SPI CGIL Salerno

SPI CGIL Salerno Associazione democratica e antifascista a difesa e tutela dei diritti degli anziani e dei fragili

23/10/2026
Giuseppe Di Vittorio, il riscatto degli ultimi e la dignità dell'essere umanoUn contributo alla presentazione del volume...
20/10/2026

Giuseppe Di Vittorio, il riscatto degli ultimi e la dignità dell'essere umano

Un contributo alla presentazione del volume di Michele Colucci

Care amiche, cari amici,
Care compagne , cari compagni,
ci sono uomini che attraversano la storia. E poi ci sono uomini che, con la loro vita, cambiano il modo in cui la storia guarda agli esseri umani.
Giuseppe Di Vittorio appartiene a questa seconda, straordinaria categoria.
Siamo qui per presentare un libro, ma soprattutto per incontrare una storia. Una storia che non appartiene soltanto al passato, non è confinata nelle pagine di una biografia e non può essere archiviata tra le grandi figure del movimento sindacale italiano.
Perché Giuseppe Di Vittorio non è stato soltanto un sindacalista. È stato un uomo che ha trasformato la sofferenza in coscienza, l'umiliazione in dignità, la solitudine dei più deboli in una grande esperienza collettiva di emancipazione.
E forse è proprio da qui che dobbiamo cominciare: da una domanda semplice, ma decisiva.
Che cosa significa, davvero, restituire dignità a una persona?
Significa riconoscerle il diritto di non essere invisibile. Significa impedire che la povertà diventi una colpa, che il lavoro diventi una condanna, che la nascita in una famiglia povera determini per sempre il destino di un essere umano.
Significa dire a chi è stato abituato a chinare la testa che la sua vita ha lo stesso valore di quella di chiunque altro.
Di Vittorio questo non lo imparò soltanto sui libri. Lo imparò nella carne della vita.
Nacque nel mondo duro dei braccianti, in una terra nella quale il lavoro agricolo era spesso fatica senza diritti, dipendenza senza libertà, sacrificio senza riconoscimento. Conobbe presto il peso delle disuguaglianze e l'ingiustizia di un ordine sociale nel quale chi lavorava con le proprie mani poteva essere considerato necessario per produrre ricchezza, ma non abbastanza importante da meritare rispetto.
La sua grandezza comincia lì.
Non nel momento in cui raggiunse i vertici del sindacato. Non quando divenne una figura autorevole della vita pubblica. Ma quando comprese, attraverso la propria esperienza, che la sofferenza individuale non è sempre un destino privato: molte volte è il risultato di un'ingiustizia collettiva.
E che, se gli uomini restano soli, il potere può renderli deboli. Ma se imparano a riconoscersi, a unirsi, a lottare insieme, possono diventare protagonisti della propria storia.
Di Vittorio ha insegnato agli ultimi che non dovevano chiedere il permesso di essere persone.
Questa è la lezione più profonda della sua vita.
Non la promessa di una strada facile. Non l'illusione che la giustizia arrivi spontaneamente. Ma la consapevolezza che i diritti nascono quando qualcuno trova il coraggio di rivendicarli e quando una comunità decide di non lasciare indietro nessuno.
Ecco perché la sua vicenda continua a parlarci.
Perché, se guardiamo intorno a noi, dobbiamo riconoscere che molte delle domande che animarono le sue battaglie sono ancora aperte.
Il lavoro non può essere soltanto sopravvivenza
Il lavoro dovrebbe essere il luogo nel quale una persona realizza le proprie capacità, contribuisce alla vita della comunità, costruisce il futuro della propria famiglia e trova riconoscimento per ciò che fa.
Eppure, ancora oggi, troppe persone lavorano senza sentirsi sicure. Troppe vivono con il timore che domani possa mancare il salario, che un contratto non venga rinnovato, che un infortunio possa spezzare una vita, che anni di sacrifici non siano sufficienti a garantire un'esistenza dignitosa.
Ci sono giovani che studiano, si impegnano, si preparano e poi sono costretti a partire, non perché non amino la propria terra, ma perché non riescono a trovare qui le condizioni per costruire il proprio futuro.
Ci sono lavoratrici che sostengono il peso di professioni essenziali e ricevono ancora troppo poco riconoscimento. Ci sono persone impiegate in lavori precari, invisibili, talvolta pericolosi. Ci sono uomini e donne che lavorano e tuttavia restano poveri.
E allora dobbiamo avere il coraggio di dirlo: non ogni lavoro è automaticamente dignitoso soltanto perché è lavoro.
La dignità richiede sicurezza, diritti, una retribuzione giusta, rispetto, possibilità di crescita. Richiede che la persona non venga ridotta a un costo da contenere, a un numero da spostare, a una prestazione da sfruttare fino a quando risulta conveniente.
La lezione di Di Vittorio ci invita a guardare il lavoro dal punto di vista di chi lo svolge, non soltanto da quello di chi ne raccoglie i risultati.
Ci invita a domandarci non soltanto quanto produciamo, ma quale società stiamo costruendo attraverso il modo in cui produciamo.
Perché una società può diventare più ricca e, nello stesso tempo, più ingiusta. Può aumentare la propria capacità tecnologica e lasciare indietro una parte dei suoi cittadini. Può celebrare il progresso e dimenticare le persone che quel progresso lo rendono possibile.
Il vero progresso, invece, si misura anche da questo: dalla condizione di chi ha meno potere, meno risorse, meno voce.
Se chi sta peggio continua a stare peggio, se chi lavora non riesce a vivere serenamente, se un giovane non può immaginare il proprio domani, allora abbiamo ancora molta strada da percorrere.
E il pensiero di Di Vittorio non ci permette di considerarci assolti.
Il sindacato: trasformare la solitudine in comunità
C'è un'altra eredità di Di Vittorio che merita di essere ricordata con particolare forza.
Il sindacato, nella sua visione più alta, non è semplicemente un'organizzazione che tratta contratti, stipendi e condizioni di lavoro. È uno strumento attraverso il quale le persone scoprono di non essere sole.
Pensiamo a un lavoratore che subisce un'ingiustizia e non sa a chi rivolgersi. A una donna che teme di perdere il posto se denuncia un abuso. A un giovane che accetta condizioni inaccettabili perché crede di non avere alternative. A un lavoratore straniero che non conosce la lingua, non conosce i propri diritti e ha paura di essere espulso dal mondo del lavoro se alza la voce.
In quei momenti, la solidarietà smette di essere una parola astratta.
Diventa una presenza concreta. Diventa qualcuno che ascolta, che informa, che accompagna, che difende. Diventa la certezza che la dignità di una persona non dipende dalla sua capacità di affrontare da sola le difficoltà.
Ecco il significato più autentico dell'organizzazione collettiva: non sostituirsi alle persone, ma renderle più forti. Non parlare sempre al loro posto, ma aiutarle a conquistare la possibilità di parlare con la propria voce.
Naturalmente, anche il sindacato deve interrogarsi, rinnovarsi, essere capace di raggiungere chi oggi rischia di restare ai margini delle forme tradizionali di rappresentanza.
Il lavoro è cambiato. Sono cambiate le fabbriche, le campagne, le professioni, le tecnologie e le forme di precarietà. Ma il bisogno di essere rispettati non è cambiato.
Per questo, essere fedeli a Di Vittorio non significa limitarsi a ricordare le sue parole o a celebrare le sue conquiste.
Significa avere il coraggio di stare dove il bisogno è più forte, anche quando è più difficile. Significa non abituarsi all'ingiustizia. Significa ascoltare chi non ha voce e costruire risposte per chi non ha potere.
La memoria di un grande sindacalista diventa viva soltanto quando si trasforma in una responsabilità per il presente.
Cittadino del mondo: nessuna dignità ha una frontiera
Il sottotitolo del libro che oggi presentiamo contiene una parola di straordinaria attualità: internazionalismo.
E il titolo ci consegna un'espressione ancora più potente: cittadino del mondo.
In queste parole c'è una visione dell'umanità che supera i confini geografici, le differenze di provenienza e le appartenenze particolari.
Di Vittorio maturò la convinzione che i lavoratori condividessero una condizione e una speranza che non potevano essere separate da una frontiera. Chi lavorava nelle campagne italiane e chi lavorava altrove potevano vivere esperienze differenti, ma riconoscersi nella medesima aspirazione alla libertà, alla sicurezza e al rispetto.
Essere internazionalisti non significa rinunciare alla propria terra. Significa amarla abbastanza da non trasformare l'amore per essa in ostilità verso gli altri.
Significa comprendere che la dignità umana non aumenta quando viene negata a qualcun altro.
Oggi questa lezione è essenziale.
Viviamo in un tempo nel quale la paura può essere facilmente trasformata in diffidenza, e la diffidenza in ostilità. Le persone vengono talvolta messe le une contro le altre: lavoratori contro lavoratori, italiani contro stranieri, giovani contro anziani, chi ha poco contro chi ha ancora meno.
Ma dobbiamo chiederci: a chi giova una società nella quale i più fragili vengono convinti che il proprio nemico sia un altro fragile?
Il lavoratore italiano e il lavoratore straniero non devono essere messi in competizione per chi accetta il salario più basso. Devono poter contare su diritti e tutele che impediscano a chiunque di essere sfruttato.
La risposta all'ingiustizia non è abbassare la dignità di qualcun altro. È estendere i diritti, rafforzare le protezioni, costruire condizioni più giuste per tutti.
Questo non cancella le difficoltà, non elimina i conflitti, non risolve magicamente le differenze. Ma stabilisce un principio irrinunciabile: nessuna persona deve essere privata dei propri diritti fondamentali per la propria origine.
Essere cittadini del mondo significa riconoscere che dietro ogni confine c'è una vita, dietro ogni migrazione c'è una storia, dietro ogni lavoratore c'è una persona che spera di poter vivere senza paura.
E significa capire che la solidarietà non è una debolezza. È una forma superiore di forza civile.
La democrazia vive nella dignità delle persone
Non possiamo ricordare Di Vittorio senza ricordare il valore della democrazia.
La democrazia non è soltanto il diritto di votare. È anche la possibilità concreta di partecipare, di essere ascoltati, di non subire il ricatto del bisogno, di vivere senza essere costretti a scegliere tra il pane e la libertà.
Una persona che ha paura di perdere il lavoro può sentirsi meno libera di denunciare un'ingiustizia. Una persona schiacciata dalla precarietà può avere meno tempo e meno energie per partecipare alla vita pubblica. Una comunità nella quale troppi cittadini si sentono abbandonati rischia di perdere fiducia nelle istituzioni e nella possibilità stessa del cambiamento.
Ecco perché i diritti sociali e la democrazia non sono questioni separate.
Si sostengono a vicenda.
La democrazia ha bisogno di cittadini liberi, e la libertà diventa fragile quando mancano le condizioni materiali per esercitarla.
Di Vittorio, con il suo percorso umano e politico, ci ricorda che la conquista dei diritti non è mai soltanto una questione economica. È una questione di cittadinanza, di partecipazione, di dignità.
Per questo il suo messaggio interpella anche la politica, le istituzioni, il mondo della cultura, le associazioni e ciascuno di noi.
Ci chiede se siamo capaci di costruire una società nella quale il valore di una persona non sia stabilito dal reddito che possiede, dal lavoro che svolge, dal luogo in cui è nata o dalla forza con cui riesce a imporsi.
Ci chiede se vogliamo una comunità che giudica le persone in base a quanto valgono sul mercato oppure una comunità che riconosce in ogni essere umano un valore che non può essere comprato né venduto.
È una domanda antica, ma non ha mai smesso di essere urgente.
Agropoli, il Cilento e la memoria che diventa futuro
E permettetemi di soffermarmi sul significato di essere qui, ad Agropoli, in una terra come il Cilento.
Una terra che conosce il valore del lavoro, il legame con la propria comunità, la fatica di costruire un futuro e il dolore di vedere tanti giovani partire per cercare altrove opportunità che vorrebbero trovare qui.
Una terra che porta nella propria storia la dignità delle persone semplici, la cultura del sacrificio, il valore delle relazioni e il desiderio di non perdere il legame con le proprie radici.
Ricordare Giuseppe Di Vittorio in questo luogo significa, dunque, parlare anche di noi.
Significa interrogarci sul futuro delle nostre comunità, sulla qualità dell'occupazione, sulla possibilità di dare ai giovani ragioni concrete per restare, sulla necessità di non lasciare sole le persone anziane, i lavoratori fragili, le famiglie in difficoltà.
Non possiamo chiedere ai giovani di amare la propria terra se non siamo capaci di offrirgli una prospettiva.
Non possiamo parlare di sviluppo se non ci domandiamo chi ne beneficia e chi ne resta escluso.
Non possiamo difendere le tradizioni se dimentichiamo il principio di solidarietà che ha permesso alle comunità di attraversare le stagioni più difficili.
La memoria, se è autentica, non ci fa soltanto guardare indietro. Ci obbliga a guardare avanti con maggiore responsabilità.
Ed è bello che questa occasione nasca intorno a un libro, perché i libri hanno una funzione preziosa: restituiscono complessità alle persone, impediscono che la storia venga ridotta a uno slogan, ci aiutano a comprendere che dietro le grandi conquiste ci sono vite, sacrifici, errori, coraggio e scelte difficili.
Per questo desidero rivolgere un ringraziamento a Michele Colucci, autore di questa biografia, per il lavoro di ricerca e di ricostruzione storica che rende possibile questo incontro.
Studiare la vita di Di Vittorio significa non soltanto conoscere meglio un protagonista del Novecento, ma anche recuperare gli strumenti per comprendere le contraddizioni del nostro tempo.
E significa offrire alle nuove generazioni una storia nella quale possano trovare non un modello da ripetere meccanicamente, ma una domanda da raccogliere: che cosa possiamo fare noi, oggi, per rendere il mondo più giusto?
La vera eredità è ciò che scegliamo di fare
Care amiche, cari amici,
Care compagne, cari compagni,
vorrei avviarmi alla conclusione tornando a quell'uomo che, partendo da una condizione di povertà e di esclusione, riuscì a diventare una delle voci più autorevoli del lavoro italiano.
La sua storia contiene una grande lezione di speranza, ma non una speranza ingenua.
Ci insegna che le condizioni di partenza non devono diventare una condanna. Che le persone possono cambiare il corso delle cose. Che nessuna conquista importante nasce senza impegno, senza organizzazione, senza sacrificio e senza la capacità di guardare oltre il proprio interesse immediato.
Ma ci insegna anche che nessuna conquista è definitiva.
I diritti possono essere indeboliti. La solidarietà può essere dimenticata. Le disuguaglianze possono riprodursi sotto forme nuove. La memoria può trasformarsi in una cerimonia vuota se non trova il coraggio di misurarsi con la realtà.
E allora il nostro compito non è semplicemente custodire il ricordo di Di Vittorio.
Il nostro compito è custodire le ragioni per le quali la sua vita ha avuto valore.
Ogni volta che difendiamo un lavoratore ingiustamente trattato, raccogliamo qualcosa della sua eredità.
Ogni volta che impediamo che una persona venga umiliata perché povera, fragile o straniera, raccogliamo qualcosa della sua eredità.
Ogni volta che sosteniamo il diritto di un giovane a costruire il proprio futuro, che chiediamo sicurezza per chi lavora, che difendiamo il valore della contrattazione e della partecipazione, che scegliamo di non voltare le spalle a chi è rimasto indietro, quella storia smette di appartenere soltanto al passato.
Diventa presente.
E c'è un'ultima cosa che vorrei dire.
Forse la grandezza di Giuseppe Di Vittorio non sta soltanto in ciò che riuscì a conquistare. Sta anche nel fatto che la sua vicenda ci ricorda quanto valore può nascere da una persona che non dimentica mai da dove viene e che non considera mai la propria emancipazione sufficiente se altri restano prigionieri dell'ingiustizia.
Questa è una lezione che riguarda tutti, anche al di là delle appartenenze politiche e sindacali.
Perché prima di essere lavoratori, dirigenti, amministratori, studiosi o cittadini di una particolare comunità, siamo esseri umani.
E la qualità di una società si misura anche dalla capacità di riconoscere l'umanità di chi ha meno forza per difenderla.
Vorrei che uscissimo da questo incontro con una convinzione: non dobbiamo avere nostalgia di un passato difficile, né idealizzare uomini che hanno vissuto in un altro tempo. Dobbiamo avere il coraggio di raccogliere le domande che quel passato ci consegna.
Dobbiamo chiederci se oggi sappiamo ancora indignarci davanti a un'ingiustizia.
Se sappiamo ancora riconoscere nel dolore di uno sconosciuto qualcosa che ci riguarda.
Se sappiamo ancora costruire legami in una società che spesso ci spinge a competere, a isolarci, a pensare soltanto a noi stessi.
E soprattutto, se siamo disposti a fare la nostra parte.
Perché la storia non cambia soltanto quando si alzano le grandi voci. Cambia anche quando le persone comuni decidono di non essere più indifferenti.
Giuseppe Di Vittorio ci ha lasciato un'eredità che non si misura soltanto nei diritti conquistati, ma nella dignità restituita agli esseri umani.
E forse il modo più autentico per onorarlo è fare in modo che nessuno, oggi, debba sentirsi invisibile.
Che nessuno debba vergognarsi della propria povertà.
Che nessuno debba rinunciare alla propria libertà per poter lavorare.
Che nessuno debba credere di essere nato per obbedire, subire e tacere.
Perché il lavoro deve dare dignità alla vita, non consumarla.
La solidarietà deve unire le persone, non dividerle.
E la democrazia deve essere la promessa concreta che ogni essere umano, qualunque sia la sua origine, possa vivere da persona libera, rispettata e uguale nei diritti.
Con questo spirito, ricordare Giuseppe Di Vittorio significa scegliere da che parte stare.
Dalla parte di chi non ha voce.
Dalla parte di chi lavora e chiede rispetto.
Dalla parte di chi lotta per un futuro migliore.
Dalla parte di chi crede che la giustizia non sia un privilegio da concedere a pochi, ma un diritto da rendere possibile per tutti.
Perché una società non è davvero grande quando i più forti possono arrivare lontano. È davvero grande quando nessuno viene lasciato solo lungo la strada.

Sebastiano Aceto

Bella partecipazione e una platea attenta ed interessata alla presentazione del libro di Michele Colucci “ Giuseppe Di V...
20/10/2026

Bella partecipazione e una platea attenta ed interessata alla presentazione del libro di Michele Colucci “ Giuseppe Di Vittorio cittadino del mondo Una biografia tra sindacato ed internazionalismo “
L’iniziativa è stata organizzata da Spi Cgil Salerno, Cgil Salerno, Auser Agropoli e Anpi Agropoli in occasione dei 120 anni della Cgil

17/10/2026
Care Compagne e cari Compagni, un vivissimo ringraziamento per la partecipazione e per aver sostenuto lo sforzo organizz...
17/10/2026

Care Compagne e cari Compagni,
un vivissimo ringraziamento per la partecipazione e per aver sostenuto lo sforzo organizzativo per la manifestazione di oggi perfettamente riuscita.
Il vostro impegno e la vostra presenza ci consente di rivendicare e richiedere diritti...tutele...giustizia sociale....democrazia e partecipazione.
Con oggi inizia un autunno che sarà pieno di impegni e manifestazioni; dobbiamo lavorare per la mobilitazione e la piena partecipazione allo sciopero generale del prossimo 20 Novembre che il nostro Segretario Generale ha oggi preannuciato dal palco di piazza del Popolo.
Lo Spi di Salerno non si farà trovare impreparato sapendo di poter contare su tutti Voi.
Ancora grazie a Voi tutti.
Nei prossimi giorni valuteremo il da farsi: lo dobbiamo fare non solo per noi ma anche e soprattutto per le nuove generazioni che oggi hanno dimostrato grande maturità e spirito combattivo.Non possono essere lasciati soli.
Noi sempre dalla stessa parte con coerenza e determinazione.
Ancora un grande GRAZIE.
Arturo Sessa, segretario generale Spi Cgil Salerno

Lo Spi Cgil di Salerno in viaggio per la Manifestazione nazionale a Roma in difesa della Costituzione: Sanità ed istruzi...
17/10/2026

Lo Spi Cgil di Salerno in viaggio per la Manifestazione nazionale a Roma in difesa della Costituzione:
Sanità ed istruzione pubbliche, Lavoro stabile e dignitoso, Fisco equo, Libertà di dissenso,
E soprattutto Pace
Questi i valori da difendere sempre ✊🟥

16/10/2026
2026: 120 anni di CGIL
12/10/2026

2026: 120 anni di CGIL

11/10/2026

Tra il 2022 e il 2025 il Governo Meloni ha sottratto ben 10 miliardi di euro dalla rivalutazione delle pensioni. Hanno fatto cassa sulla pelle dei pensionati, impoverendo milioni di famiglie.

Ma dove sono finiti questi soldi? Non certo nella sanità pubblica, che cade a pezzi, né nel potere d'acquisto dei cittadini, visti i continui tagli ai servizi essenziali.

Hanno colpito chi ha lavorato una vita senza restituire nulla al Paese. Chiediamo risposte, e pretendiamo dignità! I pensionati e le pensionate non sono un bancomat.

10/10/2026

LAVORO, PACE, AMBIENTE, WELFARE, COSTITUZIONE.
INSIEME SULLA VIA MAESTRA.

La Costituzione indica una strada precisa: un Paese fondato sul lavoro, sulla giustizia sociale, sull’uguaglianza, sulla pace. Questa strada è ancora la nostra Via Maestra. Oggi, però, l’Italia va nella direzione opposta.

La democrazia va difesa. La libertà di informazione va garantita e il diritto di manifestare, protestare e dissentire non può essere considerato un problema di ordine pubblico. I decreti sicurezza restringono gli spazi del dissenso; l’Autonomia differenziata spacca l’Italia; la controriforma elettorale aggrava la crisi di rappresentanza, compromette gli equilibri istituzionali e concentra tutto il potere nelle mani di un governo di minoranza nel Paese.

Noi scegliamo un’altra strada, la strada della Costituzione.

17 OTTOBRE ROMA
Manifestazione Nazionale
La manifestazione inizierà alle ore 13.30 con il concentramento a Piazza della Repubblica e si concluderà, dopo il corteo, a Piazza del Popolo intorno alle ore 17.00.

Indirizzo

Salerno Via Manzo 64
Salerno
84122

Orario di apertura

Lunedì 09:00 - 18:00
Martedì 09:00 - 18:00
Mercoledì 09:00 - 18:00
Giovedì 09:00 - 18:00
Venerdì 09:00 - 18:00

Sito Web

Notifiche

Lascia la tua email e sarai tra i primi a sapere quando SPI CGIL Salerno pubblica novità e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Scelte rapide

Condividi

Categoria