usarla come manifesto pubblicitario. Significa fingere ascolto senza avere il coraggio di cambiare davvero le cose.

Le vittime non sono numeri da esibire nei programmi elettorali.
Non sono fotografie da postare sui social dopo una tragedia.
Non sono fondi da spartire tra associazioni amiche e clientele politiche.

Chi governa dovrebbe garantire protezione concreta, sostegno psicologico, giustizia rapida, strutture funzionanti, educazione, prevenzione e trasparenza nell’uso dei finanziamenti pubblici. Dovrebbe costruire fiducia, non consenso sulla pelle di chi soffre.

Noi non chiediamo compassione di facciata.
Chiediamo rispetto.
Chiediamo verità.
Chiediamo che il dolore non venga più usato come moneta politica.

Perché una società civile si misura da come protegge i più fragili, non da quanto riesce a sfruttarli per ottenere applausi, voti o favori.

QUANDO IL PREGIUDIZIO E LA DISUMANITÀ  DIVENTANO UNA SENTENZA  BRINDISI 28 APRILE 2026 Donna denuncia il compagno per le...
28/04/2026

QUANDO IL PREGIUDIZIO E LA DISUMANITÀ DIVENTANO UNA SENTENZA

BRINDISI 28 APRILE 2026

Donna denuncia il compagno per lesioni e maltrattamenti.
Dopo 15 anni di maltrattamenti e abusi , tra minacce, violenze fisiche, psicologiche e isolamento, il 15 marzo 2022, lui le cava gli occhi provocandole la perdita della vista.
L'uomo in questi giorni è stato condannato ma dalla pena è esclusa l'aggravante della crudeltà..
Il PM Giovanni Marino aveva chiesto una pena di 13 anni.
Ma Il tribunale collegiale di Brindisi, presieduto da Stefania De Angelis con i giudici a latere Anna Guidone ( donne ! ) e Adriano Zullo, ha condannato l’uomo a 9 anni e 6 mesi di reclusione per maltrattamenti contro familiari, violenza privata, sequestro di persona, lesioni personali gravissime, rapina e violenza sessuale
Il collegio giudicante ha però escluso le aggravanti della crudeltà, della sevizia e della recidiva. Disposte anche l’interdizione dai pubblici uffici ( forse che volevamo fargli fare il Sindaco di Brindisi ?") e la sospensione della responsabilità genitoriale (magari poi ci ricordiamo delle bigenitorialità e della rieducazione dei violenti ).
Alla donna, è stata riconosciuta una provvisionale immediata ( se lui nel frattempo non si è spogliato dei suoi beni ) , mentre il risarcimento definitivo sarà stabilito in separata sede .
Le richieste di risarcimento danni sono tra le piu costose insieme ad un notevole dispendio di energie fisiche , con il rischio di non trovare nulla di aggredibile anche se interviene la condanna.



Indirizzo

Salerno

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