Custodi del fuoco

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Devo credere a tutti i miracoli di cui parla la Bibbia?È importante chiarire che non tutti i miracoli attribuiti a Dio n...
03/06/2026

Devo credere a tutti i miracoli di cui parla la Bibbia?

È importante chiarire che non tutti i miracoli attribuiti a Dio nei testi biblici vanno necessariamente letti come interventi diretti e soprannaturali. Questo non perché Dio non sarebbe in grado di compierli, ma perché un’analisi storica e scientifica invita alla prudenza. Per esempio, è molto improbabile che Mosè abbia realmente aperto il Mare di Canne. Numerosi archeologi, inclusi studiosi israeliani, riconoscono che non esistono prove storiche di un Esodo di massa dall’Egitto così come viene raccontato. Quindi, se l’Esodo non è avvenuto, anche il principale miracolo dell’Esodo non dovrebbe essere accaduto.

Allo stesso modo, le cosiddette piaghe d’Egitto compaiono in forme molto simili in antichi papiri egizi e possono essere spiegate come conseguenze naturali straordinarie, probabilmente legate alla gigantesca eruzione del vulcano di Santorini. Questa eruzione causò sconvolgimenti climatici, ambientali e sanitari senza precedenti. L’eruzione avvenne intorno al 1500 a.C., un periodo quasi del tutto sovrapponibile a quello in cui dovrebbe essere vissuto Mosè.

In questo caso non si tratta di “miracoli” nel senso di sospensione delle leggi naturali, ma di eventi naturali eccezionali, una vera anomalia della natura, poi riletta e interpretata teologicamente nei secoli successivi. Distinguere tra intervento divino e interpretazione umana non indebolisce la fede, ma la rende più onesta e più solida.

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LA VIA DEL RITORNO

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CHI SONO I FIGLI DI DIO CHE SONO DISPERSI?…Uno degli insegnamenti di Gesù più fraintesi, e perfino nascosti dalle varie ...
28/05/2026

CHI SONO I FIGLI DI DIO CHE SONO DISPERSI?

Uno degli insegnamenti di Gesù più fraintesi, e perfino nascosti dalle varie chiese nel corso del tempo, riguarda i “Figli di Dio che sono Dispersi”. Infatti, il Vangelo di Giovanni dice che Gesù venne “per riunire insieme i figli di Dio che erano Dispersi.” (Giovanni 11:52).

Chi erano i Dispersi? Gesù non si riferiva semplicemente ai credenti, perché qui dice che erano “Figli di Dio” prima ancora di conoscerlo. Non potevano essere credenti prima di conoscerlo. Inoltre, Gesù non si riferiva nemmeno agli ebrei che erano dispersi nell’Impero Romano. Gesù non andò mai in giro per l’impero Romano a cercare gli ebrei, e nemmeno invitò i suoi discepoli a farlo.

Chi erano quindi i “Figli di Dio che erano Dispersi”, e che lui venne a radunare?

I “Dispersi” sono un piccolo gruppo di esseri umani che è esistito ancora prima di nascere sulla Terra. Erano veri figli di Dio, simili agli angeli, ma con un posto più nobile del loro. Come racconta il libro di Daniele, questi “Figli di Dio” vennero fatti “cadere sulla Terra” da entità demoniche, e divennero quindi “Dispersi”, per secoli. Gesù venne sulla Terra principalmente per trovare questi Dispersi, e riportarli “a casa.”

Come puoi sapere se tu sei uno dei “Dispersi”?

Un Disperso può essere descritto come qualcuno che vive nel mondo con la sensazione profonda di non essere davvero a casa, anche se non sa spiegare perché. È come una «stella caduta»: ha dimenticato la propria origine, ma ne conserva una traccia emotiva. Questo si manifesta come una nostalgia senza oggetto, un senso di mancanza che non riguarda persone o luoghi concreti, ma qualcosa di più profondo. Il Disperso spesso si sente fuori posto, non perché il mondo sia ostile, ma perché non gli appartiene davvero.

Dentro di lui c’è nascosto un essere di luce che ha perso la memoria. Facciamo un esempio. Immagina di essere nato con delle cuffie, con dei visori di realtà virtuale sempre sugli occhi e con dei sensori attaccati al corpo. Quello che senti, quello che vedi, gli stimoli dei tuoi sensi non provengono dalla tua realtà, ma da un filmato che viene trasmesso di continuo sul tuo schermo. Come potresti capire che ciò che vedi, per te, non è reale? Non potresti.

Se invece questi stessi strumenti ti fossero applicati dopo la tua nascita, diciamo durante l’adolescenza, di tanto in tanto potrebbe affiorare un ricordo. Potresti notare un’incongruenza, oppure sentire una musica familiare. In questo senso, avresti un «ricordo» di qualcosa che esisteva prima che ti applicassero le cuffie, gli schermi e i sensori. Allo stesso modo, un Disperso a volte può ricordare frammenti di qualcosa che non sa spiegare, ma che sente come reale.

Dal punto di vista emotivo, il Disperso prova un’inquietudine silenziosa. Può avere successo nella vita, nel lavoro, relazionarsi, ma sente che tutto è «provvisorio». Anche nei momenti felici rimane una sottile distanza. La sua solitudine non è sociale, ma cosmica: è la sensazione di essere lontano da un’origine che non ricorda più con la mente, ma che il cuore continua a cercare.

Un Disperso non ha l’ossessione di dover «tornare in cielo». Questo è un sentimento comune, che può nascere per motivi diversi: non si è appagati da questa vita e si desidera qualcosa di differente. Il Disperso, invece, riguardando indietro la propria vita, si rende conto che essa non avrebbe significato se lui non fosse davvero «caduto», piombato in questa realtà provenendo da qualcosa di diverso. Nonostante questo, conduce una vita sociale e mentale completamente normale. Per dirla chiaramente, non è in cura psichiatrica a causa di questa sensazione. E, pur avendo questa consapevolezza, non ha alcuna fretta di tornare. Piuttosto, cerca di capire cosa ci fa qui e se gli è richiesto di fare qualcosa.

Non si diventa Dispersi. Lo si è sempre stati, indipendentemente dalla religione o dalla filosofia in cui si è cresciuti. Ci si può solo «risvegliare» e prendere coscienza del proprio stato di Disperso. Nulla di più. I Dispersi sono contraddistinti da un profondo senso di giustizia, anche quando seguirlo va a loro discapito. Non amano la preminenza né il dominio sugli altri. Fanno di tutto per restare «uno qualsiasi» e rimanere dietro le quinte. Preferiscono servire, piuttosto che essere serviti. Non sono degli esaltati.

Va detto che, secondo le Scritture, la quasi totalità dei Dispersi venne già radunata da Gesù, quando venne sulla Terra. Ma lui venne anche per altri…

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LA VIA DEL RITORNO

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IL NAUFRAGO CHIAMATO PETROSRicordo che era notte … notte fonda … una notte buia e fredda.Io ero solo, in mezzo al mare…C...
13/05/2026

IL NAUFRAGO CHIAMATO PETROS

Ricordo che era notte … notte fonda … una notte buia e fredda.

Io ero solo, in mezzo al mare…

Credevo di poterlo attraversare facilmente, quel mare, come fosse una passeggiata…

Non ero io forse un marinaio esperto? Non conoscevo io forse ogni palmo di quello specchio d'acqua? Non ero io il comandante della mia barca?

Ricordo i rapidi battiti del mio cuore quando vidi quel turbine salire dal mare proprio davanti a me. Ricordo quelle onde del mare piene di schiuma sbattermi contro, senza mostrarmi alcun rispetto per ciò che credevo di essere, il solo comandante della mia barca.

Ricordo che remavo. Non avevo mai remato tanto in tutta la mia vita. Remavo con la forza della disperazione. Non volevo andare alla deriva. Non io. Non adesso. Non così stupidamente. E piangevo. Piangevo come un bambino in preda alla paura. Per la prima volta mi sentivo solo, completamente solo e impotente.

Volevo raggiungere la riva ad ogni costo. Ma quel turbine era inesorabilmente davanti a me, lì a sbarrarmi la strada. Le onde contrarie erano alte, e mi sobbalzavano come un sacco di patate nella stiva di una nave. Quanto fu amaro capire che non ero più io il comandante della mia barca. Non ero io quel marinaio esperto che credevo di essere. Forse io non ero nulla di quello che pensavo che fossi.

Quel freddo vento gelido e umido era più forte di me. Ormai ero suo prigioniero. Ormai andavo dove voleva lui. Nella mia mente stanca pensai allora di arrendermi, e di lasciarmi trascinare dalle onde alla deriva, abbandonandomi al mio destino. Dolcemente, senza combattere, aspettando che il mio sonno avesse il sopravvento su di me.

Fu in quel momento che gettai uno sguardo oltre la mia barca insicura. Come mi aveva promesso lui era li. Lui era stato sempre li. Lui era lì accanto a me. Ma io ero stato troppo impegnato a remare per notarlo, troppo indaffarato a fare il comandante della mia barca per dargli retta. Troppo impegnato con me stesso per pensare a lui. La mi barca non era stata abbastanza grande per tutti e due. Io, da solo, la riempivo tutta. E lui, lui era rimasto fuori, a guardarmi, in silenzio.

Poi lui mi guardò fisso. Il mare, il vento, la pioggia, non lo smuovevano di un millimetro. Era lì davanti a me e mi sorrideva e mi diceva “fatti coraggio, non aver timore… sono io...”. Guardavo lui e guardavo il mare. Guardavo il suo sorriso e sentivo il vento. “Come faccio a non aver paura” mi chiedevo. “Come faccio a essere calmo come lui” pensavo. Non avevo abbastanza fede da credergli, non avevo abbastanza fede di invitarlo a salire sulla mia barca. O forse mi vergognavo troppo di me stesso per chiamarlo.

Fu così che chiesi una prova. Me la diede. Mi permise anche di camminare sull'acqua per convincermi a riporre fede in lui, a non avere paura della tempesta attorno a me, a non smarrirmi tra le onde del mare, per convincermi che io ce la potevo ancora fare! Ma non avevo abbastanza fede nemmeno per quello, e cosi, andai giù.

Mentre affondavo nel mare oscuro, lo guardavo negli occhi. In un attimo rividi nella mia mente tutti i motivi per cui avrei dovuto invitarlo a salire sulla barca. La sua dolcezza, la sua saggezza, la sua schiettezza, il suo incrollabile attaccamento al suo Dio e Padre. Mai e poi mai mi fece sentire inferiore o indesiderato. E soprattutto, come mi aveva promesso, era stato sempre lì, accanto a me. Era accanto a me anche in quel momento terribile. Aspettava solo che gli tendessi la mano.

Ora che sprofondavo inesorabilmente nel mare delle mie paure, nella tempesta della mia incertezza, ora vedevo chiaramente chi era l'unico punto fermo a cui avrei potuto aggrapparmi, la sola cosa ferma e stabile in quel mare in tempesta. Era sempre lui. “Ma è troppo tardi” mi dicevo “È, troppo tardi...”

Ricordo che Il cuore era nella mia gola. Ero bloccato come un prigioniero in catene dalla mia mancanza di fede. Riuscii a guardarlo un'ultima volta negli occhi. Quegli occhi calmi e pieni di fiducia e compassione. Fu in quel momento che dal profondo di me stesso potrei urlare solo due parole, che trasmettevano tutta la mia disperazione e tutte le mie certezze allo stesso tempo: “Signore Salvami!”

Poi più nulla.

La tempesta era passata, il cielo era sereno, non pioveva nemmeno più. I gabbiani allegramente facevano da sottofondo alle placide onde del mare, e io ero li. Con pochi colpi di remo raggiunsi rapidamente la meta. Dov'era la tempesta? E le onde? E quel turbine minaccioso?

Nella mia barca eravamo di nuovo io e Lui. Me lo aveva promesso, ed era sempre lì. Mi sorrideva. Non avevo più paura, non avevo più dubbi. Era tornata la pace nella barca della mia vita.

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07 - Il peccato non esiste.…Compreresti un oggetto difettoso? Probabilmente no, perché sai che prima o poi il difetto co...
28/04/2026

07 - Il peccato non esiste.

Compreresti un oggetto difettoso? Probabilmente no, perché sai che prima o poi il difetto comparirebbe, rendendo forse inutilizzabile quell’oggetto. Con questo in mente, puoi capire perché il concetto di peccato è deleterio per l’essere umano. Per chi ci crede, gli Umani sono naturalmente difettati e quindi incapaci di vivere una vita piena, che sfrutti tutte le nostre potenzialità. Questa è una grande bugia.

È vero che esiste nelle Scritture Fondamentali un termine che viene tradotto “peccare”, ma il termine peccato è uno dei più usati e, allo stesso tempo, uno dei più fraintesi di tutta la tradizione religiosa. Nella mente di molte persone indica una colpa morale, una trasgressione che offende Dio e che deve essere punita. Secondo alcuni esiste addirittura un “peccato originale” con il quale nasciamo tutti indistintamente. Un peccato che abbiamo commesso prima ancora di decidere di peccare o meno.

Tuttavia, se si leggono con attenzione gli scritti di base – in particolare i Vangeli della Via, vale a dire il Vangelo di Giovanni, il Vangelo di Tommaso, il Vangelo di Filippo e il Vangelo di Maria Maddalena – emerge un quadro molto diverso. Il peccato, in questi testi, non è una colpa, né una macchia da lavare, né un debito da pagare, né qualcosa con cui si nasce. Di cosa parliamo allora?

Immagina di lanciare una freccia verso un obiettivo. Se lo centri, hai fatto bene. Se lo manchi, secondo le Scritture Fondamentali, hai peccato. Più la freccia si allontana dal centro dell’obiettivo, più hai peccato. Nelle lingue antiche, quindi, la parola che viene tradotta “peccato” significa proprio mancare il bersaglio. Non indica cattiveria, ma un fallimento, piccolo o grande, come una freccia che non colpisce il centro. Questo è già un primo aspetto importante: il concetto di peccato non nasce come concetto morale, ma come fallimento. Non riguarda tanto ciò che una persona fa, ma il non riuscire a fare quello che vorrebbe fare.

Capisci da solo che, se togli la parola “peccare” e la sostituisci con il termine “fallire”, molti testi religiosi, cambiano completamente di significato. Per esempio, nella famosa preghiera del Padre Nostro, Yehoshua (Gesù) avrebbe detto di essere perdonati per i nostri fallimenti, non per la nostra malvagità. È tutto un altro discorso.

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E se l'insegnamento dell'uomo che chiamiamo Gesù non avesse nulla a che vedere con la religione?La Via del Ritorno prese...
25/04/2026

E se l'insegnamento dell'uomo che chiamiamo Gesù non avesse nulla a che vedere con la religione?

La Via del Ritorno presenta l'insegnamento originale di Yehoshua bar Yoseph di Nazareth — conosciuto nella nostra lingua come Gesù — recuperato dai Vangeli di Giovanni, Tommaso, Filippo e Maria Maddalena. Non è un nuovo credo. Non è una ricostruzione accademica. È un insegnamento pratico su come vivere, incentrato su ciò che Yehoshua disse e fece realmente.

Al centro di questo insegnamento c'è una verità semplice e liberatoria: il peccato non esiste come la religione lo ha insegnato. La religione ha dominato le vite umane per duemila anni instillando il senso di colpa e offrendosi come unica cura per una ferita che essa stessa ha inventato. Rimuovete il concetto di peccato e scomparirà il bisogno di mediatori umani. Rimuovete i mediatori e la religione stessa diventerà superflua. Ciò che rimane è qualcosa di molto più grande: un rapporto diretto tra te e il Padre, e un modo di vivere che Yehoshua chiamava semplicemente “la Via”.

Il libro affronta, attraverso venti capitoli di domande e risposte, ciò che la religione ha trascorso secoli a evitare:
• Perché il senso di colpa — e non l'amore — è al centro della maggior parte delle religioni?
• Cosa intendeva realmente Yehoshua quando disse “Io sono la Via, la Verità e la Vita”?
• C'è una differenza tra la vita che finisce per sempre con la morte e una vita che non può essere persa?
• Perché alle donne, e non agli uomini, è dato il potere di generare vita intelligente?
• Come si percorre effettivamente questa Via nel lavoro, in famiglia, nella comunità, nelle decisioni quotidiane?
• Cosa c'è dopo questa vita — e cosa perdono coloro che si rifiutano di chiedere?

Questo non è un libro di teoria. È un libro su come vivere, come amare, come dire la verità, come resistere alla paura e come rimanere in contatto con Yehoshua in un mondo che fa di tutto per allontanarci da lui.

La Via del Ritorno è scritto per coloro che hanno lasciato la religione istituzionale senza abbandonare Yehoshua. Per coloro che sentono che qualcosa di essenziale è andato perduto sotto secoli di dottrina e che percepiscono che il messaggio originale era più semplice, più libero e più esigente di quanto qualsiasi chiesa abbia permesso che fosse.

Non è una religione. È uno stile di vita, aperto a chiunque sia disposto a percorrerlo.

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11 - COSA CAMBIA SE CONSIDERO DIO COME PADRE?Cerchiamo di spiegarlo in maniera semplice. Oggi l’essere umano è già in gr...
17/04/2026

11 - COSA CAMBIA SE CONSIDERO DIO COME PADRE?

Cerchiamo di spiegarlo in maniera semplice. Oggi l’essere umano è già in grado di creare organismi viventi microscopici in laboratorio.

Ora immaginiamo, per un momento, che uno di questi minuscoli esseri sviluppi una mente e la capacità di parlare. Cosa ci aspetteremmo da lui? Che prenda quattro legni, costruisca un altare e inizi ad adorarci come una divinità? Se lo facesse, avrebbe dei problemi, non credi? Oppure ci aspetteremmo che ci facesse domande: chi sei? come mi hai creato? perché esisto? ci sono altri come me? La seconda ipotesi è chiaramente la più naturale e anche la più sensata.

Allo stesso modo, dal punto di vista del nostro Padre, l’Origine di tutto, l’idea di essere semplicemente “Dio”, nel senso di un oggetto di culto, gli sta molto stretta. Non si considera un totem da venerare, ma una sorgente di intelligenza che desidera essere conosciuta. Non vuole un’adorazione cieca. Vuole che impariamo a pensare, a capire e, soprattutto, ad amare. Non a caso, nel Vangelo di Giovanni, Yehoshua (Gesù) parla quasi sempre di Padre e solo raramente usa il termine “Dio”. Un padre non chiede di essere venerato, ma desidera figli capaci di comprendere, dialogare e crescere. Vorrebbe essere amato, e non adorato.

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10 - DOVREI AVERE DELLE IMMAGINI DI DIO?Immagina che un tuo amico o una tua amica facesse un disegnino di te e poi ci me...
17/04/2026

10 - DOVREI AVERE DELLE IMMAGINI DI DIO?

Immagina che un tuo amico o una tua amica facesse un disegnino di te e poi ci mettesse sotto il tuo nome. Cosa ne penseresti? Certo, se fosse un bambino o una bambina di pochi anni, la cosa potrebbe anche farti piacere. Lo interpreteresti come un gesto di tenerezza.

Ma se crescendo, nonostante sia diventato un uomo o una donna, continuasse a farlo: ti farebbe ancora piacere? Probabilmente no.
Per questo l’Origine ha in un certo senso tollerato il periodo in cui noi non eravamo abbastanza maturi da capire la nostra relazione con lui. Ma ora che siamo abbastanza cresciuti come umanità, non desidera che vengano create immagini che lo rappresentino. Lo ritiene offensivo nei suoi confronti.

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09 - VEDREMO MAI DIO?Fino alla venuta di Yehoshua (Gesù) nessuno aveva mai visto Dio. Coloro che pensavano di averlo vis...
17/04/2026

09 - VEDREMO MAI DIO?

Fino alla venuta di Yehoshua (Gesù) nessuno aveva mai visto Dio. Coloro che pensavano di averlo visto si erano semplicemente sbagliati, sicuramente in buona fede.

Per il Padre, la nostra Origine, siamo come tanti figli che, molto, molto tempo fa, sono scappati di casa. Pensavamo che il mondo senza il Padre sarebbe stato migliore, più bello, più grande. Ora abbiamo capito che ci avevano semplicemente preso in giro. Ma il Padre non ha risentimenti. Anzi, è ansioso di riportare tutti i figli a casa, per riabbracciarli. Quindi sì: verrà un giorno in cui tutti vedranno la loro vera Origine, Dio.

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08 - COSA CI MOSTRA YEHOSHA (GESU') SU DIO?Ci mostra che Dio, la nostra Origine, è “umano” nel senso migliore del termin...
17/04/2026

08 - COSA CI MOSTRA YEHOSHA (GESU') SU DIO?

Ci mostra che Dio, la nostra Origine, è “umano” nel senso migliore del termine. Pensa che Yehoshua (Gesù), in una circostanza, lavò i piedi ai suoi discepoli, per far capire loro che non dovevano considerarsi superiori agli altri. Addirittura, lavò i piedi a Giuda, il discepolo che dopo pochi minuti lo avrebbe consegnato ai Romani per farlo arrestare e uccidere. Fino all’ultimo aveva la speranza che cambiasse idea, che si potesse recuperare.

Quando vide che la gente che era andata a trovarlo aveva fame e non aveva il necessario per il sostentamento, immediatamente fece in modo che avessero pesce e pane, il cibo comune in quel luogo. Non mandò via nessuno a pancia vuota.

Era una persona molto allegra, con tanta voglia di ridere e divertirsi con i suoi discepoli. A un matrimonio, addirittura, trasformò l’acqua sacra, usata per la purificazione, in ottimo vino, perché la festa continuasse e tutti si potessero divertire.

Era profondamente altruista. Quando i Romani andarono ad arrestarlo, guidati dal discepolo traditore, si fece avanti e disse: “Sono io quello che cercate. Mi avete preso. Lasciate stare i miei amici, vengo con voi senza protestare”. Diede la sua vita per i suoi amici, senza pensarci un solo istante.

Mentre i Romani lo avevano appeso a un legno per farlo morire, nonostante le sofferenze, pensò all’anziana madre, vedova, dicendo al discepolo di cui più si fidava: “Trattala come tua madre”.
Non sorprende che tutti, perfino le persone disprezzate dalla gente, lo considerassero un vero amico. Ecco, il Padre si sarebbe comportato allo stesso modo!

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06 - POSSIAMO SAPERE QUALCOSA DI DIO?Sì, possiamo sapere molto sul modo in cui agisce. Anche se non possiamo capire “com...
17/04/2026

06 - POSSIAMO SAPERE QUALCOSA DI DIO?

Sì, possiamo sapere molto sul modo in cui agisce. Anche se non possiamo capire “com’è fatto” Dio, possiamo osservare come pensa, come decide, come tratta gli esseri umani. Questo perché Dio ha fatto qualcosa di unico: ha mandato suo Figlio nel nostro mondo.

Forse ti chiedi: come è possibile che Dio abbia un figlio? In effetti, è solo un modo semplice per farci capire qualcosa che può sembrare difficile da comprendere. Immagina un cerchio. Immagina un punto fuori da quel cerchio. Ecco, quel punto è Dio, e il cerchio è la nostra realtà. Ora immagina che quel punto fuori dal cerchio crei una “copia” dentro il cerchio: quello è il Figlio, la rappresentazione del Padre nel nostro mondo. Ma, a differenza del punto del disegno, il Figlio non era solo una “copia” del Padre. Aveva una personalità propria e una volontà propria. Ma, vedendo agire lui, hai un’idea chiara di come agirebbe il Padre se fosse al suo posto.

Usando un esempio moderno: è come se il Grande Programmatore fosse entrato nella simulazione usando un suo Avatar, che è capace di agire anche autonomamente. Parlare con lui, vederlo agire, ascoltarlo equivale a interagire con Dio stesso, ma in una forma comprensibile per noi.

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