SPI CGIL Salerno

SPI CGIL Salerno Associazione democratica e antifascista a difesa e tutela dei diritti degli anziani e dei fragili

09/06/2026
02/06/2026
02/06/2026

"COSTITUENTI AL LAVORO. DONNE E COSTITUZIONE 1946-1947"
A CURA DELLA FONDAZIONE NILDE IOTTI
GUIDA EDITORI

"Costituenti al Lavoro.
Donne e Costituzione 1946-1947" - Guida Editore, è il libro dedicato alle Madri Costituenti che la Fondazione Nilde Iotti pubblicò nell'ottobre del 2017.
Il libro contiene il racconto delle biografie di ciascuna Madre Costituente ed i discorsi da loro svolti nelle Commissioni e in Assemblea.
Un materiale prezioso.
Potete prenotarlo in libreria oppure andare sul sito www.guidaeditori.it

BUON 2 GIUGNO!

https://www.fondazionenildeiotti.it/pagina.php?id=1431

30/05/2026

L’Italia fotografata dall’ISTAT

Mentre il governo Meloni prosegue la sua narrazione di una Italia felice, Il Rapporto annuale dell’ Istat squaderna dati economici, demografici e sociali avvenuti nel Paese con una visione di insieme ben diversa.
L’attività economica ha evidenziato come lo scorso anno : gli Stati Uniti siano cresciuti del 2,1 per cento, la Cina del 5,0 e l’area euro dell’1,4. Nell’UE27 la dinamica dell’economia è risultata modesta in Germania (+0,2 per cento) e più elevata in Francia (+0,9 per cento) e in Spagna (+2,8 per cento). Nel nostro Paese, il Prodotto interno lordo (Pil) è aumentato in termini reali dello 0,5 per cento, dopo lo 0,8 per cento del 2024. La crescita è stata sostenuta dalla domanda nazionale (+1,5 punti percentuali), trainata dai consumi delle famiglie (+1,0 per cento).
Le prospettive economiche per il 2026 risentiranno delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che hanno già determinato una forte risalita dei prezzi energetici e una ripresa dell’inflazione. La stima preliminare del Pil italiano per il primo trimestre ha indicato una variazione positiva dello 0,2 per cento rispetto ai tre mesi precedenti e una crescita acquisita per il 2026 pari allo 0,5 per cento.

La popolazione residente in Italia continua a subire cambiamenti. Nell’ultimo decennio la popolazione è diminuita di oltre un milione di unità (da 60,2 milioni al 1° gennaio 2016 a 58,9 milioni al 1° gennaio 2026). Il saldo naturale, infatti, continua a essere negativo (-296 mila unità) ed è compensato da un saldo migratorio positivo della medesima entità (+296 mila unità).
Nel 2025, la popolazione è stabile al Centro e in aumento al Nord, mentre diminuisce al Sud e nelle Isole. Anche le Aree Interne perdono popolazione, specialmente quelle del Mezzogiorno. Gli stranieri residenti salgono di numero, arrivando a rappresentare il 9,4 per cento della popolazione.

Come è noto, l’Italia è caratterizzata da una struttura demografica fortemente sbilanciata. Al 1° gennaio 2026 l’età media della popolazione residente è di 47 anni. I giovani fino a 14 anni costituiscono l’11,6 per cento della popolazione, mentre gli individui di 65 anni e più sono arrivati a rappresentare il 25,1 per cento del totale. Il calo delle nascite è alimentato, oltre che dalla minore propensione ad avere figli, anche dalla ridotta consistenza delle generazioni in età riproduttiva. Nel 2025 le nascite si attestano a 355 mila unità, in calo del 3,9 per cento rispetto all’anno precedente; il numero medio di figli per donna tocca un minimo storico di 1,14, collocando l’Italia tra i paesi europei con la fecondità più bassa. Le donne diplomate o laureate, per esempio, presentano livelli di fecondità meno elevati. Si riduce la quota di 18-49enni che esprimono l’intenzione di avere un figlio (dal 50,7 per cento del 2003 al 45,3 per cento del 2024), frenati da incertezze economiche e lavorative. In Italia, nel periodo 2015-2024, il saldo migratorio dei cittadini italiani è rimasto negativo, determinando una perdita netta di circa 590 mila residenti italiani. Al contrario, i saldi migratori degli stranieri sono risultati ampiamente positivi in tutte le classi di età. Nel 2024, tra i giovani di 25-34 anni in possesso almeno della laurea, gli espatri (25 mila) hanno superato ampiamente i rimpatri (oltre 4 mila), determinando una perdita secca di quasi 21 mila giovani altamente istruiti. Le stime relative al 2023 mostrano tuttavia che alla perdita netta di giovani italiani laureati (-16 mila) si affianca un saldo positivo di giovani stranieri con analoghe caratteristiche (+19 mila), che porta in positivo il bilancio complessivo dei giovani 25-34enni qualificati (+3 mila). La perdita di capitale umano qualificato penalizza in particolare il Mezzogiorno che, anche nel 2024, sconta un doppio svantaggio, con flussi in uscita sia verso l’estero sia verso il Centro-nord non compensati dalle entrate.

Due terzi delle famiglie sono ormai composte al massimo da due persone, mentre quelle più numerose (almeno 5 componenti) rappresentano solo il 4,1 per cento del totale. La famiglia classica, coppia con figli, ha subito una drastica contrazione, passando in trent’anni dal 47,9 per cento al 28,4 per cento. Parallelamente, si osserva un incremento delle coppie non coniugate (con o senza figli).
Nel biennio 2024-2025, le famiglie composte da una sola persona rappresentano oltre un terzo del totale (37,1 per cento) cioè 9,9 milioni di individui.

Gli anziani (over 65) costituiscono ancora il 46,5 per cento delle persone che vivono sole (prevalentemente donne vedove), tra le persone sole i separati/divorziati sono il 24,7 per cento. La grande maggioranza delle persone sole dichiara di avere almeno una persona non convivente su cui contare (83,7 per cento), anche se la quota si riduce con l’avanzare dell’età, in particolare tra gli individui con almeno 75 anni (78,2 per cento).
Il calo della fecondità ha portato a un aumento della quota di figli unici. Ne consegue che nel 2024 solo il 21,2 per cento dei figli unici impegnati nell’assistenza ai genitori anziani può condividere il carico con altre persone.

Le disuguaglianze economiche rimangono. Nel 2025 marzo quasi 11 milioni di individui sono a rischio di povertà, un quinto della popolazione dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà e oltre un quarto ha difficoltà a fare fronte a spese impreviste. Nel 2024 la povertà assoluta interessa 5,7 milioni di persone per un totale di 2,2 milioni di famiglie (8,4 per cento), con un’incidenza che sale fortemente tra le famiglie di soli stranieri (35,2 per cento) e quelle composte da almeno 5 componenti con figli minori (22,3 per cento).
Il Mezzogiorno continua a registrare il valore più elevato (10,5 per cento delle famiglie), con una crescita nelle Isole al 13,4 del 2024.
Il titolo di studio emerge come il principale fattore di protezione: la povertà assoluta colpisce il 15,1 per cento delle persone di 25 anni e più con al massimo la licenza media contro il 2,3 per cento dei laureati.
Nel 2025 l’incapacità di riscaldare adeguatamente l’abitazione o di utilizzare servizi energetici essenziali è invece in aumento, dal 7,7 per cento nel 2022 al 9,1 per cento nel 2024. Il ceto medio, definito internazionalmente (OCSE), rappresenta il 61,2 per cento dei residenti in Italia nel 2025. La maggiore diffusione si osserva al Nord, mentre al Sud e nelle Isole è più elevata la popolazione a rischio di povertà. Nel periodo 2014-2024, l’andamento del reddito familiare mostra come la dinamica reddituale del ceto medio sia stata decisamente meno sostenuta di quella della classe abbiente ma anche del ceto più basso.

Nell’ultimo trentennio si è registrato un miglioramento delle condizioni di salute degli anziani, sempre più istruiti e orientati a stili di vita salutari. Con l’ingresso nell’età anziana delle numerose coorti di baby boomer, aumenta la quota di popolazione affetta da multimorbilità (almeno due malattie croniche): nel 2025 si tratta del 22,8 per cento della popolazione che vive in famiglia, pari a 12,8 milioni di persone. Il carico di malattia, sotto il profilo del titolo di studio, mostra una forte polarizzazione: tra i meno istruiti, il rischio di limitazioni gravi aumenta del 72,0 per cento rispetto ai laureati.
Anche la sopravvivenza della popolazione mostra differenziali significativi per titolo di studio. Nel 2022 la speranza di vita a 30 anni è inferiore di 4,2 anni tra gli uomini con basso livello di istruzione rispetto ai laureati, e di 2,8 anni tra le donne. Queste differenze sono attribuibili in gran parte alle disuguaglianze nella mortalità tra i 30 e i 69. Il divario si amplifica ulteriormente considerando la dimensione geografica: a 30 anni, un uomo con bassa istruzione residente nelle Isole ha una speranza di vita residua inferiore di 5,7 anni rispetto a quella di un coetaneo laureato del Nord-est. Le Aree Interne, dove vive oltre un quinto della popolazione, mostrano una crescente marginalizzazione. Nel 2023 gli individui con meno di 75 anni che risiedono nelle Aree Interne, rispetto a coloro che vivono nelle Aree centrali, vedono tassi di ospedalizzazione più elevati, un minore ricorso alle prestazioni ambulatoriali e viaggi fuori regione per le cure ospedaliere. Le differenze osservate riflettono anche disuguaglianze strutturali nell’offerta sanitaria territoriale.

Il finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale (131,3 miliardi nel 2023 e 136,7 miliardi nel 2024) presenta differenze regionali significative. Regioni con alta prevalenza di cronicità, come Calabria e Basilicata, ricevono finanziamenti pro capite inferiori alla media e situazioni analoghe si riscontrano nella spesa socioassistenziale dei Comuni, che nel 2023 si attesta a 76 euro per abitante del Sud contro i 177 euro del Nord-est. Per gli interventi e i servizi sociali destinati alle persone anziane, il calo della spesa (di oltre 80 milioni), è stato seguito da un aumento a partire dal 2022. Tuttavia, il progressivo invecchiamento demografico ha indotto la riduzione della spesa media pro capite (da 105 euro nel 2013 a 96 euro nel 2023), con il Sud che spende meno della metà rispetto al Centro e al Nord-ovest.

(fonte ISTAT a cura di SPI Cgil Salerno)

In partenza per  Cuba, i farmaci e i presidi sanitari  donati alla popolazione cubana dallo Spi Cgil di SalernoSolidarie...
21/05/2026

In partenza per Cuba, i farmaci e i presidi sanitari donati alla popolazione cubana dallo Spi Cgil di Salerno
Solidarietà e vicinanza ad un popolo che soffre ❤️✊🟥

18/05/2026

✊ Puoi firmare online per due proposte di legge di iniziativa popolare.

🏥 SALUTE – Più risorse per il Servizio Sanitario Nazionale, più personale, meno liste d’attesa. Il diritto alla salute non può restare sulla carta.

👷 APPALTI – Stesso lavoro, stessi diritti. Stop alle catene di subappalti, più responsabilità per i committenti, più sicurezza.

Firmare è semplice, gratuito e si fa online in pochi minuti con SPID o CIE.
📝 Firma per la SALUTE:
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500013
📝 Firma per gli APPALTI:
https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6500000

Condividi. Ogni firma conta. 🟥

Agropoli, sabato 16 maggio 2026, avviata la campagna di raccolta firme per la presentazione di due leggi di iniziativa p...
16/05/2026

Agropoli, sabato 16 maggio 2026, avviata la campagna di raccolta firme per la presentazione di due leggi di iniziativa popolare sulla Sanità e sugli Appalti 🟥✊

Indirizzo

Salerno Via Manzo 64
Salerno
84122

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Martedì 09:00 - 18:00
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