16/06/2026
Cosa significhi oggi vivere a Gaza è quello che abbiamo cercato di immaginare più concretamente domenica 14 giugno in Piazza Cesare Battisti, attraverso le riflessioni e i numerosi contributi degli ospiti, impreziositi dalla cornice musicale offerta da Gianni Nicastro e dal gruppo pop-jazz "Cantina Club".
In apertura, Marika Creatore e Amira Abuamra hanno interpretato "La maledizione della sopravvivenza", di Ruba Al Sharif, giovane poetessa gazawi che ha esaltato la necessità della memoria nonostante il peso lacerante del lutto. Katia D'Errico ha raccontato, attraverso l'intervista a Giovanna Fotia, Direttrice Paese di We World, come le crisi umanitarie aggravino l'oppressione femminile, richiedendo un ripensamento degli spazi e delle modalità di accesso delle donne ai servizi offerti dalle reti sociali e di solidarietà.
Il documentario "Everyday in Gaza" ha mostrato l'arduo ritorno alla normalità per un popolo costretto a continui spostamenti, in uno scenario sempre piu' devastato. Il punto sulla situazione attuale è spettato al giornalista Gianni Nicastro, che ha ricordato cifre ed effetti collaterali del genocidio, all'indomani della tregua armata dello scorso ottobre; Flavio Luperto, coordinatore regionale Emergency, ha illustrato il quadro emergenziale in cui lavora ancora oggi il personale medico, tra razionamenti di farmaci e strumenti chirurgici derubricati ad "oggetti a doppio uso" potenzialmente pericolosi dalle forze di occupazione. A conclusione degli interventi, Amira Abuamra, attivista palestinese, ha sottolineato come una storica resilienza abbia permesso ai palestinesi di non soccombere sotto il peso di attacchi e deportazioni da numerosi decenni, rinnovando ad ogni offesa e umiliazione il suo diritto ad esistere e ad opporre la vita alla morte. Quanto l'impunità e le alleanze con i paesi occidentali di cui gode il governo israeliano costituiscano un pericolo anche per noi è il monito rivolto da Abuamra al termine del suo intervento. Una riflessione sulle possibili ritorsioni, anche nei paesi occidentali, di una politica militarista e neo-coloniale diventa sempre più urgente e impone a tutti noi una netta opposizione alla politica del riarmo e delle liste di leva rilanciata dal nostro governo.