08/06/2026
Intervengo come Presidente di Roncade Wiva, associazione dei commercianti di Roncade.
Ovviamente non posso parlare a nome di tutte le attività della provincia, ma certamente posso riportare ciò che vivono quotidianamente molti dei nostri associati.
Leggendo dell'assemblea e del nuovo "patto territoriale" proposto da Confartigianato, trovo quasi curioso che ai tavoli siedano sempre dirigenti, presidenti, amministratori, sindaci e rappresentanti istituzionali, mentre troppo spesso mancano coloro che ogni mattina alzano la serranda, accendono le luci e devono fare quadrare i conti.
Esiste una grande differenza tra parlare di impresa e vivere l'impresa.
Ci sono negozi gestiti da un solo titolare che lavora dodici ore al giorno. Ci sono attività con dipendenti, turnazioni, adempimenti burocratici e costi sempre più elevati. Ci sono attività in franchising che devono rispettare obiettivi e vincoli imposti da gruppi nazionali. Realtà vicine geograficamente ma profondamente diverse nella loro gestione quotidiana.
Negli ultimi anni ho visto molti Comuni parlare di promozione del territorio confondendola però con il sostegno al commercio locale. Sono due cose diverse.
Promuovere un territorio significa renderlo attrattivo. Aiutare il commercio significa creare strumenti concreti affinché le attività possano crescere, innovarsi e rimanere aperte.
Troppo spesso si investe in manifestazioni ed eventi dove i benefici economici finiscono principalmente a soggetti esterni incaricati dell'organizzazione, mentre le attività del territorio ricevono ricadute limitate o difficili da misurare.
Se il sistema stesse funzionando davvero, probabilmente non assisteremmo a una continua chiusura di negozi e attività nonostante anni di DUC, bandi, contributi e decine di milioni di euro stanziati per sostenere il commercio di vicinato.
Forse il problema non è soltanto quante risorse vengono messe a disposizione, ma come vengono utilizzate e soprattutto quali risultati producono.
Molti bandi prevedono contributi importanti, ma spesso richiedono alle imprese di anticipare somme considerevoli o di rivolgersi alle banche. Per una grande azienda può essere normale amministrazione. Per una piccola attività può essere semplicemente impossibile.
È qui che si percepisce la distanza tra chi scrive le regole e chi deve applicarle.
Per questo credo che giornate come queste dovrebbero coinvolgere maggiormente cittadini, commercianti, artigiani e imprenditori di ogni dimensione. Non per fare passerella, ma per ascoltare chi vive il territorio ogni giorno.
Perché una città senza commercio perde servizi, perde socialità, perde sicurezza e perde valore anche dal punto di vista immobiliare.
Le attività economiche non sono soltanto partite IVA. Sono presidi sociali, punti di riferimento e spesso l'anima stessa delle nostre comunità.
E forse il vero patto territoriale dovrebbe partire proprio da qui.