Associazione Claudio Puoti OdV

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Associazione Claudio Puoti OdV Informazioni di contatto, mappa e indicazioni stradali, modulo di contatto, orari di apertura, servizi, valutazioni, foto, video e annunci di Associazione Claudio Puoti OdV, Organizzazione no-profit, Roma.

L'associazione ha lo scopo di diffondere i valori etici che hanno sempre guidato la vita del medico e professore universitario Claudio Puoti, che amava definirsi “Militante dell’Umanità e Partigiano della Solidarietà”.

03/10/2026

Per la Rete italiana la Giornata internazionale del 2 ottobre, data di nascita di Gandhi, «non è rituale. La nonviolenza politica è da sempre la stella polare delle nostre azioni e campagne»

03/10/2026

Stasera ho visto "Naza". Non se ne esce uguali a prima.
E mi è tornata alla mente una riflessione scomoda ma vera consegnata a un giornale molti anni fa da Romain Gary, ebreo lituano emigrato in Francia, eroico protagonista della Resistenza e altrettanto grande scrittore:

“So che urterò molte persone, affermando questo soltanto venticinque anni dopo Auschwitz, ma bisogna pur dire che oggi in Occidente l’antisemitismo è un problema di lusso… penso che attualmente, in termini di sofferenza, le situazioni estreme dell’uomo non siano più situazioni ebraiche”.

Romain Gary

L’Arche, 1970

03/10/2026

L'appello di Greenpeace, Isde, Lipu, Slow Food, Terra e Wwf all'esecutivo e al Parlamento: «Subito leggi moderne per favorire la transizione verso una zootecnia più sostenibile. Copenaghen lo ha fatto, perché Roma no?»

03/10/2026

✨ L’EREDITÀ DI NICHOLAS: QUANDO IL DOLORE SI TRASFORMA IN VITA ✨

C’era un bambino di 7 anni, addormentato sul sedile posteriore di un’auto mentre andava in vacanza con la sua famiglia.

Si chiamava Nicholas Green.
Era la notte del 29 settembre 1994.

All’improvviso, nel buio della Salerno-Reggio Calabria, i colpi di pi***la. Nicholas venne ferito e, due giorni dopo, si spense al Policlinico di Messina.

Ci sono tragedie dinanzi alle quali ogni parola appare vuota e dolori che superano l'immaginabile.

Eppure Reginald e Maggie, i genitori di Nicholas, mentre il loro mondo crollava per sempre, compirono il gesto più nobile che un essere umano possa fare: dissero " SI " alla donazione degli organi del loro bambino.

Mentre per la famiglia Green tutto si fermava, per altre sette famiglie qualcosa di straordinario ricominciava: cinque persone ebbero una nuova speranza di vita, altre due tornarono a vedere.

Da quel momento l’Italia conobbe Nicholas, il suo sorriso e la straordinaria generosità dei suoi genitori. Nacque quello che fu definito "Effetto Nicholas": una vera rivoluzione culturale che portò migliaia di persone ad aprirsi alla donazione con occhi e cuori diversi, triplicando i tassi di adesione nel nostro Paese.

Oggi, a nome dell'associazione
30 NODI PER IL FEGATO, vogliamo ricordare Nicholas.

Nicholas non ha avuto il tempo di diventare grande, ma grazie al dono della sua famiglia, altre persone hanno potuto continuare il loro cammino, crescere, sognare e vivere.

Il dono degli organi è la forma più pura e nobile di continuità: è la prova che la vita, quando condivisa, non si spezza mai davvero.

Se oggi questa storia ti ha toccato, non lasciarla fermare qui. Raccontala. Parlare di donazione, oggi come allora, può ancora salvare una vita.

In ricordo di Nicholas Green.
Associazione 30 Nodi per il Fegato

"Non c’è una nuova vita, quella del trapiantato, se non c’è un atto di amore, quello del donatore.
Donare è amare il prossimo dalla faccia sconosciuta, ma è anche amare se stesso nella consapevolezza che la propria vita si perpetua in un’altra persona".
Cit. G. Piemonte

03/10/2026

La Costituzione italiana ci dice che lo scopo ultimo della pena dovrebbe essere quella di reinserire socialmente le persone.
Chi è in carcere, nella maggior parte dei casi, proviene infatti da contesti di povertà, marginalità o esclusione sociale. Molti hanno problemi di dipendenza.
Quando la pena è solo contenimento dei corpi, semplicemente non funziona. Non funziona per il suo scopo costituzionale. Non funziona per le persone, che la vivono come una "sospensione" della loro vita incapace di costruire cambiamenti. Non funziona per la sicurezza dei cittadini.
Sappiamo che in Italia il tasso di recidiva è superiore al 60%. Che alcune persone sono state in carcere anche più di 10 volte.

Alla recidiva non dovremmo guardare come ad un dato che dimostra la propensione criminale di una persona. Ma ad un dato che dimostra il fallimento costituzionale di uno Stato. Anche perché, anche in Italia, studi - alcuni recentissimi e istituzionali - ci raccontano di un tasso di recidiva che si riduce drasticamente quando una persona detenuta può accedere ad un lavoro che mantiene anche una volta fuori.

Quando si guarda al carcere, da qui si deve partire.

03/10/2026

Consigli di lettura

In questo saggio potente e autorevole, Peter Beinart analizza come la storia della comunità ebraica nel mondo sia stata dominata da una narrazione costante che vede gli ebrei nel ruolo di vittime e perseguitati. È una narrazione che offusca buona parte della tradizione religiosa ebraica e che ci impedisce una nitida comprensione dei rapporti e del conflitto fra Israele e Palestina. Dopo ciò che è successo a Gaza, in cui i testi, la storia e la lingua ebraica sono stati utilizzati per giustificare uno sterminio di massa e una guerra che ha ridotto alla fame un popolo intero, sostiene Beinart, gli ebrei devono adottare un nuovo punto di vista su sé stessi. Alla luce di questa guerra, il cui orrore avrà eco per generazioni, la comunità ebraica internazionale non può più evitare di domandarsi: cosa significa oggi essere ebrei? Attraverso una ricca e sfaccettata mole di dati, documentazioni e fonti, Beinart prova a immaginare dunque una narrazione alternativa, che rilegge in modo diverso la tradizione ebraica e gli sforzi delle altre nazioni di compensare un danno morale. Una storia in cui gli ebrei israeliani hanno diritto all’eguaglianza, non alla supremazia, e in cui ebrei e palestinesi possono godere di una reciproca condizione di pace e sicurezza. Una condizione non esclusiva, bensì codipendente, che riconosce il pericolo insito nel venerare le autorità statali a discapito della vita umana. Essere ebrei dopo la distruzione di Gaza è un libro provocatorio che ha il coraggio di ridefinire alcuni dei termini portanti del discorso contemporaneo. Un saggio capace di cucire un filo coerente e solido tra esperienza personale, storia internazionale e profonda capacità analitica, su uno dei più importanti dilemmi politici e morali del nostro tempo, per provare a definire una visione più nitida del futuro che ci aspetta.

08/09/2026
08/09/2026

Luciana Cimino, Approda alla Camera il disegno di legge che imbarazza il Pd, Il Manifesto, 6 settembre 2026

ANTISEMITISMO La piazza convocata da oltre cento associazioni: «Reprime il dissenso»

Proprio nel momento in cui i partiti devono serrare i ranghi in vista della campagna elettorale, torna in parlamento il disegno di legge antisemitismo. Stavolta gli imbarazzi più evidenti sono quelli del Pd, che lo scorso inverno si è lacerato intorno alla ddl di Graziano Delrio, non condivisa dal resto dei democratici perché adotta la linea dell’Ihra (International holocaust remembrance alliance) che equipara l’antisemitismo all’antisionismo. Il centrodestra, invece, è compatto sui contenuti della norma (che permetterebbe al governo ulteriori limiti alla libertà di dissenso e di manifestare) ed esaltato dalla possibilità di mettere in difficoltà gli avversari votando con parte della minoranza.
Il testo arriverà in commissione Affari costituzionali alla Camera mercoledì prossimo per essere portato subito in Aula. Al suo passaggio al Senato, dove è stato approvato a marzo scorso, il Pd non riuscì a trovare una mediazione con il risultato che una parte dei senatori si astenne mentre i riformisti votarono, come Azione e Iv, a favore del testo del leghista Massimiliano Romeo che miscelava elementi della bozza di Delrio con quelli del testo del renziano Ivan Scalfarotto. Adesso l’equilibrio è ancora più difficile da trovare, tra le accuse della Comunità ebraica di mancato sostegno e il vastissimo fronte di opposizione che in questi mesi si è formato contro la legge. Mercoledì prossimo, mentre a Montecitorio si discuterà del ddl, fuori ci sarà la protesta promossa da oltre cento organizzazioni in difesa dei diritti umani e della libertà di espressione e informazione, tra cui Amnesty International, Arci, Anpi, Bds Italia, sindacati (dalla Cgil ai Cobas a quello dei giornalisti, la Fnsi), Rete italiana pace e disarmo, A buon diritto, collettivi e associazioni di studenti, giuristi, operatori sanitari.
Hanno aderito anche Laboratorio ebraico Antirazzista, Mai indifferenti e Tikkun: organizzazioni ebraiche che hanno preso posizione contro il genocidio dei palestinesi perpetrato da Israele. E poi i partiti: non pervenuto il M5s, che pure aveva votato no a Palazzo Madama, ci saranno Rifondazione, Pap e Avs. E i Giovani democratici. L’organizzazione giovanile dei dem, guidata da Virginia Libero, ha aderito ufficialmente alla piattaforma mentre altri esponenti del Pd saranno in piazza a titolo personale.
«Il rischio concreto è introdurre un meccanismo di censura che colpisce non soltanto le piazze e i movimenti, ma anche università, ricerca, informazione, associazionismo e dibattito pubblico», si legge nella convocazione. Le associazioni ritengono «inaccettabile che la denuncia dell’occupazione dei territori palestinesi, dell’apartheid, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio in corso a Gaza possa essere ricondotta automaticamente all’antisemitismo» perché, ricordano, «la critica politica a uno stato e alla sua condotta militare deve rimanere legittima in una società democratica».
Intanto l’appello contro la legge dei professori universitari ed enti di ricerca ha raggiunto le tremila firme. La norma italiana «aderendo alla definizione dell’Ihra, oltre a trasformare la critica al razzismo di stato in antisemitismo, costituisce una gravissima limitazione della libertà accademica: avrebbe come conseguenza che la vasta letteratura prodotta in molteplici discipline in cui si analizzano le politiche israeliane come coloniali, possa essere considerata discriminatoria», si legge nel testo promosso, tra gli altri, dai costituzionalisti Alessandra Algostino e Gaetano Azzariti.
Lo zelo della politica italiana è, peraltro, una forzatura: la definizione dell’Ihra non è vincolante e come tale l’hanno recepita gli altri paesi. Il nostro sarebbe il secondo, dopo la Romania, ad assumerla in una legge dello Stato. «Un’anomalia – per i manifestanti – che snatura l’antisemitismo trasformandolo in uno strumento per la repressione del dissenso politico». E specificano che «la lotta contro l’antisemitismo è una responsabilità imprescindibile e non può essere indebolita da un uso strumentale della sua definizione», anche perché gli strumenti contro i crimini d’odio già ci sono, a partire dalla legge Mancino: «Sarebbe sufficiente garantirne la piena applicazione, senza approvare norme liberticide».

08/09/2026

A fine agosto non è cresciuto solo il numero delle persone detenute, ma anche quello dei bambini presenti in carcere con le proprie madri.
Erano infatti 37 i bambini reclusi.
Dall'approvazione del decreto sicurezza, avvenuto lo scorso anno, che ha previsto la cancellazione dell'obbligatorietà del differimento della pena, il numero è salito di molto. Se il problema dei bambini in carcere sembrava verso la via della risoluzione ora, invece, torna ad essere un elemento centrale e, se la crescita continuasse, torneremmo ai livelli di qualche anno fa.

Nel frattempo la legge che prevede le case famiglia per scontare le pene, continua ad essere priva di finanziamenti.

08/09/2026

Nel giro di un solo mese, a Gaza abbiamo assistito due volte alla stessa scena straziante: bambini che depongono fiori e accendono candele sui corpi di altri bambini, durante un funerale di massa.

Sabato sono stati sepolti 73 bambini, tra i 106 palestinesi i cui corpi sono stati recuperati dalle macerie di un edificio residenziale a sud-est della città di Gaza, distrutto più di due anni fa, secondo quanto riportato, in un attacco aereo israeliano.

L'umanità non può accettare che i funerali di massa di bambini palestinesi diventino una realtà, e non possiamo restare fermi a guardare mentre tutto questo continua.

Sono trascorsi 332 giorni dalla firma del piano di cessate il fuoco, eppure da allora sono stati uccisi oltre 300 bambini. Le forze israeliane devono smettere di uccidere, sfollare e mutilare
i bambini.

🔴 Gaza ha bisogno di un cessate il fuoco permanente, di ricostruzione e di ripresa.

Indirizzo

Rome
00141

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